Skip to main content

Full text of "Vita in campagna Supplemento - I lavori di novembre-dicembre"

See other formats


SUPPLEMENTO N. 1 AL N. 11 DI VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - NOVEMBRE 2002 - ANNO XX - ISSN 1120-3005 -MENSILE - UNA COPIA €3,00 



(§)omiìmJm dei y&awki 



fiei k modehm aeétione della jimold adertila, del (jkhdm, dell oUo 



4 Calendari di novembre e dicembre 




5 Tappeto erboso 

5 Piante annuali, biennali e perenni 

7 Piante acidofile 

8 Bulbose e tuberose 

9 Rosai - Siepi, arbusti, alberi 

1 1 Piante in vaso 

12 Piante d'appartamento 



(MjO 

15 Progetto grafico di un orto dì 27 metri quadrati 
17 Progetto grafico di un orto di 100 metri quadrati 
14 Ortaggi 
19 Piante aromatiche e officinali 




22 Progetto grafico di un frutteto familiare 
21 Lavori comuni a tutte le specie 

23 Pomacee: melo - pero - nashi - cotogno 

26 Drupacee: pesco - nettarina - albicocco - susino - ciliegio 
28 Agrumi 
30 Castagno 

33 Olivo 

34 Specie da frutto minori: actinidia - azzeruolo - 
carrubo - fico - giuggiolo - kaki - mandorlo - nespolo 
comune - nespolo del Giappone - nocciòlo - noce 

38 Piccoli frutti: lampone - mirtillo - mora giapponese - 
ribes - rovo - uva spina. 

Lia foschìa mattutina sfuma 
i contorni e i colori del 
paesaggio e con le prime brume 
le foglie cadono dagli alberi. 
Il contadino ha già arato il 
terreno, che attende gli effetti 
benefici del gelo e del disgelo, 
e si accinge agli ultimi lavori: 
distiibuisce il verderame alle 
piante da frutto e spacca la 
legna appena raccolta. 

Disegno di copertina di Albano Moscardo 





eam/w 

4 1 Progetti grafici di rotazione delle colture 

40 Cereali vernini (farro, frumento tenero, grano duro, orzo) 

42 Mais - soia 

43 Leguminose foraggere 

44 Prati stabili e pascoli 




46 Progetti grafici dì due vigneti familiari 
45 II vigneto per la produzione di uva da vino 
49 La viticoltura in ambiente caldo-arido 

5 1 II vigneto per la produzione di uva da tavola 

52 L'uva fragola 

,aeanti/Wj 

53 Lavori 

(3/ / bcéw 

57 Bosco naturale 

59 Arboreto da legno 

60 Siepe campestre 

ìli atlmmmimli 

62 Progetto grafico dì un piccolo allevamento familiare 

61 Pollaio 

64 Colombaia 

65 Conigliera - Porcilaia 

66 Stalla 

68 Cani, gatti e canarini 



ajimìw 

69 Progetto grafico di un apiario familiare 
69 Lavori in apiario 
7 1 Lavori in laboratorio 



',awnlabilil/i 

72 Lavori al tavolo 



VITA IN CAMPAGNA - Mensile di agricoltura pratica e di educazione ambientale 

• Direttore Responsabile: Alberto Rizzotti - Vice Direttore: Giorgio Vincenzi - Redattori: Giuseppe Cipriani, Silvio Caltran - Indirizzo: Via Bencivenga/Biondani, 
16 - 37133 Verona -Tel. 0458057511 - Telefax 0458009240 - E-mail: vitaincampagna@vitaincampagna.it - Internet: www.vitaincampagna.it 

• Editore: Edizioni L'Informatore Agrario spa - Via Bencivenga/Biondani, 16 - 37133 Verona - Presidente: Alberto Rizzotti - Vice Presidente: Elena Rizzotti - 
Amministratori delegati: Elena Rizzotti - Pier Giorgio Ruggiero - Direttore editoriale: Giovanni Rizzotti - Direttore commerciale: Luciano Grilli. 

• Abbonamenti: Direttore: Rossana Rizzotti - Vice Direttore: Marco Tomelleri - C. P. 467 - 37100 Verona - Tel. 0458057511 - 0458009477 - Telefax 0458012980 
- E-mail: abbonamenti.vic@informatoreagrario.it -Abbonamento annuale 2002: Italia euro 32,02; Estero euro 49,58 - Sono pre- 
viste speciali quote di abbonamento per studenti di ogni ordine e grado - Una copia euro 3,87, arretrata il doppio, per gli abbo- 
nati euro 5,16 più spese postali - Conto corrente postale n. 11024379. 

• Pubblicità: Direttore: Luciano Grilli - Via Bencivenga/Biondani, 16 - 37133 Verona - Tel. 0458004578 - Telefax 0458009378. 
Fotocomposizione: pre. grafie sne - Verona - Stampa: Mediagraf spa - Noventa Padovana - Registrazione Tribunale Verona n. 
552 del 3-11-1982 - Sped. in A.P. - 45% - Art. 2 Comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Verona - Copyright © 2002 Vita in 
Campagna di Edizioni L'Informatore Agrario srl - Vietata la riproduzione parziale o totale di testi e illustrazioni - ISSN 1120-3005. 

Vita in Campagna viene inviata solo in abbonamento 




Accertamento 
Diffusione Stampa 
Certificato n. 4407 
del 28/1 1/2001 



FEDERAZIONE ITALIANA 
EDITORI GIORNALI 



(^[mmke 2002 




1 VEN. 



Le ore di levata e di tramonto 

» 06.42-17.04 Le temperature 
min. e max 2001 

medie dall'I al 10 
novembre 2001 

Verona 

+ 3,5+1 1,7=e.t. 8,2 

Roma 

+ 10,2+19,8=e.t. 9,6 

Messina 
+15,3+21,5=e.t. 6,2 

medie dall' 11 al 20 
novembre 2001 

Verona 

+ 1,2+ 8,8=e.t. 7,6 

Roma 

+ 9,3+1 7,9=e.t. 8,6 

Messina 
+15,4+20,9=e.t. 5,5 

medie dal 21 al 30 
novembre 2001 

Verona 

- 1,3+ 5,8=e.t. 7,1 

Roma 

+ 5,7+1 4,9=e.t. 9,2 

Messina 

+ 10,8+16,5=e.t. 5,7 



Le precipitazioni 
di novembre 2001 

Verona 58,2 mm 

Roma 90,6 mm 

Messina 70,5 mm 



2SAB. 


03.21-16.04 < 


► 06.43-17.03 


3dom. 


04.39-16.31 < 


► 06.44-17.02 


4lun. 


05.58-17.01 "< 


► 06.45-17.00 


5 MART. 


07.17-17.35 < 


► 06.47-16.59 


6 MERC. 


08.37-18.14 < 


* 06.48-16.58 


7 GIOV. 


09.53-19.01 < 


> 06.49-16.57 


8 VEN. 


11.02-19.56 < 


► 06.50-16.56 


9SAB. 


12.00-20.58 < 


> 06.51-16.55 


10 DOM. 


12.47-22.03 < 


► 06.53-16.54 


11 LUN. 


13.25-23.08 < 


► 06.54-16.53 


12 MART. 


13.56-00.00 < 


► 06.55-16.52 


13 MERC. 


14.22-00.12 < 


► 06.56-16.51 


14 GIOV. 


14.44-01.14 < 


► 06.58-16.50 


15 VEN. 


15.05-02.14 < 


► 06.59-16.49 


16 SAB. 


15.26-03.14 < 


► 07.00-16.48 


17 DOM. 


15.47-04.14 < 


► 07.01-16.47 


18 LUN. 


16.10-05.14 < 


► 07.02-16.47 


19 MART. 


16.35-06.16 t 


► 07.04-16.46 


20 MERO 


17.05-07.19 < 


► 07.05-16.45 


21 GIOV. 


17.42-08.22 < 


► 07.06-16.44 


22 VEN. 


18.26-09.24 < 


► 07.07-16.44 


23 SAB. 


19.18-10.22 < 


► 07.08-16.43 


24 DOM. 


20.19-11.14 < 


> 07.10-16.43 


25 LUN. 


21.26-11.59 < 


► 07.11-16.42 


26 MART. 


22.36-12.37 < 


> 07.12-16.41 


27 MERC. 


23.48-13.09 < 


> 07.13-16.41 


28 giov. 


00.00-13.38 < 


> 07.14-16.41 


29 VEN. 


01.02-14.05 < 


► 07.15-16.40 


30 SAB. 


02.16-14.31 < 


> 07.16-16.40 





ieembìe 2002 

della luna e del sole • 

1 DOM. 03.31-14.58 * 07.07-16.39 

* LUN. 04.48-15.29 ♦ 07.18-16.39 

3 MART. 06.07-16.04 * 07.19-16.39 

4 MERC. 07.25-16.47 * 07.20-16.39 

5 GIOV. 08.39-17.39 * 07.21-16.39 

6 VEN. 09.44-18.38 * 07.22-16.38 

7 SAB. 10.38-19.44 * 07.23-16.38 

8 DOM. 11.21-20.51 * 07.24-16.38 

9 LUN. 11.56-21.58 * 07.25-16.38 



Le date importanti 
da ricordare 



10 MART. > 12.24-23.02 



14 SAB 



23 LUN. 



28 SAB. 



07.26-16.38 



1 MERC. 12 . 48-00.00 * 07.27-16.38 

12 GIOV. ) 13.10-00.04 * 07.28-16.39 



13 VEN. ì» 13.31-01.04 * 07.29-16.39 



13.51-02.03 * 07.29-16.39 



15 DOM. '.- 14.13-03.03 ♦ 07.30-1 



:6.39 



16 LUN. % 14.37-04.Q4 • 07.31-16.39 

17 MART. 15.06-05.07 * 07.31-16.40 

18 MERC. 15.40-06.11 * 07.32-16.40 



19 GIOV. ♦ 16.21-07.14 ♦ 07.33-16.40 



20 VEN. 17.12-08.15 * 07.33-16.41 

21 SAB. '"■ 18.11-09.10 é 07.34-16.41 



07.34-16.42 



22 DOM. 19.17-09.58 • 



20.27-10.39 ♦ 07.35-16.42 



24 MART. 21.39-11.13 • 



Le temperature 
min. e max 2001 

medie dall'I al 10 
dicembre 2001 

Verona 

-0,8+ 7,4=e.t. 8,2 

Roma 
+4,6+13,1=e.t. 8,5 

Messina 
non rilevata 

medie dall'I 1 al 20 
dicembre 2001 

Verona 

-7,4+ 2,3=e.t.9,7 

Roma 

+2,6+ 9,3=e.t. 6,7 

Messina 
non rilevata 

medie dal 21 al 31 
dicembre 2001 

Verona 

-4,0+ 4,2=e.t. 8,2 

Roma 

+4,4+1 1,3=e.t. 6,9 

Messina 
non rilevata 



Le precipitazioni 
di dicembre 2001 

Verona 1,2 mm 

Roma 44,9 mm 

Messina 61,1 mm 



Le date importanti 
da ricordare 



25 MERO 22.51-11.42 * 07.36-16.44 

26 GIOV. 00.00-12.09 ♦ 07.36-16.44 

27 VEN. C 00.04-12.34 * 07.36-16.45 
01.16-13.00 ♦ 07.37-16.46 



07.35-16.43 / 22 dicembre: 



solstizio d'inverno 
(massima durata della 
notte rispetto al giorno) 
/ 25 dicembre: Natale 



29 DOM. ' 02.30-13.28 * 07.37-16.46 

30 LUN. 03.45-14.00 9 07.37-16.47 

31 MART. < 05.01-14.38 ♦ 07.37-16.48 



Luna. I dati della levata e del tramonto della luna, giorno per giorno, si riferiscono a Roma. 
• Sole. I dati della levata e del tramonto del sole, giorno per giorno, si riferiscono a Roma (ora solare). 

Temperature. Le temperature minime e massime riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2001. Sono espresse in 
gradi centigradi e sono medie decadiche riferite a tutti i giorni dei periodi 1-10, 1 1-20 e 21 -ultimo del mese. L'escursione termica (diffe- 
renza tra la temperatura massima e minima) è indicata con la sigla e.t. 

Precipitazioni. Le precipitazioni riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2001 . Esse sono epresse in millimetri (il numero 
di millimetri di pioggia caduta equivale al numero di litri per metro quadrato) e riguardano le precipitazioni verificatesi nel corso di tutto il mese. 
Temperature e precipitazioni sono state rilevate dal Servizio meteorologico dell'aeronautica militare. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



TAPPETO ERBOSO 



Lavori 



Novembre e dicembre sono per \^_ 
il tappeto erboso un periodo di 
transizione. Le giornate si fanno 
sempre più corte, con una conseguente 
riduzione delle ore di luce, e questo ral- 
lenta l'attività vegetativa del tappeto 
erboso. Sebbene le precipitazioni siano 
copiose (soprattutto in alcune regioni 
del nostro Paese) l'erba non ha modo di 
crescere come nei due mesi precedenti 
perché le temperature si mantengono su 
valori non ideali. In particolar modo 
durante la seconda metà di dicembre si 
registrano i primi freddi che preannun- 
ciano l'inverno oramai alle porte: il tap- 
peto erboso in questo periodo, salvo 
ritorni di calore fuori stagione, è in 
assoluto riposo vegetativo. 

Se non lo avete ancora fatto provve- 
dete a rimuovere qualsiasi residuo di 
potature di alberi ed arbusti, di foglie 
secche; ma soprattutto eseguite l'ultimo 
sfalcio della stagione. 

AVi ricordiamo che se non avete 
effettuato l'ultima concimazione 
della stagione nei mesi di settembre- 
ottobre evitate assolutamente di eseguir- 
la in questo periodo, soprattutto se abi- 
tate in una zona dove sono frequenti 
lunghi periodi di gelo; potrete invece 
eseguirla se il clima del vostro ambien- 
te ha solitamente un decorso mite con 
temperature che non scendono mai a 
valori particolarmente bassi. 

Se la vostra zona è caratterizzata da 
precipitazioni nevose o da periodi fred- 
di ed umidi con temperature di poco 
superiori agli 0° C, può rendersi neces- 
saria la difesa preventiva da alcune 
malattie fungine che, soprattutto in que- 




// tappeto erboso può essere colpito, in 
questa stagione, dal fungo Micro- 
dochìiim nivale che provoca il cosiddet- 
to «Microdochium patch», se non si 
verificano precipitazioni nevose 





sto periodo, possono colpire il tappeto 
erboso. Le più comuni sono causate da 
un fungo, il Microdochium nivale, che 
provoca il cosiddetto «Microdochium 
patch» se il periodo decorre senza pre- 
cipitazioni nevose; invece in presenza 
di neve si verifica il «Pink snow mold», 
che può causare danni anche a più del 
90% della superficie del tappeto erboso. 

In forma preventiva occorre interve- 
nire con prodotti specifici a base di pro- 
piconazolo; in commercio esistono 
diversi prodotti commerciali a base di 
questo principio attivo. 

Distribuite il prodotto possibilmente 
con erba asciutta aiutandovi con una 
pompa o un atomizzatore a spalla se la 
superficie non è molto estesa; se posse- 
dete invece un tappeto erboso di una 
certa estensione (dai 500 metri quadrati 
in su) ricorrete all'utilizzo di una botte 
dotata di barra da diserbo. Trattate 
quando le temperature diurne saranno 
vicine ai 15-16° C, cercando di effettua- 
re tre trattamenti nel corso del bimestre 
(distanziandoli di 20 giorni chea l'uno 
dall'altro). 

Evitate, per quanto possibile, di cal- 
pestare il tappeto erboso in presenza di 
brina o se il terreno è gelato perché il 
danno che procurereste sarebbe irrever- 
sibile: causereste la lacerazione dei tes- 
suti dei fili d'erba e il costipamento del 
terreno, con conseguenti fenomeni di 
ruscellamento e cattiva penetrazione 
dell'acqua. 

Non intervenite in questo periodo 



In presenza di neve, invece, il Microdo- 
chium nivale provoca il «Pink snow 
mold» che può causare notevoli danni, 
anche a più del 90% della superficie del 
tappeto erboso 



con trattamenti a base di solfato di 
ferro per la lotta contro il muschio 
perché causereste solo ustioni dif- 
fuse su tutto il tappeto erboso. 

Al fine di proteggere il tappeto 
erboso dai rigori dell'inverno ese- 
guite (se l'andamento climatico 
della vostra zona è particolarmente rigi- 
do) la sua copertura con 2-3 millimetri 
circa di una miscela costituita dal 70% 
di sabbia e dal 30% di torba fine. 

Non dimenticate di mettere a punto 
gli attrezzi utilizzati durante tutta la 
bella stagione per la cura e la manuten- 




Rasaerba: pulizia del filtro dell'a- 
ria e ingrassaggio dei cuscinetti 
delle ruote. Effettuate una buona 
pulizia del filtro dell' aria-a e l'in- 
grassaggio dei cuscinetti delle 
ruote-b del vostro rasnerba: lo tro- 
verete perfettamente funzionante 
per i primi sfalci di primavera 



zione del tappeto erboso, in particolare 
del rasaerba; con una buona pulizia del 
filtro dell'aria e l'ingrassaggio dei 
cuscinetti delle ruote lo troverete perfet- 
tamente funzionante per i primi sfalci di 
primavera. 



PIANTE ANNUALI, 
BIENNALI E PERENNI 

Lavori 

I fiori annuali estivi sono ormai 
esauriti e vanno quindi estirpati dal ter- 
reno; per prepararlo agli impianti pri- 
maverili vangate le aiole rimaste prive 
di vegetazione, incorporate alla terra 
dei concimi a lenta cessione (cornun- 
ghia, sangue secco, ecc. attenendovi 
scrupolosamente alle dosi riportate 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



(islamita 



\J^l 



'IMCUM 



J 



ma 




ÌN# 






■ *■ 



Fra /e diverse varietà di bergenia la La Filipendula purpurea è un'erbacea 
«Morgenroete» ha fiori rosa carico, por- perenne dai fiori rosso carminio che 
tati su alti steli; se l'estate si mantiene sbocciano in estate al di sopra delle 
fresca potrebbe rifiorire a settembre foglie, portati da steli color porpora 









Tra i flox la varietà «Kirchenfuerst» Le bacche del Physcdis alkekengi sono 

appare in tutto il suo fulgore quando a nascoste in calici cartacei che con l 'a- 

luglio-agosto sbocciano i fiori rosso fuc- vanzare della stagione diventano rosso 

sia raggruppati infitte infiorescenze arancio 

sulla confezione) e stendete sulla 
superficie del terreno circa 10 centime- 
tri di materiale naturale (come ad esem- 
pio foglie secche di piante sane, l'ulti- 
mo sfalcio del prato o altro materiale 
vegetale già parzialmente decomposto) 
unito a qualche palata di letame. 

Il mese di novembre non è poi così 
grigio visto che ci regala la ricca fiori- 
tura dei crisantemi che, nelle varietà a 
fiori piccoli, formano dei fitti cuscini 
con splendidi colori che vanno dal gial- 
lo al bronzo, dal rosa al viola sino al 
bordò ed al bianco. 

Un'aiolà mista con crisantemi e 
cavoli ornamentali può rappresentare 
un'allegra soluzione per colorare le 
spente giornate invernali. È questa l'e- 
poca giusta per trapiantare in piena / colori dei crisantemi a fiore piccolo 
terra (dopo aver ben preparato e conci- sono numerosi e si prestano benissimo 
mato il terreno con letame maturo in per creare aiole e bordure in cui vera- 
ragione di 4-5 palate per m 2 ) le piante gono accostate le diverse tonalità e 
di cavolo ornamentale, che avete colti- sfumature 




vato nei mesi scorsi e che sono ormai 
completamente sviluppate. 

I crisantemi possono venire trasferi- 
ti direttamente nelle aiole con i vasi che 
li contengono; al termine della fioritura 
potrete più facilmente toglierli e ripian- 
tarli altrove, dove rifioriranno per 
parecchi anni, comportandosi come 
tutte le piante perenni (per il loro man- 
tenimento si rimanda a «i Lavori» di 
novembre-dicembre 2001, pag. 6). Se 
invece non avete spazio sufficiente trat- 
tate le piante come delle annuali, tra- 
piantandole nell'aiolà ed eliminandole 
al termine della fioritura. 

Fra le piante di crisantemo e di cavo- 
lo ornamentale inserite delle viole: resi- 
steranno fino a primavera regalandovi 
fiori anche quando vi saranno brevi 
spruzzate di neve. 

Durante tutto l'inverno eliminate 
sempre i fiori appassiti per sollecitare le 
piante a produrne di nuovi e mantenete 
sempre le piante stesse pulite da foglie 
secche o marcite. 

Sull'esperienza della buona stagione 
ormai trascorsa, progettate il nuovo 
assetto dell'aiolà di vari fiori annuali, 
decidendo sulla scelta di vari colori o di 
un colore unico in diverse tonalità e 
sfumature. Nei cataloghi cercate, tra le 
erbacee perenni, le novità o qualche 
varietà diversa dal consueto, da pianta- 
re a primavera. Potete scegliere ad 
esempio la bergenia «Morgenroete», 
che vi darà fiori rosa carico nel mese di 
aprile e una seconda fioritura a settem- 
bre se l'estate sarà fresca; oppure la 
Filipendula purpurea che in piena 
estate regala dei fitti corimbi di fiori 
rosso carminio portati su steli purpurei; 
Wflox «Kirchenfuerst» che nei mesi di 
luglio-agosto mostra le sue infiorescen- 
ze rosso-fucsia; o ancora il Physalis 
alkekengi i cui calici cartacei già dalla 
fine di agosto si colorano di rosso-aran- 
cio e spiccano fra il verde del fogliame, 
restando colorati per buona parte del- 
l'inverno. 

Se il clima lo permette, potete tra- 
piantare le biennali da fiore seminate 
l'estate scorsa (non-ti-scordar-di-me, 
violacciocche, pratoline e speronelle), 
altrimenti rimandate il trapianto a feb- 
braio. Per abituare le piantine alla 
nuova situazione ambientale, coprite 
quelle messe a dimora con del tessuto 
non tessuto che potrete togliere dopo 
qualche giorno. 

Sotto vetro potete seminare le bego- 
nie che trapianterete a gennaio in un 
altro contenitore, distanziandole tra 
loro di 5 cm; a marzo le sposterete in 
vasetti singoli per poi metterle a dimo- 
ra a maggio-giugno. La temperatura va 



6 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



(^iqmkàm 



\jyn>l 



J 




PIANTE ACIDOFILE 



Se il clima lo permette, potete trapianta- Sotto vetro potete seminare le begonie 
re le biennali da fiore seminate l'estate che trapianterete a gennaio in un altro 
scorsa, come ad esempio le speronelle contenitore 



mantenuta sui 15° C; il terriccio deve 
essere sempre umido e in piena luce 
poiché i semi hanno bisogno di una 
forte luminosità per germinare. 

A Non eliminate la parte aerea 
ormai secca delle piante erbacee 
perenni: le graminacee in genere con 
le loro infiorescenze, i loro semi e i loro 
steli possono decorare il giardino anche 
durante l'inverno; inoltre la parte aerea 
serve a riparare dal freddo il cespo. 

Ricoprite comunque le aiole che 
ospitano le piante erbacee perenni con 
uno strato di compost e foglie secche, 
per proteggere i cespi dal freddo intenso 
e dal martellare delle piogge; in prima- 
vera potrete interrare il materiale non 
completamente decomposto con una 
leggera zappatura, facendo attenzione a 
non danneggiare le radici superficiali. 

A Non rimuovete la coltre di neve 
che ricopre le bordure o le aiole 
delle erbacee perenni perché rappresen- 
ta una protezione dal freddo e il terreno 




Le infiorescenze ormai secche del 
Miscanthus yakushimensis, una grami- 
nacea originaria dei Giappoone, pos- 
sono «arredare» e portare un tocco 
luminoso anche nel giardino invernale 



così ricoperto non gelerà; la rimuovere- 
te solo a primavera se non riesce a scio- 
gliersi perché la zona è molto ombreg- 
giata. 

Interventi fitosanitari 

La maggior parte delle annuali, bien- 
nali e perenni è destinata al rapido deca- 
dimento vegetativo con l'arrivo delle 
prime gelate notturne, per cui vengono 
conseguentemente a mancare le condi- 
zioni che consentono lo sviluppo di 
infezioni fungine e delle infestazioni di 
insetti ed acari. Solamente su alcune 
specie di piante che riescono a vegetare 
anche in inverno possono riscontrasi 
infestazioni di afidi. È il caso delle vio- 
lacciocche, talora infestate dall'afide 
Myzus ornatus, i cui individui riescono 
a sopravvivere su queste piante anche in 
inverno e possono addirittura continua- 
re a prolificare, soprattutto se l'inverno 
decorre mite. I crisantemi sono talora 
interessati dalle infestazioni dell'afide 
Macrosiphoniella sanbomi, i cui indivi- 
dui di colore rosso-bruno invadono gli 
steli e i fiori. Le palle fiorali, soprattutto 
delle varietà a fiori bianchi allevate 
sotto tunnel, vengono talora infestate 
dall'afide Aphis gossypii e imbrattate 
dalla sua melata, con conseguenti danni 
di ordine estetico. Nei confronti di infe- 
stazioni di significativa importanza 
potete intervenire con piretro naturale-4 
(bio, non classificalo), alla dose di mi 1 
per litro d'acqua. 

Le piante annuali che hanno esauri- 
to la loro funzione e gli apparati foglia- 
ri disseccati delle biennali e delle 
perenni vanno asportati e distrutti. Vi 
raccomandiamo di eseguire questa ope- 
razione soprattutto se le piante sono 
state interessate da attacchi di micror- 
ganismi fungini e batterici, onde 
abbassare i rischi di infezioni a carico 
delle piante che verranno coltivate nella 
prossima annata. 



Lavori 

Tutti ci auguriamo che l'imminente 
inverno sia meno inclemente e meno 
strano dell'ultimo scorso, durante il 
quale forti gelate (con temperature 
minime di -10° C) si sono associate a 
siccità e giornate di vento, determinan- 
do situazioni che hanno arrecato gravi 
danni alle coltivazioni floricole in pieno 
campo e sotto tunnel non riscaldato. 

Anche nei giardini molte specie di 
piante sempreverdi, giovani e a dimora 
da non più di due-tre anni, sono morte 
per effetto principalmente della disidra- 
tazione dei tessuti e dei vasi conduttori; 
fra esse diverse acidofile. 

Ciò considerato, per quanto riguarda 
queste specie (in particolare azalee, 
rododendri, camelie varie, pieris, kal- 
mie, enkìanthus e cornus) e soprattut- 
to, come già detto, i soggetti giovani, gli 
interventi devono mirare a proteggere e 
a riparare dal freddo le piante, e a met- 
terle nelle condizioni di affrontare e 
superare senza sensibili danni l'inverno, 
il quale può portare pesanti brume, gelo, 
neve, vento e anche siccità. 

I lavori essenziali e i vari interventi 
possono elencarsi in ordine cronologi- 
co come segue. 

Se non avete ancora provveduto, 
affrettatevi a verificare che la terra in 
cui la pianta è a dimora, e così pure 
quella della zona del sottochioma ove 
sono presenti le radici, sia ben assesta- 
ta e non scarseggi. Ottimo lavoro perciò 
è quello di rimuovere, con delicatezza, 
lo strato superficiale ed asportare nel 
contempo erbe spontanee e detriti vari 
che possono essere presenti. Se neces- 
sario, apportate della adatta terra per 
una regolare colmatura, anche nella 
zona del sottochioma, come detto poco 
sopra. Una «pestatina» (tanto meglio se 
si calzano stivali di gomma) alla terra 
può essere opportuna per un più unifor- 
me assestamento. Provvedete inoltre a 
predisporre attorno alle giovani piante 
sensibili e/o fragili tre paletti di adatta 
misura, messi in modo da formare una 
struttura a tenda indiana, sui quali, non 
appena si avranno avvisaglie di brinate, 
stenderete una rete antigrandine a 
maglie strette, che impedirà il formarsi 
di brume e galaverna sulla vegetazione 
e funzionerà anche da ottimo riparo in 
caso di nevicate. La rete dovrà essere 
ben tesa e saldamente fissata ai paletti. 
Poiché è l'apparato radicale la parte che 
in modo particolare va protetta dal gelo, 
nella prima settimana di novembre 
provvedete a stendere sotto la chioma 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



(ijfl giahdùw 



\ ^ip 



I 




I giovani esemplari di pieris, come le 
altre acidofile, si devono proteggere 
dal freddo per consentire loro di supe- 
rare la brutta stagione senza subire 
sensibili danni 

un buono strato (cm 5-6) di terriccio, 
composto da foglie secche e terra comu- 
ne da orto fertilizzata, unendovi 3-4 
manciate di stallatico ben maturo. Tale 
pacciamatura, oltre a riparare dal fred- 
do, blocca l'evaporazione ed impedisce, 
o comunque rallenta efficacemente, l'e- 
vaporazione dell'umidità dal suolo e 
quindi i pericoli di inaridimento dello 
stesso. Il modesto quantitativo di letame 
che è stato consigliato in aggiunta alla 
terra di pacciamatura agirà come blando 
ma efficacissimo fertilizzante a lento 
effetto. 

Preparate, sempre previdentemente, 
delle aste di varia lunghezza e ad una 
loro estremità fissate saldamente un 
uncino a mo' di manico d'ombrello, da 
usare in caso di nevicate per scuotere la 
neve dalla chioma, ed evitare accumuli 
il cui peso può provocare rotture e sco- 
sciamenti. Qualora la mancanza o la 
scarsità di precipitazioni rendesse neces- 
sarie innaffiature di soccorso, provvede- 
tevi con molta avvedutezza, limitando i 
quantitativi al puro indispensabile per 
mantenere la necessaria umidità del ter- 
reno nella zona più vicina alla pianta e 
quella del sottochioma ove si trovano le 
radici assimilatrici. L'erogazione va ese- 
guita lentamente, nelle ore meno fredde 
del giorno. E consigliabile usare acqua 
la cui temperatura sia superiore a quella 
esterna; un accorgimento da non trascu- 
rare è quello di disporre in un locale ben 
riparato adatti recipienti in cui far tem- 
perare l'acqua per dette innaffiature. 

Interventi fìtosanitari 

Considerata la suscettibilità di que- 
ste piante alle infezioni del fungo 



Phytophthora cinnamomi, è consiglia- 
bile proteggere le radici con un adegua- 
to strato (cm 5-6) di terriccio per acido- 
file onde evitare microferite causate 
dalle gelate invernali, attraverso le quali 
avvengono contaminazioni da parte del 
suddetto microrganismo fungine 

Procedete all'asportazione dei bot- 
toni fiorali disseccati dei rododendri in 
quanto possono essere stati colpiti da 
infezioni del fungo Pycnostysanus aza- 
leae ed eseguite un intervento con ossi- 
cloruro di rame-50 (bio, irritante), alla 
dose di grammi 20 per 10 litri d'acqua, 
al fine di evitare nuove infezioni a cari- 
co dei bottoni fiorali ancora sani. 



BULBOSE E TUBEROSE 
Lavori 

Se non avete ancora completato l'in- 
terramento delle bulbose a fioritura pre- 
coce e primaverile nei punti stabiliti, 
cercate di farlo entro la prima settimana 
di novembre. I bulbi si affrancheranno 
così con maggiore facilità nel suolo 
emettendo, prima che il terreno si raf- 
freddi, piccole ma sufficienti ed effi- 
cienti radichette. 

Non trascurate di dare alle varie spe- 
cie la collocazione con adatta esposi- 
zione. Colchici, crochi, bucaneve, iris 
bulbose, muscari, narcisi preferiscono 
posizioni a mezz'ombra. I tulipani, 
invece, gradiscono il sole e così pure 
quei gigli la cui fioritura avviene sul 
finire della primavera. 

Siate precisi sulla profondità di 
interramento (due volte l'altezza del 
bulbo) e nel regolare le distanze tra 
bulbo e bulbo: le specie la cui parte 




Non tralasciate dì dare ai vostri narci- 
si un 'adatta esposizione; queste bulbo- 
se preferiscono infatti posizioni a 
mezza ombra 



aerea ha uno sviluppo modesto si pos- 
sono tenere alla distanza di 5-9 cm tra 
loro, mentre quelle di media dimensio- 
ne a 16-20 cm. 

A Un'eccessiva densità è sempre 
sconsigliabile in quanto non 
accresce l'effetto ornativo e procura 
invece sempre qualche problema di svi- 
luppo alle foglie e alla regolare forma- 
zione dei fiori. A proposito di profondi- 
tà di interramento, nel caso in cui fosse 
leggermente scarsa le radichette che il 
bulbo emette provvedono a trascinarlo 
nella giusta posizione, quindi lo scarseg- 
giare è un'imprecisione più tollerabile 
dell'eccedere. 

Lo scorso inverno è stato particolar- 
mente inclemente in quasi tutte le 
regioni. Il gelo (con temperature mini- 
me di -10° C) è durato parecchi giorni 
ed ha coinvolto lo strato attivo e colti- 
vato del suolo arrecando danni a diver- 
se specie di piante il cui apparato radi- 
cale si trovava in detto strato, ivi com- 
presi vari tipi di bulbose, soprattutto 
quelle che non erano state sufficiente- 
mente protette con un'adeguata paccia- 
matura (sempre consigliata e racco- 
mandata nel supplemento «i Lavori»). 

Purtroppo il clima e l'andamento 
meteorologico un po' ovunque da alcu- 
ni anni hanno comportamenti impreve- 
dibili e così anomali da richiedere, spe- 
cialmente nel periodo invernale, il 
ricorso ad avveduti e previdenti accor- 
gimenti per evitare o ridurre alle coltu- 
re gli inconvenienti conseguenti. 

Provvedete dunque a pacciamare le 
vostre bulbose prima che gli sbalzi 
della temperatura (quella notturna in 
particolare) si avvicinino allo zero. 

Un buono strato (cm 3-4) di foglie 
secche miste a terriccio (a suo tempo 
leggermente letamato) funzionerà da 
ottimo riparo anche per le tenere vege- 
tazioni che certe specie di bulbose 
emettono quando il freddo può essere 
ancora dannoso. 

Non appena le bulbose estivo-autun- 
nali hanno esaurito il loro ciclo annuo 
vegetativo, estirpatele. I bulbi, i tuberi e 
i rizomi delle stesse {canne da fiore e 
dalie comprese) vanno tenuti distinti 
per colore e varietà ed identificati con 
apposite etichette e posti in un ambien- 
te riparato e ben aerato, dopo averli 
ripuliti accuratamente ed eliminati 
quelli che presentano qualche imperfe- 
zione. 

Interventi fìtosanitari 

Ponete ad asciugare su un graticcio i 
rizomi e i bulbi tolti dal terreno e con- 
servateli in luogo asciutto dove la 
temperatura non scenda al di sotto di 5- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I L/2002 



\^J/jw'uli/i(' r 



6° C dopo averli spolverati con ossiclo- 
ruro di rame-50 in polvere (bio. irritan- 
te) onde proteggerli da eventuali mar- 
ciumi fungini e batterici. 



ROSAI 
Lavori 

L'impianto di nuovi rosai a radice 
nuda può continuare fino a quando il 
gelo non indurisce il suolo o le piogge 
lo rendono fradicio. Se le condizioni 
atmosferiche si fanno inclementi, pone- 
te «in tagliola» i rosai a radice nuda: 
scavate una trincea in uno spazio non 
esposto al sole, stendetevi i cespugli, 
singolarmente, in posizione obliqua, e 
ricoprite le radici con sabbia, torba e 
terra da mantenere sempre umida, 
lasciando ben visibili le etichette; nelle 
zone più fredde riparate anche i rami 
ricoprendoli con foglie secche o paglia. 

Quasi tutti i rosai sono molto resi- 
stenti al freddo invernale e alcune 
varietà vivono e fioriscono anche in alta 
montagna, ma nelle zone più fredde 
dove il gelo permane per parecchie set- 
timane, se le piante non vengono ri- 
coperte dalla coltre di neve riparate il 
colletto (la parte più bassa del fusto al 
di sotto della quale inizia l'apparato 
radicale) accostandogli un mucchietto 
di terra, e il fusto dei rosai ad alberello 
rivestendolo con paglia sino ai rami. 

Rastrellate bene il terreno attorno ai 
rosai e bruciate tutte le foglie raccolte 
che sono il ricovero dei funghi parassiti, 
affinché a primavera le spore rimaste 
sulle foglie non estendono la malattia 
contaminando anche gli arbusti vicini. 

Stendete alla base dei cespugli uno 
strato di compost, anche non completa- 
mente decomposto o dello stallatico 
maturo che riparerà le radici superficia- 
li dal freddo, apportando nutrimento al 
terreno; a primavera potrete interrare 
con una leggera sarchiatura e zappatura 
il materiale rimasto. 

Controllate sempre le legature dei 
rosai ad alberello e dei rampicanti, 
soprattutto dopo giornate di vento; in 
occasione di nevicate, nel timore che i 
rami dei rampicanti si possano spezza- 
re sotto il peso della neve, scuoteteli 
usando una scopa di saggina o un 
bastone rivestito in punta con della pla- 
stica ad alveoli. 

Nelle zone del nord e del centro 
Italia rimandate le potature a febbraio- 
marzo, per evitare che il gelo invernale 
penetri attraverso i tagli producendo 
notevoli danni ai rami e agli arbusti. 
Nelle zone a clima temperato potrete 
proseguire per tutto l'inverno sia le 




La Rosa rugosa ha foglie con nervature 
molto marcate, e i suoi fiori profumati 
sbocciano da maggio all'autunno e 
sono seguiti da bacche rosso arancio 




La Rosa californica «Piena» ha una 
fioritura prolungata da maggio sino ad 
ottobre e i suoi frutticini, i cinorrodi, 
sono tondeggianti e di un bel colore 
rosso vivo 

potature che i nuovi impianti, sospen- 
dendo questi ultimi unicamente se il ter- 
reno si presenta troppo fradicio d'acqua. 
Se avete intenzione di creare una 
siepe lungo un confine del vostro giar- 
dino perché non usare delle rose sel- 
vatiche? Crescono senza problemi, non 
richiedono potature regolari e ripetute e 
formano in breve tempo una cortina 
impenetrabile. Le rose da scegliere 
sono numerose e, oltre ai fiori, vi rega- 
leranno degli autunni vivacissimi per la 
presenza degli innumerevoli cinorrodi 
(i frutti) rossi e arancio. Fra le tante si 
consiglia la Rosa rugosa che non è 
certo una novità, ma che non può man- 
care in una siepe per la sua rifìorenza 
continua e le splendide bacche rosso- 
arancio. Vi sono poi la Rosa mollis dai 
fiori bianco rosati e dalle bacche globo- 
se rosso vivo e la Rosa virginiana che 
ha fiori rosa carico e cresce sino a 2 



La Rosa virginiana ha fiori rosa, solita- 
ri, con un vistoso centro giallo e spine 
molto vigorose; cresce sino a 2 metri 
d'altezza 

metri d'altezza. Naturalmente non 
potranno mancare qualche esemplare di 
Rosa canina dalle bacche ovali color 
arancio scuro e la Rosa californica 
«Piena» che ha una fioritura prolungata 
da maggio a ottobre. 

La Rosa glauca romperà la sequen- 
za dei verdi con le sue foglie grigio 
argento portate su rami viola. I fiori so- 
no piccoli, bianco rosati e vengono 
seguiti da bacche a grappolo rosso vivo. 

Interventi li tosanituri 

In occasione della messa a dimora di 
rose con radice nuda controllate l'appa- 
rato radicale e scartate quelle che pre- 
sentano masse tumorali causate dal bat- 
terio Agrobacterium tumefaciens; dopo 
la spuntatura delle radici lesionate 
immergetele per una decina di secondi 
in una soluzione di ossicloruro di rame- 
50 (bio, irritante) alla dose di grammi 
25 per 10 litri d'acqua. 



SIEPI, ARBUSTI E ALBERI 
Lavori 

Ormai la stagione autunnale sta vol- 
gendo al termine e rapidamente ci si 
avvia verso l'inverno con giorni freddi 
e nebbiosi; arbusti ed alberi a foglia 
caduca pian piano lasciano cadere le 
loro foglie. 

Con l'arrivo di novembre è buona 
cosa riparare dai primi freddi gli arbu- 
sti come il callistemon, il ceanothus e 
V oleandro e i giovani alberi di Olea 
fragrans e ài' mimosa. Provvedete ad 
ingabbiarli con una rete metallica a 
maglie larghe all'interno della quale 
verserete le foglie secche e più coriacee 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 



QflgiMclm 



j 



del giardino, che con l'umidità non si 
decomporranno ma lasceranno passare 
l'aria all'interno della chioma delle 
piante funzionando da ottimo isola- 
mento termico. La rete metallica ha la 
semplice funzione di evitare che le 
foglie durante l'inverno si disperdano 
con il vento. 

Altre protezioni possono essere rea- 
lizzate con paglia, stuoie e cannicciati, 
o teli plastificati sostenuti da paletti. A 
tal proposito potete utilizzare il mate- 
riale risultante dalla pulizia delle siepi e 
delle macchie di canna comune e di 
bambù: il materiale che si ottiene sfol- 
tendo con l'accetta alla base i robusti 
steli è ricco di cellulosa; potete trinciar- 
lo con il biotrituratore ed unirlo al 
cumulo del compost, oppure privarlo 
dei rametti laterali e delle foglie, ed uti- 
lizzare le canne per approntare le prote- 
zioni invernali (vedi i disegni riportati 
qui sotto). 

Gli alberi i cui rami hanno un porta- 
mento orizzontale e i vecchi esemplari 
che hanno già dato segni di cedimento 
del legno saranno a rischio con l'arrivo 
della neve del prossimo inverno perché 
i rami, carichi del suo peso, potranno 
spezzarsi. Un modo piuttosto semplice 
per evitare simili danni è quello di 
imbrigliare questi rami con robuste 
corde da ancorare al tronco o ai rami 
più alti, sani, robusti e stabili. Nel punto 
in cui la corda abbraccia il ramo siste- 
mate una fettuccia di gomma (all'oc- 
correnza possono essere utilizzati vec- 
chi pneumatici d'auto o camere d'aria) 



Novembre-dicembre : 

i colori dei frutti 

nelle più belle specie arbustive 


Pianta 


Colore dei frutti 


Agrifoglio 

Biancospino 

Callicarpa 

Clerodendro 

Cotoneastro 

Lentaggine 

Maonia 

Piracanta 

Rosa rugosa 

Sinforina 


rosso 

cremisi 

rosso violaceo 

blu 

rosso e arancio 

blu violaceo 

blu violaceo 

rosso, giallo e arancio 

rosso aranciato 

bianco rosato 



al fine di non lacerare la corteccia. 

A novembre continua la messa a 
dimora delle specie spogliami (per le 
sempreverdi è buona cosa attendere la 
primavera avanzata). Prima di mettervi 
al lavoro per piantare un albero o un 
arbusto, fermatevi a considerare se: 

- avete tenuto in considerazione lo svi- 
luppo della specie; 

- la specie sarà valorizzata o valorizze- 
rà al meglio la parte di giardino nella 
quale è stata messa a dimora; 

- avete tenuto in considerazione la pro- 
spettiva dalla quale l'albero, o l'arbu- 
sto, sarà ammirato; 

- avete previsto l'associazione con 
qualche erbacea o con bulbose da met- 
tere a dimora contemporaneamente. 

Potete ora utilizzare le buche prepa- 





Cosa fare con le canne. Le canne di 
palude possono servire in questo perio- 
do a realizzare delle preziose protezioni 
per le piante del giardino. l-Scegliete 
delle canne robuste e dello stesso dia- 
metro, uniformate la loro lunghezza e 
stendetele a terra, accostandole; tra una 
canna e l'altra fate passare una robusta 
corda distanziando un intreccio dall'al- 
tro di 20-30 cm circa. Il cannicciata che 
otterrete può essere utilizzato come 2- 
tettuccìo protettivo per gli arbusti più 
delicati del giardino, per i letti di semi- 
na e per le piante biennali messe a 
dimora in autunno. Le canne più alte e 
robuste sono invece ideali per realizza- 
re la struttura portante di una 3-« tenda 
indiana» in plastica: questa struttura 
proteggerà dai rigori dell'inverno le 
piante e gli arbusti del giardino più sen- 
sibili al gelo. Inoltre le canne ben legate 
a metà della loro altezza saranno utilis- 
sime, se disposte attorno alla base degli 
alberi, per 4-proteggere i tronchi più 
esposti ai venti gelidi 



; 



rate nei mesi precedenti e lasciate aper- 
te per permettere una buona aerazione 
del terreno (vedi «i Lavori» di settem- 
bre-ottobre 2002, pag. 10): predispone- 
te un adeguato drenaggio sul fondo 
(utilizzando ghiaia grossolana e sassi) e 
distribuite poi due pugni di fertilizzante 
chimico complesso (tipo 20-10-10) e 
due-tre manciate di stallatico. 

Se si tratta di siepi, ad esempio di 
catpino comune, scavate delle buche 
profonde cinquanta centimetri e distri- 
buitevi sul fondo del terriccio fertile 
misto a terra di foglie. Mettete quindi a 
dimora gli esemplari giovani a soli 35- 
40 centimetri di distanza l'uno dall'al- 
tro, riempite le buche con la terra di 
scavo e, aiutandovi con delle cesoie ben 
affilate, livellate i rami a cinquanta cen- 
timetri di altezza (la prima vera potatu- 
ra la effettuerete il prossimo mese di 
luglio). Innaffiate abbondantemente e 
ricoprite la superficie del terreno con 
foglie secche e letame ben maturo. 

In questo periodo alcuni arbusti ral- 
legrano il giardino con bacche di un bel 
rosso acceso (agrifoglio e berberis), di 
un bell'arancio (biancospino e cotonea- 
ster), nere (edera), blu-turchesi (clero- 
dendro), porpora (melo ornamentale), 
attirando molti uccelli. 

Potete recidere i rami degli arbusti 
coperti di bacche colorate ed utilizzarli 
per decorare la casa, badando di tagliar- 
li quando le bacche non sono ancora 
completamente mature per evitare che 
cadano. 

Interventi fitosani tari 

Se intendete mettere a dimora nuove 
piante scegliete quelle con un buon 
apparato radicale, che abbia cioè uno 
sviluppo proporzionato a quello della 
parte aerea, e sia esente da masse tumo- 
rali o da muffe e marciumi. Spuntate le 
radici rotte e immergete le piante fino al 
colletto in una soluzione di ossicloruro 
di rame-50 (bio, irritante) alla dose di 
grammi 25 per 10 litri d'acqua. 

Controllate le piante di pino e aspor- 
tate e bruciate gli eventuali nidi della 
processionaria (Thaumetopoea pytio- 
campa). indossando tuta, cappello, 
occhiali e guanti al fine di proteggervi 
dai peli irritanti rilasciati dalle larve. In 
alternativa, durante giornate soleggiate, 
potete trattare la chioma delle piante 
infestate con Bacillus thuringiensis var. 
kurstaki (bio, non classificalo), da uti- 
lizzare alla dose di grammi 10 per 10 
litri d'acqua. 

Se possedete piante di pesco da 
fiore, alla caduta delle foglie effettuate 
un trattamento con ossicloruro di rame- 
50 (bio, irritante), alla dose di grammi 



10 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2(102 





Controllate le 



rino, e asporta- 



te e bruciate gli eventuali nidi dì pro- 
cessionarla 

30 per 10 litri d'acqua, al fine di proteg- 
gere la futura giovane vegetazione dalle 
infezioni primaverili di bolla {Taphrìna 
deforma ns). 



PIANTE IN VASO 

Lavori 

Durante l'inverno il terrazzo, anche 
se non è vivibile per via del freddo, 
deve presentarsi piacevole ed ordinato. 
Se il maltempo ed il vento strappano le 
foglie, scompigliano la pacciamatura 
dei vasi o rovinano le protezioni, non 
resta che pulire e sistemare ogni cosa. 
D'altra parte, in questo periodo, i lavo- 
ri da farsi sulle piante in vaso collocate 
su terrazzi e balconi sono davvero 
pochi: limitatevi a controllare che il ter- 
riccio non si asciughi troppo (interveni- 
te, se necessario, con una irrigazione) e 
mantenete in efficienza la pacciamatura 
dei contenitori e le protezioni. 

Abbiate maggiore cura per i rodo- 
dendri e le azalee in vaso che fioriran- 
no precocemente: alle innaffiature 
aggiungete una piccola quantità di fer- 
tilizzante per acidofile; potature ed altri 
interventi è meglio rimandarli ai prossi- 
mi mesi. Approfittate di questo 
momento di calma per progettare le 
modifiche da apportare eventualmente 
alle strutture del terrazzo, in modo da 
eseguire i lavori prima della ripresa 
vegetativa (si può ad esempio allestire 
un pergolato sul quale far avvolgere dei 
rampicanti per creare una zona ombro- 
sa) e verificate se occorre effettuare 
delle verniciature o trattamenti protetti- 
vi alle parti in legno; in tal caso, per 
fare queste operazioni, scegliete le 
giornate più calde e non ventose. 



*mvk 



&'%&&* 









Approfittate di questo periodo di calma 
per allestire, ad esempio, un pergolato 
sul quale far risalire dei rampicanti 

Controllate inoltre che i sostegni dei 
pergolati siano ben fissi e che le trava- 
ture superiori siano in grado di reggere 
il carico di un'eventuale abbondante 
nevicata. 

Ricordatevi di controllare che l'im- 
pianto d'irrigazione sia vuoto e che la 
centralina sia spenta; è inoltre buona 
cosa togliere dalla stessa le batterie di 
alimentazione poiché le basse tempera- 
ture, le brume della brutta stagione e 
casuali condense possono provocare 
danni compromettendo il perfetto fun- 
zionamento dell'impianto. Inoltre, se 
temete che l'eccessivo freddo possa 
danneggiare le varie componenti della 
centralina non dovrete far altro che 
toglierla e porla in un ambiente asciut- 
to aspettando l'arrivo della primavera. 

Verificate che le piante in vaso poste 
in giardino siano ben protette dalle 
coperture allestite a fine ottobre, ma se 
ancora non lo avete fatto spostate i vasi 
e le fioriere contro un muro della casa, 
riparando le specie più delicate con 
stuoie, cannicciati o un telo di polietile- 
ne trasparente mantenuto distanziato 
dalle chiome tramite dei tutori di legno 
o di alluminio. 

Anche le cactacee più grandi posso- 
no essere riparate in questo modo. Se si 
tratta di specie rustiche (ormai in riposo 
vegetativo in questo periodo) non è 
assolutamente necessario ripararle 
all'intano, salvo un improvviso periodo 
di freddo intenso; semmai impiegheran- 
no più tempo a risvegliarsi al soprag- 
giungere della prossima primavera, 
emettendo la nuova vegetazione qual- 
che settimana più tardi. Potete invece 
allestire una pacciamatura protettiva 
costituita da un miscuglio di terra, leta- 
me maturo e torba neutra in parti ugua- 
li, ricordandovi di lasciare le piante 



completamente all'asciutto sino all'arri- 
vo della primavera. 

Rammentate invece, ogni tanto, di 
bagnare le altre piante alloggiate in vasi 
e fioriere; non c'è una scadenza fìssa: 
potrà bastare un'irrigazione ogni 20-30 
giorni. Per capire se le piante hanno 
bisogno d'acqua controllate il terriccio: 
se diventa secco e polveroso date acqua; 
se il vaso è provvisto di pacciamatura 
toccate il terriccio per saggiarne l'umi- 
dità. Nelle regioni del sud, caratterizza- 
te spesso da periodi di vento, l'opera- 
zione è ancora più necessaria dato che 
l'aridità può disidratare anche irrime- 
diabilmente i tessuti delle piante. 

Utile è anche concimare i piccoli 
alberi coltivati in contenitore (aceri, 
nespoli, ecc.) interrando un prodotto 
granulare a lenta cessione, come ad 
esempio il Concime organico minerale 
granulare Bayfolan della Bayer. 




Contro un muro del giardino, in posi- 
zione riparata, è facile allestire una 
copertura con un telo di plastica sor- 
retto da pali od archi in alluminio: 
sarà un validissimo riparo per le spe- 
cie più rustiche di cactacee 

Ora che le vostre piante di agrumi 
sono ricoverate in serra fredda provve- 
dete, entro novembre, ad una leggera 
concimazione con nitrato di calcio di- 
stribuito in superficie e cautamente 
interrato per un paio di centimetri: ser- 
virà al benessere della vegetazione, alla 
fioritura ed alla fruttificazione del pros- 
simo anno (la concimazione principale 
avverrà solo in aprile). 

Se avete delle plumerie in vaso ri- 
cordatevi che nelle zone a clima mite 
possono svernare anche all'aperto, ma 
in genere preferiscono una serra fredda 
o, in casa, una finestra molto luminosa 
esposta a sud o ad ovest (con una tem- 
peratura compresa tra i 7-8 e i 12° C); 
in questo modo la caduta delle foglie 
avviene in maniera naturale e si con- 
sente alla pianta di andare in riposo 
sino a febbraio-marzo. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



11 



Kjimakàmì 



\ ^rij/t 



J 



Interventi fitosanitari 

Per proteggere le piante sensibili 
alle basse temperature, portatele al 
chiuso per tempo, prima delle gelate. 
Controllate il loro apparato fogliare 
onde evitare che presenze anche mini- 
me di aleurodidi {Trialeurodes vapora- 
riorum e Bemisia tabaci) e di coccini- 
glie farinose (Planococcus cirri e 
Pseudococcus longispinus) possano poi 
originare forti infestazioni, soprattutto 
sulle piante poste in locali riscaldati. 
Se le piante risultano infestate sottopo- 
netele ad un trattamento con imidaclo- 
prid-17,8 (non classificato), alla dose di 
7 millilitri per 10 litri d'acqua. 

Le piante di geranio possono essere 
interessate da infestazioni di giovani 
larve della nottua Chrysodeixis chalcì- 
tes, facilmente eliminabili con la rac- 
colta a mano. Se notate germogli inte- 
ressati da fori e gallerie scavate nella 
parte midolla- 
re, asportateli 
e bruciateli in 
quanto posso- 
no ospitare 
larve del lepi- 
dotterò 
Cacyreus 
marshali, dif- 
fuso attual- 
mente nelle re- 
gioni centrali, 
in particolare 
nel Lazio e in 
Abruzzo. 




Se le vostre piante in 
vaso sono colpite da 
aleurodidi (1,5 mm) 
trattatele in tempo 
con prodotti a base di 
imidacloprid- 17,8 



PIANTE D'APPARTAMENTO 
Lavori 

Novembre e dicembre sono tra i 
mesi più a rischio per le piante d'appar- 
tamento: poca luce e sbalzi di tempera- 
tura in casa possono provocare il loro 
deperimento, con la formazione di brut- 
ti ingiallimenti alle foglie e di germogli 
deboli e sottili. 

Per crescere rigogliosamente le pian- 
te d'appartamento hanno bisogno di 
luce anche per 12-14 ore al giorno. 
Nelle stanze in cui sono collocate è 
spesso difficile avere tanta luce per la 
presenza di persiane, non sempre aper- 
te, e di tende (che possono ridurre la 
luce anche del 50%) e per l'esposizione 
stessa delle finestre che raramente è a 
sud. Allontanandosi poi da una finestra 
la luce diminuisce rapidamente (specie 
se lo spostamento è laterale alla stessa): 
se ci si allontana di oltre 2,5 metri, 
anche in linea retta, le condizioni di 
luminosità sono così scarse da permet- 




Per avere delle piante d'appartamento 
rigogliose come queste occorre assicu- 
rare loro moltissima luce, oltre a giuste 
innaffiature e concimazioni 

tere la vita solo ad un ristretto numero di 
piante d'appartamento. 

Le piante che hanno un alto fabbiso- 
gno di luce sono ad esempio l'anturio, 
l'asparago, il croton, il papiro, la stella 
di Natale, il ficus beniamino, la calan- 
coe; quelle che necessitano di meno 
luce sono YAechmea fasciata, l'asple- 
nio, il Cocos nucifera, le cordiline, la 
cicas, la dieffenbachia, l'aralia, il Ficus 
elastica, la peperomia, la schefflera e 
altre. 

Le piante che invece vegetano anche 
con poca luce sono ad esempio l'aglao- 
nema, l'aspidistra, la Billbergia nutans, 
il cisso, la dracaena, il Ficus lyrata ed il 
Ficus pumila, il Philodendron bipenna- 
tifidum ed il Philodendron scandens, lo 
spatifillo, il singonio. 

Se in casa si hanno delle piante che 
abbisognano di molta luce e quella 
naturale è insufficiente, dovete aiutarle 
con la luce artificiale, cercando di assi- 
curare ad ogni pianta la luminosità 
necessaria per la sua sopravvivenza. 

La migliore luce artificiale per le 
piante d'appartamento è fornita dalle 
lampade a luce fluorescente (reperibili 
nei più forniti garden center) che non 
producono calore e che devono essere 
posizionate ad almeno 40-50 centimetri 
di distanza dalle piante. 

Anche l'aria della casa ha una note- 
vole importanza per la buona salute 
delle piante. La maggioranza delle abi- 
tazioni infatti ha un'atmosfera troppo 
calda ed asciutta (le temperature più 
favorevoli sono in media comprese tra i 
18 e 24° C); per questo motivo fate in 
modo che l'ambiente non sia troppo 
secco. 

Per creare il microclima ideale si può 



ricorrere a semplicissimi e facili accor- 
gimenti, come ad esempio appoggiare il 
vaso su un sottovaso pieno di ghiaia o 
argilla espansa mantenuta bagnata, 
oppure collocare il vaso in uno più 
grande aggiungendo nell'intercapedine 
della torba umida, o ancora più sempli- 
cemente vaporizzare le piante con un 
fine getto d'acqua, possibilmente non 
calcarea perché alcune piante, come ad 
esempio la maranta e la calatea, si mac- 
chierebbero irreversibilmente. 

Le innaffiature del terriccio e le con- 
cimazioni sono operazioni che, soprat- 
tutto in questo periodo, vanno eseguite 
con oculatezza; ambedue dipendono dal 
tipo di pianta e dallo stadio vegetativo. 
Generalmente in novembre e dicembre 
le piante di origine tropicale si devono 
innaffiare con parsimonia dato che sono 
in riposo vegetativo (non si tratta di un 
vero e proprio riposo, ma si considera 
tale l'inverno poiché l'intensità lumino- 
sa più bassa rallenta il ciclo vegetativo). 
La dieffenbachia ed il ficus, ad esempio, 
si innaffiano una sola volta alla settima- 
na, in piccole dosi, facendo attenzione a 
non bagnare il fusto e togliendo l'acqua 
in eccesso dal sottovaso. 

Il filodendro in questi mesi va bagna- 
to poco e con acqua a temperatura 
ambiente, anche tiepida, mentre il tuto- 
re va tenuto sempre umido e le foglie 
spruzzate di frequente. Invece il ficus 
beniamino ha bisogno di molta umidità 
atmosferica e, se proprio non potete 
vaporizzare le foglie ogni giorno, 
appendete ai rami più robusti dei bic- 
chierini di plastica pieni d'acqua che 
evaporerà gradualmente. 

Le piante succulente non vanno mai 
bagnate dall'alto perché si potrebbero 
causare indesiderati e talvolta letali 
marciumi; è preferibile irrigare immer- 
gendo i vasi per breve tempo in reci- 
pienti pieni di acqua e lasciare asciuga- 
re il terriccio tra un'innaffiatura e l'altra 
(per maggiori informazioni sulle moda- 
lità d'irrigazione delle piante succulente 
e fiorite vedi il disegno riportato nella 
pagina a fianco). 

In inverno le concimazioni per le 
piante d'appartamento vanno effettuate 
con cautela. A parte quelle che fiorisco- 
no in dicembre, le altre sono in una fase 
di riposo, sebbene gli ambienti tiepidi le 
mantengono in vegetazione: una conci- 
mazione al mese sarà loro sufficiente 
vista la ridotta attività vegetativa. La 
monstera, ad esempio, soprattutto se di 
grandi dimensioni, va fertilizzata anche 
d'inverno ma con dosi ridotte ad 1/3 
rispetto a quelle rispettate nel periodo 
primaverile-estivo. Così anche piante 
tropicali come il filodendro, la chenzia, 
i ficus, le yucche, la dieffenbachia, ecc. 



12 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



\(^UùÉÉm 



j 



vanno concimate ogni quindici giorni 
circa con prodotti specifici per piante 
tropicali. 

Un discorso a parte meritano piante 
come la stella di Natale che va conci- 
mata una volta alla settimana con un 
prodotto specifico per piante fiorite e 
l'azalea che va fertilizzata ogni settima- 
na con un concime per acidofde (un 
buon prodotto è ad esempio il Gesal 
Piante Acidofde liquido). 

Concimate ogni 15 giorni le piante 
succulente in genere in modo da evitare 
l'impoverimento del terreno e le caren- 
ze minerali. Se si tratta di cactacee dalla 
fioritura invernale (come ad esempio le 
Mammillaria) e crassulacee (come ad 
esempio le calancoe) occorre seguire 
alcune regole fondamentali: in novem- 
bre portatele in un locale luminoso e 
non riscaldato (con temperatura di circa 
5° C) sospendendo le concimazioni ed 
innaffiandole con parsimonia in modo 
da stimolare la fioritura. 

A dicembre la calancoe, ad esempio. 
va portata in casa, concimata ogni 3 set- 
timane con un prodotto come il Gesal 
Concime Piante Grasse e sistemata in 
una posizione soleggiata in modo che 
prima della fine di febbraio formi i fiori. 

Interventi fìtosanitari 

I controlli sulla buona salute delle 
piante in casa saranno le occupazioni 
maggiori durante l'inverno. Siate scru- 
polosi nei controlli: quelle sul davanza- 
le (come la calancoe) non devono avere 
le foglie a contatto con il vetro delle 
finestre per non essere danneggiate dal 
freddo. 

La polvere tende ad opacizzare le 
foglie e ad ostruire gli stomi, perciò 
periodicamente pulite quelle delle pian- 
te a foglia lucida, non pelosa, come ad 
esempio la dracaena, il filodendro, il 
ficus, ecc. passando uno straccetto 
umido su ambedue le facce delle foglie. 
Ricorrete invece raramente al lucidante 




Come innaffiare le piante fiorite e succulente. / metodi per innaffiare ed umi- 
dificare l'atmosfera intorno ad una pianta fiorita sono diversi. l-Il ciclamino, 
ad esempio, va appoggiato su uno stato di 2-3 cm di argilla espansa che andrà 
mantenuta sempre umida. 2-Per l'azalea sarà buona cosa spruzzare acqua non 
calcarea direttamente sulla chioma. 3-Le bromelie, invece, vanno innaffiate 
direttamente nel «pozzetto» centrale. 4-Le piante succulente, infine, si devono 
inserire in un vaso più grande e si deve riempire l'intercapedine con della torba 
che andrà mantenuta moderatamente umida 




fogliare che rende le foglie brillanti e 
rallenta il depositarsi della polvere ma, 
se utilizzato più di una volta al mese, 
può essere dannoso. 

La carenza di luce si manifesta con 
un aspetto stentato e giallognolo, foglie 
piccole, internodi lunghi e ramificazio- 
ni deboli. Se notate sintomi di questo 
genere, spostate immediatamente la 
pianta in un ambiente più luminoso, 
arieggiato e umido. Di solito, queste 
condizioni esistono nella stanza da 
bagno, che può diventare un momenta- 
neo «ospedale». 

Se le foglie dell'azalea tendono ad 
accartocciarsi significa che l'umidità 
atmosferica non è sufficiente per cui 
occorre spruzzare acqua tiepida mattina 
e sera; invece se assumono un colore 
sbiadito ed ingialliscono mantenendo 
verdi le nervature, si tratta di clorosi 
ferrica dovuta ad eccesso di calcare nel 
terriccio. In questo caso è buona cosa 
somministrare, rispettando sempre e 
scrupolosamente le dosi riportate in eti- 
chetta, del chelato di ferro, facilmente 
reperibile nei più forniti garden center 
come negli empori agrari. 



Per mantenere 
fiorita a lungo la 
stella di Natale 
occorre concimarla 
una volta alla 
settimana con un 
prodotto specifico 
per piante fiorite. 
Se invece desiderate 
far colorare di rosso 
le brattee della 
vostra vecchia stella 
di Natale rileggete 
«i Lavori» di 
novembre-dicembre 
2001 a pag. 13 



Le azalee, come tutte le piante che 
vivono in ambienti in cui la circolazio- 
ne d'aria è ridotta per forza maggiore, 
possono ospitare inquilini sgraditi quali 
ragnetti rossi e mosche bianche. In via 
preventiva e come cura spruzzate il 
fogliame ogni 8-10 giorni con un pro- 
dotto specifico come ad esempio il 
Gesal Insetticida e Acaricida. 
Vaporizzate bene anche la pagina infe- 
riore delle foglie, mantenendo la bom- 
boletta a 40 cm di distanza dalla pianta. 

A cura di: Alberto Locatelli (Lavori: 
Tappeto erboso); Anna Furiant Pedoja 
(Lavori: Piante annuali, biennali e pe- 
renni - Rosai); Bruno Caraffìni (Lavo- 
ri: Piante acidofde - Bulbose e tubero- 
se); Maria Grazia Bellardi (Lavori: 
Siepi, arbusti e alberi - Piante in vaso - 
Lavori e interventi fìtosanitari: Piante 
d'appartamento); Aldo Pollini (Inter- 
venti fìtosanitari: Piante annuali, bien- 
nali e perenni - Piante acidofde - Bul- 
bose e tuberose - Rosai - Siepi, arbusti 
e alberi - Piante in vaso). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: molto tossico - tossico - nocivo 
- irritante - non classificato. L'aggiunta di 
bio, significa che l'antiparassitario è am- 
messo nell'agricoltura biologica. Ricordia- 
mo inoltre che gli antiparassitari contrasse- 
gnati come irritante e non classificato sono 
acquistabili da chiunque, anche senza il 
«patentino», che è invece richiesto per l'ac- 
quisto degli antiparassitari contrassegnati 
come molto tossico, tossico e nocivo, data 
la loro pericolosità. 

Sul numero 3/2001 di Vita in Campagna è 
pubblicato l'elenco dei prodotti fitosanilari 
consigliati (pagina 43) con la relativa tabella 
di miscibilità (pagina 47) e con i nomi com- 
merciali dei principi attivi (pagina 46). 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



13 



ORTAGGI 



Lavori 



Ortaggi in piena aria. Novembre V^ 
e dicembre spesso costringono 
l'orticoltore ad un forzato riposo 
perché durante questi due mesi di solito 
il tempo non è molto favorevole alle at- 
tività all'aperto, le giornate hanno po- 
che ore di luce e le colture attuabili so- 
no in numero ridotto. 

La sempre maggiore diffusione dei 
tunnel anche nei piccoli orti permette 
però, molto più che nel passato, di ef- 
fettuare coltivazioni pure nella stagione 
fredda. Per questo motivo, se non lo 
avete già fatto in ottobre, proteggete le 
colture che, se lasciate scoperte, non 
potrebbero essere utilizzate d'inverno 
(lattughe e radicchi da taglio, prezze- 
molo, ravanelli, ecc.). Riparate anche 
gli ortaggi che hanno bisogno di venir 
posti gradualmente in bianco (radicchi 
trevigiano e di Castelfranco, cardi, 
ecc.). Quando trasportate le piante dal 
pieno campo ai tunnel, prelevatele con 
abbondante pane di terra, pulitele da fo- 
glie e da altre parti guaste e ponetele le 
une accanto alle altre dentro un solco 
formato nel terreno smosso. 

Fate in modo di completare i lavori 
di protezione prima che inizino le gran- 
di e persistenti gelate. Sempre prima 
dei forti geli ultimate - in valle padana 
- le raccolte degli ortaggi del periodo 
più sensibili al freddo come cavolfiori, 
scarola, sedani ed altri. Potrete prolun- 
gare il tempo di utilizzazione anche di 
alcuni di questi prodotti dell'orto pro- 
teggendoli con dei piccoli tunnel. 

Per riparare diverse colture presenti 
nell'orto, quelle citate prima tranne in 
genere i cavoli - ma è possibile proteg- 
gere anche questi - senza usare struttu- 
re fisse e per un periodo abbastanza bre- 





ve (cioè per circa 2-3 settimane), pote- 
te adoperare veli di tessuto non tessuto 
posti direttamente sulle piante. E op- 
portuno però che stendiate i veli sulle 
aiole prima che inizino le brinate. 
Potete tenere il tessuto non tessuto a 
lungo (2 mesi e più) su varietà tardive di 
radicchio come il Chioggiotto tardivo- 
invernale, il veronese, il trevigiano tar- 
divo in attesa di imbianchimento, il 
prezzemolo, ecc. 

Se le condizioni del tempo lo con- 
sentono iniziate o continuate a sgombe- 
rare le aiole dai residui delle coltivazio- 
ni ormai ultimate e accingetevi ai lavori 
di letamazione e vangatura specialmen- 
te se il vostro orto ha un terreno pesan- 
te e compatto. 

A In tutti i casi bisogna che evitiate 
di lavorare terreni bagnati o molto 
umidi. Di qualsiasi tipo di suolo dispo- 
niate - ma questo è importantissimo in 
quelli pesanti e tendenti al compatto - è 
necessario che eseguiate i lavori di fon- 
do quando il terreno è «in tempera». 
Nei suoli in tempera l'umidità non è né 
troppo elevata (quindi non si impasta- 
no) né troppo bassa (e quindi non di- 
ventano polvere). Lo stato di tempera 
varia da terreno a terreno ed è stato va- 
lutato che possa corrispondere ad un 
contenuto in acqua del 40-50% facendo 
riferimento alla capacità di trattenere 
acqua del suolo stesso (capacità idrica). 
Quindi è necessario individuare il mo- 
mento più adatto per eseguire le lavora- 
zioni e se necessario rinviarle, oppure 
quando possibile anche anticiparle (ter- 
reni molto argillosi) a fine estate. 



La sempre maggiore diffusione dei Tunnel anche nei piccoli orti permette, molto 
più che in passato, di effettuare coltivazioni anche nella stagione fredda. Per que- 
sto motivo proteggete le colture che se lasciate scoperte non potreste utilizzare 



Vista la scarsità dei lavori che 
si possono effettuare in questo pe- 
riodo all'aperto procedete al rior- 
dino ed alla manutenzione di at- 
trezzi e materiali impiegati nella 
scorsa stagione produttiva. 
Compilate un elenco tanto di at- 
trezzi che dovrete sostituire che di ma- 
teriali di cui siete sfornirti e procedete, 
magari con gradualità, agli acquisti ne- 
cessari. 

Progettate poi il piano colturale sia 
per gli ortaggi di primo che di secondo 
raccolto aiutandovi con una piantina, 
possibilmente in scala, del vostro orto. 
Esaminate quindi con calma le varietà 
da coltivare per ogni singolo ortaggio e 
recatevi per tempo da più rivenditori di 
sementi per verificare il materiale di cui 
dispongono. Consultate se possibile i 
cataloghi di diverse ditte produttrici per 
allargare, eventualmente, il numero del- 
le varietà coltivate e/o per procurarvene 
di tolleranti o resistenti a malattie e 
parassiti. 

Scegliete con molta attenzione le va- 
rietà da mettere a dimora, perché da 
questa scelta spesso dipende la riuscita 
delle colture e poi preferire una varietà 
ad un' altra vuol dire disporre di prodot- 
ti finali anche molto diversi tra loro. Se 
lo ritenete opportuno o se nella vostra 
zona non riuscite a trovare le varietà de- 
siderate, effettuate senza problemi le 
ordinazioni a mezzo posta. I costi po- 
tranno risultare forse un po' superiori, 
ma i risultati in genere ripagheranno ab- 
bondantemente questa maggiore spesa. 
Qualora da soli non riusciate a raggiun- 
gere le quantità minime necessarie per 
l'invio, acquistate le sementi assieme 
ad altri orticoltori. 

Ortaggi in coltura protetta. Lo scorso 
anno (2001) si sono verificate nevicate 
nella prima quindicina di dicembre an- 
che in pianura padana. Se nevicasse 
sgomberate il più presto possibile dalla 
neve le protezioni per evitare danni alle 
strutture, ai teli di copertura ed alle col- 
tivazioni in atto. 

I pochi fortunati che dispongono di 
una piccola serra riscaldata possono ini- 
ziare già dalla fine di novembre la semi- 
na di ortaggi (lattuga a cappuccio, pepe- 
roni, melanzane) da collocare in seguito 
- producendo piantine con il pane di 
terra - sotto tunnel di grandi dimensio- 
ni a partire da metà marzo o prima nel 
caso della lattuga a cappuccio. 

Ricordate di arieggiare il più possi- 
bile i tunnel perché la condensa che si 
forma al loro interno può portare alla 
distruzione quasi totale delle colture; 
inoltre lasciandoli chiusi vi sarebbe uno 
sbalzo troppo forte tra le temperature 



14 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 



\ oìlo 



J 



Progetto di coltivazione di un piccolo orto di circa 27 metri quadrati 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di orto formato da 3 aiole, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento all'Italia 
centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 18 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 



e 



Come si presenta l'orto a fine novembre 




Lattuga e cico- 
ria da taglio- 
Vaierianella hj 


Prezzemolo- -lo 
Sedano „ 

n° sé | 






", 1— 1 1 AglÌ ° 




Radicchio da cespo jjy 


Verza ^ 


-*- - — in 8,00 - - 


-»■ 



Come si presenta l'orto a fine dicembre 



Lattuga e cico- 
ria da taglio- 9 
Vaierianella JL 


Prezzemolo- ' 
Sedano n 
11° * 




Porro ' 






Aglio 




Radicchio 
da cespo 


A 


Verza 


mi 






>■< 


1118.00 






— »n 



Stadio prevalente della coltura. 

I | = ortaggio in coltura protetta; 



= semina; 



= trapianto; 



= bifase dì coltivazione; 



infase di raccolta; 



I = aiolà libera in attesa dì coltivazione; ll°=secondo raccolto. 



Per l'impostazione generale dell'orto e la scelta delle colture si veda il numero 1/2002 a pag. 25-26. 
Invece per l'illustrazione dei criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni degli ortaggi si veda il n. 1/97 a pag. 23 

I lavori del bimestre 




Novembre. Aglio: in genere 
non sono necessari interventi di 
coltivazione nelle aiole in cui i 
piccoli bulbi sono germogliati e 
le piantine vegetano, date le 
basse temperature, piuttosto 
lentamente. Lattuga e cicoria 
da taglio, valerianella-1 (e col- 
ture protette): arieggiate costan- 
temente il tunnel per evitare 
l'affermarsi di marciumi. 
Irrigate sempre con ridottissime quantità d'acqua. Potete 
eseguire qualche raccolta. Porro: proseguite con terreno 
asciutto l'imbianchimento delle piante assolcandole. 
Procedete alle prime raccolte. Prezzemolo-I e sedano 11°: 
comportatevi come per la lattuga. Continuate, seppure in 
quantità limitate, le raccolte. Radìcchio da cespo: continua- 
te le raccolte. Di regola non sono più necessarie le irriga- 
zioni. Verza: continuate le raccolte che avete già iniziato 

durante il mese. Pure in questo 
caso non dovrebbe essere neces- 
sario irrigare. Aiole libere: ini- 
ziate o proseguite i lavori di 
sgombero delle aiole dai residui 
delle colture. Lavorate il terreno 
specialmente se disponete di un 
suolo pesante o tendente al com- 
patto ed interrate letame o com- 
post entrambi maturi. Al loro 
posto potete utilizzare il letame 




concentrato-essiccato (si trova nei negozi di articoli per il 
giardinaggio, negli empori di prodotti agricoli, ecc.). La 
concimazione organica dovrebbe essere destinata soprat- 
tutto a coImre esigenti (pomodoro, zucchino, ecc.) e a ter- 
reni poco fertili. 

Dicembre. Aglio: di regola non sono necessari interventi 
colturali. Lattuga e cicoria da taglio, vaierianella (e coltu- 
re protette): continuate ad arieg- 
giare con assiduità per eliminare 
la condensa che si forma dentro 
al tunnel. Irrigate solo in caso di 
assoluta necessità. Potete effet- 
tuare qualche raccolta. Porro: 
raccogliete, ma solo se il terreno 
non è eccessivamente bagnato. 
Prezzemolo e sedano 11°: ese- 
guite gli stessi interventi indicati 
per la lattuga. Continuate a rac- 
cogliere in piccole quantità. 
Radicchio da cespo: continuate 

le raccolte. Se lo ritenete opportuno coprite le aiole con tes- 
suto non tessuto per difendere in modo più appropriato le 
piante dai freddi. Verza-3: continuate le raccolte a seconda 
delle necessità e della maturità delle «teste». Aiole libere: 
in genere le condizioni del tempo sconsighano le lavorazio- 
ni del terreno (suoli compatti). È infatti opportuno che non 
lavoriate il terreno bagnato perché peggiorerebbe la struttu- 
ra del terreno (cioè il suo stato fisico); è inoltre necessario 
uno sforzo maggiore per compiere le lavorazioni. 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I i/2002 



15 



"V 



Q, 'ette 



J 



della notte e quelle del giorno special- 
mente quando le giornate sono serene e 
ventilate. 

A Non aprite i tunnel solo con tem- 
perature sotto lo zero o nel caso si 
verifichino precipitazioni. 

Se tenete sotto tunnel ortaggi come 
radicchi in attesa di imbianchimento e 
porri potete invece lasciare le protezio- 
ni sempre aperte da entrambi lati. 

Su alcune coltivazioni (valerianella, 
radicchio da taglio, rucola, ecc.) per 
cercare di limitare ulteriormente i danni 
da gocciolamento, potete stendere sulle 
aiole un velo di tessuto non tessuto to- 
gliendolo però durante il giorno per far 
asciugare le piante e permettere loro di 
prendere più luce possibile. Il tessuto 
non tessuto permette anche di anticipa- 
re ulteriormente la produzione perché 
aumenta la temperatura a livello del 
suolo. 

Se le coltivazioni avessero bisogno 
di essere irrigate, distribuite acqua in 
quantità molto limitate ed in giornate 
soleggiate in modo che, aprendo i tun- 
nel e arieggiando abbondantemente, la 
vegetazione possa asciugarsi. Cercate 
comunque di non bagnare le foglie e 
usate, come più volte indicato, acqua a 
temperatura ambiente (tenete sotto tun- 
nel i contenitori sempre colmi). 

Utilizzo del compost. Durante i lavori 
di fondo del terreno utilizzate il compost 
come indicato ne «i Lavori» di settem- 
bre-ottobre. 

Potete adoperare il compost maturo 
(almeno di 12 mesi, ma anche di 18 e 
più) pure neh' impianto di alberi (anche 
da fratto) e arbusti ponendo 5-10 centi- 
metri di compost nel fondo delle buche. 
Se disponete di piante con radici nude 
assicuratevi che il compost sia veramen- 
te ben maturo altrimenti, prima della 
messa a dimora, coprite il compost stes- 
so con terra fine. 

Se dovete mettere a coltura un'area 
vicino ad una casa di recente costruzio- 
ne o avete eseguito spostamenti di con- 
siderevoli quantità di terreno portando- 
ne in superficie di poco fertile oppure 
ancora nei suoli di nuova coltivazione, 
potete adoperare anche compost abba- 
stanza fresco (4-5 mesi dalla formazio- 
ne del cumulo) e solo grossolanamente 
vagliato. Può risultare necessario impie- 
garne quantità elevate (10-15 chilo- 
grammi per metro quadro) sia per arric- 
chire il suolo in elementi nutritivi sia, 
soprattutto, per migliorare lo stato fisico 
e rendere attivi gli organismi che si tro- 
vano nel suolo stesso. 

Prima di spargere il compost livellate 
accuratamente il terreno in superficie 
assicurandovi che l'acqua sgrondi e to- 




Nelle carciofaie tardive può risultare 
utile eseguire una leggera sarchiatura 
tra le file alfine eli eliminare le erbe in- 
festanti a ciclo autunno-vernino 

gliendo i residui delle costruzioni, sassi 
ed altro materiale. Possibilmente ese- 
guite una prima lavorazione per arieg- 
giare il terreno e asportare i residui che 
lo strato lavorabile contiene. Spargete 
quindi con uniformità il compost e inter- 
ratelo, con un'altra lavorazione, nei pri- 
mi 20 centimetri circa di terreno. Questo 
lavoro è piuttosto impegnativo, ma rap- 
presenta la base per la riuscita delle col- 
tivazioni sia che si voglia destinare la 
superficie a colture orticole o a piante 
erbacee da fiore, sia che si desideri rea- 
lizzare un prato ornamentale oppure un 
fruttetto o un vigneto. 



Aglio, cipolla bianca, porro. 

Proseguite, nel mese di novembre, il 
trapianto dei piccoli bulbi di aglio, ma 
in pianura padana solo nelle località a 
clima più mite. 

Di solito nelle coltura di cipolla 
bianca non si esegue alcun lavoro. 
Continuate l'imbianchimento dei poni, 
se il terreno non è bagnato, tramite la ri- 
calzatura delle piante e raccogliete. 

Asparago. Tagliate, portate fuori 
dalle coltivazioni e bruciate, con pru- 
denza e nel rispetto delle disposizioni 
locali, la vegetazione esaurita. Se le 
condizioni del terreno lo consentono 
aprite con cautela un solco sulla fila e 
distribuite letame o compost maturo. 

Bietola da coste e da orto. Soprat- 
tutto in novembre effettuate le ultime 
raccolte di bietole da coste. Di regola la 
coltura della bietola da orto di secondo 
raccolto in questo periodo è ultimata. 

Carciofo. Le carciofaie nei mesi di 
novembre e dicembre, indipendente- 
mente dalle varietà (precoci, medio-pre- 



coci, tardive) non richiedono specifiche 
operazioni colturali. 

Negli ambienti meridionali è pratica 
comune anticipare l'epoca del «risve- 
glio» vegetativo delle piante mediante 
l'irrigazione nei mesi estivi (il ciclo bio- 
logico naturale del carciofo inizia con le 
abbondanti piogge autunnali e termina 
con i primi caldi primaverili, successi- 
vamente la pianta entra in riposo vegeta- 
tivo) allo scopo di ottenere un anticipo 
di produzione. Di conseguenza se viene 
anticipato il risveglio e l'autunno ha de- 
corso siccitoso, bisogna intervenire con 
irrigazioni di soccorso. Si ricorda che 
gli stress idrici possono pregiudicare la 
quantità e la qualità della produzione, 
pertanto in mancanza di piogge, anche 
nel mese di novembre, può essere ne- 
cessaria la pratica irrigua al fine di ga- 
rantire una continua umidità del terreno. 

In questi mesi le piantagioni realiz- 
zate con varietà precoci o medio-preco- 
ci sono in produzione e, essendo questa 
scalare, la raccolta non avviene in una 
sola passata, ma quando i carciofi hanno 
raggiunto le dimensioni tipiche della va- 
rietà; generalmente tra una raccolta e 
l'altra bisogna attendere circa dieci 
giorni. 

Questa operazione si deve eseguire a 
mano, asportando con un coltello i ca- 
polini con una porzione di stelo lunga 
circa dieci centimetri ed eseguendo un 
taglio trasversale (a becco di flauto). 

Nel meridione anche nel mese di no- 
vembre possono verificarsi giornate cal- 
de, in questi casi è consigliabile effet- 
tuare le operazioni di raccolta nelle pri- 
me ore della giornata ed evitare l'insola- 
zione del prodotto a raccolta avvenuta. 

Nella carciofaie tardive, che entrano 
in produzione nel mese di maggio (car- 
ciofo di Roma o romanesco), nei primi 
giorni di novembre può risultare utile 
eseguire una leggera sarchiatura tra le fi- 
le al fine di eliminare le erbe infestanti a 
ciclo autunno-vernino che, entrando in 
competizione con le piante di carciofo, 
portano molto spesso alla diminuzione 
della produzione; le stesse operazioni 
vanno eseguite nelle giovani carciofaie 
impiantate a settembre. 

Quando la carciofaia viene impianta- 
ta in autunno (vedi «i Lavori» di settem- 
bre-ottobre, pag. 19), a distanza di circa 
un mese dal trapianto si rende necessa- 
ria un'accurata rincalzatura (consiste 
nel portare del terreno alla base della 
pianta) delle giovani piante al fine di li- 
mitare gli eventuali danni dovuti alle 
basse temperature invernali. 

Nelle carciofaie in produzione non si 
eseguono specifici interventi finalizzati 
a preservare le piante dalle basse tempe- 
rature; buona norma sarebbe quella di 



16 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 



Okfo 



J 



non eccedere nelle concimazioni azota- 
te di settembre-ottobre (vedi «i Lavori» 
di settembre-ottobre), che rendono le 
piante più suscettibili alle gelate. È 
quindi fondamentale eseguire nei mesi 
precedenti una concimazione equilibra- 
ta, non trascurando la concimazione a 
base di fosforo e potassio (vedi «i 



Lavori» di luglio-agosto) perché questi 
due elementi, aumentando la concentra- 
zione dei succhi cellulari, favoriscono 
una certa resistenza al freddo. 

Cardo. In novembre iniziate o prose- 
guite l'imbianchimento e l'utilizzazione 
del prodotto, utilizzazione che di solito 
raggiunge il suo massimo in dicembre. 



Carota. Proseguite con le raccolte 
specialmente in novembre. Se volete, a 
metà novembre primi di dicembre, pote- 
te proteggere le aiole con paglia o foglie 
secche. Solamente nelle località più 
fredde eseguite la raccolta prima degli 
intensi periodi di gelo e conservate le ca- 
rote in cassette con sabbia o torba. 



Progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 metri quadrati 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di orto formato da 10 aiole, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento all'Italia 
centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 18 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 

E 
A 



Come si presenta l'orto a fine novembre 



Come si presenta l'orto a fine dicembre 




Cavolo verza 



4 Aglio 



Cipolla bianca 



Radicchio 
da cespo 



Spinacio 




Carota 



Cicoria da rt ^ - 

7 taglio-Rucola- 



Valeri anella 



VJ 




, Cavolo 
1 cappuccio 



Indivia riccia 
e scarola 



':',''■ 



Lattuga da «P 

taglio-Ravanello M 



IO 



Cavolfiore 

e cavolo broccolo 




Porro 



ni 8.00 



Cavolo verza 



4 Aalio 



Cipolla bianca 



Radicchio 
da cespo 



Spinacio 




Cicoria da *<| 

7 taglio-Rucola- 
Valerianella 



n Lattuga da 

taglio-Ravanello 9ft 




Porro ria» 



ni 8,00 



Vi proponiamo il progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 metri quadrati, adatto alle esigenze di una fa- 
miglia di quattro persone. Ogni bimestre aggiorneremo il nostro progetto indicando in quale fase si trovano le colture che 
proponiamo. 



m 



Stadio prevalente della coltura. jg. = sem ina; Wf -trapianto; ^jp-= in fase dì coltivazione; lallf = in fase di raccolta; 
\ | = ortaggio in coltura protetta; [ ^ = aiolà libera in attesa di coltivazione. 

Per l'illustrazione dei criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni degli ortaggi sì veda il n. 1/97 a pag. 23 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



17 



V 



(Mg 



j 



Catalogna. Vedi radicchio. 

Cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo 
cappuccio, cavolo di Bruxelles, cavolo 
verza. In pianura padana raccogliete i 
cavolfiori prima delle grandi gelate, al- 
trimenti le «teste» possono subire gravi 
danni. Per difenderle dal freddo e dalle 
brinate per un breve periodo, raddrizza- 
te e riunite le foglie legandole sopra le 
teste stesse. 

Eseguite la raccolta di tutti gli altri 
cavoli iniziando dalle varietà autunnali 
per passare poi a quelle invernali. Per 
quanto riguarda la raccolta, per separa- 
re la «palla» dalle foglie esterne, impie- 
gate un coltello a lama lunga. I cavolini 
di Bruxelles invece si staccano con le 
mani o con un coltellino. 

Cicoria. Vedi radicchio. 

Cipolla. Vedi aglio. 

Finocchio. In pianura padana racco- 
gliete tutte le piante prima delle grandi 
gelate (in media verso la metà di no- 
vembre). Per prolungare il periodo di 
utilizzazione potete ricoverare almeno 
parte delle piante, raccolte con abbon- 
dante pane di terra, sotto un tunnel che 
dovrà venire molto arieggiato. 

Fragola. In questo periodo i lavori 
nelle aiole di fragole sono ridotti al mi- 
nimo. Asportate le eventuali piante in- 
festanti sviluppatesi nei fori della pac- 
ciamatura e togliete i fiori e frutti che 
non matureranno - qualora si fossero 
formati - alle piante che dovranno pro- 
durre nella prossima primavera. 

Indivia riccia e scarola. In novembre 
eseguite l'imbianchimento a mezzo le- 
gatura dei cespi (indivia riccia), ma sola- 
mente quando le foglie sono asciutte. 
Procedete alla raccolta. Volendo, proteg- 
gete in modo provvisorio le aiole per 
mezzo di piccoli tunnel o con tessuto 
non tessuto, oppure, anche in questo ca- 
so, portate le piante con abbondante pa- 
ne di terra sotto le protezioni. In dicem- 
bre di solito, in pianura padana, termina- 
no le raccolte. 

Lattuga a cappuccio e da taglio. 
Volendo, in dicembre potete iniziare la 
semina in coltura protetta riscaldata 
(ma non oltre i 18° C) di varietà a 
cappuccio, idonee ad essere trapiantate 
in febbraio sotto tunnel, ad esempio 
Perlina, Cambria, Norma, Dustin, 
Coralis, Redcross (a foglie rosse) tutte a 
cappuccio. 

Con tecnica simile a quella della lat- 
tuga a cappuccio potete coltivare alcune 
varietà - e selezioni - usate per il taglio 
che però formano un cespo in genere 
abbondante ma piuttosto aperto come 
ad esempio Salad bowl, Lollo bionda (a 
foglie verdi), Red salad bowl, Red 
head, Lollo rossa (foglie rosse). La stes- 
sa considerazione vale per la lattuga 



Ne «i Lavori» e nei calendari in genere 
che vengono pubblicati su Vita in Cam- 
pagna ci si riferisce al clima della pia- 
nura padana (0). Orientativamente i 
lettori delle zone a clima più mite do- 
vranno anticipare le pratiche colturali 
fino a 25-30 giorni (Sicilia -25/30). In 
ogni caso queste indicazioni vanno 
prese in modo molto elastico; ad esem- 
pio il pisello, che in pianura padana di 
regola non si semina in dicembre, nelle 
zone più miti del meridione può essere 
seminato in questo mese senza proble- 
mi. L'anticipo così è anche superiore ai 
25-30 giorni dato che, sempre in pianu- 
ra padana, le semine stesse non ripren- 
dono prima di metà febbraio 



+10/20 ■ 

-05/10 | | 
-10/20 f I 
-20/25 WBI 
-20/30 I I 
-25/30 WM 




detta Gentilina o Gentile. 

Raccogliete sotto protezioni la lattu- 
ga da taglio e seminatela, sempre in col- 
tura protetta, tranne nel caso in cui si 
verifichino lunghi periodi freddi e per- 
turbati. 

Melanzana e peperone. Nei primi 
giorni di novembre potete effettuare an- 
cora qualche raccolta di melanzana se 
non si verificano gelate. 

Dalla terza decade di dicembre pote- 
te iniziare la semina in coltura protetta 
riscaldata per produrre piantine da met- 
tere a dimora attorno a metà marzo sot- 
to ampi tunnel. 

Se desiderate esemplari piuttosto 
sviluppati - effettuando la coltura in va- 
si da 12-14 cm di diametro - è necessa- 
rio che seminiate ai primi di dicembre o 
a fine novembre. 

Alcune varietà di melanzane adatte 
alla coltura protetta sono: tipo Baluroi, 
Maria, Talina, Melana, Avan, Mirabel- 




Seinpre ai primi di novembre, se l'an- 
damento stagionale non presenta gela- 
te, effettuate con delle forbici ben affi- 
late le ultime raccolte di peperone 



le, Dra 1225 (lunghe); Bonica, Galine, 
DRA 1229, Tirrenia, Tasca, Otelo (ova- 
li); Rondona (tondo-ovale, piriforme); 
Purpura, Birgah. Beatrice (tipo violetta 
di Firenze). 

In novembre eseguite pure le ultime 
raccolte di peperone. In seguito, e cioè a 
fine novembre-prima decade di dicem- 
bre, seminate come indicato per la me- 
lanzana. 

Le varietà di peperone che si sono 
diffuse negli utimi anni sono: tra quelle 
a frutto quadrato, Sereno, Amato, 
Cubor (gialli), Ambar, Ghibli, Denver, 
Explorer (rossi); tra quelle a frutto mez- 
zo lungo, Cancun, Livor, Magnigold, 
Senor, Pablor (gialli), Atol, Adrian, 
Volga (rossi); tra quelle a frutto allun- 
gato, Valdor, Sandokan, Lux (gialli), 
Mariner, Gordo, Domingo, Florian 
(rossi). 

Patata. Continuate i controlli dei tu- 
beri immagazzinati ed eliminate quelli 
che si fossero guastati. Per una buona 
conservazione delle patate la tempera- 
tura dell'ambiente non deve scendere 
sotto i 3-4° C. 

Peperone. Vedi melanzana. 

Pisello. In novembre seminate, ma 
solo in posizioni a clima mite, altrimen- 
ti rinviate le semine a fine inverno. Le 
varietà a seme tondo pare abbiano, in 
media, un po' più di resistenza alle bas- 
se temperature rispetto a quelle con se- 
me rugoso. 

Porro. Vedi aglio. 

Prezzemolo e sedano. In novembre 
proteggete le coImre di prezzemolo dal- 
le gelate e raccogliete. Se necessario ir- 
rigate con cautela impiegando limitate 
quantità d'acqua. In dicembre racco- 
gliete sempre in coltura protetta. 

In novembre proteggete le colture di 
sedano dal gelo; potete trasferire le 
piante dal pieno campo raccogliendole 
con abbondante pane di terra. Per com- 



18 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 



r 



àk 



j 



piere questo lavoro adoperate di prefe- 
renza una vanga con lama ad estremità 
arrotondata. 

Se necessario ponete il sedano in 
bianco prima di consumarlo. In dicem- 
bre continuate l'utilizzazione delle 
piante ricoverate sotto protezioni. 

Radicchio, cicoria e catalogna. 
Effettuate l'imbianchimento dei radic- 
chi che lo richiedono (trevigiano, di 
Castelfranco ed anche veronese). 

Prima delle forti e prolungate gelate 
proteggete (a mezzo di piccoli tunnel 
aperti da entrambi i lati o con tessuto 
non tessuto) tanto i tipi che verranno po- 
sti in bianco con gradualità, quanto i tipi 
chioggiotti e pan di zucchero per pro- 
lungarne l'utilizzazione. 

Potete raccogliere ancora la catalo- 
gna - soprattutto in novembre - e, sotto 
tunnel, le varietà di cicoria da taglio. 

Se lo ritenete opportuno seminate, 
preferibilmente a righe e sempre in col- 
tura protetta, le varietà da taglio e da co- 
gliere. Rinviate le semine se si verificas- 
sero periodi a lungo freddi e perturbati. 

Ravanello. Seminate, ma unicamen- 
te in coltura protetta. Scegliete di prefe- 
renza varietà adatte a questo tipo di col- 
tura, come ad esempio Saxa sei. Serra, 
Cherry belle, Foxy red, Tarzan, Poker, 
Jolly. Anche in questo caso, se necessa- 
rio, rinviate le semine. 

Raccogliete, sempre sotto protezio- 
ni, nelle aiole seminate a metà settem- 
bre-primi di ottobre. 

Rucola. Vedi valerianella. 

Scarola. Vedi indivia riccia. 

Sedano. Vedi prezzemolo. 

Spinacio. Raccogliete le varietà a ci- 
clo autunno-invernale possibilmente 
prima delle grandi gelate. 

Valerianella e rucola. Solo se vera- 
mente necessario irrigate entrambe le 
colture con limitate quantità di acqua. 
Potete ancora eseguire semine di rucola 
in coltura protetta, meglio se a righe. 
Raccogliete, ugualmente sotto prote- 
zioni. 

Seminate (novembre) ed anche rac- 
cogliete la valerianella (semine di fine 
agosto-settembre), solo però in coltura 
protetta. 

Interventi fitosanitari 



Le semine di novembre (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pagina 18) 


Periodo 


Ortaggio 


Quantità 
di seme 

g/m 2 


Semi per 
grammo 

n. 


Durata 
della coltura 

giorni (') 


Per tutto il mese 
(solo in colture 
protette) 


Lattuga da taglio 
Cicoria da taglio 
Ravanello 
Rucola 
Valerianella 


6-10 

6-8 
1,5-2,5 
0,5-1,0 

1-1,5 


800 
600-750 
80-120 

500 
600-1000 


50-80 
60-80(150) 
25-40 (70) 
40-70 (90) 
70-90(150) 


Solo posizioni a 
clima mite 


Pisello 


10-20 


2-6 


60-150(210) 


(') Numero approssimativo dei giorni che vanno dalla semina (germinazione del seme) alla raccolta. I 
dati tra parentesi riguardano le colture che si attuano in condizioni non ottimali o che devono trascor- 
rere nel terreno la stagione autunno-invernale. 



I trapianti di novembre (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pagina 1 8) 


Periodo 


Ortaggio 


Distanze d'impianto 


tra le file 

cm 


sulla fila 

cm 


Solo posizioni a clima mite 


Aglio (') 


25-40 


10 15 


(') Il ciclo di coltiva/ione dell'aglio dura, iniziando la coltura in autunno, 240-270 giorni, mentre parten- 
do da fine febbraio si riduce a 140-160 giorni. 



Le semine di dicembre (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pagina 18) 


Periodo 


Ortaggio 


Quantità 
di seme 

g/m : 


Semi per 
grammo 

n. 


Durata 
della coltura 

giorni (') 


Dai primi del me- 
se (solo in colture 
protette riscaldate) 


Lattuga a cappuccio 
Peperone 


0,3-0.4 (-) 
1,5-2,0 


800 
140-150 


70-100(130) 
170-240 


Dalla terza decade 
(solo in colture 
protette riscaldate) 


Melanzana 


1,2-1,5 


200-220 


150-240 


In colture protette 
(tranne se si verifi- 
cano periodi molto 
freddi e perturbali) 


Lattuga da taglio 
Cicoria da taglio 
Ravanello 
Rucola 


8 IO 

7-8 
1,5-2,5 
0,5-1,0 


800 
600-750 
80-120 

500 


50-80 
60-80(150) 

25-40 (70) 
40-70 (90) 


( ') Numero approssimativo dei giorni che vanno dalla semina (germinazione del seme) alla raccolta. I da- 
ti tra parentesi riguardano le colture che si attuano in condizioni non ottimali o che devono trascorrere 
nel terreno la stagione invernale. 

( 3 ) Quantità da seminare in cassettine (polistirolo) di cm 30x50 impiegando l'apposito terriccio per semine. 
In questo periodo conviene, per ottenere un limitato numero di piante, la semina in cassettine ed il succes- 
sivo trapianto in contenitori alveolari al fine di usufruire al meglio dello spazio riscaldato a disposizione. La 
semina diretta in contenitore richiederebbe infatti una superfìcie riscaldata notevolmente più ampia. 



Durante i mesi autunnali, soprattutto 
se l'andamento stagionale decorre umi- 
do e piovoso, possono svilupparsi mar- 
ciumi molli batterici causati da Erwinia 
carotovora a carico di cardi, sedani e fi- 
nocchi, nonché da Pseudomonas cicho- 
rii e Xanthomonas campestris pv. vitians 
su lattughe e scarole. 

Asportate ed allontanate le piante 
colpite onde evitare il propagarsi delle 



infezioni. 

Comunissimi sono i danni compiuti 
dalle limacce sugli ortaggi a foglia (insa- 
late e spinaci), contro le quali potete uti- 
lizzare esche commerciali a base di me- 
tiocarb-1 (non classificato), distribuen- 
dole in piccoli mucchietti sul terreno e 
proteggendole con un coccio di vaso per 
evitare che vengano rapidamente degra- 
date dagli agenti atmosferici. 



PIANTE AROMATICHE 
E OFFICINALI 

(vedi illustrazioni ne «i Lavori» 

di gennaio-febbraio, suppl. 

aln. 1/2002, pag. 24) 

Lavori 

Siamo nei mesi centrali dell'autun- 
no, il pallido sole e le giornate sempre 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



19 



V 



tòt» 



J 



più corte lasciano sempre meno spazio 
per i lavori nell'orto; le piogge e le neb- 
bie spesso persistenti inumidiscono il 
terreno rendendo sempre più difficolto- 
se, se non impossibili, le lavorazioni. 

Le temperature si abbassano decisa- 
mente ed in particolare nel mese di di- 
cembre scendono per periodi anche lun- 
ghi costantemente sotto lo zero; la vita 
delle piante officinali sembra fermarsi 
sotto la morsa del gelo e della neve. 

Le foglie e tutta la parte aerea si sec- 
cano; quest'ultima poi si ripiega su se 
stessa diventando una sorta di «cappel- 
lo» a protezione delle gemme che si tro- 
vano al colletto della pianta: è una sorta 
di pacciamatura naturale che preserva 
gli organi vitali dal freddo. Tutta l'attivi- 
tà si trasferisce a livello delle radici che 



hanno accumulato le sostanze di riserva 
in attesa della primavera. 

I lavori si limitano, quindi, al con- 
trollo dello sgrondo dell'acqua e all'e- 
ventuale sistemazione di protezioni ade- 
guate (vedi i precedenti supplementi de 
«i Lavori») se necessarie. 

Qualora aveste delle piante in vaso è 
bene ripararle sotto delle tettoie o, me- 
glio ancora, in locali luminosi non ri- 
scaldati o in serra: durante tutto il perio- 
do autunnale ed invernale le innaffiature 
di queste piante in vaso dovranno essere 
estremamente limitate, tali da non inter- 
rompere il periodo di riposo delle piante 
stesse. 

Calendula. Curate le giovani pianti- 
ne ottenute dalle semine effettuate nei 
mesi di settembre-ottobre; nel caso in 



Cosa sono i concimi organo-minerali 



minuTi - min 




Mantenere la fertilità del terreno, specialmente quan- 
do questo viene intensamente sfruttato come nel caso 
A DUNG 5.12+10 dei piccoli orti, non sempre è facile soprattutto quando 
non si dispone di letame o compost. Anche recenti stu- 
di hanno confermato l'importanza di questi apporti e 
messo in evidenza che in suoli regolarmente arricchiti 
con sostanza organica le piante si difendono meglio 
anche dalle malattie che si trovano nel terreno. Per un 
piccolo coltivatore molte volte è però difficile procu- 
rarsi il letame o, talora, produrre il compost. Però è 
possibile trovare, con sempre maggiore frequenza, 
presso i rivenditori di prodotti per l'agricoltura, conci- 
mi sìa organici che organo-minerali. Questi due grup- 
pi di fertilizzanti non sono in grado dì sostituire a pie- 
no il letame o il compost, specialmente perché vengo- 
no utilizzati in quantitativi molto più ridotti; tuttavia la loro distribuzione re- 
golare può risultare positiva per le colture. 1 concimi organo -mine redi - pro- 
babilmente poco conosciuti dai piccoli produttori - sono composti da sostan- 
za organica, che è prevalente, e da prodotti di orìgine minerale. Il fatto che gli 
elementi minerali siano legati alla sostanza organica diminuisce la possibili- 
tà che tali elementi (specialmente l'azoto) siano portati via - cioè dilavati - 
dalle piogge e dalle irrigazioni, con risvolti positivi quindi anche per la sal- 
vaguardia dell 'ambiente. Questo non significa che la loro azione sia sempre 
lenta perché la componente minerale viene talora, almeno in parte, ceduta 
abbastanza velocemente; alcuni di questi concimi infatti potrebbero venire 
impiegati pure nelle colture in atto (in copertura). 

Le dosi di impiego sono variabili in rapporto alle coltivazioni in cui vengono 
utilizzati ed alla loro composizione (in media 8-12 chili per 100 metri qua- 
drati ma, prima dell'impiego, è necessario leggere attentamente le istruzioni 
riportate sulle confezioni). Sono disponibili anche in sacchi da 25 chili e quin- 
di anche un piccolo coltivatore può usufruirne senza particolari problemi. 
Dati i materiali da cui derivano (cioè ad esempio letami di varia origine, fo- 
sfato naturale tenero, ecc.), alcuni di questi concimi possono venire adopera- 
ti pure nelle colture organiche (biologiche). Per procurarsi questi prodotti ci 
si può rivolgere ad empori di prodotti per l 'agricoltura (si consultino anche le 
Pagine Gialle Lavoro alla voce Agricoltura-Attrezzi, prodotti e forniture) e ai 
negozi più riforniti dì articoli per il giardinaggio. 

La legge definisce come concime organo-minerale il prodotto ottenuto per 
reazione o miscela di uno o più concimi organici e/o di torba con speciali ca- 
ratteristiche, con uno o più concimi minerali semplici oppure composti (legge 
748/84). 



cui presentassero il primo bocciolo ese- 
guite una cimatura che, rinforzando la 
pianta, stimolerà l'accestimento con l'e- 
missione di numerosi getti laterali. 

Camomilla romana. Se disponete di 
un luogo protetto in cui far svernare le 
piantine potete provvedere alla divisio- 
ne dei cespi ricordando che da un buon 
cespo di camomilla romana si possono 
ottenere in media 8-10 nuove piante; se 
ciò non è possibile lasciate questa ope- 
razione per l'inizio della primavera 
prossima. 

In ogni caso proteggete le piante in 
pieno campo con una pacciamatura uti- 
lizzando tessuto non tessuto o paglia di 
frumento. 

Ruta. L'unico intervento necessario 
è l'eliminazione di tutte le porzioni sec- 
che o malate. 

Issopo. La pianta adulta dell'issopo 
non necessita di molta disponibilità 
d'acqua e preferisce i terreni asciutti e 
soleggiati; controllate ed eliminate i ri- 
stagni d'acqua che potrebbero compro- 
mettere la sopravvivenza della pianta 
stessa. 

Maggiorana. Un leggero rincalzo è 
utile per aiutare la pianta a superare i 
grandi freddi e per un migliore accesti- 
mento; controllate i canali di sgrondo 
delle acque. 

Timo. La tendenza all'emissione di 
radici dai rametti legnosi del timo è 
molto alta, ragion per cui è indispensa- 
bile intervenire con un rincalzo se si vo- 
gliono ottenere cespi sempre più grossi 
e vigorosi. 

Interventi fitosanitari. Nessuno. 

A cura di: Silvio Caltran (Lavori: Or- 
taggi); Sandra Iacovone (Lavori: Car- 
ciofo); Aldo Pollini (Interventi fitosani- 
tari: Ortaggi); Lorenzo Roccabruna 
(Lavori e interventi fitosanitari: Piante 
aromatiche e officinali). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo", molto tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di 
bio, significa che l'antiparassitario è am- 
messo nell'agricoltura biologica. 
Ricordiamo inoltre che gli antiparassitari 
contrassegnati come irritante e non classifi- 
cato sono acquistabili da chiunque, anche 
senza il «patentino», che è invece richiesto 
per l'acquisto degli antiparassitari con- 
trassegnati come molto tossico, tossico e no- 
civo, data la loro pericolosità. 
Sul numero 3/2001 di Vita in Campagna è 
pubblicato l'elenco dei prodotti fitosanitari 
consigliati (pagina 43) con la relativa tabella 
di miscibilità (pagina 47) e con i nomi com- 
merciali dei principi attivi (pagina 46). 



20 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



LAVORI COMUNI 
A TUTTE LE SPECIE 



Ne «i Lavori» di settembre-ot- \^_ 
tobre sono state date diverse pre- 
cise indicazioni per la preparazio- 
ne del terreno in vista di nuove pianta- 
gioni; chi non avesse ancora provvedu- 
to, si affretti in modo da approfittare 
delle migliori giornate autunnali per 
una preparazione razionale. 

Gli interventi abituali del mese di 
novembre per gli alberi già a dimora ri- 
guardano innanzitutto la distribuzione 
dei concimi fosfopotassici ed organici 
sui terreni inerbiti; le piogge che di so- 
lito si verificano in autunno facilitano il 
trasferimento degli elementi nutritivi, 
attraverso il cotico erboso, verso le ra- 
dichette assorbenti degli alberi; l'eleva- 
ta umidità dell'aria e le basse tempera- 
ture impediscono o almeno limitano il 
disperdersi di sostanze nell'atmosfera. 

Anche per quanto riguarda i terreni 
abitualmente lavorati, specialmente se 
tendenzialmente compatti, può essere 
opportuna questa distribuzione, che 
conviene effettuare con una lavorazione 
un po' più profonda del solito nel caso 
si tema la formazione della «suola di la- 
vorazione» (vedi Vita in Campagna n. 
7-8/2002, a pag. 30). 

Per quanto riguarda la distribuzione 
dei concimi alle piante singole adulte, 
lasciate libero un raggio di una ventina 
di centimetri vicino al tronco e spargete 
il concime per un raggio di due-tre me- 
tri o anche più a seconda delle dimen- 
sioni dell'albero. 

Nei terreni di medio impasto può es- 
sere opportuno rimandare la concima- 
zione potassica alla fine dell'inverno, 
essendo il potassio trattenuto meno del 
fosforo dal potere assorbente del terre- 
no, per cui potrebbe essere con una cer- 
ta facilità dilavato dalle piogge. 

Nei terreni sciolti, sabbiosi, il cui po- 
tere assorbente è molto scarso anche nei 
riguardi del fosforo, è addirittura oppor- 
tuno effettuare una distribuzione frazio- 
nata dei due concimi (per esempio in 
due volte, una a fine inverno, una a fine 
primavera), sempre per evitare il dilava- 
mento da parte non solo delle piogge ma 
anche dell'acqua di irrigazione. 

Il mese di novembre rappresenta poi, 
tranne che nelle zone con forti freddi in- 
vernali, l'epoca migliore per la messa a 
dimora di quasi tutte le piante da 
frutto, esclusi il kaki, il fico, il cotogno 
da frutto, il nespolo del Giappone. 
Durante l'inverno, infatti, gli astoni ri- 
escono a riformare gran parte delle radi- 
chete assorbenti andate distrutte al mo- 
mento dell'estirpazione dal vivaio; di 







IWH 






' 


i; <| 


H 






■H 


1 

'■'* , 





Nuovo impianto di meleto specializza- 
to effettuato con piante cartellinate 
singolarmente; queste sono state mes- 
se a dimora dentro solchetti preparati 
con l'aratro e successivamente rincal- 
zate 



In attesa del trapianto, occorre conser- 
vare le piante ricevute o ritirate dal vi- 
vaio proteggendo le radici con 40-50 
cm di sabbia fresca o terra fine. Con- 
servate le eventuali rimanenze - o le 
piantine che non avete potuto mettere a 
dimora per vari impedimenti - con le 
stesse modalità, slegando i mazzi in 
prossimità delle radici per favorire la 
penetrazione della sabbia o della terra 
fra le radici stesse, al fine di ottenere 
una migliore protezione dal gelo 



conseguenza all'inizio della pri- 
mavera saranno in grado di dare 
inizio immediato alla vegetazione, 
vi faranno risparmiare diverse cure 
e potranno raggiungere, a fine an- 
no, il massimo sviluppo consentito 
dalla vigoria della varietà, dalla fer- 
tilità del terreno, dalle cure colturali che 
avrete la possibilità di effettuare. 

Le piantagioni di fine inverno, inve- 
ce, possono presentare vari rischi: la 
pianta da porre a dimora può essere sta- 
ta estirpata dal vivaio in autunno ed es- 
sere stata male conservata; il periodo di 
fine inverno-inizio primavera può esse- 
re caratterizzato da siccità e da vento 
per cui la giovane pianta può subire una 
disidratazione che non riesce a compen- 
sare con l'assorbimento radicale in 
quanto le radici assorbenti non sono an- 
cora ricostituite o lo sono solo in picco- 
la parte; il rischio può aumentare se ca- 
pita qualche giornata di forte insolazio- 
ne. In ogni caso, anche se tutto va bene, 
la pianta messa a dimora a fine inverno 
«parte» in ritardo rispetto a quella posta 
a dimora in autunno. Piantando in au- 
tunno tutto questo si evita. 

Ponete a dimora l'astone senza ta- 
gliarlo in modo da lasciargli tutte le 
possibili riserve di acqua e di sostanze 
nutritive, utili alla ricostituzione delle 
radichette assorbenti; lo spunterete a fi- 
ne inverno. Per facilitare l'attecchimen- 
to, prima della messa a dimora potete 
effettuare l'inzaffardatura delle radici 
che consiste nell' immergere le radici 
stesse in una poltiglia costituita da ster- 
co bovino fresco e terra fine in acqua. 
Infine, se non potete evitare di effettuare 
una concimazione localizzata, state ben 
attenti a che il concime resti lontano dal- 
le radici per non ustionarle. 

C'è però una raccomandazione da 
fare: effettuate la piantagione solo 
quando il terreno non è troppo umido e 
fate in modo che la profondità dell'ap- 
parato radicale corrisponda pressappo- 
co a quella che la pianta aveva in vivaio; 
tenete conto però che, se il terreno non 
era stato preparato per tempo, il suo as- 
sestamento trascina in basso la pianta 
portando le radici troppo in profondità 
e, se il suolo non è particolarmente 
sciolto, rendendole facilmente soggette 
a pericoli di asfissia. 

Se per la ragione su esposta o per al- 
tri motivi non avete modo di piantare 
subito, procuratevi comunque le piante 
in autunno per evitare che, ritardando 
l'acquisto, sia più difficile reperire la 
varietà voluta o il portinnesto, sia più 
facile trovare scarti o addirittura piante 
rinsecchite perché mal conservate. 
Dovendo ritardare la piantagione, è 
molto importante conservare razional- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



21 







ulldo 



j 



Il vostro frutteto familiare inerbito di 1.500 metri quadrati 

a cura di Silvio Caltran 

Il frutteto, diviso da una stradina di passaggio, è costituito da due appezzamenti di circa 700 metri quadrati ciascuno. 
La parte in colore rosa richiede regolari trattamenti antiparassitari e concimazioni (con qualche riduzione per talu- 
ne varietà) che vengono sistematicamente indicati ne «i Lavori». Essa può ospitare le seguenti specie: melo, pero e coto- 
gno fra le pomacee; pesco, nettarina, ciliegio, albicocco, susino fra le drupacee. 

La parte in colore verde (studiata per il più semplice frutteto familiare costituito da una o poche piante presentì delle 
specie elencate) non richiede di norma concimazioni chimiche e trattamenti antiparassitari o ne richiede pochissi- 
mi perciò i simboli dei trattamenti antiparassitari e delle concimazioni qui non compaiono mai; eventuali interventi - 
possibilmente con prodotti ammessi per l'agricoltura biologica - vengono suggeriti nelle note riguardanti le singole spe- 
cie. Essa può ospitare le seguenti altre specie: actinidia, azzeruolo, carrubo, fico, giuggiolo, kaki, mandorlo, nespolo co- 
mune, nespolo del Giappone, nocciòlo. 

Le indicazioni fornite nel progetto si riferiscono all'Italia centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina 
riportata a pagina 18. 

I lavori da eseguire in novembre 



Pero - Melo 




Pesco -Nettarina 




Ciliegio 




A A 



I lavori da eseguire in 


dicembre 


Pero - Melo X^£? * 


Pesco - Nettarina 


Ciliegio 


Albicocco - Susino 



Strada poderale 
Altre specie di piante da frutto 



actinidia, azzeruolo, 
carrubo, giuggiolo, 
w mandorlo, nespolo 





comune, nocciòlo 



actinidia, 

kaki, 

nespolo comune 



ni 30 



Strada poderale 
Altre specie di piante da frutto 



ni 30 



impianto 




Principali operazioni colturali 

= potatura invernale 





concimazione con azoto (N), fosforo 
= e potassio (PK) o con tutti e tre gli 
elementi (NPK) 




trattamenti 
antiparassitari 



innesto 




= falciatura dell'erba 



'■$£&■ irrigazione 




potatura verde 



raccolta 




diradamento dei frutti 



vendita e trasporto 
dei prodotti 



22 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



\ 




itkfo 



j 



mente gli astoni. In questo caso, con- 
trollate i singoli apparati radicali e ta- 
gliate con taglio netto le radici even- 
tualmente strappate o lacerate; quindi 
interrate le singole piante in un solco in 
modo che l'apparato radicale e la base 
dell'astone (fino ad una trentina di cen- 
timetri sopra le radici) vengano coperti 
con terra fine o sabbia e così rimangano 
fino al momento della messa a dimora. 
La sabbia è da preferire per evitare che 
i topi scavino gallerie e danneggino le 
radici, specialmente dei meli. Tuttavia 
con la sabbia, o in terreno sabbioso, fa- 
te attenzione che, se non piove, la co- 
pertura delle radici potrebbe asciugarsi 
troppo e provocare una pericolosa disi- 
dratazione delle radici stesse. 

Al momento dell'acquisto control- 
late attentamente che le piante siano 
ben lignificate, siano provviste di un 
abbondante apparato radicale, che le ra- 
dici non presentino tumori (vedi foto 
qui a fianco) e non vi siano attacchi di 
parassiti lungo l'astone. 

Pretendete la garanzia della corri- 
spondenza varietale e, per le drupacee, 
esigete in particolare la garanzia dell'e- 
senzione dalla virosi «sharka» o «vaio- 
latura», per evitare di vedervi morire le 
piante poco dopo l'impianto. Se tra- 
sportate gli astoni sul tetto dell'auto, 
proteggete almeno le radici con un sac- 
co di polietilene. 



PQMACEE 

Lavori 

Nei nuovi impianti previsti per l'in- 
verno è il momento di fare tutte le scel- 
te necessarie per costituire un frutteto 
razionale in base alle vostre esigenze ed 
al vostro ambiente (terreno e clima). 
Tali scelte devono riguardare le varietà, 
i portinnesti, le forme di allevamento e 
le distanze d'impianto. 

Nelle pomacee la scelta varietale è 
relativamente facile poiché esiste una 
gamma consolidata da tempo di varietà 
valide per i principali ambienti di colti- 
vazione ed è limitato il numero di nuo- 
ve varietà interessanti introdotte recen- 
temente. Esistono poi le varietà tradi- 
zionali ad interesse locale, costituite per 
lo più da vecchie selezioni a diffusione 
limitata, per le quali è difficile dare con- 
sigli d'impianto generali su nuove aree 
di coltivazione. Le varietà consigliate 
per la maggior parte degli ambienti di 
coltivazione sono indicate più avanti 
nei paragrafi dedicati ad ogni specie. 

Tutte le specie di pomacee si avvan- 
taggiano dell'impollinazione incrocia- 
ta fra diverse varietà per produrre con 




Per facilitare l 'attecchimento delle 
piantine, prima della messa a dimora 
potete effettuare V inzaffardatura, che 
consiste nell' immergere le radici in una 
poltiglia costituita da sterco bovino fre- 
sco e terra fine mescolati ad acqua 




Agrobacterium tumefaciens: vistoso tu- 
more alla base dì una piantina di pero 




Il fusetto (chiamato anche spìndel) è 
una forma di allevamento molto diffusa 
su piante di pero e melo innestate su 
portinnesti deboli: la struttura della 
pianta è costituita da 4-5 branche ba- 
sali inserite sull'asse centrale ad una 
altezza fra 80 e 100 cm da terra. Al di 
sopra di queste l'asse centrale è rive- 
stito completamente di rami a frutto 



abbondanza e regolarità; nei nuovi im- 
pianti cercate sempre di garantire que- 
sta condizione mettendo a dimora alme- 
no due varietà per ogni specie. Di con- 
seguenza anche se volete fare un frutte- 
to monovarietale dovete mettere a di- 
mora un sufficiente numero di piante 
impollinatrici di un'altra varietà, solita- 
mente almeno una ogni dieci, dissemi- 
nate all'interno dell'impianto. Ge- 
neralmente le varietà consigliate alle 
pagine 24-25 e 26 sono tra loro buone 
impollinatrici e quindi la loro consocia- 
zione garantisce l'impollinazione in- 
crociata. 

Le principali forme di allevamento 
consigliate sono il fusetto (chiamato an- 
che spindel), la palmetta ad una sola 
impalcatura (chiamata anche palspin- 
del) ed il vaso. Le prime due forme si 
adottano per piante in filare e con por- 
tinnesti deboli, mentre il vaso, la classi- 
ca forma espansa, si consiglia per pian- 
te isolate con ampio spazio a disposi- 
zione, innestate su franco. 

Nella tabella riepilogativa di pag. 25 
sono indicati i portinnesti, le forme di 
allevamento e le relative distanze d'im- 
pianto da adottare per frutteti in buone 
condizioni agronomiche. 

Per quanto riguarda la concimazione 
autunnale, se il vostro frutteto presenta 
una vigoria scarsa (i brindilli dell'anno 
non superano i 15-20 cm di lunghezza) e 
produce sempre molto, è consigliabile 
eseguire una leggera concimazione azo- 
tata autunnale tra metà e fine ottobre im- 
piegando non più di 2 kg di azoto per 
1 .000 metri quadrati (pari a kg 4 di urea- 
46 oppure kg 8 di nitrato ammonico- 
26). Se disponete di fertilizzanti organi- 
ci ben maturati in concimaia potete sen- 
z'altro impiegarli in alternativa ai conci- 
mi chimici, distribuendoli in campo pre- 
feribilmente prima dell'inverno. Essi 
possono essere lasciati in superficie o, 
meglio, interrati con una leggera lavora- 
zione del terreno. Le quantità indicative 
da usare per le pomacee sono di 20-30 
quintali su 1 .000 metri quadrati per leta- 
me bovino o equino. 

Durante il bimestre proseguite perio- 
dicamente le cernite dei frutti posti in 
conservazione come indicato a pag. 27 
de «i Lavori» di settembre-ottobre. 
Eliminate tutti i frutti che presentano i 
primi sintomi di marcescenza per evita- 
re che questa si propaghi ai frutti sani. 
Se la presenza di frutti guasti è notevo- 
le, è conveniente cambiare i contenitori. 
Lavate subito accuratamente casse o 
plateau sporchi per togliere qualsiasi re- 
siduo organico ed eliminare così le fon- 
ti di inoculo dei funghi responsabili dei 
marciumi. 

Le pomacee possono subire gravi 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



23 



V 




i/tteto 



j 




La palmetta ad una impalcatura, chiamata anche palspindel, è una forma di alle- 
vamento di recente introduzione derivata dalla modifica della tradizionale pal- 
metta a più palchi. Si adatta bene a tutte le specie di pomacee innestate su portin- 
nesti di medio vigore; è facile da formare e garantisce un buon equilibrio vegeta- 
tivo e l'illuminazione di tutta la chioma. Le branche devono avere vigore simile a quello dell'asse centrale e vanno inclinate 
di circa 45° rispetto a questo; le loro estremità possono essere tenute dritte fino ad incrociarsi con quelle della pianta vicina 
(a sinistra) oppure rivolte verso l'alto a candelabro fa destra) 



danni da topi campagnoli, e in parti- 
colare dalle arvicole che si nutrono del- 
la corteccia delle radici, danni che si in- 
tensificano in questo periodo; per la lot- 
ta contro questi roditori si veda l'artico- 
lo a pag. 29 del n. 1 1/2002. 

Queste specie possono subire anche 
danni da lepri, le quali si nutrono della 
corteccia delle piante giovani e diventa- 
no particolarmente pericolose durante il 



periodo invernale, specie quando il ter- 
reno è coperto di neve e scarseggiano le 
altre fonti di alimentazione. Le rosine 
interessano i fusti fino ad una altezza di 
40-50 cm da terra e provocano il depe- 
rimento o la morte della parte aerea dei 
giovani alberi. Le piante danneggiate 
gravemente possono ricacciare dal por- 
tinnesto che non viene interessato dal 
danno. Per proteggere il frutteto potete 




Concimazione organica con 20-25 
quintali su 1.000 metri quadrati dì leta- 
me bovino su un meleto in produzione. 
La distribuzione è stata localizzata lun- 
go ì filari, dove è presente la maggior 
parte delle radici. Lo spargimento deve 
essere uniforme, si deve cioè evitare la 
formazione di cumuli che possono favo- 
rire il proliferare delle arvicole 




Durante l'inverno le pomacee vengo- 
no spesso danneggiate dalle lepri; le 
nevicate di notevole intensità con- 
sentono ai roditori di raggiungere an- 
che rami situati ad altezze elevate 



avvolgere i fusti con cilindri di rete me- 
tallica; tali cilindri devono essere alti 
circa 50 cm ed avere un diametro di al- 
cuni centimetri superiore al fusto per 
impedire agli animali di venire a contat- 
to con la corteccia. 

Melo. Tra le varietà consigliate per i 
nuovi impianti segnaliamo quelle del 
gruppo Gala, le cui selezioni (o cloni) 
principali sono Rovai Gala, Brookfield, 
Galaxy e Obrogala: sono le prime mele 
della stagione con ottime caratteristiche 
organolettiche, hanno una buona con- 
servazione, producono molto e vengono 
raccolte intorno al 10-15 agosto. I vari 
cloni differiscono tra loro essenzialmen- 
te per la diversa intensità di colorazione 
dei frutti ma le caratteristiche agronomi- 
che (di coltivazione) e gustative sono 
sostanzialmente uguali. Sono senz'altro 
da consigliare per il piccolo produttore. 
Le Delìcious rosse (o Stark Deli- 
cious) sono le classiche mele rosse con 
le cinque punte. Di esse esistono innu- 
merevoli selezioni che differiscono tra 
loro per il diverso comportamento vege- 
tativo, più vigoroso nelle varietà stan- 
dard (Hi Early, Starking, Early Red 
One) e più compatto in quelle spur {Red 
Chief Oregon spur, Stark Spur Red). 
nonché per la diversa intensità di colora- 
zione dei fratti. Si raccolgono nella pri- 
ma quindicina di settembre, hanno ca- 
ratteristiche gustative non sempre buone 
e diventano farinose in conservazione. 
Fra tutte si consiglia Red Chief che prò- 



24 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 




IfuiMG 



J 



duce con regolarità, mentre le varietà di 
tipo standard, generalmente poco pro- 
duttive, sono consigliate solo negli am- 
bienti di collina o montagna e nei terre- 
ni poco fertili dove la forte vigoria si ri- 
duce e la produttività aumenta. 

Golden Delicious, la classica mela 
gialla, rimane ancora la varietà più dif- 
fusa: è buona, si conserva bene e produ- 
ce abbondantemente per cui nel frutteto 
non deve mai mancare. Si raccoglie a 
metà settembre. Chi volesse produrre 
Golden poco rugginosa può optare per 
Smoothee o Reinders, due selezioni a 
buccia più liscia, mentre per chi preferi- 
sce Golden rugginosa esiste una sele- 
zione apposita i cui frutti sono quasi to- 
talmente ricoperti di rugginosità. 

Fra le varietà più tardive è da consi- 
gliare anche Imperatore Dallago, una 
selezione di Imperatore (o M orgenduft) 
più colorata, molto produttiva che si 
raccoglie ad inizio ottobre. 

Le varietà del gruppo Stayman sono 
molto buone da mangiare ma la produt- 
tività è incostante e vanno soggette a 
spaccature dei frutti in preraccolta per 
cui vanno coltivate solo da chi è già 
esperto frutticoitore. Le selezioni consi- 
gliabili sono Staymared e Neipling 
Early Stayman che si raccolgono intor- 
no al 5-10 ottobre. 

Granny Smith, la nota mela verde, è 
una varietà dal gusto particolare, croc- 
cante, compatto e molto acido. Ha note- 
vole vigoria e per questo la si deve in- 
nestare su portinnesti deboli (preferibil- 
mente EM 9) per farla produrre veloce- 
mente. Viene raccolta a meta ottobre. 

Le Fuji, varietà giapponesi recente- 
mente introdotte in Italia, maturano a 
metà ottobre e si stanno imponendo al- 
l'attenzione dei consumatori per le pre- 
gevoli caratteristiche gustative, adatte a 
chi gradisce mele molto dolci e croccan- 
ti. Anche per queste varietà esistono se- 
lezioni più colorate quali Nagafu e Kiku. 

Oltre a queste varietà di consolidata 
conoscenza esistono le numerose varie- 
tà resistenti alla ticchiolatura, in gene- 
re di recente introduzione per le quali 
non vi è una vasta esperienza di coltiva- 
zione che consenta di conoscerne tutti i 
pregi e difetti. Fra le più interessanti vi 
sono Golden Lasa e Golden Orange, 
molto simili nell'aspetto a Golden 
Delicious. che maturano rispettivamen- 
te nella seconda e nella terza decade di 
settembre; Primiera, da raccogliere 
sempre nella terza decade di settembre, 
e Gold Rush nella prima quindicina di 
ottobre. L'unica varietà resistente già 
coltivata da molti anni è Fiorino, molto 
buona da mangiare ma di difficile colti- 
vazione per la notevole vigoria e l'irre- 
golare produttività; si consiglia solo su 



Pomacee. Portinnesti, forme di allevamento e distanze di impianto in metri 


Specie 


Portinnesto 


Vaso 


Palmetta 


Fusetto 


tra le 
piante 


tra le 
file 


tra le 
piante 


tra le 
file 


tra le 
piante 


tra le 
file 


Melo (') 


EM9 

EM26 

franco 


4,5-5 


5,5-6 


1,5-1,8 
1,8-2,5 
4-4,5 


3.8-4,2 
4-4,5 
5-5,5 


1,2-1,5 
1,6-2 


4-4,5 
4,5-5 


Pero 


cotogno C 

cotogno BA 29 

franco 

pero autoradicato 


4-5 
4-5 


5-6 
5-6 


1,4-1,8 

2-2,5 
3,5-4 
3,5-4 


3,8-4 
4-4,5 
5-5,5 

5-5,5 


1,2-1,5 

1,8-2.2 


4-4,2 
4,2-4,5 


Nashi 


franco di pero 
Pyrus ealleriana 






2-2,5 

2-2,5 


4-4,5 
4-4,5 






Cotogno 


cotogno 






1,8-2 


4-4,5 






(') Per le varietà di tipo spur (esempio Red Chief) le distanze vanno ridotte del 20% circa. 



terreni poco fertili, richiede una buona 
presenza di impollinatori a va tassativa- 
mente innestata su portinnesti deboli. 




Mele Fuji: questa varietà, di cui esisto- 
no molte selezioni, ha un sapore parti- 
colare che la contraddistingue e la. ren- 
de adatta al consumatore italiano. E 
molto dolce e croccante e ha la carat- 
teristica di mantenere tede croccantez- 
za per molti mesi dopo la raccolta 




Conference è la varietà di pero più fa- 
cile da coltivare perché produce rego- 
larmente ed ha buona affinità con ì 
portinnesti cotogni 



Il melo ha una vasta gamma di por- 
tinnesti disponibili: la serie EM, MM 
ed il franco da seme. 

Il franco da seme dà piante di note- 
vole vigore e lente ad entrare in produ- 
zione e per questo non è più usato in 
frutticoltura da reddito. Lo potete im- 
piegare se volete i tradizionali meli 
maestosi con ampi spazi a disposizione. 

I portinnesti EM ed MM sono molti e 
con diversa vigoria; i più consigliati so- 
no EM 9 ed EM 26, il primo più debole 
del secondo. Danno origine ad alberi di 
limitato sviluppo, con rapida e costante 
messa a frutto ed inoltre migliorano an- 
che le caratteristiche organolettiche dei 
frutti che presentano un grado zuccheri- 
no ed una acidità superiori; hanno lo 
svantaggio di non sostenersi sufficiente- 
mente senza tutore e di essere più sensi- 
bili alla siccità avendo un apparato radi- 
cale molto superficiale. 

I portinnesti MM 106 ed MM 111 
hanno vigoria intermedia e possono es- 
sere interessanti solo su terreni poco 
fertili. 

Pero. Vi sono cinque varietà consiglia- 
te nei principali ambienti tipici della 
coltura: William, Conference, Abate 
Fétel, Decana del Comizio e Kaiser. 

William, con le sue mutazioni a buc- 
cia rossa (William rossa o Max Red 
Bartlet), matura al 10-15 agosto, è mol- 
to produttiva e buona; Conference ma- 
tura al 22-25 agosto ed è forse la varie- 
tà più facile da coltivare e con le mi- 
gliori caratteristiche gustative; Abate 
Fétel, la classica pera dal collo molto 
lungo, matura a fine agosto-inizio set- 
tembre ed è la varietà di maggior pregio 
commerciale ma le sue caratteristiche 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



25 



V 




4Mb 



j 




A sinistra. Tania: fra le varietà di nashi è una delle migliori; matura nell 'ultima 
decade di luglio. A destra. Se volete impiantare dei cotogni scegliete le varietà dif- 
fuse nella vostra zona 



gustative sono generalmente inferiori a 
quelle di Conference e la produttività è 
piuttosto scarsa; Decana del Comìzio 
matura ai primi di settembre, è molto 
buona da mangiare ma produce tenden- 
zialmente poco; infine Kaiser è la varie- 
tà più tardiva (matura nella seconda de- 
cade di settembre) con la classica buc- 
cia rugginosa. 

A queste varietà maggiormente dif- 
fuse se ne aggiungono altre di un certo 
interesse, come S. Maria, per raccolte 
di fine luglio, e Passacrassana, che si 
raccoglie in ottobre. 

Se volete provare varietà diverse as- 
sicuratevi che esse non siano soggette 
all'imbrunimento interno (o ammezzi- 
mento), un'alterazione della polpa fre- 
quente nelle pere che si manifesta pochi 
giorni dopo la raccolta e le rende im- 
mangiabili. 

I portinnesti del pero sono il franco 
da seme o il cotogno. Per alcune varietà 
molto produttive, in particolare Wil- 
liam, si possono anche adottare piante 
autoradicate, cioè senza portinnesto, 
nelle quali l'apparato radicale è stato 
fatto sviluppare dalla varietà stessa con 
la tecnica della micropropagazione. 

Come per il melo anche nel pero il 
franco dà luogo ad alberi di grandi di- 
mensioni con lenta entrata in produzio- 
ne. Generalmente è consigliabile inne- 
stare su cotogno; fra le numerose sele- 
zioni esistenti i più diffusi sono il coto- 
gno Ce UBA 29, il primo più debole del 
secondo. Tali portinnesti non hanno af- 
finità con tutte le varietà di pero per cui 
occorre innestare una varietà affine in- 
termedia tra cotogno e varietà. Fra le va- 
rietà consigliate William, Abate Fétel e 
Kaiser sono poco affini per cui richiedo- 
no un intermedio costituito generalmen- 
te da Passacrassana o Butirra Hardy. 

Nashi. Anche per il nashi il numero di 
varietà consigliate è limitato e non vi 
sono nuove varietà valide all'orizzonte. 
Tama è fra le migliori da gustare, 
matura nell'ultima decade di luglio ed 



ha buccia verde-gialla, parzialmente 
bronzata. 

Kosui ha la buccia anch'essa parzial- 
mente bronzata e si raccoglie ad inizio 
agosto. 

Nella seconda decade di agosto ma- 
tura Shinseiki, varietà di grossa pezza- 
tura con epidermide liscia e lenticelle 
ben marcate. 

Hosui matura dal 20 agosto ed è una 
classica varietà a buccia bronzata, come 
pure Shinsei che matura a fine agosto. 

I portinnesti adatti per il nashi sono 
il franco di pero o il Pyrus calleriana, 
entrambi di forte vigore. Evitate di 
adottare il cotogno, usato alcuni anni fa 
per avere alberi più deboli, in quanto ha 
scarsa affinità. 

Cotogno. Per la scelta delle varietà do- 
vete orientarvi verso quelle conosciute 
localmente poiché non esistono varietà a 
diffusione generalizzata. Di norma i tipi 
principali sono quelli con frutto a forma 
di pera (piriformi) o di mela (maliformi). 
I cotogni da frutto si innestano sui 
portinnesti della medesima specie, 
scelti fra quelli usati per il pero. Gene- 
ralmente vengono preferite le selezioni 




Il «trattamento al bruno», così chiama- 
to perché eseguito alla caduta delle fo- 
glie, è efficace nei confronti dei paras- 
siti vegetali responsabili dei cancri ra- 
meali. Nella foto: cancro rameale cau- 
sato dal fungo Nectria galligena 



di buon vigore, come ad esempio il 
classico cotogno BA 29. 

Interventi fitosanitari 

Alla caduta delle foglie, quando la 
maggior parte di queste è caduta a terra, 
eseguite un trattamento nei confronti 
dei parassiti vegetali svernanti, princi- 
palmente cancri rameali {Nectria galli- 
gena, Phomopsis mali, ecc.), i quali at- 
traverso le microferite che si formano in 
seguito al distacco delle foglie trovano 
una via di penetrazione. 

Eseguite il trattamento con prodotti 
a base di rame, come la poltiglia bordo- 
lese «casalinga», avendo cura nella pre- 
parazione di utilizzare una maggiore 
quantità di calce idrata in modo tale che 
la miscela risulti alcalina e quindi più 
persistente. Si possono utilizzare per 
esempio 2 kg di solfato di rame (bio, 
non classificato) al 25% di rame metal- 
lico per 100 litri di acqua, aggiungendo 
2 kg di calce in polvere. 

Se si impiega una poltiglia bordolese 
industriale (bio, non classificato) al 20% 
di rame metallico occorre sciogliere in 
100 litri di acqua una dose di kg 2; im- 
piegando invece ossicloruro di rame-50 
(bio, irritante o nocivo) utilizzate una 
dose di kg 1,5-1,8 per 100 litri di acqua. 



DRUPACEE 
Lavori 

Pesco e nettarina. In questo periodo 

A sarebbe opportuno non effettuare 
potature specie se dovete fare 
grossi tagli poiché questi cicatrizzereb- 
bero con molta difficoltà. 

Per i nuovi impianti valgono le indi- 
cazioni generali fornite a pag. 21 per la 
messa a dimora di tutte le piante da frut- 
to. Dovete innanzitutto pensare alla 
scelta delle varietà. Per il vostro frutteto 
familiare orientatevi verso quelle che 
producono frutti di buon sapore e che 
consentono anche una riduzione drasti- 
ca dei prodotti per la difesa antiparassi- 
taria. Preferite pertanto le varietà preco- 
ci che maturano entro metà luglio, quan- 
do i voli di alcuni insetti dannosi sono 
ancora poco abbondanti, ad esempio: 

- pesche a pasta gialla: Rich May, May- 
cres, Springcrest, Spring Lady, Royal 
Glory; 

- nettatine a pasta gialla: Armking, Su- 
percrimson, Big Top; 

- nettarine a polpa bianca: Caldesì 2000. 

Ponete attenzione anche alla scelta 
del portinnesto, dal quale dipenderà la 
dimensione e la produttività del futuro 
albero. 



26 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 




IfiutMfi 



j 



II GF 677 è un incrocio pesco-man- 
dorlo ed è uno dei portinnesti più diffu- 
si per le sue caratteristiche di adattabili- 
tà ai terreni più disparati. Si adatta bene 
ai terreni calcarei con un tenore di cal- 
care fino al 12%, per cui la pianta non 
incorre in fenomeni di ingiallimento, 
sopporta bene anche anche i terreni ari- 
di e non disdegna neppure i suoli con 
forti tenori di salinità. L'apparato radi- 
cale del GF 677 è molto esteso e riesce 
a procurarsi l'acqua in profondità e a 
fornire alla pianta le sostanze nutritive 
di cui questa abbisogna. In molte zone 
frutticole è il portinnesto preferito dagli 
agricoltori non solo per il reimpianto di 
un vecchio frutteto (non risentendo del- 
l'effetto della stanchezza del terreno), 
ma per l'alta produttività che induce 

A nell'albero. È invece da sconsi- 
gliare in terreni vergini, dotati di 
una buona fertilità e per varietà di pesco 
e nettarine di forte vigore. 

Il franco è considerato il portinnesto 
standard del pesco e della nettarina, cioè 
quello che si adatta ai terreni vocati al 
pesco. Esige terreni freschi, ben drenati, 
con possibilità di irrigazione, il cui con- 
tenuto in calcare non superi il 3-4%; in- 
duce negli alberi un vigore medio. Di 
questo portinnesto vi sono diverse sele- 
zioni come il Missur, particolarmente 
adatto ai terreni di media fertilità, e il PS 
A5 che riduce la vigoria delle piante del 
10-15% ottenendo alberi con produzio- 
ni qualitativamente migliori. 

L'MRS 2/5 è un susino indicato co- 
me portinnesto del pesco solo in terreni 
particolarmente fertili o argillosi. 
Resiste bene all'asfissia radicale, sop- 
porta un contenuto in calcare fino al 9% 
e conferisce alle piante un vigore medio 
o debole. I frutti risultano particolar- 
mente coloriti (ciò è dovuto ad una ve- 
getazione meno folta), con pezzature 
che tendono ad essere medio alte e con 
un leggero anticipo di maturazione. Tra 
i difetti c'è la formazione di polloni ra- 
dicali che con gli anni si possono for- 
mare in prossimità del fusto. 

Altri portinnesti del pesco possono 
essere il Siberian C, particolarmente 
adatto ai climi freddi, il Cadaman, dal 
comportamento simile al GF 677, e il 
Montclar, selezione di pesco selvatico 
dalle caratteristiche simili al franco. 

Prima di procedere all'impianto, do- 
po aver ben preparato il terreno, è molto 
importante anche la scelta del tipo di 
pianta da porre a dimora. Osservate at- 
tentamente le piante che vi vengono of- 
ferte dal vivaista: le migliori sono quelle 
a radice nuda e non quelle in vaso. Que- 
ste ultime sono certamente belle grandi 
e ricche di rami ma, essendo piante di 
una certa età (2-3-4 anni), una volta im- 




Rich May, varietà precoce di pesca a 
pasta gialla, con frutti di pezzatura e 
consistenza media e di ottimo sapore. 
E ritenuta una varietà idonea sia al 
nord che al sud Italia. Matura nella se- 
conda decade di giugno al nord e a fi- 
ne maggio al sud 

piantate nel giardino o nel piccolo frut- 
teto avranno uno sviluppo stentato con 
notevoli difficoltà di attecchimento. 

Gli astoni di un anno a radice nuda, 
pur essendo al momento dell'acquisto 
piccoli o di medie dimensioni, una vol- 
ta posti nel terreno con un giusto portin- 
nesto e correttamente potati possono 
dare al terzo anno delle produzioni che 
facilmente superano i 20 kg per albero. 

Albicocco. Anche per l'albicocco non è 

A consigliabile effettuare interventi 
di potatura in questo periodo, es- 
sendo questa pianta particolarmente 
sensibile ai danni da gelo. 

Per i nuovi impianti vale quanto det- 
to a pag. 21 e per il pesco. Anche per 
questa specie alle piante in vaso sono da 
preferire quelle a radice nuda di un anno. 

Tra le varietà consigliate di albicocco 
quelle più diffuse e produttive in tutti gli 
ambienti sono: Aurora, Bella di Imola, 
Monaco Bello, Vitillo, San Castrese, Pa- 




Pisana: ottima varietà dì albicocco, tol- 
lerante la monìtìa, adatta in particolare 
per le aree di bassa collina dell 'Italia 
centrale e meridionale; si raccoglie nel- 
la seconda decade di luglio al centro e 
nella terza decade di luglio al nord 



lummella, Portici, Pisana, Fracasso, 
Boccuccia liscia, Boccuccia spinosa. 

Quasi tutte queste varietà ben si 
adattano a tutto il territorio nazionale 
ma in modo particolare al centro-sud. 

I portinnesti più usati per l'albicoc- 
co sono il franco, il mirabolano 29/C e 
l'MRS 2/5. 

Il franco è particolarmente adatto ai 
terreni calcarei e siccitosi, dà alle pian- 
te un grande vigore, ritarda l'entrata in 
produzione ma conferisce un'alta pro- 
duttività. 

E mirabolano 29/C è un portinnesto 
particolarmente vigoroso, anticipa l'en- 
trata in produzione rispetto al franco, si 
adatta bene a differenti tipi di terreno, è 
affine con tutte le varietà di albicocco e 
conferisce una buona pezzatura ai frutti. 

L'MRS 2/5 preferisce terreni fertili o 
comunque ben dotati di acqua, non di- 
sdegna i terreni argillosi, induce una 
buona produttività, è meno vigoroso dei 
due portinnesti descritti in precedenza, 
con l'avanzare dell'età tende a svilup- 
pare polloni radicali. 

A Susino. Per quanto riguarda la 
potatura, come in precedenza per 
il pesco e albicocco, non è consigliabile 
effettuare interventi in questo periodo. 

Per i nuovi impianti, oltre ad osser- 
vare quanto detto in generale a pag. 21 
e quanto indicato per il pesco e l'albi- 
cocco, nel susino si deve porre attenzio- 
ne anche all'impollinazione. Le varietà 
cino-giapponesi non si impollinano con 
quelle europee anche perché fioriscono 
in epoche differenti. 

Buoni impollinatori delle susine ci- 
no-giapponesi sono Sorriso di Prima- 
vera, Santa Rosa, Morettini 355. 

Le varietà consigliate sono quelle di 
seguito indicate. 

Susino europeo: Stanley, Empress, 
President, varietà tardive di forma ovale 
e di colore blu, ottime da consumo fre- 
sco, da sciroppare e da essiccare. 

Susino cìno-giapponese: Shiro, For- 
tune, Friar, T.C. Sun, Angeleno. 

I portinnesti più usati per il susino 
sono il mirabolano da seme, il mirabo- 
lano B, il mirabolano 29/C. 

II mirabolano da seme è un portin- 
nesto non selezionato che può dar origi- 
ne a delle piante poco uniformi; è co- 
munque un portinnesto con un grande 
apparato radicale che ben si adatta a 
differenti tipi di terreno. 

Il mirabolano B è uno dei portinnesti 
di susino più vigorosi e induce un au- 
mento di vigoria del 10-20% rispetto 
agli altri mirabolani; è affine con susine 
di tipo europeo e cino-giapponese, si 
adatta bene a molti tipi di terreno anche 
a quelli asfittici. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



27 



Il Mirabolano 29 C è ritenuto uno 
dei migliori portinnesti per l'adattabili- 
tà ai suoli più disparati, dai terreni sab- 
biosi a quelli argillosi; ha uno sviluppo 
più ridotto del mirabolano B con una 
produttività superiore. 

Ciliegio. Nella scelta delle varietà te- 
nete conto che la maggior parte di esse 
sono autosterili e quindi un albero di 
una di queste varietà deve essere ac- 
compagnato da un altro di varietà diver- 
sa, capace di fornire polline adatto alla 
fecondazione dei fiori. 

Il problema si supera ricorrendo ad 
una varietà autofertile, come per esem- 
pio, in ordine di maturazione, Celeste, 
Isabella (che nel centro-nord maturano 
ambedue all'incirca nella terza decade 
di maggio). Sunburst (seconda decade 
di giugno), Lapins (seconda-terza deca- 
de di giugno), Sweet Heart (fine giu- 
gno). Celeste e Isabella, avendo una 
maturazione precoce, possono in molti 
ambienti sfuggire alle infestazioni della 
mosca delle ciliegie (Rhagoletis cerasi) 
e quindi permettere di evitare i tratta- 
menti contro questo parassita. 

Se, anziché uno solo, dovete pianta- 
re diversi ciliegi per avere una produ- 
zione da commercializzare, è conve- 
niente dare la preferenza alla varietà 
che nella zona si dimostra di particolare 
interesse per il mercato. In questo caso 
affiancatele una o meglio due altre va- 
rietà che si siano dimostrate valide im- 
pollinataci. Queste, nel loro insieme, 
dovranno essere presenti, se non avete 
api, nella misura del 20% circa e dispo- 
ste preferibilmente lungo ogni filare 
(per esempio una ogni quattro piante 
della varietà principale). Se avete le api, 
potrete piantarne nella misura del 15% 
circa, ma possibilmente sempre lungo il 
filare della varietà principale. 

Per quanto riguarda il porti/mesto, 
dovete sceglierlo in base alla natura del 
terreno e alla disponibilità di acqua di 
irrigazione. Se il terreno è magro, cal- 
careo, sassoso, perfettamente drenato e 
non avete possibilità di irrigare, il por- 
tinnesto ideale è rappresentato dal 
Cerasus mahaleb (o ciliegio di Santa 
Lucia, detto anche localmente magalep- 
po, malebbo, 'a nera, spensiol, sbolza- 
rin). Del ciliegio di Santa Lucia esiste 
un'ottima selezione chiamata S.L. 64, 
che è senz'altro da preferire. 

Se avete possibilità irrigue ed un ter- 
reno fertile potete ricorrere ad un portin- 
nesto scelto fra quelli di recente selezio- 
ne che limitano lo sviluppo dell'albero, 
come per esempio Maxma 14, Maxma 
60, Gisela 5, Gisela 6, Weiroot, Edabriz. 
Sono portinnesti entrati in uso da pochi 
anni e quindi manca ancora una precisa 




Stanley, varietà di susino del gruppo 
europeo rustica e tardiva (matura dal 
25 agosto al 10 settembre a seconda 
della latitudine), è adatta sia per il 
consumo fresco che per la produzione 
di sciroppati e frutti da essiccare 

conoscenza sul comportamento della 
combinazione «varietà-portinnesto-am- 
biente», ma sono portinnesti senz'altro 
consigliabili per chi ha terreno fertile e 
non vuole avere un albero che cresce al- 
to da terra diversi metri. 

Fra l'altro un albero di modesta al- 
tezza si può abbastanza facilmente pro- 
teggere dagli uccelli avvolgendo la 
chioma con una rete del tipo di quelle 
usate per la difesa antigrandine (coper- 
tura che peraltro limita ulteriormente la 
crescita dell'albero se la lasciate in loco 
fino alla fine di agosto). Può inoltre es- 
sere anche protetto, sempre con facilità 
relativa, dalle piogge che provocano la 
spaccatura dei frutti tramite un'intelaia- 
tura che sostenga una protezione di pla- 
stica, solidamente ancorata, poco al di 
sopra della chioma. 

Le distanze dì piantagione vanno 
scelte in base al portinnesto, alla natura 
del terreno e alla forma di allevamento; 
avendo un terreno di media fertilità e 




Nel caso dobbiate mettere a dimora 
una sola pianta di ciliegio per il consu- 
mo familiare, per ovviare al problema 
dell 'impollinazione vi consigliamo una 
varietà autofertile. Nella foto: Sweet 
Heart, tardiva e con buone caratteristi- 
che gustative 



adottando per esempio la forma a vaso 
più o meno libero, con chioma mante- 
nuta ben aperta in fuori, per 1' S.L. 64 
occorrono distanze di circa 5 metri sul- 
la fila e di 6-6,5 m tra le file. Per gli al- 
tri portinnesti, 3-4 metri tra le piante, 5- 
6 metri tra le file. 

Per quanto riguarda le concimazio- 
ni, in un terreno di media fertilità pote- 
te distribuire ad un ciliegio adulto, ad 
anni alterni, all'incirca due chili di per- 
fosfato minerale- 19 e un chilo di solfa- 
to di potassio-50. 

Interventi fìtosanitari 

Anche per le drupacee, quando la 
maggior parte delle foglie è caduta a 
terra, è indispensabile eseguire un trat- 
tamento nei confronti delle principali 
avversità fungine che svernano sul le- 
gno: bolla, corineo, cancri rameali ecc. 

Per quanto riguarda i prodotti e le 
dosi di impiego valgono le stesse indi- 
cazioni riportate per le pomacee. 

Nel caso in cui nel frutteto familiare 
vi sia la presenza contemporanea di po- 
macee e di drupacee, per ragioni di pra- 
ticità si può ritardare l'intervento sulle 
drupacee in modo da eseguirlo su tutte 
le piante contemporaneamente. 



AGRUMI 



fè\ Come risparmiare e guadagnare. 
^y Durante il periodo di ridotto im- 
pegno nell'agrumeto, è importante ef- 
fettuare la manutenzione ordinaria e 
straordinaria dell'impianto irriguo, dei 
mezzi meccanici e dei fabbricati rurali. 
Alcune operazioni sono abbastanza 
semplici da effettuare e possono quindi 
essere eseguite in proprio, come ad 
esempio il cambio delle zappette della 
fresatrice, la pulizia delle canalette ir- 
rigue e dei pozzetti, la riparazione delle 
perdite delle tubazioni, la pulizia degli 
spruzzatori dal calcare, ecc.. 
Altri interventi, invece, vanno condotti 
in officine specializzate, oppure con 
l 'inten'ento di artigiani esperti, ma deb- 
bono lo stesso essere eseguiti se si vuole 
garantire lunga vita alle attrezzature ed 
agli immobili. Questo vale ad esempio 
per la manutenzione dei pezzi speciali 
della pompa (coppia conica, cinghie di 
trasmissione) ed il rimessaggio dei ma- 
gazzini se in cattive condizioni statiche. 

Lavori 

Protezione dal freddo. Per quanto ri- 
guarda il gelo, è necessario difendere le 
giovani piantine messe a dimora la scorsa 



28 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(1(12 



V 




Udo 



j 



primavera, oppure da due anni, nei com- 
prensori caratterizzati da forti abbassa- 
menti termici invernali, o anche da venti 
freddi. La chioma può essere protetta con 
l'insacchettamento (vedi «i Lavori» di 
novembre-dicembre 2001, pag. 44) che 
per sicurezza dovrebbe estendersi, per 
quanto possibile, anche alla parte basale 
del piccolo tronco. Questa, infatti, se ri- 
mane scoperta, in caso di gelate può an- 
dare incontro a fessurazioni e al grave 
scollamento della corteccia. 

Le fasce frangivento sono molto im- 
portanti per gli agrumeti, dato che atte- 
nuano e di molto gli effetti negativi dei 
venti di tramontana. Possono essere 
realizzate sia con filari di frangivento 
vivi (cipressi), sia con i cosiddetti filari 
di frangivento morti formati da barriere 
artificiali (rete frangivento al 50% di 
copertura, montata su pali). 

La raccolta. La campagna di raccolta, 
già iniziata per le varietà precoci (arance 
Navelina) e per le clementine, interessa 
ora molle altre specie, come il mandari- 
no e il limone (frutto primofiore), e con 
T approssimarsi dell'inverno tutte le altre 
importanti produzioni agrumicole. 

Le partite commerciali che arrivano 
per prime sui mercati sono quelle delle 
zone litoranee delle isole e del meridio- 
ne in genere, che raggiungono presto 
l'invaiatura in autunno. Il frutto maturo 
comincia a prendere il suo tipico colore 
sull'epidermide esterna quando con- 
temporaneamente anche la polpa, di 
norma, tende a raggiungere un buon 
contenuto di zuccheri. Fanno eccezione 
alcune arance pigmentate, che prendo- 
no colore molto anticipatamente rispet- 
to alla maturazione della polpa. 

La buccia dei frutti è molto delicata e 
suscettibile di alterazioni causate da or- 
ganismi dannosi o da agenti climatici, 
oppure dovute a motivi fisiologici e ta- 
lora agli errori commessi dagli operato- 
ri nelle fasi di raccolta e trasporto. Per li- 



Neglì 

agrumeti 

coltivati 

nelle zone 

litoraneee 

le fasce 

frangivento 

attenuano 

gli effetti 

negativi 

dei venti di 

tramontana 



mitare le abrasioni o le rotture della buc- 
cia che deprezzano la partita e favori- 
scono la penetrazione di funghi, assai 
pericolosi per la conservazione in post- 
raccolta, conviene distaccare il frutto dal 
peduncolo con la forbice e riporlo quin- 
di delicatamente nei panieri di plastica. 

In prossimità del raccolto, aumenta- 
te la sorveglianza per scongiurare l'in- 
trusione di estranei, soprattutto quando 
è carente un'idonea recinzione dell'ap- 
pezzamento. 

Durante le operazioni di raccolta, 
inoltre, cercate di evitare il pas- 
saggio negli interfilari dei trattori 
e dei carrelli carichi di cassette subito 




A 




Fruttificazione di limone Zagara bianca: 
questa varietà è una delle migliori tra 
quelle comunemente coltivate in Italia 



dopo una pioggia intensa per non costi- 
pare eccessivamente il terreno. 

Interventi fitosanitari 

La gommosi del colletto e gli altri 
marciumi sono malattie favorite dal 
persistere dell'acqua nei suoli tenden- 
zialmente pesanti. Ricordate che sono a 
rischio gli impianti innestati su arancio 
amaro troppo in vicinanza del terreno. 
Eventuali lesioni con presenza di gom- 
ma si devono disinfettare con spennel- 
lature a base rameica (utilizzando ad 
esempio ossicloruro di rame-50 alla do- 
se di circa 100 grammi per ogni litro 
d'acqua). In certi casi, può essere utile 
impiegare un mastice per riparare le fe- 
rite da nuove bagnature. 

Nel caso invece dei marciumi radi- 
cali, liberate dal terreno il pedale della 
pianta e ripulite le radici principali con 
un getto d'acqua a pressione; quindi, 
una volta individuata la lesione, disin- 
fettate con prodotti rameici concentrati 
(come spiegato in precedenza) e lascia- 
te le parti colpite esposte all'aria. È im- 
portante migliorare il drenaggio del- 
l'appezzamento e favorire la circolazio- 
ne dell'aria sotto le piante con una spe- 
cifica potatura volta a distanziare la 
chioma di almeno 40 cm dal terreno. 



^^V Agrumeto. Operazioni colturali in corso (•) 
■ nel mese di novembre 


Agrumi 


•3 o 
.2 S 


•a 

o o 

'1 s 

s a 
.ss 

u 


•a 

o 
H'E 

.E ee 

u ,c 
e "~ 
S 

U 


'S 
o 
°R 

«3 

fin 

*C 

H 


s 

i> 

i 

1 


a 2 


US 

"o 
u 
S 
a 
os 


Arancio 
Clementine 
Limone 
Mandarino 
Altri agrumi (') 










• 
• 




• 
• 
• 
• 
• 


(') Cedro, pompelmo, ecc. 



^^v Agrumeto. Operazioni colturali in corso (•) 
nel mese di dicembre 


Agrumi 


= 2 

a a 


Concimazioni 
al terreno 


'a 



M "So 

a* 




"a 


. 'R 

05 


e 
S 

1 


— ,3 

fa 
SS 

tu <u 
3 1 


3 

"o 
u 

s 

03 
SA 


Arancio 
Clementine 
Limone 
Mandarino 
Altri agrumi (') 














• 
• 
• 
• 
• 


(') Cedro, pompelmo, ecc. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



29 




^ {^JlfMteù) j 



II periodo piovoso è quello della dif- 
fusione dell' allupatura, detta pure mar- 
ciume bruno dei frutti. Gli schizzi di 
pioggia diffondono l'infezione sui frutti 
delle ramificazioni basse. Prevenitela 
eliminando le parti della chioma che 
strisciano sul terreno (esattamente come 
già consigliato in precedenza) e lascian- 
do inerbito il sottochioma nei mesi pio- 
vosi per limitare gli schizzi fangosi. La 
difesa chimica si pratica su limone e 
arancio sempre con i composti rameici 
da irrorare proprio sulle zone basse del- 
la chioma, impiegando ossicloruro di ra- 
me-50 (irritante o nocivo) alla dose di 
500 grammi per 100 litri d'acqua. 

Alcuni formulati a base di rame, usa- 
ti per limitare le malattie fungine degli 
agrumi, provocano delle macchie blua- 
stre sul frutto. Inoltre il rame è una so- 
stanza minerale che non si degrada nel- 
l'ambiente ma che persiste nel terreno e 
nell'acqua. Ecco perché dovete limitare 
al minimo indispensabile l'impiego dei 
prodotti rameici, al fine di rispettare 
l'ambiente, non scaricando mai nei corsi 
d'acqua il resto della miscela, tossica per 
i pesci e per gli altri organismi acquatici. 

I trattamenti rameici sono utili anche 
per scongiurare infezioni di mal secco, 
subito dopo forti venti o grandinate che 
hanno danneggiato la chioma, e per li- 
mitare la batteriosi; hanno inoltre effi- 
cacia contro le incrostazioni di licheni, 
che si insediano sul tronco degli alberi 
negli impianti adulti troppo fitti ed om- 
breggiati. 

Rispettate il tempo di sicurezza dei 
prodotti fitosanitari prima di comincia- 
re la raccolta, leggendo attentamente le 
etichette dei diversi formulati (per i pro- 
dotti rameici, il tempo di sicurezza è di 
20 giorni). 



CASTAGNO 

Lavori 

Raccolta. La raccolta dei frutti si con- 
clude verso la metà di novembre con le 
diverse varietà di marrone, le varietà di 
castagna e quelle di ibrido eurogiappo- 
nese a maturazione tardiva. Al fine di 
evitare la perdita, anche elevata, di pro- 
duzione causata da animali selvatici 
(cinghiali in particolare) e da raccogli- 
tori abusivi, è opportuno che le passate 
di raccolta siano frequenti e vengano 
effettuate ogni due-tre giorni. 

Per quanto riguarda la conservazio- 
ne delle castagne ricordiamo i diversi 
sistemi, antichi e moderni, che consen- 
tono di mantenere fresco il frutto per un 
periodo più o meno lungo. 

Trattamento dei frutti con la caratura 




Emissione dì gomma dalla fessurazione 
del tronco di un agrume colpito da 
gommosi parassitaria 




I licheni si insediano sul tronco degli 
alberi negli agrumeti adulti troppo fitti 
ed ombreggiati 



1 





Astoni di un anno di castagno dopo la 
cascola delle foglie, pronti per essere 
estirpati e messi a dimora 



in acqua. Questa operazione, denominata 
anche «novena» per la durata del tratta- 
mento in acqua (9 giorni), è antica ma ri- 
sulta ancora molto diffusa nelle zone ca- 
stanicole e consente di conservare i frutti 
freschi per un periodo di uno-due mesi. 

Conservazione dei frutti in frigorìfe- 
ro. Le castagne fresche si devono im- 
mergere in acqua dopo la raccolta per 
eliminare i residui di terreno ed i frutti 
difettosi o colpiti da parassiti animali e 
vegetali (balanino, Cydia splendano, 
marciume, nerume, ecc.); asciugate poi 
in un ambiente ventilato e confezionate 
in sacchetti di rete o di tela, si possono 
conservare in frigorifero alla tempera- 
tura di 2-3 gradi. Per evitarne l'appassi- 
mento, occorre mantenere abbastanza 
alta l'umidità relativa all'interno del fri- 
gorifero coprendo i fratti con un panno 
umido o inumidendoli di tanto in tanto 
con qualche spruzzata d'acqua. 

Castagne confettate. Dopo la sele- 
zione ed il lavaggio i fratti interi posso- 
no essere sottoposti ad una rapida bolli- 
tura ed asciugati nel forno. 

Surgelazione. Dopo la selezione e il 
lavaggio i fratti confezionati in sacchet- 
ti di rete possono essere conservati nel 
surgelatore. 

Castagne secche. Nelle zone castani- 
cole, all'interno dei vecchi castagneti, 
sono spesso presenti modesti fabbricati 
in muratura che venivano (in qualche ca- 
so avviene ancora oggi) utilizzati per 
produrre le cosiddette castagne secche. 
Questa trasformazione del frutto con- 
sentiva al produttore di conservare a lun- 
go le castagne che si utilizzavano poi per 
ricavarne farina oppure per realizzare di- 
verse ricette di cucina o di pasticceria. 

Nuovi impianti. Dopo la raccolta dei 
fratti, la messa a dimora delle piantine è 
il lavoro più impegnativo in questo pe- 
riodo. Per eseguire un nuovo impianto di 
castagno che sia in grado di garantire nel 
futuro uno sviluppo regolare ed una pro- 
duzione costante e pregiata, il coltivatore 
deve effettuare delle scelte oculate. 

Scelta del terreno per l'impianto. Il ca- 
stagno esige un terreno moderatamente 
acido, cioè con un pH da 5 a 6,5, e com- 
pletamente privo di calcare attivo. La 
specie gradisce inoltre un terreno fre- 
sco, permeabile, ricco di sostanza orga- 
nica e ben dotato di fosforo e potassio. 
Nei terreni in pendenza gli impianti 
possono essere effettuati con esposizio- 
ne a sud-est, sud, sud-ovest e ovest. 
Non è consigliabile eseguire degli im- 
pianti di castagno in terreni umidi o 
soggetti a persistenti ristagni di acqua, 
in terreni con esposizione a nord-ovest, 
nord, nord-est e anche a est, se i terreni, 



30 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I i/2002 



V 



(jlflfume 



I 



pur ritenuti idonei, sono però soggetti 
sovente a brinate tardive. 

Scelta varietale. Questa scelta si deve 
operare tenendo conto della destinazio- 
ne del prodotto. 

Per una produzione modesta, desti- 
nata quasi esclusivamente al consumo 
familiare, mettete a dimora varietà di- 
verse al fine di realizzare una produzio- 
ne che consenta un lungo periodo di 
raccolta. Considerato il numero limitato 
di piante orientatevi verso una gamma 
varietale che offra la possibilità di rac- 
colta di frutti freschi dalla prima setti- 
mana di settembre fino alla fine del me- 
se di ottobre. Allo scopo scegliete gli 
ibridi eurogiapponesi, i marroni e le va- 
rietà di castagna che garantiscono una 
disponibilità continua di frutti freschi 
per l'intero periodo. Ecco di seguito un 
esempio pratico per la realizzazione di 
un modesto castagneto familiare. 

- l a decade di settembre: ibrido Primato 
e varietà giapponese Tanzawa; 

- 2 a decade di settembre: ibrido Bouche 
de Betizac, Precoce Migoule, Castagna 
della Madonna, Tempuriva, ecc.; 

- 3" decade di settembre: ibrido Bouche 
de Betzac, Marsol e Colossal, Castagna 
della Madonna e altre varietà di casta- 
gna a maturazione medio-precoce; 

- 1" decade di ottobre: ibridi Marsol e 
Vignols, numerose varietà diverse di 
castagna pregiata e qualche varietà di 
marrone coltivato nelle zone con buona 
esposizione a sud; 

- 2 a decade di ottobre: tutte le varietà di 
marrone e di castagna e l'ibrido Vignols. 

Invece per l'impianto di un frutteto 
di castagno con una superficie di uno o 
più ettari, la cui produzione è destinata 
quasi esclusivamente al mercato, la 
scelta delle varietà si deve effettuare va- 
lutando attentamente l'aspetto qualitati- 
vo della produzione e tenendo presente 
che la pezzatura del frutto influisce sen- 
sibilmente sul prezzo del prodotto. 
Anche in questo caso il numero delle 
varietà deve essere però tale da coprire 
un periodo di commercializzazione che 
va dalla prima settimana di settembre 
fino a tutto il mese di ottobre. Allo sco- 
po vanno scelti: gli ibridi eurogiappo- 
nesi Primato, Precoce Migoule, Bouche 
de Betizac, Marsol, Colossal, Vignols; 
le varietà di castagne più pregiate a par- 
tire dalla Castagna della Madonna fino 
alla Bracalla e oltre (cioè dal 10 settem- 
bre fino a tutto ottobre); le varietà loca- 
li di marrone che meglio si prestano ad 
essere coltivate nella zona. 

Impollinazione. Le varietà di ibrido eu- 
rogiapponese e le numerose varietà di 
castagna, pur presentando sulla stessa 




Ibrido eurogiapponese della varietà 
Marsol. La pianta presenta una discre- 
ta resistenza al cancro della corteccia e 
produce frutti di grossa pezzatura: so- 
vente bastano 25-30 frutti per raggiun- 
gere il chilogrammo di peso 

pianta fiori maschili (amenti) e fiori fem- 
minili (piccoli ricci), sono autosterili. In 
pratica una pianta isolata oppure un im- 
pianto effettuato con una sola varietà 
non sono in grado di produne. Per otte- 
nere una regolare produzione è indispen- 
sabile che le varietà presenti nel nuovo 



impianto siano almeno due o tre. La me- 
scolanza di ibridi eurogiapponesi tipo 
Precoce Migoule, Bouche de Betizac e 
Marsol con le varietà di castagna miglio- 
ra sensibilmente l'impollinazione. 

Tutte le varietà di marrone, a diffe- 
renza degli ibridi, delle varietà di casta- 
gna e delle piante spontanee del casta- 
gno, sono astaminee, cioè prive del fiore 
maschile, oppure portano un abbozzo di 
amento che risulta sterile. Anche in que- 
sto caso quindi una pianta isolata oppu- 
re un castagneto costituito dalla stessa 
varietà o da varietà diverse di marrone 
non possono essere impollinati. 

È stato rilevato che gli ibridi euro- 
giapponesi sono in grado di impollina- 
re, meglio di qualsiasi altra varietà di 
castagno europeo, tutte le varietà di 
marrone. In pratica per un impianto 
specializzato di marroni, al momento 
della messa a dimora, ogni due file ap- 
paiate di questo gruppo andrebbe inse- 
rita una fila di ibrido eurogiapponese; 
siccome però anche l'ibrido deve essere 
impollinato le varietà da inserire devo- 
no essere due; ad esempio, una fila di 




Schema di impianto di un castagneto. Neil 'esempio qui illustrato riportiamo 
lo schema d'impianto di un castagneto costituito da piante di marroni (varietà 
diverse a seconda delle zone di produzione) e da ibridi eurogiapponesi impie- 
gati come impollinatori; questi ultimi impollinano i marroni e si impollinano 
tra di loro. Superficie totale: 4.000 m 2 circa; distanze dì impianto metri 8x8 
con piante disposte a quinconce (ai vertici di un triangolo isoscele). 

Legenda.^ = marrone: Marradi, Castel del Rio, San Mauro di Saline, Chiusa 
Pesio, Susa, ecc. (p = ibridi eurogiapponesi, due varietà diverse, una per fila; 
ad esempio Precoce Migoule + Bouche de Betizac, oppure Precoce Migoule + 
Marsol 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/20(12 



31 



\ 



Qflfiutkle f 






a 



ujaO 



CASTAGNE 



MARRONI 



Ricordiamo che la 
differenza tra la 
castagna e il 
marrone si 
evidenzia sui 
frutti tagliati: 
le castagne 
presentano la 
polpa «settata» 
mentre quella 
dei marroni 
è intera 



Precoce Migoule alternata ad una fila di 
Bouche de Betizac o di Marsol. 

Va ricordato, infine, che l'impollina- 
zione del castagno non è entomofila, 
cioè non viene favorita dagli insetti pro- 
nubi, ma esclusivamente anemofila, 
cioè favorita dal vento. Il polline del ca- 
stagno poi, rispetto ad altri pollini, è 
piuttosto pesante, di conseguenza per 
ottenere una regolare impollinazione la 
distanza tra la pianta impollinatrice e la 
pianta da impollinare non dovrebbe su- 
perare i 12-15 metri. 

Distanze di impianto. Il castagno è una 
pianta che gradisce la luce e il sole e te- 
me l'eccessivo ombreggiamento. Negli 
impianti con distanze eccessivamente 
ravvicinate, quando le piante hanno 
raggiunto il massimo sviluppo si om- 
breggiano reciprocamente e ciò provo- 
ca il progressivo disseccamento dei ra- 
mi più bassi e più espansi della chioma 
ed un sensibile calo della produzione. 

Le distanze da tenere nei nuovi im- 
pianti possono variare leggermente in 
base alla fertilità del terreno, alle possi- 
bilità irrigue ed al vigore vegetativo di 
ogni singola varietà, ma non devono ri- 
sultare inferiori alle seguenti: 

- per castagno europeo, marrone e ca- 
stagna innestati su selvatico europeo, 
metri 7-7,5 lungo la fila e metri 8-8,5, 
fra le file; 

- per castagno giapponese innestato su 
semenzale di ibrido, metri 3,5-4 lungo 
la fila e metri 4,5-5 fra le file; 

- per castagno ibrido eurogiapponese 
innestato su semenzale di ibrido, metri 
6-7 lungo la fila e metri 7-8 fra le file. 

Messa a dimora delle piantine. Per 

questa operazione, sul terreno sottopo- 
sto allo scasso totale (per l'impianto di 
un castagneto specializzato) o allo scas- 
so a buche (nel caso si intenda mettere a 
dimora un numero limitato di piante) si 
opera nei modi di seguito indicati. 

Il terreno scassato deve esser reso fi- 
ne con una leggera erpicatura e picchet- 
tato con degli spezzoni di canna, posti 
nei punti dove verranno trapiantati gli al- 



beri alle distanze prestabilite. La messa a 
dimora si effettua scavando con la vanga 
o con il badile una buca sufficiente a 
contenere l'apparato radicale. La pro- 
fondità di impianto non deve superare i 
10-12 cm rispetto al livello del terreno. 
La radice va coperta con terreno fine che 
va pressato con il piede dopo l'impianto. 
Per una miglior riuscita dell'impian- 
to raccomandiamo inoltre questi accor- 
gimenti: 

A- evitate di piantare ad eccessiva 
profondità se non volete andare 
incontro al quasi certo fallimento del 
nuovo castagneto; 

- il punto di innesto della pianta deve 
sempre risultare fuori dal terreno; 

- prima della messa a dimora controlla- 
te l'apparato radicale di ogni singola 
pianta: la corteccia della radice deve ri- 
sultare fresca e sana; le radici fortemen- 
te lesionate o spezzate vanno eliminate; 



JL Castagneto. Operazioni 
^mdk colturali in corso (•) nei me- 
^S9 si di novembre e dicembre 


Operazioni 


Novembre 


Dicembre 


Potatura 




• 


Taglio dei 
polloni 




• 


Concimazione 
organica 


• 


• 


Concimazione 
chimica 


• 


• 


Lavorazioni 
del terreno 






Nuovi impianti 


• 


• 


Falciatura erba 






Irrigazioni 
di soccorso 






Trattamenti 
antiparassitari 






Raccolta 


• 




Rastrellatura di 
foglie e ricci 


• 


• 



- per favorire e migliorare l'aderenza 
del terreno alle radici si consiglia di 
eseguire l'«inzaffardatura» che consiste 
nell'immersione dell'apparato radicale 
in una poltiglia costituita dal 25% di 
sterco di bovino fresco, dal 25% di ter- 
ra fine e dal 50% di acqua; 

- per evitare danni in caso di un'abbon- 
dante nevicata, dotate le piante poste a 
dimora di un paletto tutore e legatele ad 
esso; dopo il controllo e la pulizia del- 
l'apparato radicale, e prima dell'inzaf- 
fardatura, dovete disinfettare le piantine 
con poltiglia bordolese industriale-20 
(bio, non classificato) o con ossicloruro 
di rame-20 (bio, non classificato) en- 
trambi alla dose di 250 grammi per 1 
litri di acqua. 

Nel caso abbiate effettuato lo scavo 
a buche (per la messa a dimora di un nu- 
mero limitato di piante, o quando la 
pendenza e la dislocazione del terreno 
non consentono l'esecuzione dello 
scasso con le macchine), 25-30 giorni 
prima della messa a dimora della pianta 
riempite la buca, scavata a fine agosto- 
settembre, per favorire il normale asse- 
stamento del terreno. Le modalità di 
trapianto nella buca sono identiche a 
quelle indicate per lo scasso totale. 

Pulizia del castagneto. Se l'andamento 
stagionale lo consente, sia negli impianti 
in fase di allevamento che in quelli in 
produzione, dovete rastrellare foglie, ric- 
ci vuoti, rami secchi ed eliminare le 
piante legnose infestanti. Il materiale ra- 
strellato è un buon substrato per realizza- 
re del compost o può essere impiegato 
come lettiera per il bestiame. Con la ra- 
strellatura viene scoperto il terreno e ciò 
consente di eseguire la concimazione. 

Concimazione. Questa operazione si 

esegue regolarmente nei frutteti di casta- 
gno ma, allo scopo di mighorare la pro- 
duttività, può rendersi necessario e con- 
veniente effettuarla anche nei vecchi ca- 
stagneti da frutto, sulle piante in fase di 
allevamento e, soprattutto, sulle piante 
isolate di varietà pregiate e remunerative. 
Mìe piante in fase dì allevamento 
(cioè nei primi 3-4 anni per gli ibridi 
eurogiapponesi e 6-7 anni per le varietà 
europee di marrone e castagna), dopo la 
rastrellatura delle foglie dovete distri- 
buire una miscela costituita dal 40% di 
perfosfato minerale- 19, dal 40% di sol- 
fato ammonico-20 e dal 20% di solfato 
di potassio-50. Somministrate la misce- 
la ogni anno a dosi crescenti, partendo 
da 500 grammi fino ad arrivare a 1,5 kg 
al quarto anno per gli ibridi eurogiappo- 
nesi e a 2 kg al sesto anno per le varietà 
di castagno europeo per un raggio attor- 
no ad ogni pianta a partire da cm 150 fi- 



32 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/20(12 



V 




ilei» 



j 



no ad arrivare a cm 300-350. 

Per le piante in produzione le percen- 
tuali dei fertilizzanti che costituiscono la 
miscela variano nelle seguenti propor- 
zioni: 40% di perfosfato minerale-19, 
30% di solfato ammonico-20 e 30% di 
solfato di potassio-50. Per ogni pianta 
isolata dovete distribuire 7-8 kg di mi- 
scela per un raggio di 5-7 metri attorno al 
ceppo. Nei frutteti di castagno sono suf- 
ficienti 600-700 kg di miscela per ettaro 
sparsi su tutta la superficie del terreno. 

Sempre nei frutteti di castagno la dis- 
tribuzione di letame ogni due-tre anni in 
ragione di 300-400 quintali per ettaro 
migliora il contenuto della sostanza or- 
ganica nel terreno e mantiene questo ul- 
timo fresco e permeabile. Sulle piante in 
produzione isolate può rendersi necessa- 
ria e conveniente la distribuzione per 
ogni pianta, per un raggio di 6-7 metri at- 
torno al ceppo, di 100-150 kg di letame. 

Potatura. Quando tutto il fogliame è 
caduto in terra, se l'andamento stagio- 
nale lo consente, potete effettuare qual- 
che intervento di potatura teso ad elimi- 
nare i polloni sviluppatisi a livello del 
ceppo e a tagliare i rami laterali in so- 
prannumero sviluppatisi lungo il tronco 
delle piante in fase di allevamento. 

Per evitare lo sviluppo di malattie 
crittogamiche ed in particolare del can- 
cro della corteccia (Endothia parasiti- 
ca), disinfettate tutti i tagli di potatura 
(anche quelli prodotti dall'eliminazione 
dei polloni) con poltiglia bordolese in- 
dustriale-20 (bio, non classificato) o 
con ossicloruro di rame-20 (bio, non 
classificato) entrambi alle dosi di gram- 
mi 350 per 10 litri di acqua. 

Interventi fitosanitari. Nessuno. 



OLIVO 



fé\ Come risparmiare e guadagnare. 

~^y Si sta concludendo un 'annata di 
lavoro ed ogni cura deve essere posta 
per non rendere vani gli sforzi e le spese 
compiuti e non deludere le attese ri- 
guardo ali 'ottenimento di un olio extra- 
vergine dì elevate qualità. In questo pe- 
riodo, dunque, il coltivatore di olivi de- 
ve preoccuparsi della tempestività delle 
operazioni effettuando la raccolta nel 
periodo più conveniente, con rapidità e 
razionalità, e con una frangitura esegui- 
ta a brevissima scadenza dalla raccolta. 

Lavori 

La raccolta delle olive da olio. Nel 

mese di novembre, per la maggior parte 




Per la maggior parte delle olive da olio 
in novembre si ha la fase di invaiatimi 
delle drupe che in genere corrisponde 
al momento più adatto per la raccolta 
se si vuole ottenere un olio di qualità 

delle olive da olio e nella maggior parte 
delle nostre regioni olivicole, si verifica 
la fase dell'invaiatura delle drupe; ed è 
a questa fase che in genere corrisponde 
il momento più adatto per la raccolta al 
fine di ottenere un olio che possegga 
tutte le migliori qualità. 

Abbiamo parlato di questa operazio- 
ne su Vita in Campagna n. 9/2002, a pa- 
gina 39, e quindi riteniamo inutile dilun- 
garci ora sull'argomento; tuttavia insi- 
stiamo sull'opportunità di spremere le 
olive il più presto possibile dopo la rac- 
colta se volete assicurale al prodotto fi- 
nito il possesso di quelle qualità che la 
buona scelta del momento di raccolta 
permette di ottenere. La frangitura do- 
vrebbe avvenire, al massimo, entro tre 
giorni dalla raccolta; ogni ritardo deter- 
mina uno scadimento della qualità del- 
l'olio. Ma attenzione: le olive raccolte 
nel primo e nel secondo giorno devono 
essere conservate in un ambiente asciut- 
to, fresco e possibilmente ventilato, ed 
in strato di modesto spessore (dunque 
stese su stuoie oppure in cassette con 
pareti forate), altrimenti la qualità del- 
l'olio ne risente in maniera negativa. Più 
che mai mettete in atto questi accorgi- 




Per la raccolta delle olive possono esse- 
re impiegati diversi strumenti agevola- 
toli; nella foto la cosiddetta «pinza» 



menti se, per esempio a causa di intem- 
perie, dovete allungare il periodo della 
raccolta e siete costretti a conservare le 
olive per qualche giorno di più. 

La concimazione organica e fosfopo- 
tassica. Anche l'argomento della con- 
cimazione è stato trattato su Vita in 
Campagna n. 9/2002 (alle pagine 37, 
38, 39); qui vi ricordiamo la convenien- 
za di somministrare i concimi organici 
e fosfopotassici nel periodo autunno-in- 
vernale, salvo il caso di terreni sciolti 
nei quali il potere assorbente, che trat- 
tiene fosforo e potassio, è molto scarso, 
per cui le piogge potrebbero dilavare 
quei concimi; in terreni del genere con- 
viene frazionare le somministrazioni in 
due o anche tre volte. 

L'autunno è d'altra parte il periodo 
migliore per questo tipo di concimazio- 
ne nei terreni inerbiti; in questo caso le 
piogge fanno... comodo proprio per tra- 
sferire gli elementi nutritivi, attraverso 
il cotico erboso, verso le radichette as- 
sorbenti dell'olivo. 

Ma anche negli oliveti adulti con ter- 
reno lavorato, nei quali la lavorazione 
deve interessare tutta la superficie, con- 
viene compiere questa operazione in au- 
tunno; infatti l'interramento dei conci- 
mi, che può eventualmente essere effet- 
tuato con una lavorazione un po' più 
profonda del solito se si teme che si sia 
formata la dannosa «suola di lavorazio- 
ne» (vedi Vita in Campagna n. 7- 
8/2002, a pagina 30), può causare rottu- 
ra di un certo numero di radici assorben- 
ti; ma questo possibile danno avviene 
durante la stasi vegetativa degli alberi e 
prima della ripresa primaverile viene 
compensato dalla ricostituzione della 
maggior parte delle radichette distrutte. 

Altri lavori. In occasione della raccolta, 
ma soltanto nelle zone in cui l'inverno 
decorre mite ed il pericolo di forti ab- 
bassamenti di temperatura è molto raro, 
potete effettuare la potatura degli olivi, 
specialmente di quelli di maggiore mo- 
le, se questa operazione può consentire 
di raggiungere economie di spesa. 

Negli altri ambienti questo interven- 
to può essere pericoloso, nel senso che, 
se si verifica un forte abbassamento di 
temperatura prima che sia trascorso un 
tempo sufficiente a determinare la cica- 
trizzazione delle ferite, l'albero può 
subire notevoli danni. Soltanto una buo- 
na esperienza acquisita nell'ambiente 
in cui si opera può consigliare o meno 
di effettuare la potatura in occasione 
della raccolta. 

E possibile invece in qualsiasi am- 
biente effettuare quegli interventi di po- 
tatura di risanamento che sono rappre- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



33 



V 




'utteto 



J 



sentati dalla slupatura (eliminazione 
del legno degenerato) e é&\\& pulizia dei 
tronchi e delle grosse branche per libe- 
rarli dall'eventuale copertura di licheni 
e borraccine («muschio»); questa puli- 
zia si può effettuare con dei raschietti 
oppure bagnando le parti da pulire con 
una miscela di solfato di ferro e calce 
così preparata: 90 litri di acqua, 10 kg 
di solfato di ferro e 10 kg di calce gras- 
sello. Neil' applicare questo liquido sta- 
te attenti a non bagnare i giovani rami 
poiché ne verrebbero ustionati. 

Infine, se non avete ancora provve- 
duto alla preparazione del terreno per 
nuove piantagioni, fatelo subito in mo- 
do che la terra, se non ha avuto il bene- 
fico effetto del calore estivo, subisca al- 
meno quello del gelo invernale. 

Interventi fitosanitari 

La brusca parassitaria è determinata 
da un fungo che appare all'improvviso e 
colpisce velocemente le foglie, soprat- 
tutto nei periodi autunnali caldi ed umi- 
di, con evidenti aree irregolari rossastre 
che prendono in seguito una colorazione 
cinerea. In inverno, la brusca produce 
poi sulla pagina superiore delle foglie 
già infette dei punti neri. L'attacco gene- 
ra alla lunga un intristimento vegetativo 
ed una minore produttività. 

La lotta preventiva si basa sempre 
sull'impiego dei consueti prodotti ra- 
meici da distribuire nel periodo autun- 
nale, validi anche per altri attacchi fun- 
gini, tra cui la fumaggine che si svilup- 
pa sulla melata prodotta da alcuni inset- 
ti dannosi (come la saissetia) ed il ciclo- 
conio, temibile in molte zone di bassa 
pianura o di fondovalle dove il ricambio 
d'aria è più limitato e l'umidità ambien- 
tale tende a ristagnare sulla vegetazione. 

I trattamenti rameici più diffusi per 
limitare queste ed altre malattie dell'o- 
livo (vedi ad esempio lebbra spiomba- 



jC^ Olivete Operazioni coltu- 
^jfijìì*"'" rali in corso (•) nei mesi di 
novembre e dicembre 




Operazioni 


Nord 


Cèntro-sud 




Nov. 


Die. 


Nov. 


Die. 




Concimazioni (') 


• 


• 


• 


• 




Lavorazioni 
terreno p) 


• 


« 


• 


• 




Trinciatura 
erba 












Potatura 
ordinaria ( 3 ) 


• 


• 


• 


• 




Potatura di 
risanamento ( 4 ) 


• 


« 


• 


• 




Irrigazioni 


• 




• 






Trattamenti an- 
tiparassitari ( 5 ) 


« 




• 






Raccolta 


• 


»'"■: 


• 


• 




Preparazione 
terreno nuovi 
impianti ('') 


• 


• 


• 


# 




(') Concimazione letamica e fosfo-potassi- 
ca. ( 2 ) Per interramento concimi e per 
eventuale rottura del cotico erboso. ( 3 ) 
Solo negli ambienti con inverno mite. ( 4 ) 
Slupatura e pulizia branche. ( J ) Trattamenti 
da effettuare solo dopo la raccolta. ('') Se 
non effettuata prima: 


■;.'■ 



tura) sono quelli a base di ossicloruro 
di rame-50 (bio, irritante) alla dose di 
500 grammi per 100 litri d'acqua, spes- 
so da ripetere dopo un lungo periodo 
piovoso. 

Il rame agisce pure sulla rogna (vedi 
«i Lavori» di gennaio-febbraio 2002, in 
cui questa batteriosi è stata descritta in 
modo approfondito) ed indirettamente 
sui licheni. 




A sinistra. La frangitura dovrebbe avvenire entro tre giorni dalla raccolta; ogni ri- 
tardo determina uno scadimento della qualità dell'olio. A destra. Tubercoli di ro- 
gna su un rametto di olivo. Contro questa batteriosi sono efficaci i trattamenti a 
base di rame 



A Non ci stanchiamo di ricordarvi 
che l'impiego dei prodotti rameici 
deve essere comunque limitato allo 
stretto indispensabile perché il rame è 
un elemento non biodegradabile e quin- 
di inquinante per l'ambiente, sia per le 
acque dei fiumi e dei laghi ma anche per 
il suolo agrario dove tende ad accumu- 
larsi. 



SPECIE DA FRUTTO «MINORI» 

Lavori 

Actinidia. Nelle zone del nord dove gli 
inverni sono molto freddi e sono fre- 
quenti le gelate precoci e tardive, nel 
mese di novembre è opportuno proce- 
dere alla protezione dei fusti delle gio- 
vani piante. I materiali da usare sono i 
più disparati; è sperimentato che i risul- 
tati migliori si ottengono con la paglia, 
ma si possono impiegare anche dei sac- 
chi di carta, il polistirolo, gli stocchi, il 
tessuto non tessuto comunemente usato 
in orticoltura, oppure ancora dei tessuti 
di fibre acriliche, ecc. Importante è che 
la protezione copra la pianta fino all'al- 
tezza di oltre un metro. 

Spesso però anche queste protezioni 
hanno scarso esito specialmente se le 
gelate tardive o primaverili avvengono 
quando la pianta è ancora in succhio 
(cioè quando la linfa è ancora in movi- 
mento). I danni da gelo colpiscono in 
modo particolare le piante concimate e 
irrigate troppo abbondantemente duran- 
te il periodo estivo. 

Ai primi di novembre, temperature 
permettendo, siamo ancora nella fase di 
raccolta. Si ricorda quanto accennato 
ne «i Lavori» di settembre-ottobre: la 
raccolta si effettua di solito quando il 
grado zuccherino è di 6,5° Brix (questo 
per legge). Raccogliendo però i frutti 
quando hanno superato gli 8° Brix si 
avrà una migliore conservabilità e uni- 
formità di maturazione. I frutti poi al 
consumo raggiungeranno facilmente i 
16° zuccherini, pari ad una buona uva 
da tavola. 

Alcuni agricoltori poco accorti, per 
spuntare un prezzo più alto effettuano 
raccolte troppo anticipate e portano sul 
mercato frutti che hanno un basso grado 
zuccherino ed uno scarso sapore, pro- 
vocando disaffezione nel consumatore. 

I kiwi vanno staccati senza pedunco- 
lo: per far ciò basta effettuare una leg- 
gera trazione inclinando il frutto. 
Devono essere raccolti con molta cura, 

A non vanno incisi con le unghie 
(durante la raccolta sarebbe op- 
portuno portare i guanti), vanno posti 
nei contenitori e non vanno fatti cadere 



34 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



dall'alto. I contenitori non devono pre- 
sentare asperità che possano rigare o in- 
cidere i frutti e non si deve asportare la 
peluria che ricopre i frutti stessi; quelli 
che cadono per terra vanno posti in reci- 
pienti a parte. Tutto questo per avere 
una lunga conservazione. 

Va ricordato che un frutto che diven- 
ta tenero per uno dei motivi sopra citati, 
emette etilene, un gas che farà prima 
ammorbidire e poi marcire anzitempo 
gli altri. 

Per allungare il periodo di conserva- 
zione sarà opportuno lasciare i kiwi per 
24 o 48 ore sotto dei porticati per far 
asciugare il punto di stacco del pedunc- 
colo. 

A Evitate di mettere in conservazio- 
ne frutti bagnati dalla pioggia o 
dalla rugiada poiché potrebbero facil- 
mente subire attacchi di monilia (mar- 
ciumi). 

Il miglior metodo di conservazione 
dei frutti è quello che prevede il loro 
deposito in celle frigorifere a - 0,5° C e 
con una umidità di oltre il 90%. Invece 
la conservazione a carattere domestico 
può essere effettuata anche in ambienti 
tipo cantine o bocche di lupo dove tem- 
peratura e umidità siano costanti. Basta 
mettere i frutti ben asciutti in casse a 
uno o più strati e coprirli con un telo di 
plastica nero. Si può anche riporti in 
sacchi di plastica nera da sistemare poi 
in casse. 

A Nel luogo di conservazione non ci 
devono essere frutta o verdura 
poiché ne comprometterebbero la con- 
servazione. 

Dopo un mese sarà opportuno ripas- 
sare i kiwi togliendo quelli troppo mor- 
bidi o con inizio di marcescenza. 

Per assaporare dei frutti molto zuc- 
cherini e sapidi anche nei mesi futuri, 
sarà opportuno metterli, prima di con- 
sumarli, in un sacchetto con delle mele 
molto mature o in fase di marcescenza. 
La mela molto matura emette etilene, 
un gas che favorisce la maturazione del- 
l' actinidia, dei cachi e di altra frutta. 

Azzeruolo. Al momento della messa a 

©dimora è opportuno tener conto 
che questo albero è molto rustico 
e in genere non richiede trattamenti an- 
tiparassitari. Se dovete piantarne uno, 
ponetelo nel settore destinato alle pian- 
te che non richiedono interventi del ge- 
nere. 

Ricordiamo che l' azzeruolo rosso ha 
rami spinosi che rendono difficile la 
raccolta dei frutti; l' azzeruolo bianco è 
invece senza spine. Ambedue i tipi si 
trovano innestati su cotogno e su bian- 
cospino; il cotogno è adatto per terreni 
con pH inferiore a 7 (leggermente ad- 




ii 





Protezione delle piante di actinidia dai gelo. A sinistra. La protezione con paglia 
risulta essere la migliore: la sperimentazione ha dimostrato che all'interno della 
copertura le temperature sono sempre di qualche grado superiori a quelle esterne. 
E però una delle protezioni più difficili da applicare. A destra. Protezione con car- 
ta: a tale scopo possono servire anche i sacchi di carta contenenti mangimi per 
animali, oppure come in questo caso dei fogli di carta paraffinata 



di), fertili, irrigati; il biancospino è in- 
vece da preferire per terreni magri, po- 
co fertili, privi di irrigazione, con pH 
superiore a 7 (tendenzialmente alcali- 
ni), specialmente se ad altitudine supe- 
riore ai 600-700 metri. 

Trattandosi di una specie molto ru- 
stica, è poco esigente anche in fatto di 
concimazione, per le piante in alleva- 
mento è sufficiente una buona letama- 
zione annuale (a partire da una ventina 
di chili nel secondo anno, fino a 30-40 
al quarto anno); per le piante in produ- 
zione, 45-50 chili di letame e, ad anni 
alterni se il terreno non è particolar- 
mente magro, 500 grammi di perfosfato 
minerale- 19 e 500 grammi di solfato di 
potassio-50. 

Carrubo. Sulle piante adulte in produ- 
zione la potatura si esegue dopo la rac- 
colta e ad anni alterni (anche ogni 3-4 




Frutti di actinidia pronti per la raccol- 
ta: si devono staccare senza peduncolo 
effettuando una leggera trazione e in- 
clinando contemporaneamente il frutto 



anni). Eliminate le parti striscianti sul 
terreno e le ramificazioni rinsecchite, 
arieggiando moderatamente la chioma 
nelle zone fitte. 

Le piante giovani si devono potare 
pochissimo, solo per limitare qualche ra- 
mo vigoroso, mirando ad ottenere una 
forma naturale a globo oppure il classico 
vaso con almeno 4-5 branche portanti. 

Ricordate sempre che i tagli devono 
essere limitati perché la fruttificazione 
si verifica sul legno vecchio di qualche 
anno. In autunno si effettua anche la 
spollonatura intorno al pedale. 

Per la concimazione, ogni due-tre 
anni distribuite ed interrate per ogni 
pianta adulta 2-3 carriole di letame ben 
maturo integrandolo con 5 kg di perfo- 
sfato minerale- 19. 

Nei comprensori più caldi del sud ed 
in Sicilia, procedete con la semina a di- 
mora ma è più consigliabile il trapianto 
di alberelli già innestati e allevati in fi- 
tocella delle varietà Latinissima e 
Racemosa per la Sicilia, Amele di Bari 
per la Puglia (per altri ambienti rivolge- 
tevi ad un vivaista locale per farvi con- 
sigliare la varietà adatta). Prevedete an- 
che l'impianto di esemplari maschili 
per l'impollinazione. 

I sesti di impianto di carrubeti spe- 
cializzati sono in quadrato di circa 10 
metri per 10 metri. 

Fico. Nel centro-nord la messa a dimo- 
ra di nuove piante è preferibile che sia 
rimandata alla fine dell'inverno. Chi 
volesse prepararsi delle piante, può in 
questo periodo preparare e piantare di- 
rettamente in terra delle talee da ramo. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(102 



35 



V 




infido 



j 



Per quanto riguarda la concimazio- 
ne di questo albero molto rustico quan- 
to generoso, se il terreno è particolar- 
mente magro converrà distribuire una 
concimazione analoga a quella suggeri- 
ta per l'azzeruolo. 

Giuggiolo. Per i nuovi impianti ricor- 
diamo che il giuggiolo rifugge dai terre- 
ni umidi o che presentano comunque il 
pericolo di ristagni anche brevi di umi- 
dità, e predilige suoli tendenzialmente 
alcalini (pH fra 7 e 8). 

Anche in questo caso si è di fronte 
ad una pianta rustica che richiede pochi 
concimi anche in un terreno magro; 
pertanto per la concimazione delle 
piante in allevamento distribuite dai 75 
ai 200 grammi di perfosfato minerale- 
1 9 e dai 50 ai 1 50 grammi di solfato di 
potassio-50. A quelle in produzione, 
250-300 grammi di perfosfato minera- 
le- 19 e 150-200 grammi di solfato di 
potassio-50. 

Kaki. Il mese di novembre è il periodo 
tipico di raccolta dei frutti del kaki; cer- 
cate di effettuarla prima che qualche ge- 
lata precoce provochi fessurazioni della 
buccia che possono compromettere la 
loro integrità durante la conservazione 
per l'eventuale ammezzimento. 

Effettuate la raccolta tagliando il pe- 
duncolo con le forbici da potatura mol- 
to vicino al calice, in modo da poter di- 
sporre i singoli frutti adagiati sul calice 
stesso. I frutti vanno conservati su 
stuoie o in contenitori, eventualmente 
alveolati, in modo che non si tocchino, 
e in un locale freddo e ventilato. Se vo- 
lete accelerare l' ammezzimento, ponete 
vicino ai kaki delle mele: l'etilene, che 
si sviluppa dalle mele in fase di matura- 
zione, accelera infatti la trasformazione 
dei tannini. 

Per quanto riguarda le concimazio- 
ni, il kaki si avvantaggia molto del leta- 
me che può essere convenientemente 
integrato, per un albero in produzione, 
da 480-600 grammi di perfosfato mine- 
rale- 1 9 e da 360-450 grammi di solfato 
di potassio-50. Per le piante in alleva- 
mento è sufficiente una buona letama- 
zione annuale (da 20 a 40-45 kg, dal se- 
condo al quinto anno di età). 

Per la messa a dimora di un albero 
di kaki aspettate la fine dell'inverno. 

Mandorlo. Nelle principali zone di pro- 
duzione del sud (Puglia e Sicilia), i nuo- 
vi impianti si eseguono di norma tra la 
fine del periodo autunnale e l'inizio del- 
l'inverno con piante in piena dormienza. 
Infatti, il mandorlo è una specie notoria- 
mente caratterizzata da fioritura e ger- 
mogliamento assai precoci (famosi i 




La raccolta dei frutti delle diverse va- 
rietà di kaki si conclude entro il mese di 
novembre 




Le nespole appena raccolte non possono 
essere mangiate subito perché sono mol- 
to aspre e dure; per consumarle occorre 
sottoporle ad ammezzimento. Nella foto: 
nespole appena raccolte (a sinistra) e do- 
po V ammezzimento (a destra) 

mandorli di Agrigento in fiore già a gen- 
naio) ed ancora più anticipata è la ripre- 
sa vegetativa dell'apparato radicale. 

Impiegate piantine a radice nuda, 
preferibilmente già innestate in vivaio 
(astoni), accompagnate dalla documen- 
tazione attestante la varietà e le condi- 
zioni sanitarie (passaporto e documento 
di commercializzazione). 

Accorciate preventivamente le radici 
laterali e, dopo la messa a dimora su 
terreni già scassati e concimati, effet- 
tuate una leggera irrigazione localizzata 
intorno alle piantine. Capitozzate gli 
astoni sopra il punto d'innesto ad alme- 
no 60-90 centimetri di altezza. 

In condizioni ordinarie per varietà di 
medio vigore ed in appezzamenti non 
irrigui il sesto d'impianto è di circa me- 
tri 6 x 6. Vi consigliamo piante innesta- 
te su franco da preferire nei terreni fre- 
schi, con alta percentuale di calcare at- 
tivo ed in regime di asciutto, oppure 
piante innestate su ibridi pesco-man- 
dorlo come il GF 677. 

Il portinnesto di pesco si impiega so- 
prattutto per impianti irrigui ma risulta 
poco longevo e tollera poco il calcare. 



Evitate assolutamente il reimpianto, 
anche con altre drupacee, per evitare gli 
effetti negativi della stanchezza del ter- 
reno. Tra le varietà a seme dolce sempre 
valide, soprattutto per i comprensori 
vocati del sud, vi consigliamo Falsa 
Barese, Ferragnès, Tuono e Supernova. 

Nespolo comune. La messa a dimora 

si può effettuare da novembre a marzo- 
aprile. Nei vivai si possono in genere 
reperire piante innestate su cotogno o 
su biancospino, ma la specie può essere 
innestata anche su franco, sorbo degli 
uccellatori e pero. Per quanto riguarda 
l'ambiente adatto al cotogno o al bian- 
cospino si rimanda a quanto detto per 
l'azzeruolo ricordando che l'albero 
vuole una posizione di mezz'ombra e 
terreno fresco. 

Per la concimazione può essere suf- 
ficiente il letame ben maturo; nei terre- 
ni particolarmente magri questo può es- 
sere integrato ogni due anni con 300 
grammi di solfato di potassio-50. 

Continua la raccolta dei frutti, la cui 
commestibilità, similmente a quanto av- 
viene per i kaki, diventa possibile dopo 
l' ammezzimento. Anche le nespole de- 
vono essere quindi conservate in am- 
biente fresco e asciutto, possibilmente 
disposte in un unico strato. Se l'ambien- 
te di conservazione è adatto, essendo la 
maturazione scalare, il consumo può 
protrarsi anche per più di 50 giorni. 

Nespolo del Giappone. Pianta tipica 
delle regioni a clima invernale mite, che 
nel centro-nord va messa a dimora a fine 
inverno. La sua fioritura avviene in no- 
vembre-dicembre e quindi, a nord, può 
andare soggetta a gravi danni causati dal 
freddo, con produzione conseguente- 
mente scarsa o addirittura assente. 

Per le concimazioni si possono se- 
guire i consigli dati per il kaki; si tratta 
comunque di albero molto rustico che 
in terreni di buona fertilità non richiede 
particolari interventi. 

Nocciòlo. A partire dalla seconda deca- 
de di novembre si possono effettuare, 
sul terreno totalmente scassato o scas- 
sato solo a buche, i nuovi impianti di 
nocciòlo. 

Per quanto riguarda la scelta varie- 
tale ricordiamo che le migliori varietà 
di nocciòlo sono quelle appartenenti al 
gruppo delle cosiddette «tonde»: Tonda 
gentile delle Langhe (diffusa in Pie- 
monte e Liguria), Tonda gentile romana 
(diffusa nel Lazio e nelle altre regioni 
dell'Italia centrale), Tonda di Giffoni 
(diffusa nell'Italia meridionale). 

Queste varietà presentano una buona 
resa allo sgusciato e si prestano per la 



36 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/201)2 




Impianto di nocciòlo con pacciamatura 
di polietilene nero 

sgusciatura meccanica. 

Qualunque sia il numero delle piante 
poste a dimora, per ottenere una regola- 
re produzione è opportuna la presenza 
di piante impollinatrici perché le varie- 
tà sopra citate sono autosterili e neces- 
sitano di una impollinazione incrociata. 
Buone impollinanti sono considerate le 
piante selvatiche o spontanee del noc- 
ciòlo, ma per le tonde si prestano egre- 
giamente anche le varietà Mortarella e 
Nocchione, che presentano un frutto di 
forma allungata. Una discreta impolli- 
nazione si verifica anche fra le tre citate 
varietà di tonde. 

Precisiamo che la fioritura del noc- 
ciòlo si verifica nei mesi invernali (da 
fine gennaio a inizio marzo); di conse- 
guenza l'impollinazione non può usu- 
fruire della collaborazione degli insetti 
pronubi ma avviene solo per via ane- 
mofila, cioè per opera del vento. È 
quindi opportuno che le piante delle va- 
rietà impollinatrici siano poste a dimora 
poco distanti dalle piante da impollina- 
re e possibilmente sopravento. 

Le distanze di impianto consigliate 
su terreno fertile, se si adotta la forma 
di allevamento a vaso cespugliato, sono 
di 4,5-5 metri lungo la fila e di 5,5-6 
metri tra le file; con la forma di alleva- 
mento libera, cioè a cespuglio, le di- 
stanze vanno aumentate di 30-50 cm. 

Con la forma di allevamento a vaso 
cespugliato, cioè con la pianta che pre- 
senta un solo tronco fino all'altezza di 
40-50 cm, i lavori di erpicatura del ter- 
reno, il taglio dei polloni sviluppatisi a 
livello del ceppo e le operazioni di rac- 
colta risultano facilitati e più veloci. 

La profondità di impianto non deve 
superare i 12-14 cm. 

Sulle vecchie piante allevate a ce- 
spuglio potete effettuare una potatura 



di ringiovanimento riducendo a 3-4 il 
numero delle branche a livello del cep- 
po e capitozzando le branche seleziona- 
te all'altezza di m 1,20-1,50. Da tutte le 
piante in fase di allevamento e anche da 
quelle in produzione, se l'andamento 
stagionale lo consente, dovete elimina- 
re i polloni sviluppatisi a livello del 
ceppo. 

Qualunque sia l'ampiezza del noc- 
cioleto, per ottenere una produzione co- 
stante, abbondante e di buona qualità 
con una resa elevata alla sgusciatura, è 
opportuno eseguire durante il mese di 
novembre un razionale concimazione 
nel seguente modo: 

- alle piante in fase di produzione di- 
stribuite una miscela costituita dal 60% 
di perfosfato minerale- 19 e dal 40% di 
solfato di potassio-50, in ragione di 1 
kg per pianta, per un raggio di metri 3- 
3,5 attorno al ceppo; la concimazione 
va integrata durante il mese di marzo 
con grammi 400-500 di solfato ammo- 
nico-20 per pianta; ogni due-tre anni è 
utile distribuire 40-50 kg di letame 
sempre per pianta; 

- alle piante in fase di allevamento di- 
stribuite nei mesi di novembre-dicem- 
bre una miscela composta dal 50% di 
solfato ammonico-20, dal 35% di per- 
fosfato minerale- 19 e dal 15% di solfa- 
to di potassio-50, alla dose di grammi 
300 per pianta - dose che va aumentata 
ogni anno di 100 grammi fino al quarto 
anno - per un raggio a partire da 1 me- 
tro fino a 2,5 metri attorno al ceppo. 

Noce. Se acquistate nuove piante per la 
messa a dimora in autunno assicuratevi 
che siano ben lignificate fino alla punta. 
Altrimenti conviene rimandare la pian- 
tagione a fine inverno. 

Molto importante è effettuare una 
concimazione scelta in base all'età e al- 
la destinazione degli alberi. Come al so- 
lito bisognerebbe conoscere bene quali 
sono le dotazioni del terreno e regolarsi 
in base a quelle. 

In mancanza di dati analitici di rife- 




Pianta di noce posta a dimora nel mese 
di novembre che durante l'inverno ha 
subito danni da gelo sulla parte media- 
na e terminale del fusto. Il danno si ve- 
rifica quando la temperatura scende 
più di 7-8 gradì sotto lo zero. Per evita- 
re questo inconveniente, nelle regioni 
del centro-nord e del nord, conviene ri- 
mandare i nuovi impianti a fine inverno 

rimento, per un terreno di fertilità me- 
dia e per tutti i tipi di noci in allevamen- 
to viene ritenuta conveniente una conci- 
mazione per pianta, alla fine del primo 
anno, costituita aTT incirca da 150 gram- 
mi di perfosfato minerale- 19 e 220 
grammi di solfato di potassio-50, da au- 
mentare progressivamente fino a distri- 
buire, al sesto anno, 750 grammi di per- 
fosfato minerale- 19 e 1.100 grammi di 
solfato di potassio-50. 

Questi apporti si dovranno integrare 
a fine inverno con la somministrazione 
di azoto, sotto forma per esempio di 
solfato ammonico-20, partendo da circa 
270 grammi fino a raggiungere i 1.350 
grammi al sesto anno. 

Per gli alberi in produzione, distin- 
guendo quelli esclusivamente da frutto 
(come per esempio le varietà california- 
ne) da quelli destinati (come le varietà 
europee) a fornire fratto e legno da ope- 
ra, si veda la tabella qui sotto). 



Noce. Concimazione degli alberi in produzione 


Concimi 


Dosi per pianta singola (') 

(grammi) 


varietà californiane 


Varietà europee 


Perfosfato minerale- 19 




1,200-1.500 


1.500-2.400 


Solfato di potassio-50 




1.200-1.500 


1.250-2.000 




da integrare a fine inverno con: 


Solfato ammonico-20 




1.600-2.000 2.250-3.600 


(') da distribuire su un raggio 


di 4-5 metri per le californiane e di 6-7 m per le europee. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



37 



V 




ìutlào 



j 



Interventi fitosanitari 

Quando si eseguono i trattamenti 
con prodotti rameici su pomacee o dru- 
pacee è opportuno trattare anche i fusti 
delle piante da frutto minori quali: acti- 
nidia, fico, kaki, mandorlo, nespolo e 
noce. 

Anche in questi casi si può preparare 
la poltiglia bordolese casalinga utiliz- 
zando 2 kg di solfato di rame (bio, non 
classificato) al 25% di rame metallico 
per 100 litri di acqua aggiungendo 2 kg 
di calce in polvere, oppure si possono 
impiegare la poltiglia bordolese indu- 
striale (bio, non classificato) al 20% di 
rame metallico alla dose di kg 2 per 100 
litri di acqua o l'ossicloruro di rame-50 
(bio, irritante o nocivo) alla dose di kg 
1,5-1,8 per 100 litri di acqua. 

Sull'actinidia il trattamento deve 
essere eseguito prima di fasciare il tron- 
co con cannucce, paglia o altri materia- 
li che hanno lo scopo di proteggere la 
pianta dai freddi invernali. Sulle altre 
piante il trattamento ha lo scopo di evi- 
tare l'insediamento di alghe verdi o di 
licheni che intaccando la corteccia de- 
terminano un invecchiamento più pre- 
coce della pianta. 



PICCOLI FRUTTI 

Lavori 

Lampone. La raccolta dei frutti riguar- 
da esclusivamente le varietà bifere o ri- 
fiorenti. Considerata la situazione clima- 
tica che si è avuta nella seconda metà del 
mese di agosto e durante il mese di set- 
tembre, una percentuale più o meno ele- 
vata di prodotto è stata perduta a causa 
del marciume che ha colpito i frutti. 




Lamponeto in produzione potato in au- 
tunno per evitare i danni provocati da 
abbondanti e pesanti nevicate. Di nor- 
ma la potatura dovrebbe essere effet- 
tuata alla fine dell'invento 

Solo i produttori che hanno provveduto 
a proteggere i filari dalle piogge e dalle 
gelate con tunnel di polietilene avranno 
la possibilità di raccogliere fino alla fine 
dell'anno i frutti delle varietà rifiorenti 
più tardive tipo Eritage e Rossana. 

Con i nuovi impianti possono essere 
messe a dimora le piante di due gruppi 
varietali e precisamente: 

- varietà unifere che producono nel pe- 
riodo primaverile-estivo, cioè dalla fine 
di maggio fino a luglio; 

- varietà bifere che producono nei mesi 
di giugno-luglio sui tralci di un anno e 
consentono una seconda produzione 
che si verifica sui tralci sviluppatisi du- 
rante l'anno e che inizia, per le varietà 



più precoci, nella terza decade di ago- 
sto. La seconda raccolta sulle varietà 
bifere continuerà nel tardo autunno fino 
alle prime gelate. 

Il trapianto può essere effettuato du- 
rante il mese di novembre nelle regioni 
del nord e del centro-nord e può conti- 
nuare anche durante la prima e la se- 
conda decade di dicembre nelle regioni 
del centro-sud e del sud. L'impianto va 
effettuato su un terreno con un pH da 
neutro a poco acido e acido (pH da 5,5 
a 6,5). Se il pH risulta di 7-7,5 è oppor- 
tuno distribuire e interrare prima del 
trapianto per tutta la profondità dello 
scasso 50-70 grammi per metro quadra- 
to di solfato di ferro, unitamente a 60 
grammi per metro quadrato di perfosfa- 
to minerale- 19 e 50 grammi di solfato 
di potassio-50. 

Normalmente il lampone si moltipli- 
ca per mezzo dei polloni radicali i quali 
si sviluppano numerosi attorno al ceppo 
di ogni cespuglio. Il pollone deve esse- 
re dotato di radice e, soprattutto, deve 
essere provvisto a livello dell'apparato 
radicale di una o due gemme basali ben 
visibili. Se mancano le gemme basali il 
pollone non è utilizzabile anche se 
provvisto di numerose radici. 

La profondità di impianto non deve 
superare i 10 cm. Il terreno va pressato 
con il piede attorno alle radici della 
pianta. Se il freddo è intenso e se il ter- 
reno risulta parzialmente gelato, con- 
viene rimandare la messa a dimora a fi- 
ne inverno. 

La potatura del lampone è opportu- 
no che venga effettuata alla fine dell'in- 
verno, salvo nelle zone dove si verifica- 
no abbondanti nevicate, nel qual caso 
conviene potare in questo periodo per 
evitare che il peso della neve provochi 
danni alle piante. 



*» Piccoli frutti. Operazioni colturali in corso (») 


J5j!«2f 




nel mese di novembre 


Piccoli frutti 


g 

3 

w 

s 


* a 2 
.2 g 

? - 
SS 


""3 

sa, 


lo 

16 

•il 

u 


•a 

o 

cu a 
.§! "ofc 

e 




•a 

o 

1 

OD 

"E 
u 


ti 
E 
5 
« 


a 

*© 
o 
u 

SS 


Lampone bifero 
Lampone nero 
Lampone unifero 
Mirtillo 


• 
• 




• 
• 
• 










• 


Mora giapponese 
Ribes 


• 




• 
• 












Rovo senza spine 
Uva spina 


• 




• 
• 















o: Piccoli frutti. Operazioni colturali in corso (' 1 


«3j3^ ne j m ese di dicembre 


Piccoli frutti 


ss 
s 
3 


e 2 
.2 g 

ss •— 

%i 


"1 

«.3 

sa 

Z l 


e 

o o 

1 s 

1 


s 

|| 

.§ "et 
|J 
e 
U 


•a 

_© 

'S 

83 

.£• 
"C 
u 


a 
E 
1 

1 


5 
■© 

u 
9 

«3 

OS 


Lampone bit'ero 
Lampone nero 
Lampone unifero 
Mirtillo 


• 
• 
» 




•o 
•0 










•(') 


Mora giapponese 
Ribes 


• 




•0 












Rovo senza spine 
Uva spina 


• 




•(-') 












(') Varietà Rossana (piante protette dal gelo con tunnel di polietilene) 
O Regioni del centro-sud, del sud e delle Isole 



38 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 




Eima 2002 



33 a Eima - Bologna 

16-19 novembre 2002 

Area 42 
Stampa Tecnica 



di Edizioni L'Informatore Agrario 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 3,77 



^COLTURA 
WQUAUTÀ 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,45 





VITICOLTURA 

2 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33* Eima di Bologna. 



MECCANICA AGRARIA 

2 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33" Eima di Bologna. 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,63 



UN OMAGGIO PER LEI 





In collaborazione con 



BASF 



^2)i 



o 
co 



APICOLTURA 
2 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33' Eima di Bologna. 



Per ottenere un simpatico omaggio presenti questo 

tagliando, unitamente alla sua Carta Verde, presso 

lo stand delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33" Eima di Bologna. 

Offerta valida Erto ad esaurimento delle scorte 
dal 16 al 19 novembre 2002. 



Gentile Signora, egregio Signore 



La invitiamo a visitare lo stand delle Edizioni L'Informatore Agrario allestito in occasione 
della 33" Eima di Bologna. 

Nella speranza di averLa tra i nostri visitatori, Le offriamo l'opportunità di usufruire di 10 
coupons da presentare al nostro stand; con essi potrà ricevere un simpatico omaggio e otte- 
nere ulteriori sconti in aggiunta a quelli a cui ha già diritto come abbonato e possessore della 
Carta Verde, sull'acquisto dei prodotti editoriali proposti dalla Libreria Verde di Edizioni 
L'Informatore Agrario. 



Voglia gradire i migliori saluti. 



Edizioni L'Informatore Agrario 
La Direzione 




m 

*| Guida Trattori 2002-20 
MAD 2003 

Macchine Agricole Dove 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,45 



Prezzo di copertina: Euro 27,00 

Sconto Fiera: Euro 19,45 

Con questo Buono Sconto: Euro 18,00 

Offerta valida dal Ih al l'I novembre 2002. Buono non cumulahile. 





9'788B72"400175 



La coltivazione della vite 
Viticoltura di qualità 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 3,77 



Prezzo di copertina: Euro 111,04 

Sconto Fiera: Euro 98,77 

Con questo Buono Sconto: Euro 95,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 



Un simpatico 

omaggio 

per Lei 





Offerta valida fino 
ad esaurimento delle scorte 

Omaggio non condizionato all'acquisto 
ed esente dalla disciplina delle vendite a premio 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. 



9 788872V2Ó100 

Apicoltura tecnica 
e pratica 

Conoscere il miele 

Guida all'analisi sensoriale 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,63 



Prezzo di copertina: Euro 54,22 

Sconto Fiera: Euro 47,63 

Con questo Buono Sconto: Euro 45,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 



Sconto Fiera + Buono Sconto furo 2,60 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,19 




JU 



PICCOLI FRUTTI 

2 videocassette indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33' Erma di Bologna. 




AVVERSITÀ E DIFESA 
3 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33" Eima di Bologna. 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,87 




Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,18 



JJMJttW» 

biologica 




I LIBRI PER L'ORTO 

DI VITA IN CAMPAGNA 

4 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33* Eima di Bologna. 



AGRICOLTURA BIOLOGICA 

2 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33° Eima di Bologna. 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,60 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 5,06 





OLIVICOLTURA 
2 prodotti indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33 J Eima di Bologna. 



SCHEDE FITOPATOLOGICHE 
3 volumi indivisibili 

Per ottenere lo sconto indicato presenti questo tagliando, 

unitamente alla Sua Carta Verde, allo stand 

delle Edizioni L'Informatore Agrario, 

in occasione della 33 J Eima di Bologna. 





9 788872"243008 
Avversità e difesa Pero 

Avversità e difesa Melo 

Avversità e difesa Pesco 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,19 



Prezzo di copertina: Euro 44,93 

Sconto Fiera : Euro 38,19 

Con questo Buono Sconto: Euro 36,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 






9 1 788872V70004 
Frutticoltura biologica 

L'Italia del biologico 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,18 



Prezzo di copertina: Euro 52,09 

Sconto Fiera : Euro 45,18 

Con questo Buono Sconto: Euro 43,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 



9 788872"241004 
VHS I piccoli frutti 

Lampone e Rovo 

VHS I piccoli frutti 

Ribes e Mirtillo 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 2,60 



Prezzo di copertina: Euro 44,00 

Sconto Fiera : Euro 39,60 

Con questo Buono Sconto: Euro 37,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 







9'788872"235009 ! 



Insetti dannosi 
alle piante da frutto 

Malattie crittogamiche 
delle piante ortive 

Insetti dannosi 
alle piante ortive 



788872"242001 
Il pomodoro nell'orto 
Melone, anguria, cetrioli 
Zucca e zucchino nell'ori 
La patata nell'orto 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,87 



Prezzo di copertina : Euro 43,38 

Sconto Fiera : Euro 36,87 

Con questo Buono Sconto: Euro 35,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 5,06 



Prezzo di copertina: Euro 125,95 

Sconto Fiera : Euro 107,06 

Con questo Buono Sconto: Euro 102,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 





9 788872"239001 

L'olivo 

e la sua coltivazione 

VHS L'olivo: il vivaio, 
la potatura, la raccolta 



Sconto Fiera + Buono Sconto Euro 1,60 



Prezzo di copertina: Euro 50,00 

Sconto Fiera : Euro 43,60 

Con questo Buono Sconto: Euro 42,00 

Offerta valida dal 16 al 19 novembre 2002. Buono non cumulabile. 



V 




uMù 



/ 



Mirtillo. Il terreno destinato ai nuovi 
impianti di questa specie deve essere 
acido, deve presentare cioè un pH oscil- 
lante tra 4,5 e 6. Un impianto effettuato 
su un terreno con un pH superiore a 6,5 
ha scarse possibilità di riuscita. 

La concimazione di arricchimento 
va effettuata prima dello scasso esclusi- 
vamente con concimi fisiologicamente 
acidi tipo solfato ammonico-20, perfo- 
sfato minerale- 1 9 e solfato di potassio- 
50. La distribuzione di torba acida in ra- 
gione di kg 2,5-3 per metro quadrato 
sostituisce il letame ed aumenta il con- 
tenuto di sostanza organica nel terreno. 

Il trapianto del mirtillo si effettuerà, 
durante il mese di aprile o ad inizio 
maggio, con piantine prodotte in vaso o 
in fitocella. 

La concimazione delle piante sia in 
fase di allevamento che in produzione è 
consigliabile che venga effettuata a fine 
inverno. 

Nelle regioni del nord e del centro- 
nord le abbondanti nevicate che si veri- 
ficano durante l'inverno possono pro- 
vocare lo schiacciamento a terra della 
pianta con la frattura e la scollatura di 
numerose branche e rami. 

Per evitare questo inconveniente do- 
vete affastellare strettamente i rami del- 
le piante attorno a un robusto paletto tu- 
tore. 

La potatura del mirtillo deve essere 
effettuata sempre a fine inverno, duran- 
te il mese di marzo-inizio aprile, quan- 
do è cessato il pericolo di nevicate. 

Mora giapponese. Questa specie, che 
produce delle more di sapore delizioso, 
presenta le stesse esigenze del lampone e 
si moltiplica naturalmente per «capogat- 
to»; si può favorire la propagazione po- 
nendo a diretto contatto col terreno l'e- 
stremità del tralcio di un anno che emet- 
terà così delle radici. I nuovi impianti 
possono essere effettuati nella seconda 
metà del mese di novembre e durante il 
mese di marzo. L'attecchimento delle 
piantine viene garantito dalla presenza 
della gemma basale a livello del ceppo. 

Ribes (rosso, rosa, bianco, nero). I 
nuovi impianti delle diverse specie e 
varietà di ribes possono essere effettua- 
ti a partire dalla seconda metà di no- 
vembre e continuati fino alla metà di di- 
cembre se l'andamento stagionale lo 
consente. 

La potatura è opportuno che venga 
effettuata a fine inverno (marzo). Nelle 
zone soggette ad abbondanti nevicate, 
per evitare la rottura e lo scollamento 
dei rami, si consiglia la forma di alleva- 
mento a spalliera con i rami e le branche 
legati ai fili di ferro; le piante allevate a 




Filari di mirtillo in produzione in attesa 
della potatura che si effettuerà a fine 
inverno. Per evitare che le abbondanti 
nevicate provochino fratture e scollatu- 
ra delle branche, affastellate stretta- 
mente i rami delle piante attorno a un 
robusto paletto tutore 

cespuglio devono essere affastellate e 
legate strettamente al paletto tutore. 

Rovo senza spine. Questa specie, per la 
rusticità che la contradistingue, può es- 
sere messa a dimora in tutti gli ambien- 
ti e in tutte le regioni del nostro Paese. 
La pianta si moltiplica naturalmente per 
«capogatto» come la mora giapponese. 

Le piantine vanno estirpate con l'ap- 
parato radicale dotato di una zolla di 
terreno e trapiantate alla profondità di 
10-12 cm. 

Anche per questa specie l'attecchi- 
mento al trapianto sarà garantito dalla 
presenza della gemma basale che con- 
sentirà lo sviluppo del nuovo tralcio. 

Come per il lampone con ìapotatura 
devono essere eliminati i tralci che han- 
no prodotto, che vanno tagliati alla base 
del ceppo. I nuovi tralci, in numero di 



4-5 per pianta in piena produzione, 
aperti a ventaglio, vanno legati all'al- 
tezza di 80-90 cm e di 160-180 cm su 
due fili di ferro sistemati lungo il filare. 
La potatura è opportuno che venga 
effettuata alla fine dell'inverno, salvo 
nelle zone dove si verificano abbondanti 
nevicate, nel qual caso conviene potare 
in questo periodo per evitare che il peso 
della neve provochi danni alle piante. 

Uva spina. Per quanto riguarda i nuovi 
impianti valgono le stesse operazioni 
segnalate per il ribes. 

La concimazione delle piante in fase 
di allevamento e in produzione sarà ef- 
fettuata a fine inverno. 

Anche la potatura va eseguita a fine 
inverno, soprattutto nelle zone soggette 
a pesanti nevicate. Onde evitare la sco- 
sciatura dei rami per effetto del peso 
della neve, si consiglia di affastellare e 
legare strettamente i rami di ogni ce- 
spuglio attorno ad un paletto tutore. 

Interventi fitosanitari 

Nessun intervento di difesa fitosani- 
taria è previsto in questo periodo. 

A cura di: Giovanni Comerlati (Lavori: 
Pomacee); Giovanni Rigo (Lavori: Dru- 
pacee- Actinidia); Raffaele Bassi (La- 
vori: Castagno-Nocciòlo-Piccoli frutti); 
Giorgio Bargioni (Lavori: Olivo- 
Ciliegio- Azzeruolo-Fico-Giuggiolo- 
Kaki-Nespolo comune-Nespolo del 
Giappone-Noce); Floriano Mazzini (In- 
terventi fitosanitari: Pomacee-Drupacee- 
Castagno-Specie da frutto minori-Picco- 
li frutti); Salvo Manzella (Lavori e 
Interventi fitosanitari: Agrumi-Carrubo- 
Mandorlo; Interventi fitosanitari: Olivo). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: mollo tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di bio, 
significa che l'antiparassitario è ammesso 
nell'agricoltura biologica. 



Trattamento antiparassitario consigliato 

grammi 1.500-1.800 



- Ossicloruro di rame-50 
oppure 

- Poltiglia bordolese industriale -20 
—Acqua 



grammi 2.000 
litri 100 



Questo trattamento, da effettuarsi dopo la caduta delle foglie, è utile per la 
prevenzione delle principali malattie fungine su pomacee, drupacee e su tut- 
te le piante da frutto in genere. 

Le dosi di impiego dell' ossicloruro di rame-50 o della poltiglia bordolese in- 
dustriale-20 variano in funzione delle diverse formulazioni commerciali; è 
quindi opportuno attenersi alle dosi indicate in etichetta. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



39 



CEREALI VERNINI 

(farro, frumento tenero, grano 
duro, orzo) 

Lavori 



Nei primi giorni di novembre 
ultimate le operazioni di ripasso del 
terreno utilizzando, a passaggi succes- 
sivi, attrezzi sempre più leggeri. 
Renderete così sempre più minuto il 
letto di semina eliminando anche le 
eventuali erbe infestanti presenti nate 
dopo l'aratura. 

Provvedete quindi alla semina dei 
cereali, dopo aver distribuito il concime 
prima dell'ultimo passaggio in modo 
da interrarlo. 

Molte aziende, specialmente se si 
avvalgono di contoterzisti, utilizzano 
macchine combinate per la preparazio- 
ne finale del terreno e la contempora- 
nea semina. Tali macchine consentono 
un intervento più tempestivo e quindi 
meno rischioso in relazione alle condi- 
zioni meteoriche del periodo. 

Il farro non viene quasi mai conci- 
mato in quanto è specie molto rustica e 
segue nella rotazione generalmente una 
leguminosa. Tuttavia nei terreni poveri 
o se segue colture che hanno sfruttato 
molto il terreno, come ad esempio il gi- 
rasole o il sorgo, è opportuno effettuare 
una concimazione utilizzando, al mas- 
simo, 1 quintale per ettaro di fosfato- 
biammonico- 18/46 o del concime mi- 
sto organico (contenente azoto e fosfo- 
ro) in ragione di 2- 4 quintali per ettaro 
in relazione al tipo ed al titolo. 
Considerate, a titolo indicativo, di non 
superare mai il 50% della concimazio- 
ne che dareste in condizioni normali al 
grano, in quanto apporti superiori pro- 
vocherebbero il sicuro allettamento 
della coltura e la perdita del prodotto. 

Per la semina utilizzate dai 120 ai 
160 kg di seme per ettaro; per la scelta 
del seme orientatevi verso varietà loca- 
li possibilmente con caratteristiche al- 
ternative, cioè che si possono seminare 
sia in autunno che in primavera, otti- 
mizzando il periodo di semina, la pre- 
parazione del terreno e l'organizzazio- 
ne aziendale. 

Se acquistate il seme tenete presente 
che col termine di farro vengono indica- 
ti tipi diversi di Triticum dicoccwn che 
possono essere suddivisi in tre gruppi: 

- tipo «Garfagnana» presente in To- 
scana ma anche fuori da questa regione, 
caratterizzato da spiga grande da nauti- 
ca (senza punte) a semi-aristata (a pun- 
te corte) ad aristata (provvista di pun- 
te), a semina autunnale; 

- tipo «meridionale» (Molise e Basi- 
licata), con spiga grande, aristata, a se- 






Durante la preparazione del letto dì se- 
mina per i cereali effettuate un 'adegua- 
ta concimazione con poco azoto (la 
maggior parte del quale andrà distri- 
buita in copertura), fosforo e, nei terre- 
ni in cui scarseggia, potassio 



Un'erpicatura renderà più minuto il 
letto di semina, e servirà ad eliminare 
le eventuali erbe infestanti e ad interra- 
re ì concimi 

mina autunnale; 

- tipo «Italia Centrale», con spiga pic- 
cola, generalmente aristata, diffuso 
sull'Appennino centrale, con semina 
autunnale o primaverile. 

Il tipo di farro da seminare dipende 
inoltre dall'utilizzazione finale del pro- 
dotto. Il farro di tipo meridionale, con 
spiga grande, è più tenero e si adatta al- 
la produzione di farina; quelli toscani si 
prestano ad essere utilizzati in chicchi, 
mentre quelli dell'Italia centrale, essen- 
do più vitrei, sono utili per produrre pa- 
sta e spezzato per minestre. 

Nelle zone di montagna dell'Italia 
centrale la semina viene ritardata a fine 
febbraio o marzo. 

Le operazioni di semina sono simili 
a quelle degli altri cereali. Dovete co- 



munque tenere presente che il se- 
me del farro è più grande di quello 
del grano e quindi la seminatrice 
va predisposta in maniera da con- 
sentirne la fuoriuscita. Inoltre la 
presenza di pezzi di ariste nel se- 
me può causare l'intasamento della 
macchina. Utilizzate quindi macchine 
che consentono il distanziamento dei 
distributori dentati del seme (le semina- 
trici più recenti sono dotate di più tipi 
di distributori dentati che si sostituisco- 
no a seconda del tipo di seme o dispon- 
gono di un meccanismo che ne regola 
la distanza). 

Prima della semina è consigliabile 
sempre effettuare la concia del seme 
utilizzando prodotti a base di ossicìoru- 
ro di rame (Polvere Caffaro, irritante. 
grammi 200 per quintale di seme o 
Rame Caffaro Blu, irritante, grammi 
100 per quintale), procloraz (Octave 
della ditta Aventis, irritante, alla dose di 
40-50 grammi per quintale), carbo- 
xin+maneb (Granforza della ditta Du 
Pont, irritante, in ragione di grammi 
200-250 per quintale) o carboxin+thi- 
ram (Vitavax Fio della Uniroyal. irri- 
tante, alla dose di 300 mi per quintale). 
• Le aziende biologiche possono ef- 
fettuare la concia con prodotti a 
base di rame (ma la necessità deve es- 
sere riconosciuta dall'organismo di 
controllo). 

Per il farro non sono necessari inter- 
venti di diserbo. E opportuno comun- 
que avere l'accortezza di eliminare 
meccanicamente tutte le infestanti in 
occasione della preparazione del letto 
di semina. 

Ultimata la semina, è consigliabile 
eseguire una rullatura. 

Per il frumento tenero e il grano 
duro un'operazione molto importante 
nella preparazione del letto di semina è 
la concimazione . Una corretta conci- 
mazione vi permette di costituire una 
riserva adeguata di elementi nutritivi 
che servirà per tutta la coltivazione; es- 
sa indicativamente dovrebbe prevedere 
la distribuzione per ettaro di 4-5 quinta- 
li di perfosfato minerale- 19, 1,5 quinta- 
li di solfato ammonico-20 e nei terreni 
che ne hanno bisogno 1 quintale di sol- 
fato di potassio-50. 

In alternativa si possono utilizzare 
1.5-2 quintali per ettaro di fosfato biam- 
monico-18/46 e, dove necessita, 1 quin- 
tale per ettaro di solfato di potassio-50. 
È comunque opportuno prima di ef- 
fettuare qualsiasi concimazione fare 
un'analisi del terreno perché, spesso, i 
nostri terreni sono molto ricchi di ele- 
menti nutritivi (in particolare fosforo e 
potassio), ma tali elementi sono indi- 
sponibili per la coltura e solo la cono- 



40 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



V 



Jl 



(m< 



mj 



Tre esempi di rotazione quadriennale per il nord, il centro e il sud Italia 

a cura di Silvio Caltran 

In questo progetto grafico sono riportati tre esempi di rotazione (uno per il nord, uno per il centro e uno per il sud Italia) con 
l'avvicendamento quadriennale - dal 1999 al 2002 - di alcune fra le colture erbacee più diffuse. In questi esempi si suppone 
che la superficie dell'azienda sia suddivisa in quattro appezzamenti di uguali dimensioni (negli schemi qui sotto sono eviden- 
ziati con i numeri 1, 2, 3 e 4). I due riquadri più grandi, a colori, riportano la situazione nei mesi di quest'anno 2002; i riqua- 
dri più piccoli, a sinistra, riportano la disposizione in campo delle colture nei quattro appezzamenti negli anni precedenti. Per 
i criteri fondamentali da seguire nelle rotazioni si veda il n. 1/1997 di Vita in Campagna a pagina 46. 



U 

c 



1999 



2000 



2001 



La situazione nel novembre 2002 La situazione nel dicembre 2002 



Mais 



Soia 



Mais 



4 Frumento t. 



Soia 



Mais 



3 Frumento t. 

4 Mais 



Mais 



2 Frumento t. 



Mais 



Soia 



Note. Il frumento tenero può essere sostituito 
con l'orzo. Dopo frumento o orzo possono es- 
sere utilmente praticate delle colture interca- 
lari da sovescio (ad esempio trifogli). Se si di- 
spone di letame, questo deve essere distribui- 
to dopo il frumento e prima dell 'aratura per il 
mais 



appezzamento che verrà coltivato ; 
mais con semina nella primavera 2003 



appezzamento che verrà coltivato a soia 

con semina nella primavera 2003 



appezzamento che verrà coltivato a 
mais con semina nella primavera 2003 




tento che verrà coltivato a 
semina nella primavera 2003 



appezzamento che verrà coltivato a soia 
Con semina nella primavera 2003 



4 Frumento tenero (raccolto 2003) 



appezzamento che verrà coltivato a 
mais con semina nella primavera 2003 



4 Frumento tenero (raccolto 2003) 



o 
- 

+3 

a 
O 



1999 



1 Girasole 

2 Orzo nVirifog. 



3 Trifoglio 



Farro 





2000 


1 Orzo n./tii log. 


2 


Trifoglio 


3 


Farro 


4 


Girasole 



2001 



La situazione nel novembre 2002 



1 Trifoglio 



I 



2 Farro 

3 Girasole 



appezzamento che verrà coltivato a gi- 
rasole con semina nella primavera 2003 



4 Orzo n./trifoa 



Note. lì girasole può essere sostituito con il 
mais nelle zone irrigue o con il sorgo. Al po- 
sto del farro si può coltivare grano tenero o 
duro. Tra la raccolta del farro (luglio) e la se- 
mina del girasole (marzo) può essere inserito 
il grano saraceno. Al posto del trifoglio pos- 
sono essere coltivati in coltura pura fava, fa- 
vino o veccia 



appczzamento che verrà coltivalo a or- 
zo nudo con semina nel febbraio 2003 
(con trasemina ili trifoglio pratense) 



La situazione nel dicembre 2002 
1 

appezzamento che verrà coltivato a gira- 
, sole con semina nella primavera 2003 



appezzamento che verrà coltivato a or- 
zo nudo con semina nel febbraio 2003 
(con trasemina di trifoglio pratense i 



3 Trifoglio pratense 

(traseminato all'orzo 
nel febbraio 2002) 



4 Farro (raccolto 2003) 



3 Trifoglio pratense 

(traseminato all'orzo 
nel febbraio 2002) 



4 Farro (raccolto 2003) 



T3 
3 

r/3 



1999 



1 Colza 



2 Grano duro 



Fava 



Farro 





2000 


1 Grano duro 


2 


Fava 


3 


Farro 


4 


Colza 



2001 



La situazione nel novembre 2002 La situazione nel dicembre 2002 



Fava 



Farro 



Colza 



4 Grano duro 



Note. Il colza può essere sostituito con il gira- 
sole, il miglio o il sorgo. Il grano duro e/o il 
farro possono essere sostituiti con il grano te- 
nero, l'orzo o l'avena. La fava può essere so- 
stituita con il pisello, la veccia, la sulla, la 
lenticchia o il cece 



1 Colza (raccolto 2003) 



2 Grano duro (raccolto 2003) 



3 Fava (raccolto 2003) 



4 Farro (raccolto 2003) 




1 Colza (raccolto 2003) 



2 Grano duro (raccolto 2003) 



3 Fava (raccolto 2003) 



4 Farro (raccolto 2003) 



Principali operazioni colturali. 



terreno m attesa 
di essere seminato; 




= aratura; 



\ , _ preparazione 

letto di semina; 



concimazione 



azotata in copertura; 



= sarchiatura; " I 



presemina; 
L = irrigazione 




letamaz.ione; 



■^WMìv'-.', =diserbo; 

_ sfalcio e 
~ fienagione 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



41 



V 



minto 



ito j 



scenza di alcuni dati fondamentali vi 
permetterà di determinare una corretta 
concimazione. 

Per esempio, i terreni alcalini (cioè 
con pH superiore a 7,5) tendono a bloc- 
care il fosforo e a renderlo indisponibi- 
le per la coltura. Vanno inoltre valutati 
la presenza di sostanza organica ed il 
residuo di fertilità lasciato dalla coltura 
precedente. 

Tenete presente inoltre che il fosforo 
risulta molto utile per il cereale nelle pri- 
missime fasi di coltivazione determinan- 
do un effetto detto appunto «starter». 

È sempre opportuno che il concime 
sia interrato e, anche se dal punto di vi- 
sta teorico sarebbe meglio inglobare fo- 
sforo e potassio in occasione della lavo- 
razione principale (aratura), in pratica 
si tende ad effettuare una sola concima- 
zione al fine di ridurre i costi di distri- 
buzione e rendere più disponibili tali 
nutrienti per la coltura. 

Per effettuare le analisi del terreno 
potete facilmente prendere informazio- 
ni presso gli Enti di sviluppo, gli 
Ispettorati agrari o le Organizzazioni 
professionali agricole, in quanto tutte le 
Regioni hanno organizzato, con i Servi- 
zi di sviluppo agricolo, laboratori di 
analisi che gratuitamente o con costi 
esigui effettuano tali analisi. 

Le aziende biologiche possono ef- 
fettuare una concimazione con dei 
prodotti autorizzati per l'agricoltura 
biologica (Allegato II del Reg. Cee 
2092/9 1 e successive modificazioni). In 
questa fase utilizzate concimi conte- 
nenti azoto e fosforo, tenendo presente 
la natura della sostanza organica che 
costituisce il concime scelto. Infatti da 
questa dipende la maggiore o minore 
velocità di risposta del concime. A tito- 
lo esemplificativo tenete presente che 
concimi contenenti pollina o deiezioni 
animali sono a più rapida cessione ri- 
spetto a concimi costituiti da borlande 
(residui della lavorazione delle barba- 
bietole) o panelli (residui dell'estrazio- 
ne di oli vegetali), mentre ancora più 
lenti sono i concimi a base di cuoio, la- 
na o epiteli (tessuti organici) vari. 

Ormai le ditte producono concimi 
pronti e di facile somministrazione. E 
opportuno comunque che tali concimi 
siano pellettati, il che ne facilita la distri- 
buzione con un nonnaie spandiconcime. 
Tra questi troviamo il Lupo 4-14 della 
ditta Agrifumax (da impiegare in ragio- 
ne di 4-6 quintali per ettaro), il 4-12 del- 
la ditta Unimer (da impiegare in ragione 
di 4-6 quintali per ettaro), il Guanito 6- 
15 della Italpollina (3-4 quintali per etta- 
ro), il Biofos 4-12 delle Distillerie 
Bonollo (4-6 quintali per ettaro), Azocor 
8 o Dung 5-12 della Fomet. e la pollina e 



Procedete alla 

semina dei 

cereali dopo 

un'accurata 

scelta delle 

varietà, 

impiegando 

quelle che 

meglio si 

adattano alle 

condizioni 

dell 'ambiente 

in cui operate 



lo stallatico di molte ditte (da utilizzare 
alla dose di 4-8 quintali per ettaro). 

Per la semina del frumento tenero so- 
no necessari dai 180 ai 220 kg di seme 
per ettaro. Gli stessi quantitativi vengono 
utilizzati anche per il grano duro. La 
quantità di seme comunque varia a se- 
conda della germinabilità, della pulizia 
della semente, della grandezza del seme 
(più è grande la cariosside, maggiore sarà 
la quantità di seme necessaria), della pre- 
parazione del letto di semina, (più il ter- 




reno è grossolano, più seme occorrerà). 

A tale scopo vi consigliamo di utiliz- 
zare sempre sementi selezionate e certi- 
ficate dall'Ente nazionale sementi elette 
(Ense) che assicurano un adeguato gra- 
do di germinabilità e di purezza e che vi 
consentono di effettuare una scelta va- 
rietale adatta alle vostre esigenze. 

Riguardo alla scelta delle varietà da 
coltivare, è opportuno che verifichiate 
quelle che meglio si adattano alle con- 
dizioni locali. Un utile aiuto per la scel- 



I lavori di novembre e dicembre nel campo 
che verrà seminato in primavera a mais o soia 

Novembre. Sui terreni in cui nella prossima primavera verranno seminati 
mais o soia, procedete ad effettuare una aratura alla profondità di 30 cm. Se i 
terreni non sono infestati da malerbe e i residui colturali non sono abbondan- 
ti, l'aratura può essere sostituita da una lavorazione con coltivatore pesante 
(chisel) che comporta una sensibile ridu- 
zione dei costi, senza ripercussioni ne- 
gative sulle produzioni. Effettuate le la- 
vorazioni quando il terreno non risulta 
eccessivamente umido per non compro- 
metterne la struttura; questo aspetto va 
tenuto in attenta considerazione soprat- 
tutto nei terreni argillosi. Se il terreno ri- 
sulta bagnato è preferibile rimandare 
l'operazione ai mesi successivi. Se di- 
sponete di letame, liquami zootecnici e 
pollina distribuiteli sui terreni destinati 
al mais. Spargete il letame in autunno o 
in inverno ed interratelo con l'aratura; 
distribuite invece preferibilmente in pri- 
mavera il liquame e la pollina, per limitare il dilavamento degli elementi nu- 
tritivi (azoto in particolare), ed interrateli subito dopo la distribuzione con l' a- 
ratura o con le prime lavorazioni di preparazione del terreno (estirpature). 

Dicembre. Se non siete già intervenuti nel mese precedente e se le condizioni 
di umidità del terreno lo consentono, procedete a lavorare e concimare il terre- 
no secondo le modalità sopra descritte. 

Se intendete adottare metodi di coltivazione a basso impatto ambientale 



v^v (agricoltura integrata o agricoltura biologica) informatevi, presso una as- 
sociazione agricola o direttamente presso gli uffici agrari provinciali o regiona- 
li, sui contributi stabiliti dai Piani regionali di sviluppo rurale (Regolamento Ce 
1257/99) per le misure agroambientali. (Umberto Grigolo) 




Effettuate in questo periodo l 'ara- 
tura degli appezzamenti destinati 
alle prossime semine primaverili 



42 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



V 



('(Uh 



t_I 



ta sono le liste di orientamento varieta- 
le pubblicate dall' Informatore Agrario 
(') o quelle redatte dai servizi di assi- 
stenza tecnica delle Agenzie di svilup- 
po agricolo. Se la semente non è tratta- 
ta è fondamentale effettuare la concia 
del seme come descritto per il farro. 
^ La coltura del grano duro, nelle 



regioni centro-meridionali, oltre 
ai normali contributi Pac previsti per 
tutti i cereali, percepisce un contributo 
supplementare di 344,50 euro per etta- 
ro che rende spesso più remunerativa 
tale coltura rispetto a quella del grano 
tenero. Per poter accedere a tali benefi- 
ci è necessario che il produttore dimo- 
stri l'acquisto di almeno 1 80 kg ad etta- 
ro di semente certificata delle varietà 
autorizzate, e conservi i cartellini 
dell'Ense e la fattura di acquisto da al- 
legare alla domanda Pac. 

Riteniamo superfluo un intervento di 
diserbo in pre-emergenza (alla semina) 
il quale non è quasi mai in grado di de- 
bellare totalmente le infestanti e pertan- 
to richiede spesso uno specifico inter- 
vento in post-emergenza (in primavera). 
Sarà più utile effettuare un solo inter- 
vento di post-emergenza di cui parlere- 
mo ne «i Lavori» dei prossimi mesi. 

Sarà indispensabile comunque effet- 
tuare un intervento di diserbo qualora 
adottiate la tecnica della semina su so- 
do che consiste nel non effettuare nes- 
suna lavorazione del terreno. Il campo 
si presenterà nella prima quindicina di 
novembre pieno di residui colturali e di 
vegetazione spontanea; si distribuisco- 
no allora sul terreno con una barra da 
diserbo 1,5-2,5 litri ad ettaro di un pro- 
dotto a base di glifosate (Roundup 400, 
Glif, Glifene, Punta, ecc.) con almeno 
1 50-300 litri di acqua per ettaro, facen- 
do attenzione a bagnare uniformemente 
tutta la superficie. Dopo almeno 48 ore 
si provvede alla concimazione e alla se- 
mina del cereale utilizzando un'apposi- 
ta seminatrice provvista di organi lavo- 
ranti in grado di smuovere minimamen- 
te il terreno dove viene deposto il seme 
ad una profondità massima di 5-6 cm. 
Tali macchine provviste di organi lavo- 
ranti a falcioni o a dischi possono dis- 
tribuire simultaneamente il concime e 
sono in grado di non intasarsi con i re- 
sidui vegetali presenti. Non saranno 
quindi necessari altri interventi. 

Dopo alcuni giorni noterete l'emer- 
genza delle giovani piantine e la com- 
pleta essiccazione delle erbe infestanti 
presenti. Questo metodo consente di 
evitare molte operazioni colturali come 
l'aratura, i vari ripassi e la rullatura, 
consentendo un notevole risparmio. I 
risultati ottenuti negli ultimi anni sono 
incoraggianti, non essendosi riscontrate 




Semi di orzo distico. Le varietà distiche 
sono in genere più apprezzate dal merca- 
to per la miglior qualità della granella 

per il grano duro significative differen- 
ze di produzione. 

Nel mese di novembre si effettua an- 
che la semina dell'orzo. In rapporto al- 
l'epoca di semina distinguiamo gli orzi 
in vernini e primaverili. Quelli vernini 
sono molto più diffusi al nord e sono a 
semina autunnale, mentre nel centro- 
meridione si utilizzano principalmente 
quelli a semina primaverile, in quanto 
spesso si effettua la coltivazione del- 
l'orzo solo quando per una serie di con- 
trattempi o situazioni meteoriche parti- 
colari l'azienda non è stata in grado di 
seminare del grano. 

Comunque l'orzo può essere semina- 
to in autunno con le stesse modalità de- 
scritte per gli altri cereali. Si utilizzano 
1 20- 1 30 kg di seme per ettaro tenendo 
conto anche della capacità di accestimen- 
to (cioè di emettere getti laterali) della 
varietà. Per la concimazione potete atte- 
nervi a quanto detto per il grano, riducen- 
do i quantitativi del 20% circa in quanto 
l'orzo è più soggetto all'allettamento. 

La semina dell'orzo mondo (o orzo 
nudo) non viene effettuata in questo pe- 
riodo in quanto questa è una pianta 




Nelle zone più calde e meno soggette a 
forti gelate invernali la semina della 
veccia si può effettuare anche in autun- 
no. Nel riquadro in alto: semi di veccia 
comune (mm 5-6) 



molto sensibile al freddo. Nelle zone 
più calde e meno soggette a gelate tar- 
dive si semina ai primi di febbraio, 
mentre si posticipa alla fine di febbraio 
nelle altre zone. 

• Le aziende biologiche possono ef- 
fettuare su questa coltura una con- 
cimazione con dei prodotti autorizzati 
per l'agricoltura biologica (Allegato II 
del Reg. Cee 2092/91 e successive mo- 
dificazioni) così come sopra descritto. 



LEGUMINOSE FORAGGERE 

Lavori 

Veccia. La semina della veccia può es- 
sere effettuata sia in novembre che in 
febbraio-marzo. 

La semina autunnale è consigliata 
nelle zone più calde e meno soggette a 
forti gelate invernali. 

Innanzitutto procedete alla prepara- 
zione del letto di semina nei modi pre- 
visti per i cereali facendo in modo di ot- 
tenere un terreno molto minuto. La se- 
mina si effettua a spaglio o preferibil- 
mente con macchine seminatrici a file 
distanti circa 20-25 cm. 

Normalmente se si utilizza questa 
pianta per foraggio si usa la consocia- 
zione con dell'avena o dell'orzo per 
permettere alle piantine di attaccarsi al 
culmo del cereale ed essere meno sog- 
gette ad allettarsi (cioè appiattirsi sul 
terreno rendendo difficile la raccolta). 
Risultano validi miscugli costituiti dal 
50-70% di veccia e 50-30% di avena. In 
commercio si trovano prodotti che pos- 
sono contenere anche favino e piselli. 

Impiegate circa 1-1,5 quintali di se- 
mente per ettaro, avendo cura di esegui- 
re una semina molto superficiale. 

Può essere utile effettuare una con- 
cimazione pre-semina durante le fasi di 
preparazione del terreno utilizzando 
concimi fosfatici e potassici. Vi consi- 
gliamo di impiegare circa 60 unità di 
fosforo e 50 di potassio (qualora ce ne 
fosse necessità) equivalenti a 3 quintali 
per ettaro di perfosfato minerale- 19 e 1 
quintale per ettaro di solfato di potas- 
sio-50. 

Eseguita la semina è sempre consiglia- 
bile effettuare una rullatura per far aderi- 
re il terreno al seme e facilitare le succes- 
sive operazioni di sfalcio o di raccolta. 

Erba medica. In questo periodo la col- 
tura è ferma e pertanto non necessita di 
cure particolari. Qualora venisse utiliz- 
zata per il pascolamento vi consiglia- 
mo di porre attenzione, specialmente 
nei terreni argillosi, al calpestamento 
provocato dagli animali dopo le piogge. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA [ 1/2002 



43 



V 



cani 



ijm j 



A Evitate inoltre se possibile di far 
pascolare medicai di nuovo im- 
pianto in quanto la pianta non ha ancora 
sviluppato un adeguato apparato radica- 
le e pertanto può essere estirpata con la 
brucatura. Abbiate sempre cura di non 
sovraccaricare il pascolo introducendo 
troppi animali e per troppo tempo. 

Trifoglio pratense (violetto). In questo 
periodo la coltura non necessita di nes- 
sun intervento ed anche per questa col- 
tura vale quanto detto per la medica. 



PRATI STABILI E PASCOLI 
Lavori 

Tenete al pascolo i vostri animali il 
più a lungo possibile, anche fino a 
Natale o fino alla prima neve. 

Se sui vostri pascoli esistono piante di 
quercia tenete presente che le ghiande, 
che in questi mesi maturano e cadono a 
terra in grande quantità, costituiscono un 
alimento molto gradito al bestiame. Tutti 
gli animali se ne cibano prendendole da 
terra con la lingua o con le labbra ed in- 
tegrano in tal modo i magri pascoli au- 
tunnali con un alimento sostanzioso. 

Basterà che diate ad essi la possibili- 
tà di ricoverarsi al coperto durante la 
notte o nel caso di particolari avversità 
climatiche. Ma ricordatevi che il bestia- 
me in genere (bovini, cavalli, capre, pe- 
core) soffre d'estate per il caldo, per le 
mosche, i tafani ed altri insetti e resiste 
invece molto bene ai freddi, purché non 
ci sia troppo vento. 

In questi mesi potete impegnarvi nei 
lavori di decespugliamento tagliando 
alla base gli arbusti che infestano i vo- 
stri prati e pascoli: ginepro, rosa cani- 
na, rovo, nocciòlo e quanti altri tendono 
a sottrarre erba al bestiame e impedi- 
scono lo svolgimento dei vostri lavori. 
Si tratta di una operazione faticosa che 
può essere fatta manualmente con 
l'aiuto di una motosega e di grosse for- 
bici, ovvero con robusti attrezzi tritura- 
tori applicati a trattori di almeno 70-80 
cavalli, a basso baricentro, a quattro 
ruote motrici, in grado di operare anche 
su terreni in forte pendio (li potrete tro- 
vare presso contoterzisti). 

In dicembre, quando le giornate so- 
no molto corte, potrete liberare la stalla 
aperta e la concimaia dal letame ormai 
maturo e spargerlo uniformemente sui 
prati e pascoli: le basse temperature, la 
scarsa luminosità, le abbondanti preci- 
pitazioni spesso sotto forma di neve ri- 
durranno al minimo le perdite di azoto. 
A primavera, al risveglio della vegeta- 
zione, il letame si sarà completamente 




In questo periodo tagliate gli arbusti e 
gli alberi meno promettenti, recuperan- 
do così qualche zona a prato, rendendo 
accessibile qualche area ombreggiata 
per il bestiame e portando a casa un pò ' 
di legna da ardere. Ogni anno poi oc- 
correrà tagliare i ricacci ad evitare che 
si ricostituisca la situazione precedente 

decomposto e voi troverete sul prato 
pochi residui pagliosi che, se necessa- 
rio, potrete facilmente asportare. 

Controllate il fieno che avete riposto 
al coperto, riparatelo da possibili infil- 
trazioni di acqua e utilizzatelo razional- 




Vogliamo finire i nostri lavori 2002 che 
ci hanno tanto impegnato con un mo- 
mento di sosta, un atto di devozione? 
Facciamolo davanti a questa Madonna, 
abbozzata e non finita da un ignoto 
scultore (1870 circa) in Lessinia (Vero- 
na), sullo sfondo dei magri pascoli e 
della rustica casèra della malga Lob- 
bia. Vogliamo onorare così le fatiche di 
coloro che ci hanno preceduto. 
Arrivederci a «i Lavori» 2003 animati 
da una passione che non viene meno 



mente in relazione al vostro carico di 
bestiame. Fate i vostri conti in modo da 
consumare o vendere tutto il fieno nel 
corso dell'inverno, perché una più lunga 
permanenza in fienile ne ridurrebbe il 
valore nutritivo e il prezzo di mercato. 

Se disponete di terreni troppo argil- 
losi e tenaci, e volete migliorarne la 
struttura per formare dei nuovi prati, ri- 
cordatevi che la loro esposizione ai ge- 
li invernali costituisce spesso il sistema 
migliore e più economico. 

Provvedete, quindi, al più presto ad 
arare i vostri terreni in modo che le gros- 
se zolle che l'aratro porta allo scoperto 
vengano esposte all'azione dei ripetuti 
geli e disgeli che finiranno con lo «sfari- 
nare» le zolle stesse, creando un «letto di 
semina» più adatto alle semine primave- 
rili delle foraggere. Sarà ancora meglio 
se, sempre con l'intento di migliorare la 
struttura del vostro terreno, prima dell'a- 
ratura effettuerete un'abbondante distri- 
buzione di letame (500 quintali e più ad 
ettaro), la quale contribuirà molto effica- 
cemente al miglioramento del terreno in 
profondità ove il gelo non può arrivare, 
apporterà preziosa sostanza organica e 
arricchirà la flora microbica. 

Il produttore previdente deve anche 
preoccuparsi di immagazzinare in am- 
bienti asciutti le eventuali rimanenze di 
fertilizzanti. Molti fertilizzanti sono 
igroscopici, cioè assorbono l'umidità 
dell'ambiente e si liquefanno o si com- 
pattano; per questo motivo i sacchi 
aperti vanno richiusi ermeticamente. I 
fertilizzanti più igroscopici sono i nitra- 
ti (nitrato di calcio, nitrato ammonico, 
nitrato di potassio). 

Le eventuali sementi prodotte in 
azienda, che saranno impiegate nella 
prossima stagione, devono essere con- 
servate in locali asciutti dentro sacchi 
di iuta, di tela o di carta, non di mate- 
riale plastico, e difese dai topi che nu- 
merosi sono presenti nei magazzini, a 
mezzo di gatti, di trappole o delle effi- 
caci esche topicide che si trovano in 
vendita nei negozi di veterinaria e pro- 
dotti zootecnici. 

A cura di: Pietro Fiore (Lavori: Cereali 
vernini - Leguminose foraggere); Umber- 
to Grigolo (Lavori: Mais e Soia); Alberto 
Rizzotti (Lavori: Prati stabili e pascoli). 

(') I fascicoli «Scelta delle varietà di grano te- 
nero» (supplemento a L'Informatore Agrario 
n. 33/2002) e «Scelta delle varietà di grano du- 
ro» (supplemento a L'Informatore Agrario n. 
35/2002) possono essere richiesti all'Ufficio 
Abbonamenti, tei. 045 805751 1, al costo di eu- 
ro 2,58 cadauno più spese postali (€ 2,58). 
L'Informatore Agrario n. 32/2002 («Speciale 
orzo») può essere richiesto allo stesso ufficio 
al costo di euro 3,10 più spese postali (€ 2,58). 



44 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/21102 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA VINO 



(2~\ Come risparmiare e guada- 

^y gnare. Il mese di novembre 
segna, con il giorno di San Martino, il 
termine di un'annata agraria e l'inizio 
di quella successiva; proprio in vista 
dell'avvio di una nuova stagione con- 
viene concentrarsi sulla programmazio- 
ne degli interventi e sulle strategie da 
adottare nell'azienda. L'attenzione 
principale deve essere concentrata sui 
nuovi impianti, i quali devono risponde- 
re alle seguenti esigenze. 
**■ Produzione di uva o vino facilmente 
collocabile sul mercato a prezzi remu- 
nerativi: per questo utilizzate le varietà 
inserite nella Doc che meglio si adatta- 
no al vostro terreno e alla giacitura del- 
la vostra azienda. 

**• Facilità di coltivazione: preferite 
forme dì allevamento meccanizzabili, 
con potature corte senza legatura dei 
tralci; utilizzate razionali strutture di 
sostegno della vegetazione, che consen- 
tano la facile gestione del verde e la 
buona esposizione dei grappoli. 
*» Facilità di raccolta: preventivate 
una possibile meccanizzazione della 
vendemmia o una facile raccolta ma- 
nuale curando la buona disposizione 
dei grappoli (accessibili comodamente 
dai vendemmiatori). 
I vigneti già in produzione devono esse- 
re attentamente valutati: se obsoleti 
conviene sostituirli utilizzando le forme 
di contributo alla ristrutturazione. 
In ogni caso curate attentamente il li- 
vello produttivo, controllando sin dalle 
potature il carico di uva destinato ad 
ogni singolo ceppo; la quantità e la 
qualità sono strettamente collegate e 
devono essere studiate in funzione del 
mercato verso cui ci si indirizza. 
Confrontatevi con gli altri viticoltori e 
fate riferimento ai tecnici viticoli della 




vostra zona per analizzare le scelte 
operative da attuare nel vigneto. 

Lavori 

Potatura. Il mese di novembre, in atte- 
sa della completa caduta delle foglie e 
del periodo di riposo delle piante, lo si 
destina per lo più ai lavori di manuten- 
zione delle strutture; solo in dicembre è 
possibile dare il via alle potature. Tutta- 
via, anche se le piante integre superano 
meglio i rigori dell'inverno, i lunghi 
tempi richiesti per le potature spesso 
obbligano ad iniziare in questo periodo; 




/ lunghi tempi richiesti per le potature 
obbligano spesso ad iniziare in questo 
periodo; in ogni caso è più opportuno 
potare alla fine dell'inverno i vigneti 
posti in zone basse più facilmente in- 
teressate da gelate 








Per la 

concimazione 
del vigneto 
regolatevi 
sulla base 
di una 
accurata 
analisi chimica 
del terreno 



in questi casi è più opportuno la- 
sciare per la fine dell'inverno i vi- 
gneti posti in zone basse più facil- 
mente interessate da gelate. 

A Prima di iniziare le operazio- 
_ ni di potatura conviene eli- 
minare le piante colpite da mal del- 
l 'esca ed eutipiosi, poiché queste ma- 
lattie del legno sono facilmente trasmis- 
sibili con gli attrezzi di potatura quando 
si passa da una pianta infetta ad una sa- 
na. I ceppi colpiti sono facilmente rico- 
noscibili, poiché si sono seccati durante 
l'estate o perché portano vegetazione 
stentata e non lignificata con i resti dei 
grappoli disseccati prima della raccolta. 
Il legno dell'intera pianta eliminata de- 
ve essere completamente asportato dal 
vigneto e bruciato, poiché può essere 
fonte di inoculo della malattia. Elimina- 
te anche i ceppi colpiti da flavescenza 
dorata (causata da un fitoplasma, mi- 
crorganismo molto simile ai virus), per 
evitare una probabile diffusione della 
malattia all'interno del vostro vigneto: 
/iVx tenete presente che per la flave- 
\sJ scenza dorata non è stata accertata 
la trasmissione ad opera delle forbici di 
potatura e l'asportazione delle piante 
prima della potatura ha lo scopo di ren- 
dere più agevole il lavoro successivo. 

Negli impianti al secondo anno di 
età, alla caduta delle foglie, potete già 
iniziare i lavori di legatura dei tralci sul 
filo di ferro e far assumere alle viti il lo- 
ro aspetto definitivo: queste operazioni 
non comportano grossi tagli di potatura 
e non pregiudicano la resistenza delle 
piante al gelo del periodo invernale. 

A Evitate in questo periodo, invece, 
il taglio di ritorno (cioè il taglio a 
1-2 gemme) negli impianti del primo an- 
no, poiché l'asportazione del legno e la 
ferita causata dalla potatura rendono la 
pianta più sensibile ai freddi invernali e 
alla disidratazione; queste operazioni an- 
dranno effettuate alla fine dell'inverno. 

Concimazioni. Nel moderno concetto 
di produzione di qualità, che esclude 
forzature ed esagerato incremento delle 
produzioni, la concimazione è intesa 
unicamente come una pratica che tende 
a restituire gli elementi nutritivi aspor- 
tati dalla produzione delle uve, oppure a 
prevenire o curare stati di carenza (in- 
sufficienza) di particolari elementi nu- 
tritivi. 

Questi concetti sono stati recepiti dal 
vecchio Regolamento Cee 2078/92, og- 
gi sostituito dalle norme agroambienta- 
li del Reg. Ce 1257/99, che, a fronte di 
un contributo economico, richiede ai 
viticoltori che vi aderiscono un control- 
lo sull'uso di prodotti chimici (fertiliz- 
zanti e antiparassitari); esso limita l'uso 



si'PPi.Eivmrm? a vita in campagna i i oto2 



45 



v K^flmmM r 



Due esempi di vigneto familiare di 1.500 metri quadrati 
per la produzione di uva da vino 



a cura di Silvio Caltran 




Nord, Centro e Sud Italia 

in ambiente temperato su terreno inerbito e con irrigazione 



I lavori da eseguire in novembre I 'avori da eseguire in dicembre 



A 














o 




wjf 




,, m. 






1 


1 










Y/ffi' 












m 50 




















I due grafici riportano la situazione mensile di un vigneto inerbito che si trova in condizioni «normali» di coltivazione e 
che è dotato di irrigazione di soccorso 



Sud Italia, Nord Africa e altri Paesi del Mediterraneo 

in ambiente caldo-arido su terreno lavorato e senza irrigazione 

I lavori da eseguire in novembre I lavori da eseguire in dicembre 




/ due grafici riportano la situazione mensile di un vigneto allevato ad alberello basso che si trova in condizioni di clima 
caldo-arido, su terreno lavorato e senza irrigazione (zone del Sud Italia, Nord Africa e altri Paesi situati nel bacino del 
Mediterraneo). 



7* 




3 




_ potatura 
~ invernale 



_ concimazione 
f [n! ~~ con azoto 



Principali operazioni colturali 



concimazione con 
' fosforo e potassio 



_ trattamenti 
~ antiparassitari 








lavorazioni superficiali 

del terreno lf 



= potatura 
verde 




■ falciatura dell 'erba 



= impianto 



jjfM = concimazione 
' '\ fogliare 



irrigazione 






- vendemmia 



f* 



vendita e trasporto 
' dell'uva alla cantina 



46 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



\ 



wmà® J 



(o l'abuso) dei fertilizzanti nei vigneti 
in produzione, ma lascia una maggiore 
libertà nella concimazione di impianto. 

Concimazione di impianto (o di 
fondo). Durante i lavori di preparazione 
del terreno in vista dell'impianto del vi- 
gneto si distribuiscono solamente fo- 
sforo, potassio e sostanza organica, poi- 
ché l'azoto, che non viene trattenuto dal 
terreno, verrebbe dilavato dalle piogge 
prima di essere utilizzato dalle piante. Il 
fosforo ed il potassio, invece, sono en- 
trambi elementi poco mobili nel terre- 
no, pertanto si approfitta delle lavora- 
zioni profonde per distribuirli unifor- 
memente nello strato esplorato dalle ra- 
dici, assicurando la disponibilità di tali 
elementi per molti anni a venire. Anche 
l'apporto della sostanza organica è indi- 
cato in questo periodo, poiché migliora 
lo stato risico del terreno, contribuisce a 
mantenere attiva la popolazione di mi- 
crorganismi presenti nel terreno e rila- 
scia lentamente azoto. 

Le dosi da somministrare variano in 
funzione della fertilità e dalla natura del 
terreno; ad esempio i terreni argillosi 
trattengono maggiormente il fosforo e il 
potassio di quelli sciolti. 

Indicativamente, per la concimazio- 
ne di fondo potete distribuire: 

- 500-600 quintali per ettaro di letame; 

- 12-15 quintali per ettaro di perfosfato 
minerale- 19; 

- 6-8 quintali per ettaro di solfato di po- 
tassio-50. 

In caso di necessità (insufficiente 
presenza di magnesio nel terreno, ac- 
certata mediante analisi chimica) ap- 
portate anche 10-15 quintali per ettaro 
di solfato potassico magnesiaco-30+10. 

Queste indicazioni generali si devo- 
no opportunamente calibrare valutando 
i dati prodotti dalle analisi del terreno: 
l'eventuale abbondante presenza nel 
terreno di un dato elemento può render- 
ne inutile l'apporto, mentre un'eventua- 
le carenza deve indurre ad aumentarne i 
dosaggi. 

Il mese di novembre è l'ideale per il 
prelievo dei campioni destinati all'ana- 
lisi; fate diverse raccolte in vari punti 
dell'appezzamento fino ad una profon- 
dità di 50 cm al massimo, riuniteli in 
una unica massa e portateli al laborato- 
rio richiedendo l'analisi standard che 
deve riportare i dati fisici, il contenuto 
di macroelementi (fosforo, potassio, 
calcio e magnesio) ed eventualmente 
dei principali oligoelementi (ferro e bo- 
ro), nonché la percentuale di sostanza 
organica. Esaminate i risultati con un 
tecnico viticolo di vostra fiducia per de- 
cidere gli apporti di elementi nutritivi. 

I dati delle analisi del terreno sono 



/ mesi del tardo 

autunno sono i 

migliori per la 

distribuzione dei 

concimi organici, 

poiché il clima 

freddo e umido 

dei successivi 

mesi invernali 

ne favorisce la 

trasformazione 

in humus e riduce 

al minimo le 

perdite di azoto 



utili anche per decidere quale portinne- 
sto utilizzare, in funzione soprattutto 
del contenuto di calcare attivo. 

Concimazione di produzione. Nei 

vigneti in produzione l'asportazione 
degli elementi nutritivi varia in funzio- 
ne della quantità di uve raccolte. Per un 
vigneto con una produzione di 120-150 
quintali per ettaro di uva e per un terre- 
no di media fertilità potete prevedere il 
seguente programma di concimazione. 

**• In autunno: 

- 1,5-2 quintali per ettaro di perfosfato 
minerale- 19; 

- 2-2,5 quintali per ettaro di solfato di 
potassio-50. 

** In primavera, alla ripresa vegetati- 
va: 

- 1-2 quintali per ettaro di urea-46 in 
due distribuzioni a distanza di 40-45 
giorni. 

Attualmente, per la concimazione di 
produzione, si sta diffondendo sempre 
di più l'utilizzo di concimi fogliari di- 
stribuiti durante il periodo vegetativo ad 
integrazione dei tradizionali fertilizzan- 
ti granulari o pellettati. 

La concimazione fogliare, comun- 
que, non è in grado di compensare even- 




tuali gravi insufficienze di elementi fer- 
tilizzanti in terreni poveri, nei quali bi- 
sognerà agire con concimazioni tradi- 
zionali. 

Qualsiasi metodo di fertilizzazione 
pensiate di adottare, l'analisi chimica 
del terreno resta un riferimento indi- 
spensabile, poiché i dati che se ne rica- 
vano permettono di regolare l'apporto 
dei nutrienti senza sprechi o carenze. 

La sostanza organica deve essere vi- 
sta in parte come concime e in parte co- 
me ammendante; essa è indispensabile 
alla presenza della microflora e della 
microfauna del terreno, ha importante 
influenza sullo stato fisico del terreno e 
serve da serbatoio di elementi minerali 
che vengono rilasciati gradualmente nel 
terreno. 

La perdita di sostanza organica, so- 
prattutto per mineralizzazione, è stima- 
ta in 10-15 quintali di humus ad ettaro 
per anno, pari a circa 150-200 quintali 
di letame, ma tali quantitativi possono 
essere reintegrati con la trinciatura in 
campo dei sarmenti (che restituiscono 
4-8 quintali di humus ad ettaro per an- 
no), con la distribuzione dei raspi nel 
vigneto (0,5-2 quintali di humus per et- 
taro), con l'apporto delle foglie (2-4 
quintali di humus per ettaro) ed even- 
tualmente delle vinacce (1-4 quintali di 
humus per ettaro). Un ulteriore apporto 



In questi mesi 

cade anche 

il momento 

migliore per 

rimpiazzare 

le viti morte 

per cause 

parassitarie 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



47 



\. 




'flfieki j 




costante, ma di entità variabile, viene 
poi dallo sfalcio del cotico nei terreni 
inerbiti. 

Negli ambienti più caldi e asciutti, 
dove la mineralizzazione della sostanza 
organica è più veloce, e nei vigneti con 
completa lavorazione del suolo, dove 
manca l'apporto del cotico, è opportuno 
compensare la perdita di sostanza orga- 
nica con periodici apporti di letame o 
altri concimi organici. 

I mesi del tardo autunno sono i mi- 
gliori per la distribuzione dei concimi 
organici, poiché il clima freddo e umido 
dei successivi mesi invernali ne favori- 
sce F umificazione, cioè la trasforma- 
zione in humus e riduce al minimo le 
perdite di azoto. 

Altri lavori. Prima di iniziare i lavori 
invernali di potatura, è opportuno con- 
trollare le strutture di sostegno, verifi- 
cando la stabilità dei pali e l'integrità 
delle strutture, per poter programmare 
le manutenzioni una volta finite le ope- 
razioni di potatura; preoccupatevi di or- 
dinare subito i materiali necessari, in 
particolare pali di cemento, che hanno 
tempi di consegna molto lunghi. 



Per le uve poste 
ad appassire in 
fruttaio sono 
necessari 
accurati 
controlli, 
almeno fino 
a quando le 
temperature 
medie notturne 
non sono 

arrivate al di sotto 
degli 11-12° C, 
quando cioè 
non vi è più 
il rischio di 
attacchi di muffe 
sui grappoli 



Conteggiate anche le fallanze, per 
poter richiedere le barbatelle necessarie 
ai rimpiazzi di piante. È opportuno an- 
che verificare la perfetta efficienza del- 
le scoline e dei fossi in vista delle piog- 
ge autunnali e invernali. 

Proseguite il controllo delle uve in 
appassimento, verificando lo stato sa- 
nitario del prodotto e regolando l'arieg- 
giamento dei grappoli per evitare l'in- 
sorgenza di focolai di botrite. 

A Per il controllo delle infestanti 
non effettuate lavorazioni del ter- 
reno nell'interfila in questo periodo per 
evitare l'erosione da parte delle acque 
meteoriche e per consentire l'accesso al 
vigneto da parte delle macchine. Se ef- 
fettuate il diserbo chimico sulla fila po- 
tete intervenire dopo la caduta delle fo- 
glie con prodotti a base di glyphosate 
(ad esempio Roundup, Solado, Duo, 
Azzurro, ecc.) alle dosi di 3-4 litri per 
ettaro di superficie trattata (solo la su- 
perficie coperta dagli ugelli se si effet- 
tua il diserbo sulla fila). 

Negli appezzamenti messi a dimora 
nella primavera scorsa può essere ne- 
cessario qualche intervento di comple- 
tamento delle stutture di sostegno: ulti- 




Estirpazione 
di un vecchio 
vigneto. 
In questi casi è 
importante 
asportare il 
maggior numero 
di radici residue 



mate la sistemazione dei fili di ferro e 
controllate la loro tensione, curate l'in- 
stallazione di eventuali distanziatori per 
i fili di feiTo e di tutti gli altri accessori. 

Nuovi impianti. Completate le opera- 
zioni di vendemmia, potete procedere 
all'estirpazione dei vecchi vigneti, per 
consentire l'avvio dei lavori di prepara- 
zione del terreno nel caso dobbiate ef- 
fettuare il reimpianto sullo stesso ap- 
pezzamento. 

©Se invece avete del terreno dispo- 
nibile per nuovi impianti, la le- 
gislazione attuale consente di mantene- 
re in piedi il vecchio vigneto sino al- 
l'entrata in produzione di quello di nuo- 
vo impianto, per un massimo di tre anni 
dalla messa a dimora; informatevi pres- 
so gli Ispettorati regionali dell'agricol- 
tura sulle modalità di ottenimento delle 
autorizzazioni di reimpianto anticipato, 
le quali prevedono il versamento di una 
cauzione che sarà restituita al momento 
dell'estirpo del vecchio vigneto. Tale 
possibilità consente di evitare arresti di 
produzione per l'azienda negli anni di 
allevamento del nuovo vigneto. 

Dovendo procedere all'estirpazione 
del vecchio impianto, eliminate la vege- 
tazione con una potatura corta, togliete 
i fili di ferro che la sostenevano e proce- 
dete con l'estirpazione delle piante e 
con lo scalzamento dei pali. È preferibi- 
le scalzare le piante con l'ausilio di un 
trattore, per eliminare dal terreno più 
radici possibile; quelle rimaste andran- 
no ripetutamente asportate, man mano 
che verranno alla superficie con le lavo- 
razioni del terreno. 

La presenza di residui di piante del 
precedente vigneto può accentuare i fe- 
nomeni di stanchezza del terreno e cau- 
sare la precoce insorgenza di malattie 
del legno nel nuovo impianto. Per que- 
sti motivi, e per assicurare un'ottima 
preparazione del terreno, la messa a di- 
mora del nuovo vigneto andrebbe posti- 
cipata di un anno. 

Se invece il terreno disponibile de- 
stinato alla nuova piantagione è già sta- 
to liberato dalle colture precedenti, fini- 
ta la raccolta delle uve resta il tempo 
per procedere agli ultimi lavori di pre- 
parazione del terreno, in vista dei nuovi 
impianti da effettuare durante l'inverno 
successivo. 

Alla fine del mese di novembre o nei 
primi giorni di dicembre, quando le 
barbatelle hanno perso le foglie e i vi- 
vaisti possono prelevarle dal vivaio e 
venderle, è già possibile procedere al- 
l'impianto, anche se con il diffondersi 
delle barbatelle paraffinate tale opera- 
zione è generalmente spostata a fine in- 
verno. 



48 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



V 



/ dande 



ormo j 




Dopo aver tracciato il campo indicando 
i punti ove collocare le barbatelle e gli 
eventuali pali di sostegno, potete pro- 
cedere alla messa a dimora manuale 

L'impianto autunnale viene preferi- 
to, se le condizioni di percorribilità lo 
permettono, nei terreni pesanti ma che 
ancora sono in tempera (cioè con un 
contenuto di umidità tale che ne consen- 
te la lavorazione), dato che trattengono a 
lungo le piogge invernali e che si asciu- 
gano tardi in primavera; in questo tipo di 
A suoli l'impianto non deve essere 
assolutamente effettuato se il ter- 
reno si presenta eccessivamente umido, 
poiché il calpestamento e le operazioni 
di impianto lo compatterebbero eccessi- 
vamente provocando ristagni d'acqua e 
asfissia delle radici. 

Se utilizzate barbatelle non paraffi- 
nate, una volta messe a dimora copritele 
con un po' di terra per evitare gli effetti 
negativi del gelo e della disidratazione; 
le barbatelle andranno poi scoperte 
quando le temperature si alzeranno e le 
gemme cominceranno a gonfiarsi. 

Interventi fitosanif ari 

Nessun intervento di difesa antipa- 
rassitaria è previsto in questo periodo. 



LA VITICOLTURA IN 
AMBIENTE CALDO-ARIDO 

Lavori 

Ultimata la vendemmia anche per le 
varietà più tardive, è ora possibile pro- 
grammare la successiva annata. Infatti, 
in ambiente caldo-arido, la piovosità, 
pur sempre modesta, è normalmente 



Per le aziende 

dì medio-grandi 

dimensioni, 

anche in ambiente 

caldo-arido 

conviene mettere 

a dimora le 

barbatelle 

avvalendosi 

dì una macchina 

trapiantatrice 




-ti - 



concentrata soprattutto nei mesi inver- 
nali e non esistono rischi di danno da 
gelate invernali. 

Potete quindi impostare sin dai mesi 
di novembre-dicembre la nuova campa- 
gna produttiva con l'eventuale analisi 
del terreno e le successive concimazio- 
ni di allevamento e di produzione, con 
l'inizio della potatura secca e, per i nuo- 
vi impianti, con la messa a dimora delle 
barbatelle. 

La campagna 2002 è stata quantitati- 
vamente scarsa, almeno in tutte le aree 
che sono state condizionate dalla siccità 
estiva; ha riservato buone soddisfazioni 
ai viticoltori più attenti e penalizzato i 
produttori che hanno ricercato produ- 
zioni eccessive, predisponendo in tal 
modo le viti a maggiori stress idrici. E 
quindi il momento dì ripartire, proget- 
tando la ricerca di corrette quantità di 
uva con la migliore qualità e con costi 
di produzione sostenibili. 

La concimazione. Per programmare 
correttamente la concimazione, sia essa 
d'impianto, di allevamento o di produ- 
zione, bisognerebbe anzitutto disporre 
di una buona analisi del terreno. Se dis- 
ponete di una precedente analisi, ad 
esempio quella effettuata poco prima 
dell'impianto del giovane vigneto, po- 
trete ritenerla utile per almeno 4-5 anni; 



L'ambiente 

caldo-arido si 

caratterizza per 

inverni più o 

meno asciutti e 

per temperature 

che difficilmente 

scendono 

al di sotto dello 

zero, almeno 

negli ambienti 

di coltivazione 

della vite 




viceversa, ricorrete ad una nuova anali- 
si, prelevando un campione di terreno e 
indirizzandolo ad un buon laboratorio 
agrochimico. 

In particolare, dopo aver accertato 
che negli ultimi 4-5 mesi non sono state 
effettuate concimazioni minerali e or- 
ganiche, avvalendovi di un badile oppu- 
re di una trivellina specifica, prelevate 
piccole dosi di terreno, tra 10 e i 50 cen- 
timetri di profondità. 

Un buon campionamento con almeno 
10-12 prelievi può essere sufficiente per 
circa 1,5-2 ettari di terreno; al laborato- 
rio è sufficiente che indirizziate circa 1- 
1,5 kg di terreno, in un sacchetto con 
chiari riferimenti del vostro indirizzo e 
della località in cui si trova il vigneto. 

Tornando alla concimazione, e dato 
per scontato che per i nuovi vigneti ab- 
biate già provveduto alla concimazione 
di fondo con il sotterramento pre-im- 
pianto mediante l'aratura (vedi pag. 
47), essa deve essere differenziata tra 
vigneti in fase di allevamento e vigneti 
già in produzione. Per i vigneti posti in 
condizioni normali, cioè con combina- 
zioni d'innesto comuni, in terreni di 
media fertilità e con medie distanze 
d'impianto vanno mediamente previste, 
per il periodo gennaio-febbraio e quindi 
prenotate dal fornitore, le dosi di segui- 
to indicate. 



me ■^■nnp " J'^^mss 


;.vv":- '-■' 




Bk^^tfM^HMB^^r£->B^^S^^^^^w^ 




■ 




r .<MÀ 


T7T •■*■> **&$* • st* 


*^V . afl« z\ 


iw 






V 


Wffi%"^'^'»^i."^^^^.M^!^ 1 -' ■■ **"■' 


'■ '"** 




m 




. 







SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



49 



V 




J 



Vigneti in allevamento: kg 300-330 
per ettaro di nitrato ammonico-26, op- 
pure kg 170-180 per ettaro di urea-46, 
che andranno distribuiti almeno in due 
tempi con dosi dimezzate, e preferibil- 
mente localizzati entro una striscia di 1 
metro per parte del filare; in tutti i casi 
andranno immediatamente interrati con 
una lavorazione superficiale. Se prima 
dell'impianto è stata effettuata una buo- 
na concimazione di fondo, nei giovani 
vigneti al primo e secondo anno d'im- 
pianto non sono previsti apporti di po- 
tassio, fosforo e magnesio. Tutt'al più 
potete distribuire una normale dose di 
potassio ( 1 50-200 kg per ettaro di solfa- 
to di potassio-50), elemento importante 
in viticoltura, unitamente al concime 
azotato sopra descritto. 

Vigneti in produzione: per produ- 
zioni medie di circa 90-120 quintali di 
uva per ettaro programmate mediamen- 
te kg 250-300 per ettaro di un concime 
composto avente un rapporto di circa 2- 
1-3 tra azoto, fosforo e potassio (ad 
esempio 12-6-18 o simili) oppure 100- 
120 kg per ettaro di ciascuno dei se- 
guenti concimi semplici: perfosfato mi- 
nerale- 19, solfato di potassio-50 e urea- 
46; dovete sempre interrare i concimi 
poco dopo la distribuzione, al fine di 
contenere le perdite di azoto sotto for- 
ma ammoniacale per volatilizzazione. 

Queste concimazioni, compatibil- 
mente con l'andamento climatico, an- 
dranno distribuite nel corso dell'inverno, 
comunque prima delle ultime piogge di 
fine inverno e, soprattutto, prima dell'i- 
nizio della fase di germogliamento. 

La potatura secca nei vigneti in pro- 
duzione. All'avvicinarsi della caduta 
delle foglie, dopo aver eliminato le pian- 
te colpite dal mal dell'esca o da giallumi 
infettivi (che erano state precedente- 
mente segnate), potete iniziare la pota- 
tura secca, in particolare per i vigneti 
collinari e per i vigneti pianeggianti nel- 
le aziende di maggiori dimensioni. 



■■ti 







firf- 



*^P* 



m&m 






WNL- 





//; ambienti caldo-aridi, almeno per le 
aziende viticole di maggiori dimen- 
sioni, è possibile iniziare l'operazione 
di potatura già a fine autunno, senza 
incorrere in rischi di danni provocati da 
gelate invernali 

Ben sapendo come la produttività 
del vostro vigneto anche nel prossimo 
anno sarà strettamente legata alla carica 
di gemme lasciate su ogni ceppo, pone- 
te la massima attenzione al numero e al- 
la lunghezza dei tralci. 

In particolare, se la produzione degli 
ultimi anni vi ha soddisfatto sia per 
quantità che per qualità, cercate di man- 
tenere lo stesso numero di tralci e di 
gemme degli anni precedenti; vicever- 
sa, aumentate il numero di gemme per 
ceppo (e quindi lasciate tralci più lun- 
ghi) su piante molto vigorose, con l'o- 
biettivo di calmarne l'esuberanza (con- 
temporaneamente limitando, o meglio 
eliminando, per alcuni anni anche le 
concimazioni azotate) o diminuitelo (e 
quindi raccorciate i tralci) su piante 



Con qualsiasi 
forma di 
allevamento, 
prestate la 
massima 
attenzione 
alla carica 
di gemme che 
lascerete per 
ceppo, alfine 
di evitare 
squilibri che si 
ripercuoterebbero 
sulla successiva 
produzione 



piuttosto deboli al fine di stimolarne la 
vigoria, anche grazie a concimazioni 
più abbondanti e al buon controllo delle 
erbe infestanti. 

In ogni caso, approfittando della 
maggiore fertilità (numero medio di 
grappoli per gemma) delle gemme ba- 
sali nei climi caldo-aridi rispetto ai cli- 
mi temperato-freddi, cercate di adottare 
sempre più potature corte o speronate, 
cioè di accorciare progressivamente la 
lunghezza dei tralci di potatura aumen- 
tando proporzionalmente il loro nume- 
ro per ceppo, per lasciarli su un cordone 
permanente che nel frattempo si è anda- 
to formando. Così facendo, avrete un 
regolare germogliamento, con effetti 
positivi che si noteranno anche nell'o- 
mogenea maturazione dei grappoli e 
migliorerete la qualità dell'uva grazie 
alla maggior presenza di legno vecchio, 
nel quale sono presenti importanti orga- 
ni di riserva per gli zuccheri e per altre 
nobili sostanze. 

Naturalmente, se avete qualche dub- 
bio relativamente all'adattamento delle 
vostre varietà di vite a questo tipo di po- 
tatura, saggiatene la bontà con l'impo- 
stazione della potatura speronata solo 
su alcune piante o su pochi filari, per un 
periodo di almeno 2 anni. 

La potatura secca nei giovani vigneti. 

In ambiente caldo-arido potreste potare 
appena dopo la caduta delle foglie an- 
che le giovani piantine al primo e se- 
condo anno d'impianto senza correre 
eccessivi rischi, se non un leggero anti- 
cipo del germogliamento nel corso del- 
la primavera successiva. 

Tuttavia, essendo le viti ancora bas- 
se e vicine al terreno, quindi più sensi- 
bili ai rischi di eventuali brinate prima- 
verili, è bene rimandare la loro potatura 
di alcune settimane, attendendo almeno 
la metà di gennaio o meglio il mese di 
febbraio, certamente più favorevoli. 

I nuovi impianti. L'impianto di un 
nuovo vigneto regolarmente autorizzato 
(ad eccezione del piccolo vigneto di di- 
mensioni non superiori ai mille metri 
quadrati, quindi di tipo familiare e in 
aziende che non abbiano altri vigneti 
per uva da vino, per il quale non è ne- 
cessario richiedere autorizzazioni) rap- 
presenta un momento estremamente 
importante, sia sotto il profilo culturale, 
poiché richiede una mole notevole di 
informazioni, sia a livello economico, 
poiché ha dei costi elevati che non deb- 
bono assolutamente essere vanificati. 

La messa a dimora delle barbatelle, 
sia innestate che selvatiche, per il nuovo 
vigneto deve pertanto osservare alcune 
regole importanti quali: 



50 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



\^ yjr/ vùjnda j 



- disponibilità di un terreno ben prepa- 
rato, ben concimato e in tempera, cioè 
dotato di un buon rapporto tra l'umidità 
e l'aria in esso contenute; 

- scelta di piantine perfettamente vitali, 
ben lignificate, preferibilmente paraffi- 
nate nella parte terminale e con almeno 
5-6 radici di buone dimensioni; 

- potatura delle radici ad almeno 5-6 
cm di lunghezza; 

- messa a dimora delle barbatelle con 
vari mezzi, quali vanga, zappa, aratro 
assolcatore, palo in legno o metallico, 
macchina trapiantatrice, cioè con at- 
trezzi in grado di permettere il colloca- 
mento delle piantine con radici di una 
certa lunghezza ed alla profondità di 
30-35 cm; 

- distribuzione di almeno 3-4 litri di ac- 
qua a ridosso di ogni piantina, al fine di 
favorire un buon accostamento del ter- 
reno alle radici, nel caso in cui non si 
prevedano piogge imminenti. 

Il rimpiazzo delle viti morte. Soprat- 
tutto nei vigneti meno giovani, per cau- 
se varie quali attacchi di agenti parassi- 
tari, oppure danni da avversità atmosfe- 
riche o da contatto con mezzi meccani- 
ci, possono essere morte diverse piante, 
quindi ci può essere la necessità di rim- 
piazzare le viti mancanti. 

Per questo, oltre a disporre di barba- 
telle di buona qualità e di portinnesti 
abbastanza vigorosi (1103 Paulsen e 
775 Paulsen per i terreni meno calcarei, 
140 Ruggeri per i terreni più calcarei), è 
necessario preparare per tempo, nella 
posizione dove andrà collocata la gio- 
vane piantina, una buca di sufficienti di- 
mensioni, in grado di ospitare la barba- 
tella in condizioni ottimali, garantendo- 
ne un rapido sviluppo. 

Allo scopo, oltre alla vanga o alla 
zappa, in caso di un numero elevato di 
rimpiazzi ben si presta una trivella mec- 
canica portata dalla trattrice. 



Piogge 

permettendo, 

sarà possibile 

ultimare la 

preparazione 

dei terreni che 

ospiteranno 

i nuovi vigneti 

e che ancora 

non sono stati 

preparati 

adeguatamente 




Altri lavori. Per i vigneti allevati a spal- 
liera bassa, quindi dotati di pali e di fili 
di sostegno, è bene verificare le tenute di 
queste strutture portanti e acquistarne 
per tempo in caso di necessità. 

Lo sviluppo delle erbe infestanti, di 
solito intenso anche nei mesi invernali 
in ambiente caldo-arido, potrebbe esse- 
re controllato con lavorazioni da effet- 
tuare nei prossimi mesi di gennaio e 
febbraio. Tuttavia per l'interramento 
dei concimi, come detto sopra, sono ri- 
chieste immediate lavorazioni (erpica- 
tura, fresatura, arature leggere) che 
provvedono contemporaneamente ad 
eliminare l'erba presente. 

A In ogni caso, non intervenite con 
terreni molto umidi, in quanto le 
lavorazioni meccaniche comportereb- 
bero conseguenze negative per il loro 
arieggiamento, e quindi per il normale 
sviluppo dell'apparato radicale. 

Infine, se ancora non lo avete fatto, 
riponete le attrezzature utilizzate per la 
difesa antiparassitaria negli appositi 
magazzini, dopo averle ben lavate, e 
cercate di coprirle totalmente per difen- 
derle dalla polvere e dal rischio di altri 
danni. 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA TAVOLA 

Lavori 

Anche per la viticoltura da tavola è 
praticamente conclusa la raccolta, ad 
eccezione dei vigneti che avevate even- 
tualmente coperto con pvc in estate nel- 
l' intento di difenderli dalle piogge au- 
tunnali e di poter così dilazionare la 
raccolta dell'uva sino a dicembre. In 
questo caso valgono le indicazioni ri- 
portate ne «i Lavori» di settembre-otto- 
bre 2002, a pag. 53. 

Quanto alle altre operazioni stagio- 
nali, non ci sono grosse differenze ri- 
spetto alla viticoltura da vino e valgono, 
pertanto, le indicazioni sopra riportate, 
tranne il caso in cui, in dipendenza dal- 
l'ambiente di coltivazione, sussista il ri- 
schio di danni da gelate, soprattutto pri- 
maverili. 

Per i vigneti posti in pianure aperte e 
per quelli di fondovalle o posti ai piedi 
delle colline converrà, pertanto, ritarda- 
re il più possibile la potatura, soprattut- 
to in quelli più giovani, così come negli 



^ 


"^s^&f 




\ . xpN^~1&>x'■■■ 


^-SS^S 


Ne --'■ 


• . 


;''^^J5Hj3y 




A sinistra. Anche nei vigneti di uva da tavola, siano essi allevati a tendone, a pergola o a spalliera, dopo la caduta delle foglie po- 
tete iniziare la potatura secca. A destra. Per l 'impostazione dei nuovi vigneti, sia bifase di preimpianto, sia alla fine del primo an- 
no d'impianto nel caso si siano utilizzate barbatelle selvatiche, è fondamentale disporre di strutture durevoli e alquanto robuste 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



51 



V 



Qflvipekt j 



stessi ambienti converrà ritardare anche 
la messa a dimora delle giovani piantine 
di vite. 

Il rischio maggiore di gelate riguar- 
derà soprattutto gli impianti allevati a 
tendone e irrigui, quindi i più produtti- 
vi. In questi casi le giovani piante di- 
sporranno certamente di minori riserve 
energetiche per resistere al freddo così 
come ad ogni altra forma di sofferenza. 

Nel caso di vigneti di uva da tavola 
(ma questo vale anche per l'uva da vi- 
no) allevati a tendone e situati in zone 
soggette a nevicate abbondanti, è bene 
anticipare la potatura secca a novem- 
bre-dicembre per non correre il rischio 
che il vigneto possa essere abbattuto dal 
peso della neve che si può depositare 
sopra la struttura. 

La neve costituisce un pericolo an- 
che per i vigneti coperti con reti anti- 
grandine, le quali andranno ripiegate 
subito dopo la vendemmia. 

Per quanto riguarda la concimazio- 
ne tenete presente quanto indicato per 
l'uva da vino, ponendo anche qui la 
massima attenzione agli obiettivi pro- 
duttivi, quindi anche agli eventuali ri- 
sultati economici conseguiti negli ulti- 
mi anni e, se possibile, avvaletevi di una 
buona analisi del terreno. 

In generale, le dosi di concime devo- 
no essere superiori a quelle utilizzate 
per i vigneti di uva da vino e devono es- 
sere mediamente comprese tra i 400 e i 
450 kg per ettaro se utilizzate un conci- 
me composto dal titolo 12-6-18 o simili, 
oppure circa metà dose di ciascuno dei 
concimi semplici già citati in preceden- 
za (vedi pag. 50). L'epoca di distribuzio- 
ne è sempre la stessa, cioè metà inverno; 
interrate immediatamente il concime 
con le lavorazioni oppure distribuitelo 
poco prima di una probabile pioggia. 

A fine inverno-inizio primavera sarà 
probabilmente necessario intervenire 
ancora con concimi azotati, ma di que- 
sto parleremo nei prossimi mesi. 




' 




, 



V* 







La raccolta dell 'uva da tavola è ormai 
limitata ai soli vigneti che avete coper- 
to in estate con PVC per proteggerli 
dalle piogge autunnali 

Interventi fitosaiiitari 

La raccolta nelle pergole e nei tendo- 
ni, opportunamente protetti nei mesi au- 
tunnali con copertura plastica, si effettua 
scalarmene in relazione alle richieste di 
mercato. È essenziale, in questa fase, ri- 
spettare i tempi di carenza dei prodotti 
fitosanitari impiegati nella difesa per ri- 
durre al minimo possibile i residui di so- 
stanze tossiche presenti sul frutto. 

Per la lotta contro la botrite, potete 
usare iprodione-50 (non classificalo) al- 
la dose di 100-150 grammi per 100 litri. 

Avviate al riciclaggio la plastica inu- 
tilizzabile, dismessa dalla copertura dei 
tendoni. 



L'UVA FRAGOLA 

Lavori 

Ultimata la raccolta, che nelle zone 
del nord per l'uva fragola nera si pro- 
lunga fino all'inizio del mese di novem- 
bre, potreste anche iniziare le operazio- 
ni di potatura. 



Sul pergolato 

d'ingresso, oppure 

sul filare di 

fianco a casa, 

impostati per la 

coltivazione di 

uve da tavola, 

compresa l'uva 

fragola, potete 

iniziare le potature 

ma solo in 

ambienti non 

soggetti a forti 

gelate invernali. 

Viceversa attendete 

i prossimi mesi di 

fine inverno 



Per evitare possibili danni da freddo, 
è bene però attendere la fine dell'inver- 
no, in particolare se disponete di poche 
piante, quindi se impiegherete poco 
tempo per la potatura. 

Anche per l'uva fragola è possibile 
effettuare la messa a dimora delle gio- 
vani piantine, innestate o non, già dalla 
metà di novembre; tuttavia, visti i buoni 
risultati conseguiti negli ultimi anni con 
barbatelle paraffinate e con impianti a 
fine inverno-inizio primavera consiglia- 
mo di attendere i prossimi mesi, meglio 
dal mese di febbraio in avanti, previa 
conservazione delle piantine sotto sab- 
bia, oppure in cella frigorifera. 

Per quanto riguarda la concimazio- 
ne organica e minerale per le piante di 
uva fragola in produzione in generale 
vale quanto detto per quelle da vino e 
da tavola; tuttavia, riguardo alle dosi, 
avendo a che fare con piante abbastanza 
distanti fra loro, in particolare nei terre- 
ni meno fertili, al momento opportuno 
(cioè a fine inverno) sarà necessario ap- 
portare una dose di circa 600-800 gram- 
mi per ceppo di un concime composto 
tipo 12-6+18+2MgO, oppure una mi- 
scela costituita da nitrato ammonico- 
26, perfosfato minerale- 19 e solfato di 
potassio-50 o cloruro di potassio-60 in 
parti uguali, alla dose di 800-1.000 
grammi per ceppo, da distribuirsi a tut- 
to campo. 

A fine primavera, se il vigore delle 
piante risulterà modesto, la concima- 
zione andrà integrata con lo spargimen- 
to di altri 500 grammi per pianta di ni- 
trato ammonico-26. 

Qualora si siano manifestati, durante 
il periodo vegetativo, ingiallimenti del- 
le foglie provocati da clorosi ferrica, 
dovete distribuire per ogni pianta kg 1 - 
1,5 di solfato di ferro localizzato nel 
raggio di un metro attorno al ceppo. 

Interventi fitosanitari 

©Per l'uva fragola non sono neces- 
sari trattamenti antiparassitari. 

A cura di: Filippo Giannone (Lavori: Il 
vigneto per la produzione di uva da vi- 
no); Enzo Corazzina (Lavori: La viticol- 
tura per la produzione di uva da vino in 
ambiente caldo-arido - Il vigneto per la 
produzione di uva da tavola - L'uva fra- 
gola); Floriano Mazzini (Interventi fito- 
sanitari: Uva da vino); Salvo Manzella 
(Interventi fitosanitari: Uva da tavola). 

Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massimo 
al minimo: mollo tossico - tossico - nocivo - 
irritante - non classificato. L'aggiunta di bio, 
significa che l'antiparassitario è ammesso 
nell'agricoltura biologica. 



52 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



Terminata la vendemmia e 
quasi completate le fermentazioni 
si ha una visione chiara della qua- 
lità e degli eventuali problemi del 
vino prodotto. Le operazioni tipi- 
che in questi mesi sono il travaso, 
la colmatura delle vasche, il con- 
trollo della fermentazione malolattica, 
l'aggiunta di prodotti per la conserva- 
zione del vino e la risoluzione di even- 
tuali anomalie di fermentazione, come 
ad esempio un arresto di fermentazione 
(termine che indica la presenza indesi- 
derata di zuccheri nel vino), o l'odore di 
feccia. 



OPERAZIONI ORDINARIE 

Al termine della fermentazione alco- 
lica è importante proteggere la fragran- 
za del vino separandolo velocemente 
dal deposito feccioso composto da lie- 
viti, parti di buccia, sali di potassio, so- 
stanze coloranti e tanniche. 

Quest'operazione di separazione si 
chiama travaso e consiste nel trasferire 
il vino in un altro recipiente mediante 
una pompa o, quando i recipienti sono 
di piccole dimensioni come le damigia- 
ne, con un travasatore manuale (tubo in 
gomma). 

Il travaso deve essere eseguito il più 
presto possibile perché il contatto pro- 
lungato del deposito grossolano della 
fermentazione con il vino può causare 
l'insorgere dell'odore di feccia, una 
sensazione solfurea sgradevole che ri- 
corda l'odore d'uova marce, e la proli- 
ferazione di batteri che possono provo- 
care gravi alterazioni. 

Il primo travaso è consigliabile ese- 





a-edmùm 




II travaso è la tecnica di trasferimento 
del vino da un recipiente ad un altro al 
fine di separarlo dal deposito feccioso 
composto da lieviti, parti di buccia, sa- 
li di potassio, sostanze coloranti e tan- 
niche 

guido «all'aria»: posizionate sotto la va- 
sca un mastello e, attraverso la valvola 
del serbatoio o un tubo in gomma, prima 



di trasferirlo nell'altro recipiente, 
fate cadere il vino all'interno del 
mastello in modo da eliminare par- 
te dell'anidride carbonica prodotta 
dalla fermentazione ed eliminare 
leggere riduzioni ('); interrompete 
l'operazione non appena notate il 
sopraggiungere della feccia attraverso la 
valvola o il tubo di gomma. 

Per i travasi successivi, se non esi- 
stono condizioni particolari come l'o- 
dore di feccia, è consigliabile evitare il 
contatto con l'aria trasferendo il vino 
attraverso le valvole del serbatoio oppu- 
re posizionando il tubo o il travasatore 
manuale sul fondo del recipiente. 

Il travaso oltre a separare il vino dal- 
la feccia serve a colmare il recipiente e 
ad eseguire le operazioni di chiarifica e 
di taglio. 

La colmatura dei recipienti è essen- 
ziale per una corretta conservazione del 
vino; infatti, dopo la fermentazione e il 
primo travaso, se il recipiente è scolmo, 
sulla superficie del vino si sviluppano 
batteri e lieviti; questi, favoriti dalla 
presenza d'ossigeno, portano inizial- 
mente alla formazione di un velo bian- 
castro chiamato «fioretta» e successiva- 
mente all'ossidazione del vino; le con- 
seguenze sono la perdita del profumo di 
fiori o frutta, e la proliferazione di bat- 
teri dell'aceto, del girato e del filante 
che possono rovinare in modo irrecupe- 
rabile il prodotto. 

Per questo motivo, oltre al controllo 
periodico del livello del vino nei reci- 
pienti, è necessario proteggerne la su- 
perficie aggiungendo una pastiglia anti- 
fioretta, formata da paraffina ed essenza 
di senape, che galleggiando impedisce 
la formazione del velo biancastro. In ai- 




Travaso all'aria. 1-7/ travaso all'aria consente di eliminare le riduzioni (') e se- 
parare le fecce di fermentazione. Si effettua aprendo la valvola del vaso vinario e 
facendo defluire il vino in un mastello prima dì trasferirlo in un altro recipiente. 2- 
Particolare della valvola e della brenta. 'i-Durante il travaso all'aria il tubo di ri- 
empimento che porta al serbatoio non deve essere immerso nel vino 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



53 



V 



a wnliiui 



j 



ternativa, chi produce vino per autocon- 
sumo può usare il classico olio di vase- 
lina o enologico il quale, versato sulla 
superficie, forma una pellicola oleosa 
che impedisce la formazione della fio- 
retta e l'ossidazione superficiale. 

L'olio di vaselina o enologico ha il 
grosso svantaggio, specialmente quan- 
do lo si usa in un serbatoio con il chiu- 
sino superiore grande, di lasciare resi- 
dui che si possono poi trovare, sotto for- 
ma di piccole gocce oleose, sul vino 
versato nei bicchieri. 

Durante il secondo travaso consi- 
gliamo di aggiungere al vino una dose 
di 5-8 grammi per ettolitro di metabi- 
solfito di potassio. Quest'aggiunta ser- 
ve a prevenire le alterazioni batteriche e 
le ossidazioni. 

Quando i vini bianchi e rossi sono 
troppo aspri per il valore d'acidità tota- 
le elevato (superiore a 7,5 grammi li- 
tro), e nel caso di vini rossi destinati al- 
l'invecchiamento, è necessario favorire 
lo sviluppo dei batteri della fermenta- 
zione malolattica evitando l'aggiunta, a 
fine fermentazione alcolica, del metabi- 
solfito di potassio precedentemente 
consigliato. 

La fermentazione malolattica è un 
processo spontaneo che diminuisce na- 
turalmente il valore d'acidità totale e 
rende il vino meno aggressivo trasfor- 
mando l'acido malico in acido lattico. 
In genere avviene spontaneamente ma, 
se non controllata, può causare un ap- 
piattimento del vino e può diventare 
veicolo d'alterazioni. 

Per questo motivo e per la difficoltà, 
a causa dell'ambiente troppo acido, che 
si sviluppi spontaneamente nei vini che 
maggiormente ne hanno bisogno è me- 
glio innescarla artificialmente aggiun- 
gendo i batteri liofilizzati in vendita nei 
negozi d'enologia (confezionati in bu- 
ste con il quantitativo necessario per 
trattare da 2,5 a 25 ettolitri), da conser- 
vare in frigorifero fino all'utilizzo. 

L'impiego di batteri liofilizzati ad 
inoculo diretto di ultima generazione è 
abbastanza semplice: quando è termi- 
nata la fermentazione alcolica si ag- 
giunge il contenuto della busta in acqua 
tiepida (circa 25° C) e dopo 15 minuti i 
batteri reidratati si aggiungono diretta- 
mente alla massa da trattare. 

Per favorire la crescita e lo sviluppo 
dei batteri è necessario che il prodotto da 
trattare abbia le seguenti caratteristiche: 

- pH superiore a 3,2; 

- anidride solforosa totale inferiore a 50 
mg/litro; 

- gradazione alcolica inferiore a 13,5°. 

Inoltre è necessario conservare in fri- 
gorifero la confezione fino all'utilizzo. 
Quando queste condizioni sono ri- 




Travaso in assenza d'aria. È necessa- 
rio quando il vino è limpido, non pre- 
senta riduzioni ('), e per evitare l'as- 
sorbimento di ossigeno contenuto nel- 
l'aria, che è vettore di alterazioni e 
perdite di profumo. Si collega il tubo ad 
una valvola del serbatoio contenente il 
vino da trasferire e si posiziona il tubo 
di riempimento sul fondo dell'altro ser- 
batoio (come nella foto), oppure si col- 
lega alla valvola bassa 




Travaso in assenza d'aria nella bren- 
ta. E un sistema semplice per eseguire 
un travaso in assenza d'aria quando 
non sia possibile collegare il tubo alla 
valvola, o quando sì voglia vedere 
quando arriva la feccia per fermare in 
tempo il deflusso del vino 



spettate e la temperatura del vino è di 
almeno 16-18° C, la fermentazione ma- 
lolattica si svolge rapidamente nell'arco 
di 15 giorni; quando invece i valori ana- 
litici sono diversi, è il caso di aggiunge- 
re i batteri dapprima solo ad una parte 
del vino da trattare (circa il 10%) e, do- 
po 2-5 giorni, mescolare la porzione di 
vino trattata alla massa restante. 

Terminata la fermentazione malolat- 
tica, quando sulla superficie del vino 
non si vedono le bollicine o all'analisi 
chimica il valore d'acido malico è infe- 
riore a 0,2 mg/1 travasate e aggiungete 
5-6 grammi per ettolitro di metabisolfi- 
to di potassio. 

Una volta eseguite le operazioni de- 
scritte consigliamo, se non si ha fretta 
Adi imbottigliare, di non chiarifica- 
re o filtrare subito il vino: si è no- 
tato infatti che, lasciandolo leggermen- 
te velato e sul deposito di fecce nobili 
(lieviti morti), le caratteristiche organo- 
lettiche e la durata nel tempo migliora- 
no rispetto ai vini trattati e filtrati im- 
mediatamente dopo la fermentazione 
alcolica. 

Pertanto consigliamo di eseguire le 
pratiche di illimpidimento (chiarifica e 
filtrazione) del vino nuovo, se servono, 
nel primo trimestre del 2003. 



OPERAZIONI STRAORDINARIE 

Le operazioni di cantina straordina- 
rie o correttive sono quelle che servono 
a ripristinare le anomalie fermentative 
come gli arresti di fermentazione, l'in- 
sorgere di odori che ricordano le uova 
marce e l'inacidimento del vino. 

Cosa fare in presenza di arresti di 
fermentazione. L'arresto di fermenta- 
zione avviene quando i lieviti smettono 
di fermentare prima di avere esaurito gli 
zuccheri. Le cause che determinano 
questo fenomeno sono molteplici: 

- gradazione alcolica elevata, superiore 
a 13,5-14 gradi alcol; 

- mancanza di fattori di crescita (azoto); 

- lieviti reidratati non correttamente; 

- temperature elevate di fermentazione, 
superiori a 35° C; 

- arrivo dell'inverno con temperature 
inferiori a 5° C; 

- fermentazioni batteriche che disturba- 
no l'attività dei lieviti. 

Generalmente l'arresto di fermenta- 
zione si verifica al termine della fer- 
mentazione alcolica quando la presenza 
di zuccheri è dell' 1-3%. 

Per controllare se la fermentazione 
alcolica è veramente terminata non bi- 
sogna fidarsi dell'assenza delle bollici- 
ne sulla superficie del vino; oltre a ese- 



54 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(102 



V 



a mnluui 



j 



Procedura da seguire in presenza di un arresto di fermentazione 

(tutte le dosi dei prodotti enologici sono riferite ad un ettolitro di vino) 





metabisolfito + 
scorze di lievito + 
cellulosa micronizzata 



bentonite 




8-12 ore 



vino + 

acqua + 

zucchero + 

attivante 




attivante 




attivante 





20-22° C 




(J 1 

metabisolfito 




I-Travasate il vino al riparo dall'aria o svinate ( 2 j se il mosto è ancora sulle vinacce per eliminare le fecce grossolane che 
possono contenere sostanze tossiche per i lieviti, microrganismi indesiderati e sostanze responsabili di alterazioni organo- 
lettiche; 2-aggiungete alla massa, agitandola leggermente e ricordandovi di agitarla un'altra volta il giorno dopo, 10-12 
grammi per ettolitro di metabisolfito di potassio, 20 grammi per ettolitro di scorze di lievito (sostanza polverulenta ottenuta 
dalla parete esterna della cellula dei lieviti) e 100-150 grammi di cellulosa micronizzata; oppure, se avete difficoltà a repe- 
rire le scorze di lievito e la cellulosa è possibile sostituirle con 10-30 grammi per ettolitro di carbone attivo (sostanza in pol- 
vere di colore nero con potere assorbente e decolorante); 3-dopo 48 ore eseguite una chiarifica con 30 grammi/ettolitro di 
bentonite; ^-calcolate 50 grammi di lievito per ettolitro, e reidratateli in mezzo litro d'acqua calda (38° C) alla quale avre- 
te precedentemente aggiunto un cucchiaino raso di zucchero; 5-dopo 20, massimo 30 minuti, unite il lievito reidratato ad una 
soluzione così ottenuta: 1 litro di vino in arresto di fermentazione, 2 litri d'acqua, 200 grammi di zucchero e un cucchiaino 
colmo di attivante di fermentazione a base di estratto di lievito; ^-attendete 8, massimo 12, ore e aggiungete i 3,5 litri di pre- 
parato a 10 litri di vino in arresto di fermentazione, preso nella parte superiore del recipiente per evitare di prendere le fec- 
ce di chiarifica, e un cucchiaio raso di attivante di fermentazione possibilmente a base di estratto di lievito; I-travasate il vi- 
no in arresto di fermentazione dal trattamento di chiarifica che è servito ad assorbire parte delle sostanze che potrebbero 
ostacolare la crescita del lievito; S-aggiungete il lievito attivato (vedi punto 6) quando è in evidente fermentazione e 30 
grammi/ettolitro di attivante di fermentazione a base di estratto di lievito; 9-la temperatura di fermentazione ottimale è di 
20-22° C; evitate le temperature inferiori a 18° C e superiori a 26° C; se l'operazione è stata eseguita correttamente il tem- 
po necessario per completare la fermentazione è di 5-20 giorni; 10-terminata la fermentazione travasate; 11-dopo una set- 
timana aggiungete 5-6 grammi per ettolitro di metabisolfito di potassio 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/21)02 



55 



V 



a ea/iii/m 



J 




Se è necessario travasare da recipienti privi di rubinetto, o da damigiane, si pren- 
de un tubo di gomma, lo si immerge nel contenitore, si aspira (a sinistra) e, quan- 
do esce il vino, si può eseguire un travaso ali 'aria (a destra). Se si vuole effettuare 
un travaso in assenza d'aria si posiziona infondo ai recipienti sia il tubo di scari- 
co (rosso nella foto) ed anche quello che riempie la vasca 



guire un assaggio per controllare la pre- 
senza di zuccheri, per le aziende che 
non possono eseguire analisi chimiche 
è necessaria una misurazione con il mo- 
stimetro Babo (una volta immerso nel 
vino, la scala di lettura deve segnare ze- 
ro o un valore leggermente inferiore). 

Quando si è accertato l'arresto di 
fermentazione consigliamo di portare il 
vino ad analizzare facendo determinare 
i seguenti valori: zuccheri, gradazione 
alcolica, acidità totale, acidità volatile, 
anidride solforosa totale e pH. 

Quando i valori analitici, ad esclu- 
sione di quelli degli zuccheri, sono nel- 
la normalità (gradazione alcolica infe- 
riore a 12,5-13°, acidità totale che oscil- 
la tra i 5 e 7 grammi/litro, acidità vola- 
tile inferiore a 0,50 grammi/litro, ani- 
dride solforosa tra 30-70 milligram- 
mi/litro e pH inferiore a 3,60) siamo 
nella situazione migliore per risolvere il 
problema e consigliamo di seguire la 
procedura illustrata nel riquadro di pag. 
55, calcolata per cento litri di vino. 

Quando il valore d'acidità volatile 
oscilla tra 0,5 e 0,9 grammi per litro, la 
gradazione alcolica è superiore a 14°al- 
col e il pH è superiore a 3,6 è opportuno 
farsi consigliare da un enologo che va- 
luterà, con l'assaggio, quale strategia 
adottare per risolvere il problema; se in- 
vece il valore d'acidità volatile è supe- 



riore a 1 grammo per litro e abbiamo un 
residuo zuccherino superiore al 3% sia- 
mo in presenza di una vera e propria al- 
terazione batterica chiamata «agrodol- 
ce», tipica dei climi caldi (Sicilia, Cala- 




Si può controllare l'andamento della 
fermentazione alcolica usando il mosti- 
metro Babo (normalmente lo si adope- 
ra per misurare la gradazione zucche- 
rina delle uve). Quando il valore di let- 
tura è vicino allo zero o leggermente 
inferiore il vino contiene solo pochi 
grammi di zucchero e si può considera- 
re terminata la fermentazione alcolica 



bria e Puglia), e difficilmente sarà pos- 
sibile recuperare il vino. 

Le conseguenze finali di un arresto 
di fermentazione sono la mancata di- 
sponibilità del prodotto finito nei tempi 
previsti, l'ottenimento di un vino di 
qualità inferiore alle aspettative, il ri- 
schio elevato di innalzamento del valo- 
re di acidità volatile e la necessità di in- 
terventi impegnativi e costosi. 

La prevenzione si attua rispettando 
le elementari norme di igiene di canti- 
na, un meticoloso controllo delle tem- 
perature di fermentazioni, l'utilizzo 
corretto dei lieviti e degli attivanti di 
fermentazione (vedi «i Lavori» di set- 
tembre-ottobre 2002). 

Cosa fare in presenza di odori ano- 
mali. Un altro problema che il vino può 
manifestare durante le vinificazione è 
l'odore di feccia (sensazione di uova 
marce). Questo difetto è generalmente 
causato dalla carenza di sostanze azota- 
te durante la fermentazione o è dovuto 
ad un ritardo di travaso. 

Nella maggioranza dei casi per eli- 
minarlo è sufficiente un energico trava- 
so all'aria, usando un secchio di rame; 
se l'odore rimane, occorre aggiungere 
prodotti a base di rame che si possono 
reperire nei negozi specializzati. 

Raccomandiamo di non sottovaluta- 
re il problema perché trascurarlo signi- 
fica rovinare irrimediabilmente il vino: 
si possono formare infatti sostanze odo- 
rose pungenti, molto stabili, che confe- 
riscono un odore pungente di aglio e 
che non si possono eliminate con nes- 
sun trattamento, neppure tagliando con 
vino sano. 

Cosa fare in presenza di inaridimen- 
to del vino. Quando il vino per proble- 
mi di igiene, di poca cura durante le fa- 
si di macerazione o fermentazione, o 
per cause accidentali come gli arresti di 
fermentazione inacidisce, difficilmente 
e solamente nei primi stadi della malat- 
tia è possibile recuperarlo. 

In questi casi consigliamo di aggiun- 
gere 10-12 grammi/ettolitro di metabi- 
solfito di potassio e chiedere consiglio 
ad un enologo per valutare quale inter- 
vento, chimico o di taglio, è possibile 
adottare. 

A cura di: Giuseppe Carcereri de Prati. 



(') Il termine «riduzione» in ambito enolo- 
gico indica la presenza nel vino di odori di 
chiuso, di uova marce o di zolfo. 

( 2 ) Il termine «svinatura» indica l'operazio- 
ne di separazione del vino o del mosto-vino 
dalle vinacce. 



56 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



BOSCO NATURALE 

Lavori 



La conversione del bosco ceduo 
in fustaia. Ne «i Lavori» di set- 
tembre-ottobre abbiamo visto quan- 
do conviene convertire un bosco ceduo 
in fustaia, cambiando la sua forma di go- 
verno, e quali sono le operazioni preli- 
minari (ricognizione dei confini, marca- 
tura degli alberi da rilasciare). 

Con l'arrivo della stagione fredda si 
può dar corso al taglio ed esbosco dei 
polloni in eccesso, operazione fonda- 
mentale che ha lo scopo di dare spazio 
ai soggetti rilasciati per costituire la «fu- 
staia transitoria». Per molti versi il ta- 
glio di conversione assomiglia ad una 
normale utilizzazione di un bosco ceduo 
(vedi la «Guida illustrata alla coltivazio- 
ne e conservazione del bosco», supple- 
mento al n. 4/2001), per altri aspetti no; 
le principali differenze sono due. 
1) L'obiettivo principale in questo caso 
non è la produzione della legna ma l'iso- 
lamento dei soggetti di miglior qualità e 
meglio conformati per dar luogo alla fu- 
staia transitoria. Tutte le operazioni di ta- 
glio ed esbosco dovranno pertanto porre 





grande attenzione a non danneggiare gli 
alberi destinati a restare in piedi. 
2) L'abbattimento dei polloni e delle 
matricine è reso più difficile dall'eleva- 
ta densità dei soggetti lasciati in piedi. 
In certe situazioni è necessario ricorrere 
a particolari attrezzature che favorisco- 
no l'abbattimento, quali ad esempio gli 
argani forestali. Tutto ciò rende spesso 
più onerose le operazioni di avviamen- 
to ad alto fusto rispetto alle normali uti- 
lizzazioni di un bosco ceduo giunto a 
maturità. 

Nella pratica, le operazioni di taglio si 
susseguono secondo quanto indicato nel 
riquadro di pag. 58. Il caso illustrato si ri- 
ferisce alla tradizionale produzione di le- 
gna da ardere a pezzi, ancor oggi la più 
utilizzata in Italia. Va ricordato che sem- 
pre più sta prendendo piede l'utilizzo di 
legna cippata (ridotta meccanicamente in 
piccole scaglie) adatta per l'impiego in 
caldaie ad alimentazione automatica. 



Bosco ceduo 
prima della 
conversione 
ad alto fusto: 
gran parte dei 
polloni verrà 
eliminata e 
verranno lasciati 
in piedi solo quelli 
della «fustaia 
transitoria» 



Durante il taglio di conversione 
è possibile favorire un'evoluzione 
del bosco attenta alla conservazione 
dei suoi valori naturalistici e pae- 
saggistici. Le principali azioni che 
possono essere messe in atto sono: 
- favorire gli alberi delle specie più 



rare; 

- lasciare in piedi alcuni alberi secchi 
(2-3 per ettaro) allo scopo di favorire la 
vita degli animali legati alla presenza di 
legno morto; 

- risparmiare al taglio i «grandi alberi», 
o alberi destinati a diventarlo; 

- arricchire, dopo le utilizzazioni, i 
margini del bosco e delle radure, le rive 
dei corsi d'acqua e le zone meno fitte 
con specie di alberi ed arbusti tipiche 
del posto ma rare od assenti, non di- 
menticando quelle ricercate dalla fauna 
selvatica, di valore apistico o di partico- 
lare pregio estetico. 

Per approfondire l'argomento si ve- 
da anche la «Guida illustrata alla colti- 
vazione e conservazione del bosco», 
supplemento al n. 4/2001. 

La messa a dimora delle piantine nei 
rinfoltimenti e nelle sottopiantagioni 
con semenzali forti autoprodotti. Con 

l'arrivo della stagione fredda è final- 
mente giunto il momento di porre a di- 
mora le piante delle specie forestali au- 
toprodotte nel corso dell'anno. 

Ne «i Lavori» di settembre-ottobre 
abbiamo visto come predisporre i siti di 
impianto. Ora vediamo come preparare 
le piantine e come effettuare l'impianto. 

Innanzitutto vanno scavate le buche. 
Queste dovranno essere profonde alme- 
no 40-50 cm e larghe almeno 40x40 
cm. Lo scavo può essere effettuato ma- 
nualmente oppure con l'aiuto di una tri- 
vella. In questo secondo caso ponete at- 
tenzione a non constipare le pareti della 
buca di impianto; se necessario, termi- 
nato lo scavo meccanico, con un van- 



A sinistra. Gru a cavo: permette di esboscare fusti lunghi da versanti non serviti 
dalla viabilità forestale e di ridurre i danni legati all'esbosco. Al centro. Argano 
forestale: consente di mettere in trazione un albero e di direzionante la caduta. A 
destra. Verricello forestale: càuta l'esbosco dei tronchi 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



57 



V 



01 è, 



mw 



J 



Il taglio degli alberi nelle operazioni di conversione 
di un bosco ceduo e la produzione di legna da ardere 

l-Individuate preliminarmente la rete delle vie di esbosco; queste, a seconda 
della dotazione di mezzi tecnici, della morfologia e della disponibilità di stra- 
de forestali, saranno costituite da piste di esbosco, lungo le quali si opererà con 
il trattore dotato di verricello, e da linee di esbosco, lungo le quali si opererà 
con la gru a cavo leggera o con le canalette. Tutte le vìe dì esbosco porteranno 
a siti ove si può arrivare agevolmente con un carro da esbosco. 

A Soprattutto nel caso delle conversioni, evitate di avvicinarvi con il trat- 
tore ad ogni tronco per ridurre i danni provocati al terreno forestale con 
l 'eccessivo movimento delle macchine operatrici. Ovunque è possibile, recu- 
perate i tronchi abbattuti attraverso il varricello. 

2-Con l'ausilio di motoseghe leggere effettuate l'abbattimento dei polloni ta- 
gliandoli il più possibile vicino alla supeificìe del terreno: eseguite dei tagli 
netti, non slabbrati, aventi una leggera inclinazione in modo da favorire lo 
sgrondo delle acque e ponete attenzione a non danneggiare gli eventuali pol- 
loni da rilasciare sulla ceppala. 

^-Direzionate la caduta dei polloni in modo da facilitare le successive opera- 
zioni di sramatura, depezzatura ed esbosco. Nel caso la caduta degli alberi sia 
difficoltosa, utilizzate un piccolo argano forestale. 



ghetto rompete le pareti della buca. 

Piuttosto che un impianto andante 
(che occupa in modo regolare rutta la su- 
perficie) realizzato ad ampia spaziatura, 
preferite un impianto a piccoli gruppi 
costituiti da 5-10 individui di una sola 
specie spaziati tra loro solo 1-1,5 metri, 
localizzati nei tratti di terreno migliore 
(soffice, profondo, ben drenato, lontano 
dalla concorrenza di alberi preesistenti). 

Dopo la caduta delle foglie le piante 
si possono estrarre dal terreno con l'au- 
silio di una vanga ben affilata, curando 
di tagliare le radici ad almeno 1 5 cm dal 
colletto. Dopo l'estrazione le piante 
vanno subito messe a dimora oppure 
vanno poste in tagliola. 

La messa in tagliola permette di con- 
servare anche per mesi le piante prima 
dell'impianto (per le modalità di esecu- 
zione si veda il riquadro di pag. 59). 



A Ricordate sempre di indossare 
nelle operazioni di taglio ed 
esbosco la corretta dotazione antinfor- 
tunistica, costituita almeno da casco, 
protezioni per la vista e per l'udito, 
guanti ed indumenti antitaglio, scarpo- 
ni o stivali con suola e puntale di ac- 
ciaio. 

4-Se utilizzate il trattore con verricello 
o la gru a cavo, asportate dalla taglia- 
ta i polloni sramati ed interi, in modo 
da ridurre il numero delle operazioni 
necessarie per estrarre il legname dal 
bosco. In questo caso la depezzatura fi- 
nale dei tronchi avverrà «all'imposto», 
vale a dire lungo una strada forestale, 
al margine del bosco, in una radura, 
comunque in un luogo a cui si possa 
successivamente accedere con un carro 
trainato da un trattore o con un camion, 
per il definitivo trasporto della legna 
fuori dal bosco. 

5- All' imposto terminate di preparare i 
tronchetti tagliandoli a metro, spaccan- 
doli ed accatastandoli ordinatamente, 
realizzando delle lunghe cataste a bor- 
do strada. Ciò favorirà da un lato l'ini- 
zio dell' essicazione del legno, dall'altro 
la sua misurazione a metro «stero» 
(unità di misura riferita a legname im- 
pilato, corrispondente ad un ingombro 
complessivo di 1 metro cubo compren- 
sivo degli interstizi vuoti). 
(t-Terminato l'esbosco della legna da 
ardere (normalmente i tronchi con dia- 
metro in punta maggiore dì 4-5 cm), 
provvedete ad accatastare le ramaglie 
rimaste sulla tagliata, in modo da favo- 
rirne la decomposizione, lasciare la su- 
perficie del bosco in ordine, ridurre il 
rischio dì incendi e creare particolari 
habitat per la fauna selvatica. 



pista di esbosco 



linea di esbosco 




58 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/21)1)2 



V 



<m 



j 



Prima della messa a dimora delle 
piantine, preparate sia la chioma che le 
radici: dalla parte aerea eliminate i ra- 
metti laterali di grosse dimensioni, la- 
sciando solo qualche brindillo e la cima 
vigorosa; rinfrescate i punti di taglio 
delle radici principali e riducete la lun- 
ghezza del capillizio radicale a 3-5 cm. 
Per fare questa operazione tenete con 
una mano la piantina in posizione oriz- 
zontale e con l'altra mano pettinate le 
radici e potatele come illustrato nella fi- 
gura di pag. 60. 

Effettuate poi l'inzaffardatura (o im- 
bozzimatura) delle radici, immergendo- 
le in una fanghiglia ottenuta mescolan- 
do 1/3 d'acqua, 1/3 di terreno fine ed 
1/3 di letame fresco (o di altro ammen- 
dante vegetale, come ad esempio dello 
stallatico disidratato in sacchi). 

Ponete infine a dimora le piantine, 
curando che il colletto si venga a trovare 
0,5 cm sotto il livello del terreno. In tal 
modo, con l'assestamento del terreno, la 
piantina si verrà a trovare nella posizio- 
ne più corretta (colletto al livello del pia- 
no campagna). 

Marcate le piante con una canna o un 
paletto con l'estremità colorata di rosso 
per favorirne il ritrovamento durante le 
operazioni di ripulitura delle superfici 
imboschite. 

Se necessario, difendete le piantine 
dagli attacchi della fauna selvatica con 
l'ausilio di uno «shelter». Al riguardo si 
veda quanto illustrato più avanti per 
l'arboreto da legno. 

Prodotti del bosco 
(funghi, piccoli frutti, erbe officinali) 

Terminata la stagione dei frutti e dei 
funghi - a novembre-dicembre non re- 
stano da cercare che gli ultimi chiodini 
(Armillaria mellea), i geloni (Pleurotus 
ostreatus) e, nelle aree vocate, il tartufo 
nero (Tuber melanosporum) - i boschi 
possono ancora offrire numerosi prodot- 
ti destinati alla decorazione della casa, 
soprattutto in periodo natalizio. Dai di- 
radamenti dei giovani rimboschimenti e 
dalle utilizzazioni di numerose specie di 
conifere (in particolare di abete rosso e 
di abete bianco) si possono ottenere 
fronde e «cimali» adatti alla realizzazio- 
ne del tradizionale «albero di Natale». 

Un altro importante prodotto dei bo- 
schi di conifere utilizzato per scopi or- 
namentali sono gli strobili (le «pigne»): 
in Italia sono particolarmente ricercati 
quelli del pino domestico (Pinus pinea) 
e del pino nero {Pinus nigra); non sono 
comunque da trascurare quelli dell'abe- 
te rosso (Picea abìes) e del pino strobo 
(Pinus strobus), specie diffusa soprat- 
tutto nei rimboschimenti artificiali del- 




Lo scavo delle buche per la messa a 
dimora delle piantine forestali può 
essere effettuato con l'aiuto di una 
trivella. Ne esistono diversi modelli, 
alcuni dei quali particolarmente in- 
novativi, come la trivella meccanica 
illustrata qui sopra montata su un te- 
laio a carriola che permette di scava- 
re le buche operando con una sola 
persona e trasferendo la trivella con 
grande facilità sulla superficie da im- 
boschire (vedi indirizzi afine rubrica) 



l'Italia nord-occidentale. 

Numerose specie di latifoglie, sia 
dei boschi che delle siepi campestri, 
possono fornire fronde decorative: vi- 
schio, pungitopo, agrifoglio, edera, bru- 
go, sanguinella, ontani, pallon di mag- 
gio, evonimo, querce con foglie persi- 
stenti (leccio) o marcescenti (roverella, 
farnia), rami secchi coperti di licheni. 
Le più «tradizionali» sono il vischio e 
l'agrifoglio. In alcuni casi (fronde di 
querce), sono le galle prodotte da varie 
specie di insetti (soprattutto imenotteri 
cinipedi) a essere ricercate e utilizzate 
come elemento decorativo. 

In molti boschi abbonda il muschio 
che cresce sulle pietre ed alla base dei 
tronchi dei versanti e delle vallecole più 
umide, molto ricercato per la costruzio- 
ne dei presepi. 



Prima di raccogliere i funghi e qual- 
siasi parte di pianta viva o morta (cima- 
li, pigne, rami, ecc.) informatevi sulle 
norme locali concernenti la raccolta dei 
funghi e la tutela della flora selvatica: 
spesso riportano limitazioni riguardanti 
anche alcune delle specie citate (ad 
esempio il vischio, l'agrifoglio, il pun- 
gitopo, i muschi, ecc.). 

Interventi fitosanitari. Nessuno. 



ARBORETO DA LEGNO 

Lavori 

La difesa delle giovani piante dalla 
selvaggina. Se negli anni precedenti 
avete riscontrato danni significativi alle 
giovani piante (danneggiamenti ai fusti 
e soprattutto ai getti apicali) provocati 
dalla fauna selvatica (lepri, conigli sel- 
vatici, istrici, caprioli, daini, cervi, cin- 
ghiali), è questa la stagione più indicata 
per difenderle utilizzando dei particola- 
ri manicotti detti «shelter» che impedi- 
scono fisicamente agli animali di bruca- 
re i giovani getti e/o danneggiare le cor- 
tecce. Ne esistono di vari modelli (chiu- 
si, a rete), dimensioni, materiali (in pla- 
stica, rete metallica, policarbonato) e, 
ovviamente, prezzo. 
/£\ In numerose regioni italiane il co- 
v^v sto di acquisto degli shelter viene 
riconosciuto come spesa rimborsabile 
nell'ambito dei contributi per l'imbo- 
schimento dei terreni agricoli o viene 
rimborsato nell'ambito delle azioni di 
risarcimento dei danni prodotti dalla 
fauna selvatica. Per avere precise infor- 
mazioni al riguardo rivolgetevi agli Uf- 
fici regionali o provinciali competenti 




Messa in tagliola di giovani 
piante forestali. L'operazione 
va eseguita nel modo seguente: 
I-si apre una trincea in un ter- 
reno sciolto (ottimo se limoso o 
sabbioso) e vi si collocano una a 
fianco all'altra le piante, avendo 
cura di posizionare il colletto 
giusto al livello del terreno; 
1-a 20 cm di distanza si apre 
una trincea parallela e con la 
terra scavata si colma la prima 
trincea; si costipa leggermente 
il terreno che ricopre le radici 
delle piante poste nella prima 
trincea; 

3-nella seconda trincea si collo- 
ca una seconda fila di piantine. 
Si prosegue così fino al comple- 
tamento del lavoro 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



59 



V 



J 




Apparato radicale di un forte semenza- 
le di noce di un anno prima della sua 
preparazione (vedi riquadro accanto) 

in materia di agricoltura, caccia o difesa 
dell'ambiente. 

Le ditte che producono o commer- 
cializzano shelter in Italia vi potranno 
fornire informazioni precise sui model- 
li più adatti alla difesa dalle singole 
specie. Tratteremo comunque in modo 
dettagliato l'argomento ne «i Lavori» di 
gennaio-febbraio 2003. 

Interventi fitosanitari 

L'andamento particolarmente piovo- 
so della scorsa estate ha grandemente 
favorito il diffondersi di numerose ma- 
lattie fungine che attaccano le principa- 
li specie arboree impiegate negli arbo- 
reti da legno di qualità (noce comune, 
ciliegio selvatico). 

Particolarmente gravi sono i danni 
provocati dall' antracnosi del noce, dal- 
la cilindrosporiosi e dal corineo del ci- 
liegio; come nel caso degli alberi da 
frutto è buona norma approfittare del 
momento della caduta delle foglie per 
effettuare un trattamento «sul bruno» a 
base di rame; indicata è la poltiglia bor- 
dolese-20 (non classificato) alla dose di 
2 kg per 100 litri di acqua oppure l'ossi- 
cloruro di rame-50 (irritante) alla dose 
di 1 kg per 100 litri di acqua. 



SIEPE CAMPESTRE 



punti di taglio delle 
radici principali 



colletto 



Lavori 

Visti i contributi esistenti in numero- 
se Regioni italiane ed i numerosi van- 
taggi offerti dalle siepi campestri alla 
piccola azienda agricola, varrebbe la 
pena, in questa stagione, porsi attenta- 
mente la domanda se non sia il caso di 
dotare la propria azienda di un raziona- 
le reticolo di moderne siepi o di razio- 
nalizzare quello già esistente. 

Una scelta preliminare da compiere 
con grande oculatezza è quella della lo- 
ro localizzazione ed organizzazione ai- 




punto di taglio del 
capillizio radicale 



Preparazione dell'apparato radicale di una 
piantina forestale 







apparato radicale 
ben preparato 



l'interno dell'azienda. L'organizzazio- 
ne che ottimizza molte delle funzioni 
delle siepi è quella a «campo chiuso» o 
a «bocage», in cui le siepi cingono su 
tutti i lati gli appezzamenti coltivati e 
sono quindi tutte interconnesse tra loro. 

Una tale organizzazione delle siepi 
ha un particolare valore per la difesa de- 
le colture dal vento e per la creazione di 
connessioni ecologiche (reti ecologi- 
che), cioè di collegamento tra ambienti 
simili che favoriscono lo spostamento 
della fauna selvatica. 

Le siepi campestri per essere ben ac- 
cette tra i campi devono arrecare il mini- 
mo intralcio alle attività agricole. Siti 
preferenziali di impianto sono pertanto 
quelli collegati alla presenza di elemen- 
ti «rigidi» quali i corsi d'acqua naturali 
ed i canali di bonifica ed irrigazione, le 
strade e le capezzagne, i bruschi cambi 
di pendenza (margini di gradoni e di ci- 
glioni), i confini di proprietà. 

Studi di ecologia agraria hanno mo- 
strato che, affinché un sistema di siepi 
campestri possa massimizzare l'effica- 




-a& ^-^r^»- -\* 



In questa stagione è necessario difen- 
dere le giovani piante forestali appena 
messe a dimora utilizzando i cosiddet- 
ti «shelter», che impediscono agli ani- 
mali selvatici di brucare i giovani get- 
ti e/o danneggiare le cortecce 



eia della sua presenza, e nel contempo 
essere compatibile con le ordinarie tec- 
niche di coltivazione dei campi, la sua 
densità deve oscillare tra 80 e 120 metri 
lineari per ettaro di superficie coltivata. 
Una procedura che si è dimostrata 
molto valida per progettare l'impianto 
di un nuovo sistema di siepi campestri 
in un'azienda agricola è la seguente: 

- definire quali sono le funzioni princi- 
pali del sistema aziendale delle siepi 
campestri; 

- censire e mappare sul campo i siti po- 
tenzialmente utilizzabili (elementi «ri- 
gidi»; corsi d'acqua, strade, capezza- 
gne, confini, ecc,); 

- definire a tavolino quali sono i siti più 
opportuni in modo da ottenere la densi- 
tà del sistema desiderata e, se possibile, 
la chiusura di tutte le maglie; 

- scegliere i moduli strutturali delle sin- 
gole siepi, vale a dire il modo in cui si 
pensa di associare tra loro gli alberi e 
gli arbusti che le compongono; 

- scegliere la composizione delle singo- 
le siepi. 

Ne «i Lavori» dei prossimi bimestri 
vedremo come scegliere i moduli strut- 
turali e compositivi più adatti per otte- 
nere che le siepi campestri svolgano le 
funzioni desiderate. 

A cura di: Giustino Mezzalira. 

INDIRIZZI 
PER ACQUISTI/INFORMAZIONI 

*■ Carriola scavabuche: l 'attrezzatura illu- 
strata a pag. 59 è prodotta dalla dina francese 
«Innovation e paysage» (si veda il sito Internet 
www.innovpaysage.com «//a voce «Tarières») 
ed è importata in Italia da: 

- Ballano & Forestello - Vìa Maestri del La- 
voro, 4 - 1 2039 frazione Villanovetta ■ Ver- 
zuolo (Cuneo) - Tel. 0175 289070 - Fax 0175 
289016. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 14-10-2002 



60 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA l L/2002 



POLLAIO 



Anatre 

Come risparmiare e guada- 
gnare. L'adozione di una 
corretta alimentazione, abbinata a 
un razionale programma di distribuzio- 
ne, consente un risparmio di alimenti. 
Per evitare di sprecare mangime si con- 
siglia di somministrare la razione in 
mangiatoie provviste di apposite sbar- 
rette antispreco. 

Lavori. Per l'allevamento delle anatre 
in questi mesi di fine autunno è suffi- 
ciente utilizzare un piccolo ricovero co- 
stituito anche da una semplice arca in 
legno. La lettiera deve essere abbon- 
dante per difendere gli animali dal fred- 
do e dall'umidità. La concentrazione di 
animali per metro quadrato di pavimen- 
to non deve superare i 6-7 capi, se si al- 
levano anatre di razza media come la 
Pechino, o i 4-5 capi, se si allevano l'a- 
natra Muta o la Germanata. 

Il pascolo deve essere sempre dispo- 
nibile e, se possibile, anche uno stagno 




In questi mesi di fine autunno le anatre 
possono essere ospitate in un piccolo 
ricovero costituito anche da una sem- 
plice arca in legno con lettiera 




-z^r 



Le malattie respiratorie si manife- 
stano nelle anatre con muco traspa- 
rente che cola dalle narici, occhi se- 
michiusi e generale calo di forma 




{tali (munenti 



Orari di accensione e spegnimento 

della luce (integrazione luminosa) 

negli ambienti chiusi destinati a pollaio 


Periodo 


Accendere Spegnere 
alle ore alle ore 


Dal Tal 10/11 

Dall' 11 al 20/11 

1 Dal 21/1 lai 10/12 

Dall' 11 al 3 1/1 2 


3 6,30 
3 7 
2,30 7 
2,30 7,30 



o un corso d'acqua. La presenza di ac- 
qua contribuisce al benessere degli ani- 
mali e favorisce la distribuzione di ver- 
dure ed erbe che le anatre ricercano an- 
che sul fondale. 

Dalla settima settimana di vita il 
consumo giornaliero di mangime è di 
circa 200 grammi per capo, ma per di- 
minuire le spese si consiglia di distri- 
buire la miscela solo nel tardo pomerig- 
gio e di lasciare le anatre al pascolo di 
mattina. Sempre alla mattina, inoltre, si 
consiglia la distribuzione di abbondanti 
quantità di verdure ed erbe (400-500 
grammi per capo), utilizzando allo sco- 
po delle rastrelliere per evitare che le 
anatre imbrattino il foraggio con le loro 
feci. Considerando poi che le anatre 
hanno anche l'abitudine di alimentarsi 
di notte è consigliabile mettere a loro 
disposizione delle ciotole contenenti 
acqua e chicchi di mais lasciati macera- 
re almeno 12-14 ore. 

Interventi sanitari. Soprattutto se la 
differenza di temperatura esistente fra i 
ricoveri al chiuso e l'esterno è notevole, 
l'esito più frequente è la comparsa di 
forme simili a un raffreddore, con mu- 
co trasparente che cola dalle narici, oc- 
chi semichiusi e generale calo di forma. 
Tali forme respiratorie rispondono bene 
al trattamento con antibiotici come per 
esempio la spiramicina e la doxiciclina, 
facilmente reperibili sia tra i farmaci 
veterinari che tra quelli per uso umano 
(dovete rivolgervi al veterinario). 

Faraone 

fé.-- Come risparmiare e guadagna- 
va^/ re. Oltre a garantire il pascolo, si 
consiglia, per diminuire le spese di ali- 



mentazione, di distribuire una mi- 
scela con mais aziendale. 

Lavori. Le faraone si possono 
ospitare in questi mesi in ambienti 
di recupero (vecchie abitazioni in 
disuso), in arche o in ricoveri mo- 
bili chiusi su tre lati e aperti a sud. In 
ogni caso è necessario disporre di uno 
spazio posatoio idoneo: per una trentina 
di faraone almeno due metri quadrati di 
ricovero devono essere coperti da posa- 
toi. 

Per diminuire le spese di alimenta- 
zione si possono lasciare le faraone al 
pascolo per tutta la giornata. 

Il rientro serale degli animali può es- 
sere favorito dalla distribuzione di una 
miscela aziendale: 3 parti di mais e 2 
parti di mangime commerciale per fa- 
giani con una percentuale del 26% di 
proteine. 

Interventi sanitari. Nessuno. 

Galline ovaiole 

/g\Come risparmiare e guadagna- 
va/re. P er individuare le galline che 
depongono prima delle altre si consi- 
glia l'impiego del nido trappola (in 
questo modo sì possono scartare quelle 
che mangiano e non producono). Un 
corretto dosaggio delle ore di luce con- 
sente di incentivare la deposizione. 

Lavori. In questi mesi si consiglia di te- 
nere le galline in deposizione chiuse nel 
pollaio almeno per le prime ore della 
giornata, concedendo loro il pascolo so- 




// rientro serale delle faraone nel rico- 
vero può essere favorito dalla distribu- 
zione di una miscela aziendale nel tar- 
do pomeriggio 



SUPPLEMENTO A VrTA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



61 



X^ùall, 



emm 



pilli ' j 




62 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



alt 



ì aumamm 



Or 



lo a partire dalla tarda mattinata. 

Alle galline deve essere data la pos- 
sibilità di razzolare anche per tutto il 
primo pomeriggio e di rientrare nel pol- 
laio verso le ore 16 per andarsi a siste- 
mare sui posatoi dove passeranno la 
notte (ogni 4-5 capi in allevamento oc- 
corre predisporre circa un metro lineare 
di posatoio). 

I nidi devono essere imbottiti con 
truciolo di legno o paglia tagliata corta 
per favorire la deposizione che avviene 
principalmente dalle ore 1 del mattino 
alle 14 del pomeriggio. Per ottenere una 
buona deposizione, oltre che un'ade- 
guata alimentazione, è necessario ga- 
rantire agli animali un fotoperiodo (ore 
di luce) di almeno 14 ore (bastano una 
lampadina, un timer e un idoneo pro- 
gramma che consenta l'integrazione lu- 
minosa solo al mattino). 

L'alimentazione dei riproduttori in 
questi mesi può essere costituita da 
mais aziendale 35%, cruschello 30%, 
orzo 20%, nucleo commerciale 15%, 
carbonato di calcio o gusci d'ostrica a 
disposizione a parte. Distribuite le ver- 
dure (cavolfiori, verze, colza, ravizzo- 
ne) in abbondanza in apposite rastrellie- 
re per evitare che gli animali le imbrat- 
tino. Per aumentare la fecondità delle 
uova si consiglia la somministrazione 
di semi germinati di avena, orzo, fru- 
mento: sono sufficienti 20 grammi di 
semi per capo somministrati alla sera in 
una ciotola a parte. 

Per verificare il numero di uova de- 
poste da ogni capo e selezionare così le 
migliori ovaiole potete ricorrere al nido 
trappola (in un prossimo numero di Vita 
in Campagna pubblicheremo un artico- 
lo dettagliato sulla costruzione e l'im- 
piego del nido trappola). 

Interventi sanitari. Se non l'avete fat- 
to all'inizio dell'autunno, approfittate 
del periodo di calo naturale dell'ovide- 
posizione per sottopone le galline a un 
trattamento vermifugo (potete impiega- 
re Izovermina o altro preparato similare 
prescrittovi dal veterinario), facendo at- 
tenzione a non destinare alla mensa le 
uova eventualmente prodotte durante il 
periodo di sospensione del farmaco 
(che si legge in etichetta alla voce «tem- 
po di sospensione» e che decorre dal- 
l'ultimo giorno di somministrazione del 
prodotto). 

Oche 

(2?\ Come risparmiare e guadagna- 



W re. Per fare ingrassare le oche 
con poca apesa utilizzate delle miscele 
aziendali o dei pastoni mescolati con 
acqua o latte. 



24 ore 




Per aumentare la fecondità delle uova si consiglia dì somministrare alle galline, 
in una ciotola a parte, semi germinati di avena, orzo, frumento (20 grammi di 
semi per capo), che si ottengono nel modo di seguito indicato. 1-57 immergono i 
semi per 24 ore in acqua a circa 12° C. 2-Si scolano dall'acqua e si ammassa- 
no in strati di circa 25-30 cm. i-La germinazione ha inizio dopo 24-36 ore. 4-In 
quattro-cinque giorni la radichetta raggiunge una lunghezza pari a circa la me- 
tà del seme e i semi germinati possono essere somministrati 







Per ottenere una buona deposizione 
è necessario garantire alle ovaiole 
almeno 14 ore di luce giornaliere (si 
veda il riquadro a pag. 61) 



Lavori. È il periodo in cui si procede al- 
l'ingrassamento delle oche con la som- 
ministrazione di abbondante granella di 
mais; questo cereale aziendale va me- 
scolato con un 20% di nucleo commer- 
ciale. Alle oche lasciate libere al pasco- 
lo si può somministrare al mattino e alla 
sera un'integrazione alimentare costitui- 
ta da un pastone di farine di orzo, fru- 
mento e mais in parti eguali mescolati 
con acqua o latte. Anche i fichi, se dis- 
ponibili, possono essere impiegati nel- 
l'alimentazione delle oche. 

Interventi sanitari. Nessuno. 

Polli da carne 

©Come risparmiare e guadagna- 
re. Curate con particolare atten- 
zione l'igiene dell'allevamento per non 



Anche i fichi, 

se disponibili, 

possono 

essere 

impiegati 

nell 'alimentazione 

delle oche 




^r~ : ™ — ■ 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/2002 



63 



rjrli allmimenlir 



vge 



veder sprecato il lavoro fin qui svolto. 
Seguite poi le indicazioni di seguito for- 
nite per l'alimentazione sia per rispar- 
miare sia per produrre carni di qualità. 

Lavori. I polli e i capponi allevati in 
azienda stanno per concludere il loro ci- 
clo ed è necessario evitare malattie o si- 
tuazioni di stress che possono compro- 
mettere il lavoro fin qui svolto. Per pri- 
ma cosa accertate la concentrazione de- 
gli animali: il loro numero non deve su- 
perare i 10 capi per metro quadrato al- 
l'interno dei ricoveri. Gli animali devo- 
no poi avere a disposizione un suffi- 
ciente spazio-posatoio (al massimo 4-5 
capi per metro lineare di posatoio) e la 
restante parte del ricovero deve essere 
ricoperta da paglia o truciolo asciutti. 
All'aperto invece ogni animale deve 
avere a disposizione almeno 10 metri 
quadrati di pascolo. 

Per quanto riguarda l'alimentazione, 
consigliamo una miscela così costituita: 
mais aziendale franto 70%; soia inte- 
grale spezzata 15%; pisello proteico 
spezzato 6%; glutine di mais pellettato 
e sbriciolato 6%; riso grana verde spez- 
zato 3%. In alternativa a questa miscela 
è possilibe utilizzare un mangime per 
pulcini al 23% di proteine e miscelarlo, 
in parti eguali, con mais aziendale. 

Interventi sanitari. Se avete ancora 
polli all'ingrasso, ricordate che il loro 
peso ragguardevole può favorire la for- 
mazione di piaghe da decubito a livello 
delle zampe, soprattutto se lo spazio a 
disposizione è ristretto. 

Il volatile con simili piaghe è soffe- 
rente e di conseguenza si alimenta me- 
no e cala rapidamente di peso. La cura 
si attua con antibiotici (rivolgetevi al 
veterinario). 




Per prevenire la morte di piccioncini 
a causa del freddo chiudete nel tardo 
pomeriggio le finestre della colom- 
baia e sostituite nei nidi con fieno o 
paglia la sabbia impiegata nel corso 
dell 'estate 




Non fate mancare ai tacchini una ra- 
strelliera per foraggi e verdure 



Tacchini 

fè\ Come risparmiare e guadagna- 
nte re. Somministrate un'adeguata 
alimentazione ai tacchini da ingrassare 
per le feste natalizie e non dimenticate 
di curare ì ricoveri, in particolar modo 
i posatoi, per non veder sprecato il la- 
voro fin qui svolto a causa di stress am- 
bientali. 

Lavori. Per quanto riguarda l'alimenta- 
zione si consiglia l'impiego di un man- 
gime commerciale per fagiani o selvati- 
ci al 26-27% di proteine. Potete sommi- 
nistrare la miscela sotto forma di farina 
o bagnata con acqua fino a realizzare un 
pastone. 

Si inizia poi, in questi mesi, la distri- 
buzione di grani come mais, frumento, 
orzo, avena e miglio. Inizialmente è 
possibile fornire circa 20 grammi di 
granaglie al giorno per capo e dopo al- 
cune settimane arrivare a metà della ra- 



zione o anche a quantità maggiori. Non 
fate mancare inoltre una rastrelliera per 
foraggi e verdure. 

Verso l'ottava settimana abituate 
con gradualità i tacchini al pascolo. 
Questa possibilità consente di rispar- 
miare buone quantità di mangime (an- 
che il 25-30%), dato che questi animali 
sanno utilizzare considerevoli quantità 
di semi, insetti e soprattutto erbe. 

Per quanto riguarda i ricoveri, non 
dimenticate che i tacchini amano ripo- 
sare su posatoi sollevati da terra (un po- 
satoio da un metro lineare è in grado di 
ospitare tre tacchini). 

Interventi sanitari. Nessuno. 



COLOMBAIA 



Come risparmiare e guadagna- 



' re. Riparate la colombaia dai 
freddi per evitare perdite di piccioncini. 
Se necessario adotatte la pratica della 
separazione dei sessi (vedi più avanti); 
in questo modo risparmiente anche 
sulle spese di alimentazione. 

Lavori. In questi mesi si rendono neces- 
sari alcuni accorgimenti volti a proteg- 
gere gli animali dalla diminuzione della 
temperatura. Se la piccionaia non è ben 
protetta si possono infatti verificare del- 
le perdite di piccioncini a partire dalla 
seconda settimana di vita. Appena nati i 
piccoli non corrono alcun pericolo in 
quanto sono protetti dai genitori che li 
riscaldano con il loro corpo, ma già do- 
po una settimana i piccioncini non ven- 
gono più protetti con particolare atten- 
zione. Il loro piumaggio però è ancora 
incompleto e con temperature sotto lo 
zero possono andare incontro a morte 




Ai colombi 

allevati 

in colombaie 

con voliera 

esterna non 

bisogna mai 

far mancare il 

«bagno di sole» 

e pertanto 

è necessario 

lasciare delle 

aperture in 

posizione sud 

per consentire 

l 'entrata dei 

raggi solari 



5"UD £^ 



\ 



64 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I 1/21)02 



\jH 



alti 



mamm 



tir 



per assideramento. Abbiate pertanto cu- 
ra di chiudere nel tardo pomeriggio le fi- 
nestre della colombaia e sostituite con 
fieno o paglia la sabbia impiegata nel 
corso dell'estate nelle ciotole che servo- 
no da nido. 

Se le condizioni della colombaia non 
permettono una efficiente difesa dal 
freddo e si verificano già le prime morti 
di piccioncini, si consiglia di adottare la 
pratica della separazione dei sessi («ve- 
dovanza invernale») che si realizza 
spaiando le coppie riproduttrici, cioè te- 
nendo i maschi separati dalle femmine 
nel periodo che va dal 15 dicembre al 15 
febbraio. Durante il periodo di vedovan- 
za è buona norma procedere alle pulizie 
dei vecchi nidi o acquistarne di nuovi. 

Per quanto riguarda i colombi alleva- 
ti all'esterno, si procede alla protezione 
delle voliere tamponando le pareti in re- 
te con del robusto nailon. Non va di- 
menticato però che ai colombi non biso- 
gna mai far mancare il «bagno di sole» e 
pertanto è necessario lasciare delle aper- 
ture in posizione sud per consentire 
l'entrata dei raggi solari. 

A tutti i colombi in allevamento for- 
nite, oltre alla normale alimentazione in 
grani, anche erbe e verdure in abbon- 
danza. 

Interventi sanitari. Nessuno. 



CONIGLIERA 



/sp\ Come risparmiare e guadagna- 

^y re. Proteggete i coniglietti dai 
primi freddi per evitare perdite o inter- 
rompete l'attività riproduttiva per ri- 
sparmiare sulle spese di alimentazione. 

Lavori. Anche se in questi mesi le tem- 
perature si abbassano, i conigli adulti 
tenuti all'aperto, protetti dalla folta pel- 
liccia, non temono il freddo; occorre, 
però, che siano riparati dalle correnti 
d'aria. 

Nelle conigliere sistemate all'inter- 
no di vecchi edifici o in vecchi capan- 
noni l'attività riproduttiva continua. Vi 
consigliamo di seguire il sistema di al- 
levamento ciclizzato, in modo da poter 
raggruppare i parti e consentire quindi 
l'adozione dei piccoli. Infatti, se una 
femmina partorisce pochi piccoli (o 
troppi) è opportuno procedere al "pa- 
reggiamento delle nidiate" allo scopo di 
ottenere nidi con 6-8 coniglietti per 
femmina. Alle femmine allattanti forni- 
te il solito mangime pellettato per ripro- 
duttori e inoltre, nelle rastrelliere o so- 
pra le gabbie, distribuite del fieno o del- 
la paglia utile per normalizzare le attivi- 
tà digestive. 




Anche se in questi mesi le temperature si abbassano, i conigli adulti tenuti all'a- 
perto, protetti dalla folta pelliccia, non temono il freddo 

lì giorno in 

cui i suinetti 

svezzati vengono 

separati dalla 

madre non 

si devono 

somministrare 

alla scrofa 

né acqua 

né alimenti 




Se decidete di sospendere la riprodu- 
zione dei conigli, basta che forniate so- 
lamente la razione di mantenimento, 
per evitare che i soggetti adulti ingrassi- 
no; questa consiste in un pugno di man- 
gime pellettato al giorno più fieno e pa- 
glia a volontà. 

Interventi sanitari. Se si sottopongono 
a notevoli sbalzi di temperatura sogget- 
ti di nuovo acquisto abituati in prece- 
denza a un clima più mite possono veri- 
ficarsi malanni da raffreddamento che 
si manifestano per lo più con starnuti e 
scolo mucoso dal naso e dagli occhi. 
Tali sintomi regrediscono rapidamente 
somministrando per 4 o 5 giorni un an- 
tibatterico (tipo Terramicina o 
Izochinossal, acquistabili in farmacia 
con ricetta veterinaria in triplice copia) 
disciolto nell'acqua da bere. 

Sovente però alla base di queste ma- 
nifestazioni vi è un'infestazione latente 



sostenuta dal batterio Pasteurelìa mul- 
tocicla che è diffusissimo fra i conigli e 
pressoché impossibile da eradicare de- 
finitivamente (nel caso i sintomi non re- 
grediscano rivolgetevi senz'altro al ve- 
terinario). 



PORCILAIA 

(2~\ Come risparmiare e guadagna- 
va/ re. Per non perdere tempo nel- 
l 'attività riproduttiva fate fecondare 
subito le scrofe che hanno terminato lo 
svezzamento. 

Lavori. La fine dello svezzamento dei 
suinetti e il periodo che precede la suc- 
cessiva fecondazione della scrofa devo- 
no essere gestiti correttamente da parte 
dell'allevatore per evitare inutili stress 
alla scrofa a avere buone possibilità di 
gravidanza alla prima fecondazione (se 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



65 




la femmina non rimane gravida al pri- 
mo accoppiamento è necessario rife- 
condarla dopo tre settimane). 

Il giorno in cui i suinetti vengono se- 
parati dalla madre non si deve sommini- 
strare alla scrofa né acqua né alimenti. 
Il secondo giorno viene somministrata 
solo acqua; il terzo giorno si distribui- 
sce 1 kg di miscela alimentare; il quarto 
1 ,5 kg; il quinto 2,5 kg; dal sesto giorno 
fino all'accoppiamento 3 kg giornalieri. 
Dopo l'accoppiamento la razione in po- 
chi giorni deve scendere a 2 kg al dì. La 
miscela che consigliamo può essere 
realizzata mescolando cereali aziendali 
con un nucleo commerciale per ripro- 
duttori al 23-24% di proteine (5 parti di 
cereali, 4 parti di nucleo, 1 parte di cru- 
schello di grano). 

Chi invece ha acquistato uno o più 
suinetti di 25-30 kg la scorsa primavera 
in questi mesi sta portando a termine la 
fase di ingrasso. La razione giornaliera 
per capo deve essere di circa 3,2 kg di 
miscela realizzata preferibilmente in 
azienda. Si consiglia di realizzare la mi- 
scela utilizzando un nucleo per suini al 
23-25% di proteine miscelando 6 parti 
di cereali aziendali, 3 parti di nucleo e 1 
parte di crusca. 

Interventi sanitari. Nessuno. 



STALLA 
Capre 

» Come risparmiare e guadagna- 



re. Durante l' autunno, con le ca- 
pre in asciutta, potete risparmiare for- 
nendo una giusta alimentazione ai vo- 
stri animali a costì contenuti (potete 
sfruttare pascoli spontanei o sottopro- 
dotti come base alimentare). I frutti au- 
tunnali (ghiande, castagne) sono ottime 
fonti energetiche, mentre le paglie di ce- 
reali forniscono un buon apporto dì fi- 
bra. 

Lavori. Una volta conclusa la fase pro- 
duttiva l'allevamento attraversa un pe- 
riodo di tranquillità e quindi avete più 
tempo da dedicare a quei piccoli lavori 
(riparazione e manutenzione delle at- 
trezzature e delle recinzioni) che duran- 
te l'anno avete dovuto un po' trascura- 
re o fare in tutta fretta. 

All'inizio di novembre potete sosti- 
tuire le lettiere permanenti; è il periodo 
ideale per questa operazione: avrete in- 
fatti la possibilità che si costituisca, nel 
cuore dell'inverno, un sufficiente strato 
di confortevole lettiera per gli animali e 
potrete così programmare il prossimo 
ricambio in primavera, quando le con- 




AlV inizio dì novembre potete sosti- 
tuire la lettiera permanente nella 
staila delle capre 

dizioni climatiche saranno più favore- 
voli. 

Per quanto riguarda il ricovero, con- 
trollate porte e finestre: il ricambio d'a- 
ria deve essere garantito, ma fate atten- 
zione alle correnti fredde. Un aspetto 
importante riguarda l'allestimento, nel 
corso del mese di dicembre, dei ricove- 
ri per i capretti che nasceranno a partire 
da gennaio. I piccoli nelle prime ore di 
vita saranno molto delicati e molto sen- 
sibili al freddo: il loro ricovero, special- 
mente se utilizzate l'allattamento artifi- 
ciale, dovrà essere confortevole e, al- 



HOHHEM 




Se nel vostro allevamento di pecore vo- 
lete che la produzione sia ottimale, do- 
vete fornire agli animali un ricovero, il 
che vi garantirà una maggiore costan- 
za produttiva 



meno per i più piccoli, munito di fonti 
di riscaldamento localizzate. 

Le caprette destinate alla rimonta 
potranno stare insieme alle adulte, ma 
dovete garantire però loro un'adeguata 
alimentazione separatamente fino al 
momento dei parti. Anche in questi me- 
si dovete utilizzare appositi prodotti 
per animali in crescita. 

Le caprette non ancora accoppiate 
possono essere ingravidate fino alla fi- 
ne del mese di novembre. Tutto il pe- 
riodo della gravidanza deve essere sor- 
vegliato dal punto di vista sanitario per 
poter intervenire tempestivamente in 
caso di problemi, specialmente dopo la 
metà di dicembre. 

Interventi sanitari. In questo periodo 
dell'anno possono essere praticate agli 
animali in gestazione alcune vaccina- 
zioni che trasferiscono l'immunità an- 
che al feto (per esempio contro la sal- 
monellosi e contro alcune clostridiosi). 
Riguardo all'opportunità o meno di pra- 
ticare interventi di vaccinazione rivol- 
getevi sempre al veterinario che potrà 
anche consigliavi il prodotto più adatto. 

Pecore 

/^\ Come risparmiare e guadagna- 

5v re. In questo perìodo, che coinci- 
de con l'approssimarsi delle festività 
natalizie, si ottengono i prezzi più alti 
dalle carni di agnello. 

Lavori. Le pecore che hanno partorito 
alla fine di ottobre sono ora in piena lat- 
tazione. Per le razze da carne, che alle- 
vano gli agnelli con il loro latte, sarà 
sufficiente garantire agli animali una 
alimentazione adeguata a sostenere 
questo periodo fisiologico particolar- 
mente impegnativo per l'organismo. 
Chi invece effettua la mungitura potrà 
iniziare questa fase dopo avere allonta- 
nato gli agnelli svezzati. 

Le pecore sono animali molto robu- 
sti, che in generale, soprattutto se alle- 
vati nelle loro zone di origine, non te- 
mono particolarmente il freddo. Se nel 
vostro allevamento volete però che la 
produzione sia ottimale, dovete fornire 
agli animali un ricovero, il che vi garan- 
tirà una maggiore costanza produttiva. 
Infatti, se gli animali consumano meno 
energie per tenersi caldi, destinano una 
quota maggiore di tali energie per pro- 
durre latte e carne. 

Interventi sanitari. Tra gli interventi da 
attuare ricordiamo il controllo delle 
mammelle, specialmente per le pecore 
che allattano e soprattutto dopo l'allon- 
tanamento degli agnelli svezzati. In que- 



66 



SL'PI'I JiMKXTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(102 




wam 



Qnlij 



sta fase potrebbe essere necessario to- 
gliere il latte in eccesso per alcuni gior- 
ni fino alla cessazione della produzione. 
Per quanto riguarda gli agnelli, rac- 
comandiamo la massima igiene am- 
bientale per evitare il rischio di infezio- 
ni. Di solito il rischio è minore per gli 
agnelli allevati con le mamme mentre 
aumenta per quelli allattati artificial- 
mente, per i quali più facilmente si pos- 
sono avere diarree dovute ad alterazioni 
della flora batterica intestinale. Nei casi 
più banali è spesso sufficiente la som- 
ministrazione di fermenti lattici per ri- 
pristinare la situazione normale. Nel ca- 
so in cui la diarrea sia invece persisten- 
te e associata a febbre e prostrazione, 
occorrerà l'intervento tempestivo del 
veterinario. 

Cavalli 

Come risparmiare e guadagna- 
re. Curando le condizioni igieni- 
che e di aerazione dei locali scuderia, 
potrete meglio prevenire le malattie re- 
spiratorie tipiche della stagione e ri- 
sparmiare sulle spese veterinarie. 

Lavori. In questi mesi le giornate sono 
assai brevi e i cavalli trascorrono la 
maggior parte del loro tempo in scude- 
ria. Tuttavia dovete cercare di farli usci- 
re tutte le volte che vi è possibile (idea- 
le sarebbe almeno un'ora al giorno), per 
concedere loro un poco di movimento 
salutare. 

I cavalli confinati in scuderia vanno 
infatti soggetti a problemi derivanti dal- 
la noia, per sfuggire alla quale prendo- 
no cattive abitudini quali movimenti o 
tic ripetuti ossessivamente (i cosiddetti 
«vizi di scuderia»), difficili se non im- 
possibili da correggere. 



Per quanto 
riguarda 

gli agnelli, 
raccomandiamo 

la massima 
igiene 

ambientale 

per evitare 
il rischio 

di infezioni 




Non importa se le temperature ester- 
ne sono rigide: il cavallo non soffre par- 
ticolarmente il freddo e non si ammala 
neppure se prende un po' di pioggia: 
l'importante è non lasciarlo fermo e ba- 
gnato all'aperto ma governarlo bene 
con un'energica strigliata al suo rientro 
al coperto. 

I cavalli che lavorano regolarmente 
all'aperto si possono tosare, in genere 
solo sul collo e sul tronco, per limitare 
la secrezione di sudore e abbreviare l'a- 
sciugatura dopo la fatica; di regola in tal 
caso vanno poi protetti durante le ore di 
riposo con una coperta. 

Per quanto riguarda l'alimentazione, 
la razione invernale del cavallo manca 
dell'apporto di vegetali freschi costitui- 
to dal pascolo, ma ciò può essere par- 
zialmente compensato dalla sommini- 
strazione di carote, mele, pere e altri ve- 
getali di stagione che forniscono una 
buona quota di vitamine. 

Per i puledri in crescita la carenza di 
luce solare ostacola il processo di co- 
struzione dell'ossatura, di conseguenza 
vi raccomandiamo di osservare con at- 



tenzione ogni accenno di cedimento o 
deformazione dell'apparato scheletrico 
per procedere, se è il caso (consultate 
sempre il veterinario a proposito), a 
un'integrazione aggiuntiva per via 
iniettabile o alimentare di calcio e vita- 
mina D mediante i numerosi preparati 
esistenti in commercio (per esempio 
Adisole A-D-E, Calcibolin ed altri); la 
corretta formazione dello scheletro è 
fondamentale per il benessere del ca- 
vallo, ed è comunque il presupposto ba- 
silare per avere in futuro un animale fi- 
sicamente ben fatto e sviluppato ade- 
guatamente, capace di fornire le presta- 
zioni lavorative o da diporto che un ca- 
vallo è pur sempre (o quasi) chiamato a 
dare. 

Interventi sanitari. Dovrebbe scadere 
in questi mesi il secondo richiamo vac- 
cinale contro il tetano e Yinfluenza per 
i puledri nati in primavera, ma non sarà 
male controllare anche le scadenze vac- 
cinali degli adulti. 

Le forme respiratorie caratterizzate 
da scolo nasale, tosse e starnuti che si 



Per accelerare 
l 'asciugatura 










dei cavalli 




,n 




sudati al termine 




^==^^Àr%4feJA 




dell'attività 




yZ~rf^ ^V^t*-t" "/Ali " 




fisica, niente 






» Vj^ 




è meglio 




\V 


di una buona 
strigliata. 


Jf 

(, 


,W> \ ^ , ^' 


i 


\\) 




Un poco di 


\ 

V 


\7 <Vj^ 


' / 




alcol etilico 




\ì 




spruzzato 






Al 


^ 


sul mantello 








1 A\ ' 


} |(l 




favorisce 
la rapida 




wY ( / 


/ W''{ 








J (--- i 




evaporazione 










del sudore 


ì 






. : 












— - - 




. . , , __ 





! 




/ cavalli che lavorano regolarmente 
ali 'aperto si possono tosare, in gene- 
re solo sul collo e sul tronco, per li- 
mitare la secrezione di sudore e ab- 
breviare l'asciugatura dopo la fatica 



SUPPLEMENTO A VITA [N CAMPAGNA 1 1/2002 



67 



mi (illfvam&ilir 



Cani, gatti e canarini in novembre e dicembre 




Un cucciolo è sempre uno dei regali più «get- 
tonati» in occasione delle festività di fine an- 
'no, ma proprio perché è un dono speciale deve 
"incontrare la piena approvazione dei destina- 
tari; quindi se volete regalare un cane, prima 
sondate con cura il terreno per non fare una mossa sbaglia- 
ta, che si tramuterebbe in una serie di problemi innanzi tut- 
to per la bestiola. Non portate mai a casa cuccioli sotto i 60 
giorni di età, che sono immaturi e delicati di salute, e sotto- 
poneteli quanto prima a un meticoloso controllo veterinario 
per escludere la presenza di malattie in atto. Che sia di no- 
bile lignaggio o un piccolo reietto del canile, il cucciolo ne- 
cessita comunque di molte attenzioni, di più pasti quotidia- 
ni, di cure igieniche e soprattutto di molta pazienza perché 
quanto più è giovane tanto più sporca e demolisce casa e 
giardino. Non fate quindi scelte avventate e ricordate so- 
prattutto che il cucciolo crescerà e dovrà diventare un com- 
pagno per la vita; non si limiterà a essere un presente nata- 
lizio da godere solo fino alla prossima estate. 

Se per un cucciolo dovete prestare attenzioni supple- 
mentari al fine di mantenerlo in buona salute, così pure do- 
vete fare per i vecchi cani, per i quali i rigori invernali si- 
gnificano spesso l'acuirsi di disturbi legati all'età quali i 
dolori alle giunture. Accorgimenti per alleviare le sofferen- 
ze fisiche dei cani anziani possono essere il rendere più 
asciutta e confortevole la cuccia, come pure il ricovero not- 
turno al coperto; la terapia vera e propria del dolore va con- 
dotta mediante l'uso di antidolorifici specifici per il cane 
(quelli per uso umano non vanno bene) da usare comunque 
il meno possibile e sempre sotto la guida del veterinario, af- 
fiancati magari da prodotti naturali (come l'Agildog della 
Vetem, lo Stimulfos della Teknofarma e tutti gli integratori 
a base di lievito di birra) che si possono somministrare per 
lunghi periodi senza problemi di iperdosaggio e che fungo- 
no da protettori del sistema neuromuscolare distanziando 
gli episodi infiammatori e riducendoli di intensità. 

Questo è il periodo migliore per far sterilizza- 
re i gatti, maschi o femmine che siano, se non 
si desiderano gli inconvenienti legati alle loro 
•manifestazioni sessuali: miagolii continui, 
marcature con urina e, nel caso di gatte libere 




di uscùe, ovviamente anche nascite di micini. La stagione 
degli amori inizierà infatti con il mese di gennaio, per i gat- 
ti di almeno sei mesi di età, e si protrarrà pressoché ininter- 
rottamente fino alla prossima estate. 

L'intervento di sterilizzazione effettuato sulla gatta non gra- 
vida e in riposo sessuale si traduce in una semplice asporta- 
zione delle ovaie che comporta un'anestesia breve, un ta- 
glio minimo e un rapido recupero, mentre la presenza di 
una gravidanza richiede un intervento più lungo e comples- 
so, nonché più pesante per la gatta, dato che va tolto anche 
l'utero. Nel maschio, la sterilizzazione è molto più rapida e 
semplice, si può fare in qualunque momento e il recupero 
fisico si ha già in giornata. In alcune razze feline (per esem- 
pio siamesi e derivati) le manifestazioni del calore sono 
molto pronunciate e ricorrenti, in altre invece (per esempio 
persiani) sono sovente assai limitate o addirittura silenti e di 
conseguenza la sterilizzazione può risultare superflua; la 
decisione di intervenire in tal senso può quindi essere ac- 
cantonata o rimandata, se si tratta di un giovane esemplare, 
in attesa di vedere come si comporta dopo la sua matura- 
zione sessuale. 

Questi due mesi sono di completo riposo per i 
) canarini ma non per chi li alleva, dato che que- 
sto è il momento giusto per programmare le 
) coppie in vista della prossima stagione ripro- 
duttiva. Neil' assortirle dovete evitare di ac- 
coppiare soggetti strettamente imparentati (padre e figlia, 
fratello e sorella, madre e figlio) per non incorrere negli ef- 
fetti negativi della consanguineità sulla prole. Se vi servono 
allo scopo esemplari di diversa provenienza, cercateli già 
fin d'ora, in particolare se si tratta di femmine, perché quel- 
le reperite in commercio all'ultimo momento (vale a dire in 
febbraio o marzo, quando è già iniziata la stagione delle co- 
ve) molte volte sono canarine scartate perché troppo vec- 
chie o inadatte alla riproduzione. Se li acquistate già sin 
d'ora, i canarini avranno inoltre la possibilità di ambientar- 
si per tempo. Ovviamente fino all'inizio delle cove, che 
consigliamo di non permettere prima del mese di marzo, è 
meglio mantenere separati i canarini dei due sessi per evita- 
re liti o deposizioni anticipate. 



M 

sii 



possono manifestare in questo periodo 
sono il più delle volte imputabili all'a- 
ria malsana delle scuderie quando que- 
ste sono affollate, poco aerate e con aria 
viziata, satura delle emanazioni prove- 
nienti dalla lettiera sporca. Anche se fa 
freddo, un finestrino nella parte alta 
della costruzione si dovrebbe sempre 
mantenere aperto per ossigenare l'am- 
biente interno, evitando che si creino 
spifferi direttamente rivolti verso gli 
animali. 

Il governo della lettiera deve sem- 
pre essere effettuato quotidianamente 
come pure quello dei cavalli che lavo- 
rano e che rientrano sporchi e sudati 
nel box. Le eventuali malattie respira- 
torie dovute alle suddette cause am- 
bientali si risolvono spontaneamente 
migliorando le condizioni igieniche e 




Dovrebbe scadere in questi mesi il 
secondo richiamo vaccinale contro 
il tetano e l'influenza per i puledri 
nati in primavera, ma non sarà ma- 
le controllare anche le scadenze 
vaccinali degli adulti 



di aerazione dei locali, ma dietro con- 
siglio del veterinario si potranno im- 
piegare degli espettoranti e dei muco- 
litici (per esempio Sputolysin, Quen- 
tan e simili) in quei soggetti nei quali 
la presenza di catarro è notevole o sub- 
entrino anche febbre e deperimento 
generale, nel qual caso potrà essere 
necessario pure il ricorso a un tratta- 
mento antibiotico. 

A cura di: Maurizio Arditili (Lavori 
Pollaio - Colombaia - Conigliera - 
Porcilaia - Interventi sanitari Por- 
cilaia); Roberto e Delia Di Natale 
(Lavori e Interventi sanitari Capre - 
Pecore); Daniela Perniceni (Lavori 
Cavalli - Interventi sanitari Cavalli - 
Pollaio - Colombaia - Conigliera - La- 
vori Cani - Gatti - Canarini). 



68 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(1(12 



LAVORI 



2- ^ Come risparmiare e guada- 



> gnare. La lavorazione in pro- 
prio della cera consente di prepa- 
rare fogli cerei di qualità, rispar- 
miando sulle spese di acquisto. 



La riorganizzazione dell'apiario 
per l'inverno. Con l'arrivo del freddo 
si possono effettuare piccoli spostamen- 
ti degli alveari per riorganizzare razio- 
nalmente la disposizione dell'apiario. 
Gli spostamenti di arnie vanno effettua- 
ti con cautela, evitando scossoni per 
non provocare la morte da congelamen- 
to delle api che si staccano dal glomere. 
Gli alveari vanno collocati in pieno sole, 
in maniera che possano trascorrere i 
mesi invernali nelle migliori condizioni 
possibili. Ricordate che una colonia ben 
tornita di scorte di miele è in grado di 
sopportare temperature molto basse, 
anche 30° C sotto zero. Le morie inver- 
nali di api sono provocate dalla man- 
canza di scorte di cibo oppure da malat- 
tie. Nelle zone con clima umido si pos- 
sono adottare degli accorgimenti, come 
collocare le arnie a un livello minimo di 




40-50 era di altezza dal terreno ed evita- 
re che si formino ristagni di acqua in 
prossimità delle arnie. 

Per ridurre la sensibilità delle colo- 
nie agli sbalzi termici che si verificano 
in particolare in montagna (il freddo 
intenso della notte è spesso accompa- 
gnato da temperature più calde durante 
il giorno) è utile coibentare gli alveari, 
inserendo del materiale isolante (poli- 
stirolo, paglia, stracci, ecc.) tra il copri- 
favo e il tetto. Qualora fosse possibile, è 
utile anche proteggere gli alveari dalla 
pioggia con una tettoia garantendo in 
questo modo una maggior durata delle 
arnie. Ogni porticina d'ingresso deve 
essere protetta dalla apposita griglia 
collocata in posizione invernale. 

Il controllo invernale degli alveari. 

Continuate l'osservazione degli alveari, 
specialmente durante le giornate di sole 



quando le api escono in volo. In 
alcune zone particolarmente ric- 
che di flora si potranno ancora 
osservare numerose bottinatrici 
con le cestelle cariche di polline. 
Anche in mancanza di giornate di 
sole conviene comunque ispeziona- 
re l'apiario con cadenza almeno setti- 
manale, specialmente dopo una piog- 
gia, una nevicata o un forte vento. 

Chi possiede gli alveari con i fondi 
antivarroa dovrà procedere alla loro 
periodica pulizia per togliere i residui 
depositati o per vuotare l'acqua che vi 
può essere entrata durante una pioggia. 
I residui depositati sul fondo antivarroa 
consentono di capire lo stato della colo- 
nia senza aprire l'alveare, per cui prima 
di procedere alla loro asportazione sarà 
bene esaminarli. Ciò che verrà dedotto 
(per esempio le righe di residui di cera 
scura indicano il numero di favi che 
portano covata; residui di cera chiara 
indicano i favi con scorte in fase di uti- 
lizzo) sarà utile annotarlo sulla scheda 
di ogni alveare per poterlo poi riesami- 
nare durante la prossima stagione, al 
momento di scegliere la tecnica apistica 
più idonea. 



Progetto di apiario costituito da 3 arnie e annesso laboratorio 

a cura di Giuseppe Cipriani 



Siepe di nocciolo 



Meli e peri 
a palmetta 



APIARIO 




Siepe dì biancospino 



More e fragole 



Nei mesi di NOVEMBRE e DICEMBRE le api si 

stanno apprestando al meritato riposo. I lavori princi- 
pali riguardano il controllo delle arnie prima dell' in- 
vernamento (1): particolare at- 
tenzione va posta, oltre alla 
verifica della corretta posizione 
in apiario delle arnie stesse, 
anche all'osservazione dei resi- 
dui depositati sul fondo antivar- 
roa (2), che tante indicazioni 
forniscono soprattutto sullo sta- 
to di salute delle api (dal quale 
dipende il buon superamento 
della stagione invernale). Va 
anche in questo bimestre effet- 
tuato il trattamento antivarroa 
(3) con i prodotti e secondo le 
modalità descritte nel testo. In 
laboratorio si procede ancora 
all' invasettamento del miele non 
ancora confezionato e si con- 
trolla attentamente lo stato del 
miele nei vasetti già chiusi (4). 
Per quanto riguarda il nostro 
progetto, la stagione non pre- 
senta fioriture per la bottinazio- 
ne; occorrerà attendere la fine 
di gennaio con la fioritura del 
nocciòlo che offrirà polline utile 
allo sviluppo della covata. 




® 




SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



69 



\ Jj afiiam j 




Controllo dei nuclei prima dell' inverna- 
mento: in particolare si verifica lo stato 
sanitario della colonia e la qualità del- 
l'ape regina 

Accertate la presenza o meno di api 
morte sulle porticine d'ingresso (può 
essere un segnale d'allarme sullo stato 
di salute della colonia). I corpi degli 
insetti morti vanno asportati con una 
spazzola per api. 

Negli alveari con fondo in legno 
occorrerà agire attraverso la porticina 
d'ingresso per la pulizia di tutto il fon- 
do; negli alveari con fondo mobile in 
rete è sufficiente sollevare il nido e 
sostituire il fondo stesso con un altro 
fondo pulito prelevato dal magazzino. 

In caso di nevicate abbondanti non 
bisogna preoccuparsi in quanto la neve 
non crea problemi per la sopravvivenza 



/ nuclei svernanti in arnie ben coibenta- 
te (nella foto costruite in polistirolo) 
non temono il freddo e trascorrono l'in- 
verno senza problemi 

delle colonie di api, anzi può protegge- 
re l'alveare dal freddo e dai venti. In 
genere in prossimità degli alveari la 
neve fonde rapidamente. Nel caso in cui 
le temperature troppo basse provocas- 
sero il congelamento della neve caduta, 
converrà però togliere il ghiaccio dalle 
porticine d'ingresso degli alveari, agen- 
do sempre con delicatezza per non di- 
sturbare la tranquillità della colonia. 

Le giornate di sole che seguono tal- 
volta le nevicate invogliano le api a 
uscire per il volo di purificazione. Può 
accadere, in tal caso, che una parte del- 
le api uscite in volo muoia; capita infat- 
ti che parecchie api, posandosi diretta- 



2002: è crisi per l'apicoltura italiana 



L'annata apistica 2002, a causa del- 
l'andamento stagionale avverso, è 
stata definita come la peggiore mai 
vista in Italia a memoria d'uomo. 
La scarsa fioritura in tutte le principa- 
li aree, a causa della siccità e delle 
basse temperature d'inizio primavera, 
ha portato a una drastica riduzione 
dei raccolti di miele. Si parla di una 
perdita media a livello nazionale del 
60-70%, cioè di un raccolto di 3.000 
tonnellate di miele invece che di 
10.000. 

Al quadro negativo determinato dal- 
l'andamento stagionale avverso va 
aggiunto l'aumento della mortalità 
delle api per avvelenamento dovuto 
all'impiego degli antiparassitari in 
agricoltura. 

Il danno va oltre la mancata produzio- 
ne di miele e il mancato reddito delle 
aziende apistiche: le api, come si sa, 
svolgono un compito indispensabile 
nell'impollinazione delle specie agro- 
forestali e molte colture agrarie se ne 
avvalgono per raggiungere livelli pro- 
duttivi economicamente interessanti. 




Le api e il melo: foto «curiosa» 
ma significativa di una colonia di 

api che ha eletto quale dimora 
la fronda di una pianta di melo 

carica di frutti; evidentemente 
si tratta di frutta non interessata 

da trattamenti antiparassitari 



mente sulla neve, la sciolgano col calo- 
re del proprio corpo e sprofondino 
all'interno della coltre nevosa rimanen- 
do intrappolate. Per evitare tale incon- 
veniente, nelle zone dove la neve non 
permane a lungo, alcuni apicoltori im- 
pediscono l'uscita delle api tappando le 
porticine d'ingresso con la neve stessa 
senza che questo provochi danni alle 
colonie. Dove la neve permane a lungo 
è utile invece cospargerla nei pressi del- 
l'apiario con foglie secche, paglia o 
altro materiale per permettere alle api di 
posarsi senza sprofondarvi dentro. 

Durante i sopralluoghi, appoggian- 
do l'orecchio sul fianco degli alveari 
potrete accertarvi della vitalità della 
colonia in base al ronzio che viene 
emesso in risposta a una leggera per- 
cussione esercitata con le nocche della 
mano. Un brusio leggero, simile a quel- 
lo che si ottiene pronunciando sottovo- 
ce il suono «sch», che aumenta in modo 
deciso e forte quando si batte con la 
mano sulla parete dell'alveare, per 
ritornare come prima dopo qualche 
secondo, significa che la situazione 
interna è normale e quindi il numero di 
api che compongono la colonia e le 
scorte di cibo sono ottimali. 

Un brusio più accentuato, costituito 
da toni striduli, acuti, isolati e per- 
sistenti, simili al suono che si ottiene 
pronunciando «st-sz-zr», è segno so- 
spetto e vi è motivo fondato di presu- 
mere che la colonia presenti qualche 
irregolarità (fame, orfanità o morte del- 
la regina, topi, malattia, ecc.). 

Quando il brusio è forte e può essere 
sentito ascoltando dalla porticina d'in- 
gresso, di solito le api hanno già perso 
l'organizzazione in glomere, parecchie 
di loro si sono staccate dalle altre e 
cadranno presto intirizzite sul fondo 
dell'alveare. In queste colonie si assi- 
sterà a un'elevata mortalità che porterà 
all'estinzione dell'alveare. 

Gli alveari in condizioni anomale 
possono presentare anche segni di deie- 
zioni o macchie gialle sul predellino di 
volo o sull'area antistante l'alveare 
stesso. Questo è segno di diarrea che 
può avere diversa origine, come per 
esempio le provviste invernali non ido- 
nee (il miele che ha subito processi fer- 
mentativi, oppure quello derivante da 
certe melate autunnali che sono ricche 
di sostanze indigeribili), o malattie 
come l'acariasi, ecc. In questi casi con- 
viene rivolgersi ai servizi veterinari 
dell'Azienda sanitaria locale per un 
sopralluogo da parte di un tecnico 
esperto apistico. 

Quando l'alveare non risponde an- 
che dopo più colpi delle nocche della 
mano sulla parete esterna e presenta un 



70 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2(1112 



V db apiatofi f 





In novembre, nel corso di giornate con 
temperatura mite (superiore a 10° C), in 
assenza di covata si può ancora effettua- 
re l'intervento antivarroa (definito dì 
«pulizìa radicale») con la soluzione di 
acido ossalico: A-occorrente per prepa- 
rare la soluzione da impiegare (spruzza- 
tore, contenitori di acqua distillata e confezione di acido ossalico diidrato in busta); B-nebulizzazione della soluzione sulle 
api che occupano i favi; C-api appena irrorate con la soluzione che sembrano bagnate da una leggera rugiada 



numero eccessivo dì api morte sul fon- 
do, magari maleodoranti, con tracce di 
diarrea, si tratta di una situazione grave 
che va controllata immediatamente e in 
genere la colonia è persa. 

Quando la causa dell'anormalità sia 
riconducibile alla fame e non vi siano 
altre cause concomitanti, è possibile 
tentare l'introduzione di qualche favo 
contenente miele; se la colonia è poco 
numerosa si può ricorrere, anche in 
condizioni sfavorevoli, alla riunione 
con altra colonia. È chiaro, in ogni caso, 
che la situazione è delicata e le possibi- 
lità di successo sono molto scarse. 

I lavori in magazzino. Per chi non 

l'ha ancora fatto, è tempo di modificare 
le arnie presenti in magazzino mediante 
l'applicazione del fondo antivarroa. 
Altro lavoro importante è quello della 
raschiatura del propoli dalle arnie, dai 
melari e dai telaini prelevati dall'apia- 
rio (la temperatura fredda conferisce 
infatti al propoli una consistenza vetro- 
sa che ne facilita il distacco dal legno). 
È importante effettuare in questo 
periodo la lavorazione della cera. I favi 
vanno esaminati: quelli vecchi defor- 
mati oppure quelli dei melari che con- 
tengono cellette annerite dalla covata 
vanno avviati alla fusione; assieme 
metterete anche frammenti di cera e gli 
opercoli provenienti dalla smielatura. 
Chi ha lavorato molto durante la stagio- 
ne calda dovrà solamente prendere in 
magazzino i pani di cera fusa prodotti 
dalla deceratrice solare e portarli da 
qualche negoziante di articoli per l'api- 
coltura per scambiarli con fogli cerei 
pronti per l'uso. Chi è dotato di stampo 
per fogli cerei può procedere alla lavo- 
razione artigianale della cera per prepa- 
rarsi degli ottimi fogli cerei di pura cera 



d'api da utilizzare nel nido degli alveari 
nella primavera prossima. 

INTERVENTI SANITARI 

In novembre, durante le giornate in 
cui la temperatura è mite (superiore a 
10° C), in assenza di covata, si effettua 
l'intervento antivarroa con la soluzione 
al 2% (20 g di acido ossalico puro ani- 
dro, oppure 28 g di acido ossalico puro 
diidrato per 1 litro d'acqua) spruzzata su 
ogni facciata dei favi coperti dalle api, 
oppure la soluzione concentrata (80 
grammi di acido ossalico, 400 grammi 
di zucchero, 1 litro dì acqua distillata) 
distribuita gocciolata alla dose di circa 5 
mi su ogni listello portafavo dei telaini 
popolati dalle api. La soluzione goccio- 
lata va somministrata con l'aiuto di una 
siringa sulle api presenti nello spazio fra 
un telaino e l'altro. La dose di soluzione 
da impiegare in ogni alveare è in rela- 
zione alla forza delle famiglie d'api da 
trattare (indicativamente 5 mi di solu- 
zione per ogni favo occupato dalle api). 
Operando con la soluzione al 2% da 




In laboratorio si procede all' invasetta- 
mento dell'ultimo miele prima che 
sopravvenga la cristallizzazione che 
renderebbe difficoltosa l 'operazione 



spruzzare, per non rompere il glomere 
delle api si può operare spostando il dia- 
framma e spruzzando di sbieco su ogni 
facciata di telaino occupato dalle api, 
senza sollevare i telaini; lo spruzzo deve 
essere fine, omogeneo e non violento (le 
api devono apparire coperte di una fine 
polvere grigia di goccioline e non si 
deve eccedere facendole diventare 
nere). In caso di temperatura mite si può 
operare sollevando i telaini uno a uno e 
quindi è possibile effettuare sia il tratta- 
mento che l'ultimo controllo generale 
alla colonia d'api e completare le opera- 
zioni di invernamento. 



LAVORI IN LABORATORIO 

fé*\ Come risparmiare e guadagnare. 

V^y L'acquisto collettivo di vasetti per 
il miele è un'operazione che fa rispar- 
miare sul costo dei contenitori. 

In laboratorio, oltre alla manutenzio- 
ne delle attrezzature (smielatore, banco 
disopercolatore, ecc.), occorre procede- 
re all'invasettamento del miele che 
ancora non è stato confezionato. Si 
deve effettuare l'operazione prima del 
fenomeno della cristallizzazione per 
evitare evidenti problemi operativi. 

Si deve poi seguire il miele già inva- 
settato nelle fasi della cristallizzazione 
per rilevarne la struttura, l'omogeneità, 
gli eventuali difetti, al fine di conoscere 
meglio il prodotto che si è ricavato 
dagli alveari. 

A cura di: Alessandro Pistoia. 

Prodotti e attrezzature citati nell'articolo 
sono reperibili presso i negozi specializzati 
in articoli per l'apicoltura. 



SUPPLEMENTO A VITA L\ CAMPAGNA I 1/2002 



71 



Tutte le volte che in un 'azienda in- 
tervengono fatti economici si deve 
farne una trascrizione sintetica nel 
registro della «Prima nota». Per 
ogni singola operazione verranno 
precisate: la data; la descrizione 
sintetica dell'operazione effettuata; 
la quantità; il prezzo unitario; V importo 
delle entrate (A), compresi gli autocon- 
sumi, tenendo distìnto l'imponibile dal- 
l' Iva; l'importo delle uscite (B), sempre 
tenendo distinto l'imponibile dall' Iva; 
l'acquisto di beni o investimenti am- 
mortizzabili in più anni, oppure le spese 
per manutenzioni o ristrutturazioni 
straordinarie (C); le ore di lavoro. 
Alla fine di ogni mese sì procede al calco- 
lo dei totali delle colonne A, B, C, sia per 
quanto riguarda gli imponibili, sia per 
quanto riguarda l'Iva. Successivamente 
si effettuano il saldo degli imponibili (A - 
B) e il saldo dell'Iva (A - B - C). 



NOVEMBRE 

Azienda agraria. Per S. Martino (11 no- 
vembre) in genere sono in via di compi- 
mento gli ultimi raccolti dell'anno in cor- 
so ed iniziano già i lavori della nuova an- 
nata agraria. Anche il sig. Verdi nella sua 
azienda è impegnato nella raccolta delle 
olive e ha già iniziato, con le lavorazioni ai 
terreni e le prime potature, i lavori che por- 
teranno alle produzioni del prossimo anno. 

Un po' di tempo viene ancora assorbito 
dal piccolo allevamento rurale. Le ultime 
nidiate di coniglietti, nati nel mese prece- 
dente, sono ormai nella fase di finissaggio 
e prossime alla commercializzazione. 
Anche il ciclo di allevamento dei polli è 
ormai a buon punto: il sig. Verdi, oltre ai 
mangimi specifici, comincia in questa fase 
ad utilizzare il mais appena raccolto. 

Il sig. Verdi esegue con puntualità 
travasi e correzioni del vino in fase di af- 
finamento. Anche l'uva posta ad appas- 
sire in cassette richiede cure assidue, 
volte ad eliminare gli acini marcescenti. 

Con gli adempimenti fiscali (accon- 
to Irpef ed Irap) si chiude il mese di no- 
vembre con un saldo positivo degli im- 
ponibili di € 308,3 mentre l'Iva da ver- 
sare all'Erario ammonta a 98,87 € . 

Agriturismo. Complice il ponte festivo 
di inizio novembre si registra nell'agritu- 
rismo una discreta ripresa nelle presenze 
di ospiti. Nelle settimane seguenti invece 
si ritorna all'andamento fiacco che ha 
caratterizzato gli ultimi periodi. Ciò raf- 
forza nel sig. Verdi il proposito di comin- 
ciare a concretizzare alcune iniziative 
appena abbozzate volte a rivitalizzare le 
presenze nei periodi di stanca. 

La zona collinare caratterizzata da 




contabilità 



pendii piuttosto dolci si presta per atti- 
vità sportive tipo mountain-bike, prove 
di orientamento, escursioni a cavallo. 

Il sig. Verdi, acquisiti i necessari per- 
messi, affida ad una ditta specializzata 
l'incarico di installare una struttura in le- 
gno con tettoia e recinto, atta ad ospitare 
due cavalli. Nel frattempo ha già preso 
contatti con un allevatore che si impegna 
a fornirgli due esemplari adatti agli sco- 
pi dell' agriturismo e a seguirlo nelle cu- 
re e nelle tecniche di allevamento. 

Il mese di novembre si chiude con 
un volume di entrate pari ad € 2540, 
mentre le uscite ammontano ad € 331. 

L'Iva da versare allo Stato (determi- 
nata in modo forfetario) è pari al 50% 
dell'Iva incassata (€ 254 X 50%) ed 
ammonta a 127 €. 



DICEMBRE 

Azienda agraria. L'imminenza delle 
festività natalizie rende piuttosto agevo- 
le la collocazione di polli, conigli, del- 
l'olio di oliva e delle pregiate bottiglie 
di vino Recioto e di vino classico. 

Nell'appezzamento a seminativo, 
dopo la trinciatura degli stocchi di mais, 
un terzi sta provvede ai lavori di aratura 
medio-profonda dei terreni. 

In questo mese, nel periodo di luna 
calante, il sig. Verdi riprende le operazio- 
ni di taglio e di pulizia del bosco. Anche 
nel vigneto iniziano le operazioni di po- 
tatura: il sig. Verdi provvede ad una pri- 
ma operazione di «sgrossatura» con l'e- 
liminazione della vegetazione superflua. 




È tempo di raccogliere le olive. Il sig. 
Verdi le porta al frantoio di fiducia per 
estrarre l'olio da vendere poi ai suoi af- 
fezionati clienti 



Nei giorni che precedono il 
Natale il sig. Verdi provvede agli 
ultimi adempimenti fiscali dell'an- 
no con il saldo delfici. L'acconto 
Iva relativo al 4° trimestre non vie- 
ne versato in quanto dal quadro ri- 
assuntivo trimestrale, l'azienda, 
considerate le spese sostenute nel 3° tri- 
mestre per l'acquisto di macchine, risul- 
ta in credito di Iva per € 476,5 1 . 

Anche il mese di dicembre, in virtù 
del notevole volume di vendite, si chiu- 
de con un saldo positivo degli imponi- 
bili per € 1381,85; il saldo Iva da ver- 
sare allo Stato, relativo a questo mese, 
ammonta ad € 183,81. 

Il quadro riassuntivo relativo all'IVA 
del 4° trimestre 2002 risulta il seguente: 

- Iva a credito 3° trimestre . . € -10 1 8,4 1 

- Iva a debito di ottobre € 234,42 

- Iva a debito di novembre . . € 98,87 

- Iva a debito di dicembre ... € 1 83.8 1 
Totale € -501,31 

Tale cifra potrà essere richiesta dal 
sig. Verdi a rimborso oppure portata in 
detrazione nel primo trimestre 2003. 

Agriturismo. Le presenze nell'agrituri- 
smo in questo mese tendono un po' a vi- 
vacizzarsi. Verso la metà del mese arri- 
vano in azienda due cavalli di razza 
Avelignese, che saranno messi a disposi- 
zione degli ospiti alla riapertura, prevista 
per i primi di marzo, dell'agriturismo. 
Durante il periodo di chiusura, dai primi 
di gennaio fino a tutto febbraio, saia cu- 
ra del sig. Verdi perfezionare un'idonea 
polizza assicurativa in grado di coprire 
l'azienda dai rischi di incidenti che do- 
vessero avvenire durante le escursioni. 

Alla ripresa dell'attività, il sig. Verdi 
ha già previsto l'acquisto di quattro 
mountain-bike da noleggiare agli ospiti 
che ne faranno richiesta. 

11 mese di dicembre registra entrate 
per € 2574, mentre le spese correnti 
ammontano ad € 867 con un saldo po- 
sitivo di € 1707. L'Iva da versare allo 
Stato, relativamente a questo mese, è di 
€ 128,7(257,4x50%) 

Nel 4° trimestre il quadro riassunti- 
vo dell'IVA da versare, relativamente 
all'attività agrituristica, è il seguente : 

- mese di ottobre: € 91 

- mese di novembre: € 127 

- mese di dicembre: € 128,7 

Totale: € 346.7 

Su tale importo deve essere versato, 
entro il 27 dicembre, un acconto pari 
all'88% dell'imposta dovuta per U 4° tri- 
mestre, alla data del 20 dicembre: esso 
ammonta ad € 258 (fino al 20 dicembre 
l'Iva da versare allo Stato per fattività a 
agrituristica ammonta ad € 292,8). 

A cura di: Francesco Gilioli. 



72 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



\ a£,a miUMilìi j 



PRIMA NOTA MESE DI NOVEMBRE 2002 (relativa ali* azienda-tipo di ettari 7.70.00 illustrata a pag. 64 del n. 1/2000) 



Data 



Descrizione 
operazioni 



Unità di 
misura 



Quantità 



Prezzo 
unitario 



imponibile 



Entrate (A) 



Iva 



imponibile 



Uscite (B) 



Iva 



imponibile 



Beni 
ammortizzabili (C) 



Iva 



02-11 
02-11 
02-11 
02-11 
05-11 
05-11 
05-11 

09-11 
09-11 
11-11 
11-11 

15-11 
16-11 
16-11 
16-11 
18-11 

20-11 
23-11 
23-11 
25-11 

28-11 
28-11 
29-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 
30-11 



vendita bottiglie vino classico 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita conigli vivi 
acquisto rete per raccolta olive 
acquisto mangime per polli 
acquisto mangime per conigli 
acquisto poltiglia bordolese 

per trattamenti su drupacee 
vendita bottiglie vino classico 
vendita vino sfuso 
acquisto medicinali veterinari 
spese frantoio 

per trasformazione olive 
spesa smaltimento rifiuti aziendali 
vendita bottiglie vino classico 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita conigli vivi 
spese frantoio 

per trasformazione olive 
acquisto prodotti enologici 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita bottiglie vino classico 
spese frantoio 

per trasformazione olive 
vendita polli vivi 
acconto 1RAP (anno 2002) 
acconto IRPEF (anno 2002) 
vendita bottiglie vino classico 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita polli vivi 
vendita conigli vivi 
autoconsumo polli 
autoconsumo vino 
autoconsumo conigli 
autoconsumo olio d'oliva 
autoconsumo ortaggi 
autoconsumo legna da ardere 



n. 
n. 

kg 

kg 

kg 



20 
16 

34 

500 

150 



20 
54 



n. 


24 


n. 


18 


kg 


45 


n. 


18 


n. 


24 



kg 



62 



n. 


28 


n. 


20 


kg 


62 


kg 


25 


n. 


1 


1 


15 


n. 


2 


kg 


2 



kg 



520 



30 
40 
60 

35 
30 



1. 



3i5 



46, 
86 

54 



(Hi 
40 
40 



40 
70, 



50 
99 

72 



99 

54, 



83, 



58 
108 
83 
37, 
5 
19 
13, 
12, 
12, 
52 



/(> 



80 
00 
70 
50 
40 
SO 
80 
50 
00 
00 



17, 



5,44 



14 



00 
40 



40 

19, 

! 7, 



49, 
10 



11 
21, 

8, 

3, 



3, 

1 

0. 

0, 

5 



175,00 



3 7 



45 



120, 



oo 



oo 



30, 

55 
35, 



50 
36, 



48 

164 
92 



7, 
1, 

12, 



I 1 
7 



10 
7 



00 

00 
00 



9, 



60 



98, 



00 



19,60 



Totali 



158.3C 



187J07 



850 OC 



68,60 



9 8, OC 



19 



60 



Saldo imponibili (A - B) = 1158,30 - 850,00 = 308,30 euro 



Saldo Iva (A - B - C) 187,07 - 68,60 - 19,60 = 98,87 euro 



Ore di lavoro. Potatura viti: ore 20; pulitura ambiente allevamento polli e conigli, carico e messa in cumulo delle deiezioni: ore 20; manu- 
tenzione ordinaria tettoie e recinti: ore 12; operazioni di taglio della legna e sua sistemazione: ore 25; lavori in cantina: ore 1 8; tempi per la 
I commercializzazione dei prodotti aziendali: ore 8; sorveglianza ed adempimenti vari: ore 20. Totale ore 123. 
= scadenze fiscali o di altra natura nel mese in corso 



ATTIVITÀ AGRITURISTICA (incassi e spese sostenute nel mese di novembre) 



Data 



Descrizione 
operazioni 



Numero 
persone 



Numero 
pernot- 
tamenti 



Tariffa 



Entrate (A) 



imponibile Iva 



Uscite (B) 



imponibile Iva 



Beni 
ammortizzabi li (Ci 



imponibile Iva 



03-11 
07-11 

10-11 
13-11 
17-11 
18-11 
24-11 
28-11 
30-11 



ospitalità 

acconto ditta incaricata 

installazione scuderia 
ospitalità 

acquisto detersivi, disinfettanti 
ospitalità 
spese telefoniche 
ospitalità 

spese di lavanderia 
spese agenzia turistica 

( intermediazione) 



12 

8 

4 
5 



20 

20 

20, 

20 



00 

00 
00 
00 



200, 

640, 
400, 
300, 



00 

00 
00 

00 



120, 

64, 
40, 
30 



00 

oo 
OC 

00 



24, 

42 

25 

240, 



OC 

00 
00 

u( 



5 

48, 



500 



80 
40 
00 
00 



oc 



150 



00 



Totali 



2540 



00 



254 



OC 



331 00 



66,2C 



500 4 0C 



50,00 



Saldo imponibili (A - B) = 2540,00 - 331,00 = 2209,00 euro 



Saldo Iva (A - B - C) = 254,00 - 66,20 - 150,00 = - 37,80 euro 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002 



73 



\ Jja e&itabìluàr 



PRIMA NOTA MESE DI DICEMBRE 2002 (relativa all'azienda-tipo di ettari 7.70.00 illustrata a pag. 64 del n. 1/2000) 



Data 



Descrizione 
operazioni 



Unità di 
misura 



Quantità 



Prezzo 
unitario 



Entrate (A) 



imponibile 



Iva 



imponibile 



Uscite (B) 



Iva 



imponibile 



Beni 
ammortizzabili (C) 



Iva 



02-12 
02-12 

03-12 

05-12 
05-12 
07-12 
07-12 
07-12 
09-12 

13-12 
13-12 
14-12 
14-12 
14-12 
14-12 
14-12 
17-12 
20-12 
20-12 
21-12 
23-12 
24-12 
24-12 
27-12 
27-12 
28-12 
28-12 
30-12 

30-12 
30-12 
31-12 
31-12 
31-12 
31-12 
31-12 
31-12 
31-12 



analisi e consulenze enologiche 
spese frantoio 

per trasformazione olive 
vendita polli vivi 
vendita legna da ardere 
aratura seminativo (contoterzista) 
vendita bottiglie vino classico 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita polli vivi 
spese frantoio 

per trasformazione olive 
vendita polli vivi 
vendita conigli vivi 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita bottiglie vino classico 
vendita olio d'oliva 
vendita conigli vivi 
vendita polli vivi 
pagamento bolletta Enel 
pagamento Saldo ICI 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita olio d'oliva 
vendita conigli vivi 
vendita bottiglie vino classico 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita polli vivi 
vendita conigli vivi 
vendita bottiglie vino Recioto 
vendita bottiglie vino classico 
contributo U7E. per produzione 

olio d'oliva 
vendita legna da ardere 
vendita bottiglie vino Recioto 
autoconsumo conigli 
autoconsumo polli 
autoconsumo vino 
autoconsumo olio d'oliva 
autoconsumo bottiglie vino Recirjto 
autoconsumo verdura 
autoconsumo legna da ardere 



kg 

n. 
n. 

kg 



kg 
n. 
n. 

kg 



n. 

kg 
n. 
n. 

kg 
n. 

n. 



kg 
n. 
n. 
n. 

I 

kg 
n. 

kg 



85 
2.140 

30 
20 

64 



160 
70 
16 
25 
15 
24 
86 



15 
28 
20 

6 
166 

9 

8 
10 



970 
8 
3 
3 

14 
1 
3 

1.850 



127 
256 

63 

106, 

99, 



256 

108 
86 
55; 

102 
38 

137 



13 
02 
13 
12 
33 
273 
14 
44 
22 

280, 

116 

44 

21 



12 
13, 
13 
185 



12 
25 

12 

21 

9 



25 
10 
17, 
11 

4 

3 
13 



4 
4 
8 
6 
27 
1 
8 
4; 



11 



125, 
51 

285 



170 
706, 



;56, 



00 
50 

00 

00 



25 

10, 

28 



11, 



od 
30 

io 

20 



34 



00 



Totali 



775 



3 5 



292 



393 



5 



109 



00 



Saldo imponibili (A - B) = 2775,35 - 1393,50 = 1381,85 euro 



Saldo Iva (A - B - C) = 292,81 - 109,00 =183,81 euro 



Ore di lavoro. Potatura viti: ore 20; pulitura ambiente allevamento polli e conigli, carico e messa in cumulo delle deiezioni: ore 20; manu- 
tenzione ordinaria tettoie e recinti: ore 12; operazioni di taglio della legna e sua sistemazione: ore 25; lavori in cantina: ore 18; tempi per la 
commercializzazione dei prodotti aziendali: ore 8; sorveglianza ed adempimenti vari: ore 20. Totale ore 123. 

, = scadenze fiscali di altra natura nel mese in corso 



ATTIVITÀ AGRITURISTICA (incasi e spese 


sostenute nel mese di dicembre) 


Data 


Descrizione 


Numero 


Numero 
pernot- 
tamenti 


Tariffa 


Entrate (A) 


Uscite (B) 


Beni 
ammortizzabili (C) 


operazioni 


persone 


imponibile 


Iva 


imponibile 


Iva 


imponibile 


Iva 


01-12 


ospitalità 


4 


4 


22, 


mi 




352, 


00 


35,2 























08-12 


ospitalità 


6 


4 


22, 


00 




52 


8, 


00 


52,8 


c 






















09-12 


2° acconto ditta incaricata 
installazione scuderia 






















j 








1 


500, 


00 




150, 


00 


12-12 


pagata bolletta Enel agriturismo 






















145, 


OC 


29, 


00 














13-12 


acquisto n. 2 cavalli Avelignesi 






























2 


400, 


00 




240 


00 


15-12 


ospitalità 


7 


4 


22, 


00 




1 


6, 


00 


61,6 


e 






















17-12 


pagata bolletta gas agriturismo 






















170, 


00 


34, 


00 














20-12 


pagato acconto IVA 4° trimestre 




















257, 


OC 


















17-12 


pagata bolletta acqua agriturismo 




















65, 


OC 


6, 


50 














22-12 


ospitalità 


5 


5 


22, 


00 




550, 


OC 


55,0 


e 






















29-12 


ospitalità 


8 


3 


22, 


00 




528, 


OC 


52,8 


e 






















30-12 


spese lavanderia 




















20, 


OC 


4, 


00 














31-12 


spese agenzìa turistica 




















210, 


00 


42, 


00 














Totali 


2 


574, 


00 


257,4 





867, 


00 


115, 


5( 


3 


000 


0( 




3 00 


00 


Saldo imponibili (A - B) = 2574,00 - 


S67,00 = 


1707,00 euro Saldo Iva (A - B - C) = 257,40 - 1 15,50 - 390,00 = - 248,10 euro 



74 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1 1/2002